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martedì 29 aprile 2014

Ritratto fisico, ambiente e stato civile di Paolo. 135

Il ritratto fisico di Paolo che possediamo non deriva dagli Atti o dalle sue Lettere ma dall’apocrifo Atti di Paolo e di Tecla, testimonianza della pietà popolare alla fine del 2° secolo: «Era un uomo di bassa statura, la testa calva e le gambe storte, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente, pieno di amabilità; a volte, infatti, aveva le sembianze di un uomo, a volte l’aspetto di un angelo». Questa descrizione è poco attendibile e sembra ricalcare la descrizione della fisionomia di Socrate.

Risalgono al 4° secolo i ritratti iconografici a noi giunti: vi è espressa l’intenzione di rappresentare il filosofo cristiano, dotandolo di barba. Come scrisse S. Agostino: «La barba è segno dei forti, la barba indica i giovani, gli strenui, le persone attive, gli uomini vivaci (Enar. in Ps. 132).
Per quanto riguarda il suo temperamento, oggi gli psicologi lo classificherebbero come un ”passionale”, un emotivo attivo secondario, cioè il carattere più completo.

L'ambiente
in cui Paolo cresce e vive è quello tipicamente urbano. Gesù usa immagini tratte prevalentemente dalla natura, dalla vita di provincia e dal mondo agricolo: il fiore del campo, il seminatore e la semente, il pastore e le pecore, la pesca e la rete, la vigna e i vignaioli, ecc. Paolo preferirà usare paragoni caratteristici di un cittadino della Tarso di allora: lo stadio (cf 1Cor 9, 24-27; Fil 3,4; 2Tim 4, 7ss),il teatro (cf 1Cor 4,9; Rom 1, 32), i tribunali, l’edilizia, l’artigianato, il commercio (cf Ef 1, 14; 2Cor 1, 22; 2, 17; 5, 5), la navigazione (cf 1Tim 1, 19), la vita militare (cf 1Tes 5, 8; Ef 6, 10ss; Fim 2; 1Cor 9,7; 14, 8; 2Cor 2, 14; 10, 3; Fil 2, 25; Col 2, 15).

E il suo stato civile? Forse
mai sposato o vedovo o separato Stando agli Atti e alla Lettere, di risposte certe non se ne possono dare. Negli ambienti rabbinici nei quali era stato educato si citava il detto: «Chi non si cura della procreazione è come uno che sparge sangue» (rabbi Eliezer, 90 d. C. circa). Ma non mancavano i celibi tra gli Esseni e altri rabbi ricordati nel Talmud babilonese e persino nel mondo greco.

Paolo, nei primi anni 50, affermerà di non avvalersi del diritto degli apostoli di mettere a carico della comunità anche le «mogli cristiane» (1Cor 9, 5). Poco prima aveva esortato i Corinzi a vivere liberi dal vincolo matrimoniale, come lui stesso era libero (cf 1Cor 7, 8). Secondo lui sarebbe proferibile rimanere scapoli giacché il matrimonio non reca con sé nulla di buono (1 Corinzi 7,28 sgg.) e condurre una vita casta come la sua. Solo che giustifica la sua castità non per virtù propria ma come conseguenza di una menomazione fisica. “Vorrei che tutti voi conduciate una vita casta come me, ma non tutti hanno il dono dell’impotenza”(1 Corinzi 7,1 sgg.).


Paolo di Tarso


venerdì 25 aprile 2014

Sul nome, l'origine e la professione di Paolo 124

Circa il nome, le origini, la professione, l'aspettofisico e lo stato civile di Paolo di Tarso, quel poco che sappiamo lo deduciamo dagli Atti e dalle dalle sue Lettere. L’apostolo non assunse il nome di Paolo soltanto in occasione della sua conversione; probabilmente portava da sempre un duplice nome, l’ebraico Saul e il romano Paulus. In realtà, i giudei della diàspora portavano spesso due nomi, quello giudaico e quello greco.

Per altro, l’usanza di cambiar nome nel caso di conversione o iniziazione era normale sia nel giudaismo che nel paganesimo, trapassando poi anche nel cristianesimo. Già Simone riceve da Gesù il nome di Pietro al momento della sua chiamata (Mc. 3, 16; Lc. 6, 14); in seguito saranno cambiati i nomi di martiri e di santi, e ancor oggi quelli di suore e frati all’atto della monacazione. Il cambiamento di nome dei Papi ha origini profane: avvenne per la prima volta con Sergio IV (1009-1012), il cui cognome, Bocca di Porco, parve poco adatto alla carica papale.

Circa la sua origine leggiamo negli Atti:
«Sono giudeo, nato a Tarso in Cilicia, cittadino di una città che non è senza fama» (At 21, 29; cf At 22, 3). Situata nell’attuale Turchia centro-meridionale, allora Tarso era capitale della provincia romana della Cilicia, centro culturale-sociale-politico molto ambizioso e dalle connotazioni religiose in parte orientali e in parte ellenistiche. La sua famiglia era ebrea della tribù di Beniamino (cf. Rom 11,1) e apparieneva alla locale colonia della diaspora ”dispersione d’Israele” che annoverava circa tre milioni di ebrei sparsi per l'intero impero romano..

La sua nascita è presunta agli inizi dell’era cristiana, tra il 7 e il 10 d. C., calcolando che Paolo stesso si dichiarava «vecchio» nel biglietto scritto a Filemone verso il 63 d. C., ed era «un giovane» (At 7, 58) quando venne lapidato Stefano, circa il 35-36 d. C.

Paolo esercitava il ruvido mestiere di lavoratore del cuoio,per costruire tende o altri oggetti (cf At 18, 3) per l'esercito romano. Quest'arte gli era stata probabilmente trasmesso dal padre. L’apprese tra i 13 o i 15 anni, giusto il detto rabbinico: «Chiunque non insegna a suo figlio un lavoro, gli insegna ad essere ladro». Paolo parlerà spesso del suo lavoro manuale, che durava «notte e giorno»: «Vi ricordate, fratelli, l’arduo lavoro e la fatica nostra» (1Tess 2, 9; cf anche 2Tes 3, 8; 1Cor 4, 12; 2Cor 11, 27). Questo gli permetterà di non gravare sulle sue Chiese per provvedere ai bisogni economici personali e dei collaboratori (cf At 20, 34; 1Tes 2, 9; 1Cor 4, 12; 9, 7-15; 2Cor 12, 13-14).



Paolo di Tarso



martedì 22 aprile 2014

Le numerose incongruenze sulla conversione di Paolo 133

Vediamo ora le incongruenze relative all'avvenimento. Secondo una versione dei fatti, i compagni di Paolo ebbero un’audizione, secondo un’altra, una visione. Secondo una narrazione essi udirono la voce ma non videro nessuno; secondo un'altra videro la luce ma non sentirono nessuno (cfr. Atti, 9, 7 con 22, 9). Stando alle due prime versioni la luce che si «aprì» a Paolo avvolse soltanto lui, secondo la terza versione anche gli accompagnatori (cfr. Atti, 9, 3 e 22, 6 con 26, 13), ma accecò solo Paolo e non gli accompagnatori, che pure, secondo la terza versione, l’avevano vista anche loro. Secondo una versione i compagni rimasero impietriti, secondo l’altra caddero a terra (cfr. Atti, 9, 7 con 26, 14).

Le incongruità, però, non si fermaho qui. A Damasco viveva un seguace di Gesù di nome Anania, che, apprende mediante visione l’arrivo di Paolo e il suo indirizzo (Atti, 9, 10 sgg.), esattamente la casa in cui prende dimora. Solo nelle due prime versioni,Gesù spedisce Paolo a Damasco, dove Anania gli impartisce le necessarie istruzioni; nella terza versione, invece, nella quale Anania non compare affatto, è Gesù in persona che istruisce immediatamente Paolo.
In un punto importante, tuttavia, i racconti degli Atti coincidono, cioè laddove
tutti e tre parlano non della visione di una figura, ma dell’audizione di una voce: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Ma purtroppo soltanto Paolo in persona afferma e ribadisce d’aver visto il Signore. Le contraddizioni sulla conversione paolina, fin qui dimostrate, sono quindi più che evidenti.

Dopo la conversione, Paolo visse alcun tempo in «Arabia» (Gal. 1, 17), come si chiamava allora il territorio immediatamente a sud di Damasco, e solo dopo tre anni si recò a Gerusalemme per una breve presa di contatto con gli altri. Ma probabilmente già da prima s’era formata una concezione del tutto personale della predicazione cristiana, della quale, in ogni caso, doveva pur possedere un’idea almeno approssimativa, perché altrimenti non avrebbe potuto perseguitare i seguaci di Gesù.

Le sue conoscenze della figura di Gesù, sempre molto scarse da quanto apprendiamo dalle sua Lettere, furono forse accresciute presso i cristiani di Damasco e ancor più durante la sua prima visita a Gerusalemme e infine in Antiochia.


Anania di Damasco


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)