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lunedì 20 dicembre 2010

Nuova indagine sull'ateismo

Phil Zuckerman, sociologo al Pitzer College ha pubblicato per i tipi di Praeger il saggio “Atheism and Secularity, zeppo di dati quantitativi, che presentano conclusioni interessanti e plausibili sotto il profilo psico-sociale. Intanto, quanti sono gli atei nel mondo?

Ebbene, i non credenti, cioè le persone che non credono in un dio né in entità ultraterrene, si avvicinano ai 750 milioni. E se a questi aggiungiamo le persone che si dichiarano non religiose, anche se non si palesano apertamente atei, il numero potrebbe quasi raddoppiare.

Quindi gli atei si collocano, per numerosità, dopo i cristiani, gli islamici e gli induisti. Un bel progresso rispetto al 1900 quando erano stimati allo 0,2% della popolazione mondiale. A livello geografico, i paesi Nord Europei con Giappone, Corea del Sud e Israele hanno le più alte proporzioni di atei e persone non religiose.

Per esempio in Svezia oltre l'80% della popolazione non crede in un dio personale (gli atei sono il 23%), mentre in Israele quasi il 40% si dichiara ateo o agnostico, e se si contano i non religiosi si arriva al 73 per cento. Sono i Paesi islamici quelli con la più bassa proporzione di atei e non religiosi.

Gli atei, a causa dell'espansione inarrestabile della secolarizzazione, sono in continuo aumento e si calcola che 8,5 milioni di persone diventano atei o non religiosi ogni anno. I Paesi dove gli atei sono proporzionalmente più numerosi sono quelli economicamente più sviluppati e con i più alti livelli di scolarità e qualità della vita. Quindi l'ateismo è figlio del benessere e della cultura.

Viceversa la religiosità è sempre più relegata in quelle aree dove c'è o torna la povertà economica, e dove c'è o torna l'ignoranza. In altre parole dove manca benessere e cultura. Phil Zuckerman sfata il luogo comune diffuso per secoli dalle varie Chiese che gli atei non abbiano valori.

Secondo studi demografici e sociologici approfonditi ne hanno,invece, più dei credenti e molto più forti, perché non credono nel perdono divino che, in un cero qual modo, consente di iterare le colpe ricevendo un eterno perdono.

Sono carenti, invece, in quei "valori negativi" che prevalgono tra le persone molto religiose, come il nazionalismo, i pregiudizi socio-sessuali, l'autoritarismo, l'antisemitismo, la chiusura mentale e il dogmatismo. Come ha scritto anche il noto psicologo israeliano Benjamin Beit-Hallahmi: «La tesi che gli atei siano in qualche modo più portati a essere immorali è stata seppellita da tonnellate di studi».

Zuckermann sostiene anche, giustamente, che le religioni sono incapaci di evolvere per adeguarsi ai bisogni della società e che quelle che hanno più successo, sono le più integraliste. Purtroppo l'integralismo si va diffondendo non solo nel mondo musulmano più arretrato, ma anche in quello cristiano rappresentato da un protestantesimo illiberale e settario, specialmente quello delle regioni americane della cosiddetta Bible Bel.

Per quanto riguarda il rapporto tra ateismo e cultura scientifica, i dati parlano da soli. Già alla fine del Novecento la proporzione di scienziati affiliati alla National Academy of Science che credevano in un dio personale era il 10%, e ora sono molti di meno.

Comunque, gli atei, continuano a essere la vera ossessione di tutte le Chiese, soprattutto di quella cattolica. Papa Ratzinger non perde occasioni di denigrare ferocemente l'ateismo. Sua è l'assurda e ignobile equazione “laicismo=ateismo”, “ateismo=nichilismo”, “nichilismo=nazismo”.

Finge di non sapere questo papa che sono state le religioni, in particolare la cattolica, a trasformarsi in istituzioni criminali, responsabili di intolleranze, persecuzioni, crociate e distruzioni di intere civiltà e culture, nonché nemiche irriducibili di tutte le libertà democratiche e civili.

In quanto al nazismo, finge di ignorare che questo delirio, nato nella cattolicissima Baviera, è stato appoggiato dall'intera gerarchia cattolica e protestante della Germania dell'epoca ed anche da un giovane della hitlerjugend di nome Joseph Alois Ratzinger (oggi Benedetto XVI), nella cui cintura, come in quella di tutti gli altri soldati tedeschi, stava scritto “Gott mit uns”, Dio è con noi.

(Phil Phil Zuckerman (a cura di), «Atheism and Secularity. Vol. 1, Issues, Concepts and Definitions», Praeger, Santa Barbara (California), pagg. 276., «Atheism and Secularity. Vol. 1, Issues, Concepts and Definitions», Praeger, Santa Barbara (California), pagg. 276).

martedì 21 settembre 2010

La visita del papa nel Regno Unito: un modesto insuccesso.

“L'accoglienza di Benedetto XVI in Gran Bretagna è la più ostile che abbia ricevuto in mezzo decennio di viaggi papali”, scrive Christopher Caldwell sul “Financial Times”.

Ciò tenendo conto della lettera di cinquanta personalità, alla vigilia del viaggio, che contestavano la visita del papa come capo di Stato, la contestazione di più di centomila londinesi e l'atteggiamento degli inglesi in generale, di cui solo 55 su cento si dicono cristiani (anglicani o cattolici).

Le rigidità sull'aborto, sui preservativi, sui diritti dei gay, sulle donne sacerdote, che la Chiesa cattolica considera principi non negoziabili, suonano alle orecchie britanniche come assurde, eccentriche, anacronistiche e inspiegabili.

Ad Hyde Park migliaia di persone hanno vistosamente protestato contro la visita del Pontefice e gli scandali sulla pedofilia, mentre in più occasioni atei, gay e pro-abortisti, hanno dato vita a cortei per le strade del centro di Londra.

Il premier britannico David Cameron ha ricevuto il papa attribuendogli l'ossequio formale di un capo di Stato, guardandosi bene, però, dallo slinguazzare l'anello papale, come usano fare i nostri servili politici, e respingendo senza esitazione la tesi espressa da Benedetto XVI secondo cui la società britannica rischia di cadere vittima di "aggressive forme di secolarizzazione''.

Infatti il papa, ossessionato come sempre dal suo assolutismo religioso, si era scagliato contro il “relativismo” nella società moderna, e perfino contro l'aggressivo secolarismo”, come se esistesse un diffuso ateismo in tutto il Regno Unito.

L'arcivescovo (anglicano) di Canterbury, Rowan Williams, non ha esitato a rispondere al papa ricordandogli che la fede non deve essere considerata “sfida alla libertà e scandalo dell'intelletto”, ma solo “parte del dibattito”.

Benedetto XVI, da perfetto teocrate legato al Syllabo di Pio IX, facendo sobbalzare gli Inglesi, è riuscito anche a manifestare la sua ostilità verso la democrazia dichiarando: “Se i principi morali che sostengono il processo democratico sono determinati da nulla di più solido del consenso sociale, allora la fragilità del processo risulta del tutto evidente – e proprio qui sta la vera sfida per la democrazia”.

Avete capito? La democrazia di papa Ratzinger rifiuta di riconoscere validità al consenso sociale, cioè alla libera determinazione dei cittadini. Da dove discende allora la democrazia per lui? Ma è lapalissiano: da un chimera chiamata dio che con la volontà popolare non c'entra per niente.

Per quanto poi riguarda le vittime degli abusi sui minori, che tanta indignazione ha suscitato in Gran Bretagna, Ratzinger per un crimine così odioso si è limitato ad un generico “sorrow”, dispiacere. Ma “sorrow”, come distinguono gli inglesi, non equivale ad “apology”, chiedere scusa. Insomma, ha versato le solite lacrime di coccodrillo sulle colpe dei preti pedofili sui quali lui e i suoi predecessori avevano per decenni chiuso gli occhi.

Infine la infame impostura che considera Il cristianesimo come motore di sviluppo e argine a ogni tirannia, quella «nazista» come quella dell’«estremismo ateo». Mettere sullo stesso piano i nazisti e gli atei rappresenta una colossale mistificazione della storia, la quale ci dimostra esattamente il contrario di quanto afferma questo papa.

Il delirio nazista, nato nella cattolicissima Baviera, è stato appoggiato dall'intera gerarchia cattolica e protestante della Germania dell'epoca, da papa Pacelli, che con Hitler firmò un concordato, e perfino da un giovane della hitlerjugend di nome Joseph Alois Ratzinger (oggi Benedetto XVI), nella cui cintura, come in quella di tutti gli altri soldati tedeschi, stava scritto “Gott mit uns”, Dio è con noi.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)