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mercoledì 16 febbraio 2011
Solo le cellule staminali embrionali rappresentano, per il momento, la più grande promessa della medicina del ventunesimo secolo.
Recenti sperimenti in Usa stanno tentando la guarigione con queste cellule delle fratture della spina dorsale che provocano la paralisi permanente. Purtroppo il loro uso è violentemente contrastato dalla Chiesa Cattolica e da alcune Chiese protestanti d'America perché queste cellule derivano dagli embrioni non utilizzati.
Anche se questi sono un aggregato microscopico di cellule, alla luce dell’assolutismo religioso sono esseri umani, e quindi, se non vengono utilizzati per la fecondazione assistita, non possono essere usati nella sperimentazione, nonostante il grande potenziale che rappresentano per la scienza medica. Gli scienziati hanno sempre avuto la certezza che negli stadi iniziali gli embrioni sono privi di sistema nervoso, quindi si trovano in uno stato vegetativo che è privo di ogni sensibilità.
Ma per la Chiesa sono esseri viventi a tutti gli effetti per cui essa arriva a dichiarare che se anche le cellule staminali riusciranno a curare le gravi lesioni che provocano la paralisi, il loro utilizzo è un autentico assassinio. Per essa si devono usare per le cure mediche solo le staminali adulte che possono essere prelevate dal paziente da curare e che sono abbondanti e non richiedono di distruggere embrioni.
La "pietra filosofale" per la Chiesa era apparsa nel 2007 in un laboratorio di Kyoto, quando il ricercatore giapponese Shinya Yamanaka aveva preso delle cellule adulte ed era riuscito a trasformarle in staminali "bambine". Il dibattito etico pareva sul punto di dissolversi: grazie a questo metodo era possibile ottenere staminali della stessa qualità di quelle embrionali, ma senza bisogno di distruggere embrioni.
Così due autorevoli esponenti vaticani: il cardinale Javier Lozano Barragan e Monsignor Rino Fisichella, negando l’evidenza scientifica del lavoro in corso di migliaia di ricercatori, avevano subito proclamato che le cellule staminali adulte, e quelle soltanto, fanno miracoli, e quelle embrionali, invece, non servono a nulla.
Ma sono stati subito smentiti dagli scienziati che hanno dimostrato la scarsa efficacia delle staminali adulte rispetto a quelle embrionali. Per di più oggi un gruppo di ricercatori italiani ha addirittura scoperto che le staminali ottenute con il metodo Yamanaka sono potenzialmente cancerogene. Quando si riprogramma una cellula adulta per farla tornare "bambina", la si fa in un certo senso tornare indietro nel tempo.
Quest'opera di "ringiovanimento" avviene inserendo nel Dna un gruppo di geni - in genere quattro - attraverso dei virus (uno dei frammenti di Dna tra l'altro è un oncogene, ben noto per la sua capacità di promuovere i tumori). Un effetto di questa operazione è che le cellule, con i nuovi geni in piena attività, iniziano a dividersi e moltiplicarsi a velocità vorticose. E dopo poco tempo mostrano i segni dello "stress replicativo" che i ricercatori conoscono bene per averlo osservato spesso nelle cellule del cancro.
"I risultati di questo studio - commenta Umberto Veronesi, il più famoso oncologo italiano - riaprono il dibattito su embrioni e ricerca scientifica. Io capisco le ragioni di chi difende la "sacralità dell'embrione" e in nome di essa invoca restrizioni sulla ricerca delle staminali embrionali, ma ripeto: esiste un'opportunità scientifica irrinunciabile, che è rappresentata dagli embrioni sovrannumerari.
"Penso sia un dovere morale utilizzarli per la ricerca: non si viola nessuna etica e si aiuta la scienza a esplorare le potenzialità delle cellule staminali embrionali, che rappresentano la più grande promessa della medicina del ventunesimo secolo".
mercoledì 7 aprile 2010
Cota e Zaia, pasdaran pro-vita, braccio secolare della Chiesa contro le leggi dello Stato italiano.
È una colossale menzogna. «Togliere a una donna la possibilità di interrompere la gravidanza farmacologicamente, invece che chirurgicamente, è solo una inutile punizione fisica” dice Umberto Veronesi, ex ministro della Salute. Esattamente quello che vuole la Chiesa. Ne è dello stesso avviso tutta la classe medica italiana.
Il quadro che deriverebbe da un divieto simile è che le donne di alcune regioni subirebbero un intervento chirurgico inutile e doloroso, mentre quelle delle altre regioni potrebbero evitarlo. Si creerebbe quindi una discriminazione assurda e anticostituzionale, senza contare il rischio che si crei un mercato nero della pillola. La salute della donna, quindi, non c'entra niente. Se veramente l'avessero a cuore ne faciliterebbero l'uso anziché ostacolarlo.
La dichiarazione dei due neo governatori è apparsa subito anticostituzionale anche per i più sprovveduti ma a dar manforte ai pasdaran pro-vita si è mossa subito la Chiesa, appoggiata dal Vaticano, felice di trasformare le Regioni bagnate dal Po in una Vandea del ventunesimo secolo.
L'appoggio della Chiesa a questo governo produce ogni giorno effetti devastanti perché suona come un incitamento a violare i diritti civili e le leggi dello Stato pur di assecondare l'oscurantismo religioso senza mai incontrare una protesta anche minima da parte dei nostri politici, non importa se si destra o di sinistra, perché tutti proni a belare come pecore.
Intanto la Lega ha già diviso l'Italia: a Bari c'è la Ru486 ma a Torino no. L’ordine che Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna di Torino, aveva fatto è stato bloccato proprio in conseguenza dell’annuncio di Cota, tanto che le donne che ne avevano chiesto la somministrazione dovranno aspettare ancora o rinunciarci se i tempi si allungheranno ulteriormente.
«Per fortuna ci sono le donne che intervengono al momento giusto per correggere l’”esuberanza post-elettorale” dei maschi anche quando sono governatori», commenta Maria Ida Germontani, senatrice di destra, quindi dello stesso governo dei due pasdaran pro-vita. In Piemonte, intanto, sono proprio le donne ad organizzarsi: l’associazione «Usciamo dal silenzio» lancia una manifestazione, il 25 aprile per difendere la libertà di scelta.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)