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mercoledì 27 aprile 2011

Un'Italia vaticanizzata impone il turismo divorziale

Per ottenere in Italia il divorzio, entro equi termini temporali, non si deve ricorrere ai tribunali civili che, in base alla legge attuale, impiegano dai quattro ai dodici anni e sono molto costosi, ma rivolgersi ad un Paese europeo, come Francia, Inghilterra e Spagna, o alla Sacra Rota ecclesiastica.

Lo sostiene Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, le cui dichiarazioni sono state riprese da numerosi organi di stampa. Nel nostro Paese, sostiene Gassani, nessuno se la cava con meno di quattro-cinque anni, anche nella migliore delle ipotesi che i coniugi siano consenzienti, mentre all'estero tutto si risolve in qualche mese.

Migliaia di coppie italiane finiscono così per affittare appartamenti all’estero, chiedere la residenza e subito dopo chiedere il divorzio: che, una volta ottenuto, lo stato civile italiano dovrà limitarsi a trascrivere. Tutto ciò per colpa del nostro parlamento vaticanizzato.

Nel 2003, fu portata in parlamento una proposta firmata dall’on. Montecchi (DS) per consentire il divorzio “breve” (riduzione a un anno della separazione), quantomeno per le coppie senza figli e disposte a presentare una richiesta consensuale. La maggioranza filo-cattolica del parlamento bocciò tuttavia anche questa proposta minimale.

Da allora di “divorzio breve” non si è più parlato, e chi se lo può permettere ha individuato nel divorzio all’estero la “creativa” soluzione per uscire dall’impasse. Solo in Italia accadono queste cose. La cattolica Austria ha il divorzio subito operativo senza essere preceduto dall’assurdità della separazione: tanto quando uno va dal giudice è perché ha già deciso che la situazione è insostenibile e si è accordato col partner per le modalità.

Luterani ed valdesi accettano il divorzio. Solo la Chiesa Cattolica, oscurantista e oppressiva, nonché nemica acerrima di ogni libertà umana e civile, quando trova una classe politica imbelle, come quella italiana, le impone di ostacolarlo in tutti i modi o di concederlo solo nei suoi tribunali della Sacra Rota.

E così ogni anno sono più di dieci mila gli italiani obbligati a ricorrere al turismo divorziale. Se il divorzio breve entrasse in vigore, consentendo ai cittadini un cospicuo risparmio di tempo, denaro e stress, è chiaro che gli annullamenti richiesti alla Sacra Rota crollerebbero e l'Italia avrebbe un motivo in meno per essere giudicato il Paese civilmente più arretrato d'Europa.

mercoledì 20 ottobre 2010

A proposito dello sbattezzo

Un mio amico nell'inviarmi il suo gaudium magnum per avere spedito la richiesta del suo sbattezzo mi ha comunicato tre modifiche da lui apportate alla stessa che ho trovato molto interessanti. Anzitutto ha modificato il secondo capoverso del modulo che recita: "essendo stato sottoposto a battesimo... " in: "essendo stato non per mia volontà sottoposto a battesimo... ".

In secondo luogo ha aggiunto al terzo capoverso dove si chiede conferma scritta e firmata a mezzo lettera,: "che sia unita copia fotostatica del documento modificato". Infine, al termine del modulo ha aggiunto: "Quanto sopra richiesto vale anche per il registro denominato che è il documento imposto dal Concilio di Trento per il controllo della situazione reale della popolazione cattolica da parte dei parroci.

Un eccesso di zelo? Forse. Ma vale la pena di tenerle in considerazione. Mi ha spiegato anche che una volta che avrà in mano la risposta della cancellazione dalla lista dei battezzati, sarà sua cura farne copia e spedirla al parroco della sua attuale residenza per essere certo che costui sia obbligato a rifiutargli le esequie religiose.

Infine, vorrebbe inviarne copia anche alla parrocchia in cui ha celebrato le nozze religiose chiedendo l'apposizione della formula di abiura sul registro dei matrimoni.

Non è che a questo punto rischia di produrre l'annullamento del matrimonio stesso? Sarebbe un bell'affare per chi, senza ricorrere alla Sacra Rota, aspira a questo scopo. C'è qualcuno tra di voi, esperto in diritto canonico, che mi può illuminare al riguardo?

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)