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giovedì 21 ottobre 2010

Una ovvia previsione

Nel post del 13 di questo mese intitolato “L'Europa finalmente indaga sui privilegi fiscali del Vaticano in Italia”, dopo aver brevemente riepilogato la vicenda che dà il via libera all'inchiesta Ue per verificare la compatibilità con le norme comunitarie dell’esenzione concessa dall'Italia al Vaticano, giudicata «aiuto di Stato», concludevo il pezzo con queste testuali parole: “Credete che la nostra casta politica approvi l'indagine Ue? Che sia lieta che lo Stato possa incassare finalmente quanto la Chiesa gli ha usurpato e che tanto gioverebbe alle sue casse esauste? Ma neanche per sogno! Ostacolerà in tutti i modi le indagini di Bruxelles e se l'Italia verrà condannata Inventerà i codicilli più vergognosi per perpetuare i privilegi alla Chiesa che, poverina, da sempre sguazza letteralmente nell'oro!”

Purtroppo, sono stato, mio malgrado, un profeta anche se, conoscendo il livello morale della nostra classe politica, ci vuol ben poco ad esserlo. Pochi giorni fa, infatti, l’auto blu del ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha varcato i confini vaticani dove ad attenderlo c'era il principale collaboratore del papa, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.

All’ordine del giorno un giro d’orizzonti sulla situazione politica italiana sempre più ingarbugliata e nella quale la Santa Sede vuole ficcare il naso, considerando il nostro Paese un suo protettorato. E poi la recente inchiesta sui conti dello Ior, finito nel mirino della magistratura italiana col sospetto di non aver mai rispettato le leggi internazionali antiriciclaggio, e di essersi prestato anche al lavaggio dei soldi sporchi e a qualsiasi altra operazione da paradiso fiscale.

Ma soprattutto la riapertura da parte della Commissione europea di Bruxelles del caso, già in precedenza archiviato, riguardante l’esenzione dal pagamento dell’Ici riconosciuto alla Chiesa cattolica e che l'Ue giudicata «aiuto di Stato» incompatibile con le norme europee sulla libera concorrenza.

Il nostro superministro dell'Economia, artefice a suo tempo della legge dell'otto per mille a favore della Cei, è sempre più stimato nei sacri palazzi per la sua inesauribile disponibilità a prodigare prebende di ogni genere alla Cei e allo Stato d'Oltretevere, a spese del contribuente italiano.

Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, ha recentemente dichiarato: «Non posso esprimere giudizi sulla classe politica italiana in generale ma credo che Giulio Tremonti sia il ministro dell’Economia più apprezzato e stimato da tutti in Europa». Il che è tutto dire.

Non potendo il Vaticano assegnargli la porpora cardinalizia, con queste parole del presidente dello Ior auspica quanto meno l'investitura ufficiosa ad una possibile successione. Comunque, una cosa è certa, il duo Tremonti-Bertone farà vedere i sorci verdi ai ficcanaso di Bruxelles e con la loro artiglieria ad alzo zero venderanno cara la pelle dell'Ici.

Hanno già fatto insabbiare le altre due inchieste. Ci riusciranno anche con la terza. E il popolo bue italiano continuerà a perdere due miliardini di euro all'anno. Tanto se lo può permettere allegramente!

sabato 25 settembre 2010

L’eredità avvelenata di Marcinkus

La Chiesa Cattolica fin dai tempi di papa Leone XIII disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, definito "sterco del diavolo".

L'ostilità verso i ricchi e le classi abbienti, è presente in molto passi evangelici: “Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame” (Luca 24, 25). "... è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio" (Matteo 19,22). In sintesi, nei Vangeli, i ricchi non vengono condannati per i loro peccati ma semplicemente per la loro ricchezza.

Però,nonostante la sua dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà, e nonostante i molti passi evangelici che tuonano contro la ricchezza, la nostra Santa Romana Chiesa è l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose, meglio conosciuto come IOR.

Si tratta di una banca coi fiocchi, che tratta affari di altissimo livello e che gestisce miliardi di euro di depositi offrendo ai correntisti, fra i quali "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza.

Insomma un vero paradiso fiscale in Terra, utilizzato da chi non solo non vuole pagare le tasse ma anche vuol riciclare capitali sporchi.

Quando, sotto il pontificato di Paolo VI, a capo dello Ior fu nominato Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago), la banca vaticana iniziò una serie incredibile di scandali che non si è ancora del tutto conclusa.

Avendo salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine, mons. Marcinkus fu protagonista di una clamorosa carriera che lo portò in breve tempo al cardinalato prima e al dominio assoluto della banca vaticana poi.

Il personaggio era davvero unico: alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, un Avana perennemente incollato alle labbra, stupende segreterie bionde alla Marylin Monroe, auto fuoriserie e amici pokeristi poco raccomandabili, perché soci della P2. Più un avventuriero di Wall Street che un pacioso prelato.

La gestione spericolata dello Ior da parte di Marcinkus si concluse con il clamoroso scandalo del Banco Ambrosiano che provocò un crac di 1.159 milioni di dollari e la rovina di decine di migliaia di famiglie e costrinse la banca vaticana a versare 406 milioni di dollari ai liquidatori.

Lo scandalo fu accompagnato da una scia di cadaveri eccellenti: Michele Sindona, Roberto Calvi, il giudice istruttore Emilio Alessandrini e l'avvocato Giorgio Ambrosoli. Ma a Marcinkus viene attribuita anche la morte inspiegabile di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della sua decisione di rimuovere i vertici dello Ior.

Quando papa Woytjla fu costretto ad allontanare, suo malgrado, l'autore del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior non spese una parola di condanna perché Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima".

Con l'arrivo alla presidenza dello Ior di Angelo Caloia prima e, recentemente, di Ettore Gotti Tedeschi, due galantuomini della finanza bianca, molte cose sono cambiate. Altre no, per l'opposizione di alcuni esponenti della vecchia gerarchia vaticana. Per cui gli scandali sono proseguiti, da Tangentopoli alle stragi del '93, alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli.

E continuano anche ai nostri giorni con la violazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio. Il denaro per la Chiesa, diventata una delle massime potenze finanziarie del mondo, non è più,eufemisticamente parlando, "sterco del diavolo", ma un prezioso dono divino.

Ce lo conferma Marina Marinetti su Panorama Economy spiegando che, con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "Stato più ricco del mondo".

venerdì 24 settembre 2010

Il buco nero dello Ior

I due massimi responsabili della banca vaticana, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani, sono indagati dalla Procura di Roma per violazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio.

L'iscrizione di Gotti Tedeschi e dell'altro dirigente nel registro degli indagati è legata al sequestro preventivo di 23 milioni di euro, provenienti dallo Ior, che si trovavano su un conto corrente aperto presso la sede romana del Credito Artigiano spa dei quali 20 milioni dovevano essere trasferiti alla JP Morgan Frankfurt e altri tre alla Banca del Fucino, omettendo di indicare le generalità dei soggetti per conto dei quali veniva eseguiva l'operazione.

Questo reato omissivo della norma antiriciclaggio del 2007 (che ha lo scopo di prevenire terrorismo e riciclaggio di capitali illeciti o mafiosi), se riconosciuto, viene punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a 5000 euro.

L'indagine della Procura di Roma prende l'avvio dal fatto che dal 2003 la Cassazione ha attribuito alla giurisdizione italiana competenza sulla Banca vaticana e da quasi due anni sono in corso accertamenti su una decina di istituti di credito italiani in rapporti con lo Ior, per presunte irregolarità in materia di norme anti-riciclaggio.

“Questa inchiesta sull’ipotesi del mancato rispetto delle norme europee anti-riciclaggio è uno schiaffo in faccia alla politica di rinnovamento e all’operazione trasparenza tanto invocata da Papa Ratzinger” ha dichiarato Gianluigi Nuzzi, autore di “Vaticano s.p.a”, che racconta 50 anni di scandali all’ombra del cupolone, e fa comprendere che dopo quasi trent'anni di continue illegalità l'istituto di credito vaticano non è ancora del tutto bonificato e tuttora incombe su di esso l’eredità avvelenata di Marcinkus.

La sede dello Ior si trova all'interno delle mura vaticane in una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. L'ingresso è una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo, ma presidiata delle guardie svizzere notte e giorno.

All'interno si trova un solo sportello attraverso il quale passano immense e spesso oscure fortune che godono di due privilegi inestimabili: rendimenti superiori ai migliori hedge fund e la totale segretezza. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro e non lasciano traccia. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi.

Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso fiscale in terra. Da sempre lo Ior è un buco nero in cui nessuno ha osato guardare fino in fondo.

Dal 1989, dopo l'allontanamento di Marcinkus e l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, è stata tentata da quest'ultimo, e dal suo successore Gotti Tedeschi, una bonifica, sempre però osteggiata, sotterraneamente, dalle gerarchie vaticane disponibili ad ogni compromesso con tutta la Roma che conta, politica e mondana.

Ma anche col capitale mafioso. Basta entrare con un monsignore importante per poter aprire un conto segreto. La glasnost finanziaria iniziata da Caloia non è riuscita, quindi, ad impedire che l'ombra dello Ior venisse evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93, alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Fino ai nostri giorni.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)