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mercoledì 2 giugno 2010
Inizia la divinizzazione di Gesù (“L'invenzione del cristianesimo”) 118
Questo culto dei Cesari si basava sulla credenza che nel sovrano s’incarnasse la divinità, che egli fosse il Redentore che avrebbe posto fine all’antico male del mondo e avrebbe dato inizio ad una nuova età felice, come preconizzava Virgilio nella IV Ecloga.
Quando il culto degli Imperatori, venerati come divinità e chiamati Kyrioi (Signori in senso divino) trapassò nella figura di Gesù, ebbe inizio il processo della sua divinizzazione. Gesù è chiamato «Redentore» già nella Lettera di Paolo ai Filippesi (3,20), che risale agli ultimi anni della vita dell'apostolo e venne composta a Roma, dove allora regnava Nerone, che portava il titolo di Cesare, Imperatore, Dio, Salvatore.
Fu Paolo, quindi, che per primo iniziò la divinizzazione di Gesù, trasformando la sua persona umana in un Dio sceso sulla Terra per redimere l’umanità. Infatti, la teologia critica nega che il Gesù storico si sia attribuito i titoli messianici, come Figlio di Dio, Figlio di Davide, Figlio dell’Uomo che gli evangelisti gli assegnarono successivamente nei loro Vangeli, e mette in risalto che non fu mai oggetto di culto da parte della comunità primitiva di Gerusalemme.
Mai gli apostoli e i familiari, tra cui Giacomo suo fratello, allusero alla sua divinità. Per loro era soltanto una persona umana: un uomo privilegiato da Dio, il profeta annunciato da Mosé, il «servo» di Dio. Nei Vangeli di Matteo e Luca, invece, in seguito alle molte manipolazioni apportate, Gesù subisce una metamorfosi semidivina che diventa addirittura divina nel successivo Vangelo di Giovanni e negli Apocrifi.
Ma a smentirli provvede il Vangelo più antico, quello di Marco nel quale Gesù viene presentato sempre come uomo, ben consapevole dell’enorme distanza tra sé e la divinità, e mai concepito preesistente e identico a Dio. I due versetti che alludono alla sua divinità: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo [Figlio di Dio]” (Marco 1,1) e «In verità, quest’uomo è stato il figlio di Dio» (Marco 15,39), sono considerati dai teologi critici assolutamente non autentici.
Infatti, Gesù in questo Vangelo non è onnipotente e onnisciente, né assolutamente buono come avrebbe dovuto essere se fosse equiparato a Dio. A Nazareth, “non poté compiere alcuna opera potente (Marco 6,5)”; a proposito del giorno del Giudizio dichiarò che nessuno ne conosceva il momento preciso, ad eccezione di Dio, «neppure il Figlio» (Marco 13, 32); ad un ricco che lo definisce «buono» risponde: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, soltanto Dio» (Marco 10,18).
Queste limitazioni apparvero funeste ad alcuni Padri della Chiesa che le negarono, considerandole un falso (Ambrogio, De fide 5,8) o le stravolsero completamente (Basilio, Epistole 236,2). La divinità di Gesù, iniziata da Paolo ma del tutto ignorata dalla Chiesa di Gerusalemme, fu perciò imposta dalla Chiesa ellenistica di derivazione paolina e codificata come dogma, come vedremo in seguito, dal Concilio di Nicea del 325, su pressione di Costantino.
martedì 1 giugno 2010
La Chiesa Valdese e l'eutanasia.
Tanto per fare un esempio, la Chiesa Valdese distribuisce ai poveri tutto quello che riceve dallo Stato italiano con l'otto per mille, mentre la nostra Chiesa distribuisce solo qualche briciola del miliardo e rotti milioni che riceve allo stesso titolo. Il resto lo spende per se stessa.
Ma dove la Chiesa Valdese si differenzia notevolmente rispetto alla nostra è su alcune questioni etiche che oggi rivestono la massima importanza, quali l'omosessualità e, soprattutto, l’eutanasia. Su questi punti la Chiesa Valdese ha sviluppato una sua riflessione che, dall’interno del cristianesimo, dialoga con l’etica di una società sempre più laica e secolarizzata.
Nel campo dell'eutanasia, ad esempio, anziché accogliere il demenziale leitmotiv cattolico che la rifiuta adducendo la “sacralità della vita”, i valdesi, cogliendo quella sensibilità comune che distingue la vita puramente biologica da quella biografica, consistente di relazioni e sentimenti, giungono a sostenere che «quando la vita biografica cessa, come nel caso di uno stato vegetativo persistente, oppure divenga intollerabile, come nelle malattie terminali, deve essere presa in considerazione l’eventualità di porre termine alla vita biologica».
Se per Ratzinger, novello Torquemada, la sofferenza fisica, nel massimo degrado e protratta nel più lungo tempo passibile, è un obbligo del nostro dio buono e misericordioso (sic), i valdesi, al contrario, sono convinti che sia inutile proiettare le sofferenze in una falsa autoredenzione e che non sono sofferenza e dolore a produrre la salvezza eterna.
Perciò accolgono l'eutanasia come un sacrosanto diritto di chiunque, anche credente. La domanda che si pone un valdese è:«Chi sono io per sottrarre al malato inguaribile questo diritto di poter morire? Da quale parte sta il Dio della vita e della promessa? Dalla parte del non-senso del dolore acuto di un malato inguaribile o dalla parte del suo umano desiderio di morire?» Finalmente una religione fatta per l'uomo.
La falsa successione apostolica (“L'invenzione del cristianesimo”) 117
Una successione del genere non è mai esistita. Ma la Chiesa, procedendo a falsificazioni di ogni genere, ha colmato i vuoti tra gli apostoli e i vescovi monarchi inventando tutta una serie di nomi fasulli. Il termine «apostolico» è diventato per essa un collante universale.
La dottrina, i dogmi, le forme di culto, il canone, la Chiesa stessa e quant'altro, tutto secondo essa è di origine apostolica. Ma in realtà si tratta soltanto di un cumulo di falsi.
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Informazioni personali
- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)

