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venerdì 14 febbraio 2014

Papias


martedì 11 febbraio 2014

La Vulgata 113

All'inizio del cristianesimo, le continue trascrizioni dei molteplici testi evangelici che nascevano nelle comunità primitive, determinarono, soprattutto fino al IV secolo, «molteplici modifiche del tutto naturali, ma anche amplificazioni o riduzioni arbitrarie» da parte di copisti, glossatori e redattori ecclesiastici, chiamati eufemisticamente "correttori" da Origene.

Queste continue modifiche, aventi lo scopo di adattare i testi allo spirito devozionale dei fedeli cui erano diretti, alla fine hanno determinato una giungla di lezioni contrapposte, di aggiunte (soprattutto nuovi miracoli o esagerazioni degli stessi) e di omissioni che hanno del tutto alterato i testi originari. La qual cosa non stupisce più di tanto per il fatto che è stata comune a molti altri libri sacri di antiche religioni, fin dal tempo degli egizi.

Sia fra i manoscritti biblici veterolatini che fra quelli greci (di questi ultimi ancor oggi ne conserviamo ben 4680 che mostrano 250.000 differenti lezioni ) non ce n’erano due che presentassero il medesimo testo o che mostrassero una concordanza nemmeno per la metà delle parole.

Fu per porre fine a questo ineluttabile processo di imbarbarimento che nel 383 il Vescovo di Roma, Damaso, incaricò il dalmata Gerolamo di costituire un testo unitario della Bibbia Latina. Il segretario del Papa, in questa sua monumentale opera di riordino dovette procedere alla «correzione» dei quattro Vangeli in circa 3500 passi. La traduzione di Gerolamo dell'Antico e del Nuovo Testamento dal greco al latino chiamata la Vulgata, fu per molti secoli respinta dalla Chiesa, che solo nel Concilio di Trento (sec. XVI) si decise a dichiararla autentica.




venerdì 7 febbraio 2014

Altri documenti frammentari del Nuovo Testamento. 112

Oltre ai due codici fondamentali su pergamena del IV secolo (il Sinaitico e il Vaticano) ci sono pervenuti dei documenti su papiro assai frammentari ma di notevole valore, risalenti al II secolo, e traduzioni latine, siriache e copte fatte su testi greci, anch’esse risalenti al II secolo. . Si tratta di trasposizioni condotte con grande povertà formale e incapaci di rendere le peculiarità e le sfumature del greco, se non in modo assai rozzo.

In questi documenti frammentari troviamo che i discorsi di Gesù sono tramandati in aramaico, dialetto siriaco parlato in Galilea. Probabilmente fu proprio dalle inflessioni di questo idioma parlato velocemente, non molto raffinato e di scarso prestigio, che Pietro venne riconosciuto nel cortile del sommo sacerdote Caifa durante la Passione. (Mt. 26, 73).

Purtroppo, sono pochissime le parole di Gesù pervenute nel testo greco dei Vangeli canonici nella loro forma aramaica originale, come il "Talitha kum" con cui resuscita la figlia di Giairo (Mc. 5, 41), l’ "Effetha" con cui avrebbe guarito il sordomuto (Mc. 7, 34), ed il "Eh, Eh, lema sabchtanì", parole con le quali in Matteo e in Marco lamenta sulla croce d’essere stato abbandonato da Dio (Mt. 27,46; Mc. 15, 34), e, infine, il termine "Amen".


É significativo che in uno di questi frammenti evangelici siriaci assai antico, l’attuale versetto di Matteo 1,16 che recita: “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo”, recita invece “A Giuseppe, al quale la fanciulla era fidanzata, essa generò Gesù” (Nestle, Novum Testamentum graece et germanice, Matteo 1,16). In base a questo antichissimo documento, quindi, Giuseppe è il padre di Gesù, Maria non è vergine e neppure sposata quando lo genera. Per noi, oggi Gesù sarebbe nato da una ragazza madre o da una coppia di fatto.

Codex Vaticanus


martedì 4 febbraio 2014

I due codici fondamentali del Nuovo Testamento. 111

Come furono composti, rappezzati e tramandati i 27 documenti che compongono il Nuovo Testamento? Fino al XVIII secolo si credeva di possedere l’originale del Vangelo di Marco, anzi, addirittura in due copie, una a Venezia e l’altra a Praga; ed entrambe in latino, ignorando che questa lingua non era mai stata usata dagli Evangelisti.

In realtà di nessuno documento del Nuovo testamento esiste l'originale. Infatti della loro redazione originaria non sussiste la minima traccia e tutto sulla loro origine è avvolto nella completa oscurità. D’altra parte non sono pervenute nemmeno le loro prime trascrizioni. Infatti, esistono solo trascrizioni di trascrizioni di trascrizioni. Il loro testo attuale è spurio, nel senso che è stato rappezzato dalle più diverse redazioni tramandate attraverso i secoli.

Il Nuovo Testamenti si basa 1) su manoscritti greci, 2) su traduzioni antiche e 3) su citazioni mnemoniche neotestamentarie dei Padri della Chiesa. Giustino, ad esempio, di queste citazioni ne fornisce circa 300, Tertulliano più di 700, Origene quasi 18.000. Ma a sua volta la tradizione di queste opere non dà garanzie di attendibilità.


I più antichi manoscritti greci del Nuovo Testamento a noi pervenuti, il Vaticanus e il Sinaiticus, risalgono al IV secolo e sono tutti scritti in greco. Il Codex Sinaiticus e quello vaticano furono scoperti grazie all’opera del teologo tedesco Constantin von Tischendorf, precursore emerito della critica testuale neotestamentaria e viaggiatore instancabile.



Il Sinaiticus fu acquistato prima dallo zar Alessandro II e poi, nel 1933, dal British Museum di Londra ove tuttora si trova. Contiene per intero il Nuovo Testamento, in parte anche in modo del tutto arbitrario, ed è interamente consultabile su Internet. Il Codex Vaticanus, custodito nella Biblioteca Vaticana, è incompleto e ha subito tre rappezzamenti e persino l'aggiunta di due «Apocrifi», poi condannati dalla Chiesa, cioè l’Epistola di Barnaba e Il pastore di Erma. Questi due codici sono i testi fondamentali più antichi sui quali poggia la nostra conoscenza del cristianesimo.

Costantin von Tischendorf


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)