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martedì 6 aprile 2010

È solo un “chiacchiericcio” per il cardinale Sodano il devastante scandalo mondiale della pedofilia pretesca, prima nascosta, poi negata.

Mentre l'indignazione mondiale per la pedofilia del clero cattolico, a seguito di rivelazioni sempre più numerose e pesanti, cresce di giorno in giorno, e la Chiesa sprofonda in una crisi devastante di cui non si intravvede ancora l'uscita se non farà luce su tutti i crimini con un rigoroso esame di coscienza, che porti alla superficie omertà, errori, insabbiamenti e ritardi, la gerarchia vaticana e la Chiesa italiana si comportano come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà.

Il cardinale Sodano, infatti, con incredibile faccia tosta, il giorno di pasqua, prima dell'inizio della messa papale, nello scenario sontuoso di San Pietro, a nome di tutti i vescovi, ha difeso il papa, riducendo l'indignazione mondiale per l'enorme scandalo dei preti pedofili a un semplice “chiacchiericcio”, senza degnare di un minimo accenno di scusa le molte vittime di questo obbrobrio.

In una lettera aperta Francesco Zanardi - imprenditore di Savona - così risponde al cardinale Angelo Sodano: “Mi chiamo Francesco Zanardi e sono vittima di un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese.

Proprio in questi mesi, pare che la giustizia faccia finalmente il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall'omertà della Chiesa e della gente.Io e le altre vittime, troviamo che siano uno spergiuro le Sue dichiarazioni azzardate, davanti al Santo Padre nel giorno della resurrezione di Gesù, dichiarazioni che offendono e tendono ad infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me.

La chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre.Le stesse dichiarazioni sono apparse sulle pagine dei quotidiani da parte del Cardinale Tarcisio Bertone e le trovo infamanti nei nostri confronti. La chiesa questa volta non è attaccata, chi crede in Dio chiede semplicemente la verità da Lei definita "Chiacchiericcio". Mi auguro che tutte le vittime come me non debbano subire altre ingiuste violenze, ma finalmente giustizia".

I vescovi italiani, che da sempre hanno insabbiato tutte le denunce contro il clero, appoggiati dall'opinione pubblica ipocrita e perbenista e da una classe politica bipartisan che mendica il voto cattolico ma rinnega spesso nella vita privata ogni coerenza col cattolicesimo, sembrano non rendersi conto che di fronte alle testimonianze di centinaia e centinaia di abusi il vittimismo non è una via di uscita, non sminuisce le loro colpe ma scuote alle fondamenta credibilità e immagine della Chiesa.

venerdì 19 marzo 2010

“La Chiesa ha insabbiato”. Prime ammissioni

Ricordate la drammatica trasmissione di Anno Zero del 31/05/07, dedicata alla pedofilia pretesca, durante la quale l'ineffabile monsignor Fisichella, cappellano della Camera dei Deputati, con visibile imbarazzo a domanda rispose "sì, i casi di pedofilia sono solo pochi e isolati". E negò pure, con altrettanta ineffabile sicumera, che il papa avesse intimato ai vescovi di nascondere e soffocare gli scandalosi abusi con una ben precisa circolare “De Delictis Gravioribus”, inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001?

Ora, di fronte alle accuse sempre più numerose e inarrestabili che piovano da molti Paesi europei a questo riguardo le stesse gerarchie sono costrette ad ammettere, a denti stretti, che la pedofilia è stata molto più diffusa nel clero di quanto si presumesse e che, effettivamente, fu ignominiosamente insabbiata per molti decenni come ha ammesso il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato di far luce nello scandalo dei preti pedofili tedeschi.

L'alto prelato ha dovuto riconoscere che "la Chiesa cattolica" non solo ha "insabbiato" a lungo i casi di abusi sessuali su minori, ma anziché punire o cacciare i preti colpevoli si è limitata a trasferirli da una diocesi all'altra consentendo loro di iterare gli stessi crimini.

L'ammissione, fatta da Ackermann in un'intervista ad un giornale tedesco, ha sfiorato anche papa Benedetto XVI per aver tollerato,quando era arcivescovo del capoluogo bavarese e di Freising, la permanenza nella sua diocesi di un prete condannato a 18 mesi di prigione nel 1986 per abusi su minori e allontanato soltanto in seguito alla contestazione dei fedeli dopo che aveva ripetuto i suoi crimini.

Tanta onestà del clero tedesco nel perseguire “l'operazione trasparenza" non trova l'equivalente nel clero italiano. Infatti, per il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, la richiesta di far piena luce sulla pedofilia dei sacerdoti viene considerata come il tentativo di "qualcuno" di "minare la fiducia" nel papa, e per la Cei, “un ricatto per chiudere la bocca alla Chiesa".

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)