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venerdì 12 luglio 2013

Pitagora


martedì 9 luglio 2013

Il culto di Mitra e il cristianesimo. (Parte quarta) 55

Fra il III e il IV secolo la religione mitraica godette presso la corte imperiale del medesimo prestigio del Cristianesimo: Diocleziano, Galerio e Licinio consacrarono a Mitra, quale protettore dell’impero, un tempio a Carnuntum, sul Danubio, e Massimiano gli innalzò un Mitrèo in Aquileia. I suoi seguaci erano sparsi dappertutto, dalla Spagna al Reno, dalla Britannia alla Gallia, dove gli furono innalzati dei templi a Londra e a Parigi. La fede mitraica lasciò le proprie tracce addirittura in Scozia.

Allora per numero di adepti e per influenza sembrò sul punto di superare il Cristianesimo, cui fu particolarmente inviso, del quale, per altro, fu da un lato l’avversario più irriducibile, dall’altro il più importante precursore.
Come tutti gli altri culti, anche il Mitracismo dovette poi soccombere al divieto
degli imperatori cattolici: istigati dalla Chiesa. Ancora nel IV secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati, i suoi sacerdoti assassinati e sepolti nei sacrari rasi al suolo.

Fra le rovine del Mitreo di Saalburg è stato ritrovato lo scheletro incatenato del sacerdote pagano, il cui cadavere era stato sepolto in quel luogo per dissacrarlo in perpetuo. La distruzione di questa religione comportò che i cristiani innalzavano le proprie Chiese sulle rovine degli antichi luoghi di culto mitraici perché, secondo un’antica credenza, in questo modo la divinità precedente era per così dire resa impotente o addirittura annichilita. Una cripta mitraica pressoché intatta si trova, ad esempio, sotto la chiesa di S. Clemente in Roma, e l’altare è collocato quasi esattamente sopra quello pagano.

La maggior parte dei Mitrei, non meno di quaranta (di cui circa una dozzina solo a Francoforte), sono stati scoperti in Germania, dove il culto di Mitra aveva uno dei suoi più importanti punti di forza. La fede mitraica si mantenne fino al V secolo solo sulle Alpi e sui Vosgi, ma poi fu eliminata dal cristianesimo anche qui e quasi totalmente dimenticata fino al XIX secolo.

Asclepio, Eracle, Dioniso, Mitra sono figure mitiche, mentre Gesù, come sostiene trionfalmente la Chiesa, è un personaggio storico e quindi sarebbe tutto veritiero ciò che di lui narrano i Vangeli. Ma forse che i miti non possono trapassare anche su personaggi storici? E Buddha, figura storica, non venne divinizzato quasi mezzo millennio prima di Cristo e altrettanto rapidamente? E non ci sono altre figure storiche, che godettero di venerazione religiosa dopo la morte o addirittura quando erano ancora in vita?





Mitreo di Marino


venerdì 5 luglio 2013

Il culto di Mitra e il cristianesimo. (Parte terza) 54

I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione dedotta da Sacre Scritture; ponevano un diluvio all’inizio della storia e un giudizio universale alla fine; credevano nell’immortalità dell’anima ed anche nella resurrezione della carne.

Le istanze morali del culto di Mitra, il «Dio Giusto» e il «Dio Santo», non avevano nulla da invidiare a quelle dei cristiani. Come i cristiani, i mitraici dovevano imitare il modello del loro padre celeste, il vero, giusto e santo Mitra. Erano, quindi, tenuti a condurre una vita attivamente morale che imponeva «comandamenti» da perseguire categoricamente. Tra questi la castità e la temperanza erano annoverate fra le virtù più alte, e anche l’ascesi, come freno delle passioni, vi svolgeva un ruolo non secondario.

L’evoluzione delle due religioni presenta non poche altre analogie. I
Il Mitracismo, come il Cristianesimo, esercitò dapprima una forte attrazione soprattutto sui ceti più umili della società, conoscendo, per contro, il disprezzo dei Greci e dei Romani colti. Col tempo come il Cristianesimo, anche il culto mitraico coinvolse ben presto le cerchie più influenti della società imperiale romana.

Molti signori furono guadagnati alla nuova fede ad opera dei loro schiavi, proprio come accadde al Cristianesimo, e non era raro il caso in cui le più alte cariche religiose venivano ricoperte da schiavi, come nella Chiesa primitiva. «In questa confraternita- scrive Franz Cumont nella sua classica monografia sul culto di Mitra (Le religioni orientali nel paganesimo romano) -spesso gli ultimi erano i primi, e i primi erano gli ultimi, perlomeno esternamente».


Franz Cumont


martedì 2 luglio 2013

Il culto di Mitra e il cristianesimo. (Parte seconda) 53

La religione di Mitra era seguita da una comunità vastissima che si estendevano su tutto l’Impero Romano. Il capo si chiamava Pater patrum (padre dei padri), come il Sommo Sacerdote del culto di Attis e poi il Papa romano. I Sacerdoti portavano il titolo di «Padri» e i fedeli si chiamavano «Fratelli», definizione usuale anche presso altre forme di culto, come, ad esempio, in quello di Juppiter Dolichenus, i cui componenti si chiamavano fratres carissimi assai prima che i cristiani si servissero della medesima terminologia.

Il culto mitraico conosceva sette sacramenti, come ancor oggi fa la Chiesa cattolica, nella quale furono elevati a dogma nel 1439, durante il Concilio di Ferrara-Firenze. Il culto di Mitra possedeva inoltre un Battesimo, una Cresima e una Comunione consistente in pane e acqua celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell’ultima cena del Maestro coi suoi discepoli e le ostie usate erano poi contrassegnate da una croce.

Ai Sacerdoti spettava soprattutto la dispensazione dei Sacramenti e la celebrazione del servizio divino, una specie di messa celebrata quotidianamente. La cerimonia più importante avveniva nella domenica (nel dies solis) durante la quale l’officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino e in quel momento particolarmente solenne si faceva squillare una
campanella come avveniva fino a poche anni fa nelle nostra chiese al momento della consacrazione.Sugli altari dei templi di Mitra era accesa una sorta di Luce Perenne, come esattamente si costuma da sempre nelle chiese del cattolicesimo.

Come si vede la Chiesa ha sempre seguito integralmente il rito mitraico.I Padri della Chiesa si resero conto dalle rassomiglianze dei riti e dei miti pagani con quelli del cristianesimo? Eccome! Scrive Giustino rivolgendosi ai pagani: «Quando poi sosteniamo che il Logos, prima emanazione di Dio, vale a dire Gesù Cristo, nostro Maestro, è stato generato senza l'atto sessuale, è stato crocifisso, è morto, è risorto ed è salito in cielo, allora non presentiamo nulla di strano al confronto coi vostri figli di Zeus...(Giustino, Apologia 1,20 sgg.).

Quindi riconoscevano la rassomiglianza, quasi perfetta, di Cristo con le divinità pagane. Ma come reagirono davanti a questo fatto? Mentendo spudoratamente, in quanto affermarono che erano i pagani ad aver copiato il cristianesimo, sorvolando sul fatto che le religioni misteriche i erano di gran lunga anteriori. Oppure ammettevano che il diavolo avesse in epoca precristiana svelato ai pagani tutti i segreti cristiani, per cui se i pagani battezzavano, celebravano il sacrificio di tipo eucaristico, possedevano venerande scritture, compivano miracoli come i cristiani, tutto ciò era semplicemente opera del demonio.


San Giustino


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)