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venerdì 17 giugno 2011
In Italia calo record di matrimoni
La tendenza alla riduzione delle nozze, scrive l’istituto, è in atto dal 1972, ma nel biennio 2009-2010 il calo è stato particolarmente accentuato, e ha interessato tutte le aree del Paese. Le regioni più colpite sono: Lazio (-9,4%), Lombardia (-8), Toscana (-6,7), Piemonte e Campania (-6,4 in entrambi i casi).
Le cause? Molteplici. Soprattutto la sempre più prolungata permanenza dei giovani in famiglia, determinata da una congiuntura economica sfavorevole che, verosimilmente, ha contribuito ad accentuare un diffuso senso di precarietà e d'incertezza. Poi, le grosse spese che il matrimonio tradizionale comporta e che vengono valutate, mediamente, a 30 mila euro.
Ma a queste cause si può aggiungere l'espansione inarrestabile delle convivenze di fatto che semplificano enormemente i rapporti di coppia e in caso di incompatibilità, fenomeno che diventa sempre più diffuso, consentono uno scioglimento rapido e quasi indolore. Che, viceversa, il matrimonio in Italia non consente perché irrigidito da leggi medioevali, imposte dal Vaticano, che rendono il divorzio lungo, costoso e spesso gravato da pesanti strascini. Per cui, prima di sposarsi, la gente ci pensa su parecchio.
È chiaro che un divorzio rapido e poco costoso, favorirebbe di molto il matrimonio. Ma la Chiesa, imponendo un divorzio quasi impossibile, lo ha distrutto irrimediabilmente. Le unioni di fatto, che superavano il mezzo milione nel 2007, oggi sono molto aumentate e si avvicinano al numero dei matrimoni.
Ciò ha comportato la nascita di bambini al di fuori del matrimonio che è in continuo aumento e s'avvia verso il 30%. Di fronte a questa realtà, evidente anche al più sprovveduto, la nostra classe politica, se avesse veramente a cuore il benessere dei cittadini, adotterebbe subito due provvedimenti risanatori: il divorzio breve e il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.
Allo Stato non costerebbero niente ma porterebbero enormi benefici a milioni di cittadini. Come mai non si fanno? Perché il Vaticano non lo vuole, confermando che l'Italia non è uno Stato indipendente ma una colonia dominata dai gerarchi d'Oltretevere.
mercoledì 27 aprile 2011
Un'Italia vaticanizzata impone il turismo divorziale
Lo sostiene Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, le cui dichiarazioni sono state riprese da numerosi organi di stampa. Nel nostro Paese, sostiene Gassani, nessuno se la cava con meno di quattro-cinque anni, anche nella migliore delle ipotesi che i coniugi siano consenzienti, mentre all'estero tutto si risolve in qualche mese.
Migliaia di coppie italiane finiscono così per affittare appartamenti all’estero, chiedere la residenza e subito dopo chiedere il divorzio: che, una volta ottenuto, lo stato civile italiano dovrà limitarsi a trascrivere. Tutto ciò per colpa del nostro parlamento vaticanizzato.
Nel 2003, fu portata in parlamento una proposta firmata dall’on. Montecchi (DS) per consentire il divorzio “breve” (riduzione a un anno della separazione), quantomeno per le coppie senza figli e disposte a presentare una richiesta consensuale. La maggioranza filo-cattolica del parlamento bocciò tuttavia anche questa proposta minimale.
Da allora di “divorzio breve” non si è più parlato, e chi se lo può permettere ha individuato nel divorzio all’estero la “creativa” soluzione per uscire dall’impasse. Solo in Italia accadono queste cose. La cattolica Austria ha il divorzio subito operativo senza essere preceduto dall’assurdità della separazione: tanto quando uno va dal giudice è perché ha già deciso che la situazione è insostenibile e si è accordato col partner per le modalità.
Luterani ed valdesi accettano il divorzio. Solo la Chiesa Cattolica, oscurantista e oppressiva, nonché nemica acerrima di ogni libertà umana e civile, quando trova una classe politica imbelle, come quella italiana, le impone di ostacolarlo in tutti i modi o di concederlo solo nei suoi tribunali della Sacra Rota.
E così ogni anno sono più di dieci mila gli italiani obbligati a ricorrere al turismo divorziale. Se il divorzio breve entrasse in vigore, consentendo ai cittadini un cospicuo risparmio di tempo, denaro e stress, è chiaro che gli annullamenti richiesti alla Sacra Rota crollerebbero e l'Italia avrebbe un motivo in meno per essere giudicato il Paese civilmente più arretrato d'Europa.
mercoledì 31 marzo 2010
Il divorzio “all'italiana”
Questi matrimoni “davanti a Dio” che i tribunali ecclesiastici sparsi per il Paese dichiarano “nulli”. come se non fossero mai esistiti. aumentano di anno in anno facendo concorrenza ai divorzi statali. Ma perché tanti italiani si rivolgono al Ter (Tribunale ecclesiastico regionale) per un annullamento che potrebbero ottenere come normale divorzio dau tribunali nazionali?
Ufficialmente per superare «gli ostacoli alla ricezione dell’eucaristia», dato che il divorzio civile estromette, di fatto, il credente dal ricevere i sacramenti. Ma in realtà perché questo percorso, un tempo riservato ai vip per l'alto costo, dal 2004 si è molto democratizzato e si è fatto più celere e meno costoso, consentendo anche la rateazione.
Fermandosi ai primi due gradi di giudizio, i costi sono al massimo di 4 mila euro. Passando, nei casi complicati, al livello superiore, ricorrendo cioè ad una specie di Cassazione, la spesa può anche raddoppiare. Quanto al tempo,se moglie e marito sono d’accordo, come accade nella metà dei casi, tutto si risolve in un paio d’anni. I tempi della giustizia civile, invece, sono ben superiori, arrivando quasi al doppio anche in caso di divorzio consensuale.
In via giudiziale, se le cose si complicano, si può arrivare persino a più di dieci anni con una spesa che si aggira sui 12 mila euro. Senza contare i fastidiosi effetti secondari, tipo assegni di mantenimento e diritti ereditari che con l'annullamento della Sacra Rota si evitano del tutto. Lo Stato italiano in caso di divorzio fa concedere al coniuge annullato un’indennità di separazione o di divorzio. La Sacra Rota, no. Per essa il coniuge annullato non ha diritto a rivere nulla perché il matrimonio non è mai esistito.
Quindi il vero motivo per cui assistiamo ad un vero boom di richieste di annullamento del matrimonio non ha niente a che vedere con l'esclusione dall'eucaristia, come vorrebbe farci credere la Chiesa, quanto invece per il fatto che il divorzio civile in Italia è troppo complicato e costoso. Tutti i tentativi in campo parlamentare per arrivare al divorzio breve sono stati inesorabilmente impediti dalle lobby politiche manovrate dal Vaticano.
Il quale non ha mai accettato il divorzio dello Stato, lo ha soltanto subito obtorto collo e quindi fa di tutto per intralciarlo in tutti i modi imponendo una prassi vessatoria per il suo ottenimento. Se il divorzio breve entrasse in vigore, consentendo ai cittadini un cospicuo risparmio di tempo, denaro e stress, è chiaro che gli annullamenti richiesti alla Sacra Rota crollerebbero e l'Italia avrebbe un motivo in meno per essere giudicato il Paese civilmente più arretrato d'Europa.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)