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martedì 24 gennaio 2012

Le tentazioni di Satana


lunedì 23 gennaio 2012

Il falso Jahvè (Genesi e involuzione del monoteismo biblico). L'adozione di Mosè. 61


La prova più evidente dell'inversione normativa ci viene dalla stessa Bibbia. In Esodo (8, 22) leggiamo che Mosè domandò al faraone tre giorni affinché gli israeliti potessero celebrare dei sacrifici nel deserto.

Di fronte alla pretesa del faraone che essi li celebrassero dove risiedevano e non nel deserto, Mosè obiettò: “Ecco, se offriremo sacrifici che sono un abominio per gli Egizi, sotto i loro occhi, non ci lapideranno essi?”.

Le parole “che sono un abominio per gli Egizi” si riferivano chiaramente al sacrificio d'animali che gli egiziani adoravano e consideravano sacri.

Spencer ci fa sapere come l'ariete sacro al Dio Ammon, e il toro sacro a Osiride, fossero le divinità supreme e i simboli più sacri degli egizi e che il loro olocausto fosse stato scelto a proposito da Mosè per allontanare il suo popolo dall'idolatria.

La guerra contro l'idolatria comportò durissimi scontri tra Mosè e i suoi seguaci se è vero che “in qualunque punto del deserto gli Israeliti si fermassero, incominciavano a farsi degli idoli” (Rabbi Juda, in Pirq. Eliez., pag. 47).



I fratelli di Gesù (“L'invenzione del cristianesimo”) 19


Ecco altre importanti testimonianze sui fratelli di Gesù. "Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano»" (Marco 3,31-32).
"Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?" (Mattteo 13,55).

"Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (Atti 1,14).

"Solo tre anni dopo andai a Gerusalemme per conoscere Pietro e non vidi nessuno degli altri apostoli, ad eccezione di Giacomo, il fratello del Signore..." (Paolo in Galati 1,18-19).
Poi abbiamo la testimonianza di Eusebio di Cesarea, uno dei più autorevoli Padri della Chiesa: "In quel tempo visse Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe, e Giuseppe era padre del Cristo" (Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica II,1-2, Rusconi, Milano 1979).

"Della famiglia del Signore restavano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello di lui (Gesù) secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di David. L'evocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare (figlio di Vespasiano, imperatore dal 81 al 96 d. C.) poiché, come Erode, anch'egli temeva la venuta del Messia." (Ibidem III, 20).

Queste testimonianze di Eusebio di Cesarea ci forniscono quattro informazioni importantissime. Con la prima " e Giuseppe era padre del Cristo", egli non mostra di conoscere l'Annunciazione, riportata nei Vangeli di Matteo e di Luca, perché non era ancora stata inventata e inserita in essi al suo tempo. Con la seconda, che Giuda era fratello carnale di Gesù e quindi Gesù aveva i fratelli decritti nei Vangeli. Con la terza, che costoro e i loro discendenti, dopo la morte di Gesù, continuarono a perseguire la medesima causa dinastica, per la quale furono perseguitati dai romani. Infine, con la quarta, che se Gesù aveva dei fratelli carnali, Maria non era affatto vergine.

A questo punto torna utile ribadire che nei testi greci, sopra citati, il termine usato è "adelfos", che inequivocabilmente significa "fratello carnale" e non cugino.

domenica 22 gennaio 2012

Peccato e redenzione. Com'era visto il peccato nel Vecchio Testamento. 40


Benefici materiali e terreni, quindi, quali la sopravvivenza nella prosperità e nell'abbondanza, il costante incremento demografico e il dominio sulle altre nazioni, questo era il premio per le virtù concesse al popolo ebraico.

Disobbedendo alle leggi del suo dio, invece, cioè commettendo il peccato, Israele credeva di essere destinato a perire. Il patto stipulato tra Jahvè e il suo popolo riguardava soltanto la vita terrena e non contemplava minimamente quella spirituale o celeste perché la morte segnava l'annullamento dell'individuo e la fine di ogni rapporto col suo dio. Tutta la vita di Israele era condizionata dall'osservanza della Legge ritenuta garanzia della sua sopravvivenza .

Questa legge regolava tutti gli aspetti della vita quotidiana, anche quelli sociali e familiari, e imponeva la difesa dei deboli e degli oppressi. Le sue preoccupazioni umanitarie comprendevano, ad esempio, la remissione dei debiti ogni sette anni, le leggi antiusura, il porre un limite alla schiavitù e, a questo proposito, veniva ricordato al popolo ebraico come fosse stato esso stesso un tempo schiavo e straniero (Deuteronomio, 15, 20 e 23).

Anche i salariati, gli orfani, le vedove e gli indigenti erano trattati con grande umanità. Perfino gli animali domestici venivano tutelati da maltrattamenti e da sfruttamenti iniqui: al bue non si poteva mettere la museruola quando trebbiava (Deuteronomio 25,4).

La Legge, tutelando i diritti umani e la dignità della persona, dava un esempio senza precedenti di attenzione per i deboli e gli indifesi e contemplava norme morali finalizzate al benessere sociale.

La festività del sabato, ad esempio, possiamo considerarla la prima conquista sindacale della storia, mediante l'artificio del riposo consacrato alle fatiche del Signore.



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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)