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venerdì 11 luglio 2014


martedì 8 luglio 2014

Il cristianesimo paolino rinnega totalmente l'ebraismo da cui deriva. 155

Quando Paolo maturò la convinzione che la parusia era procrastinata ad un tempo, forse indefinito, e si rese conto che i pagani suoi seguaci, come la maggior parte di coloro che praticavano i culti misterici, aspiravano soprattutto all'immortalità dell'anima, con alacrità febbrile si diede a creare la sua nuova teologia nell'intento di elaborare una religione che accogliesse, in un geniale sincretismo, le aspirazioni del mondo ebraico e di quello gentile, e che appagasse l'immaginario collettivo di un Salvatore universale, che trasversalmente era condiviso da tutto il mondo antico.

Così egli si diede ad elaborare il trapasso dall’originario cristianesimo escatologico, sostenuto dai cristiano-giudei, ad un nuovo cristianesimo sacramentale e trascendente, che al posto dell'imminente avvento del messianico Regno di Dio sulla Terra, ansiosamente atteso dagli Apostoli, sostenesse il concetto greco di immortalità nell'aldilà e trasformasse il Messia escatologico nel Figlio di Dio, Redentore dell'umanità. Senza questa trasformazione, la mancata realizzazione del Regno di Dio in Terra in seguito al rinvio, sine die, della parusia, avrebbe segnato la fine di ogni cristianesimo.

La credenza dell'immortalità, divenuta per Paolo la colonna portante della dottrina che stava creando, era diffusa tra i pagani seguaci delle Religioni Misteriche, ma totalmente ignorata dagli ebrei. Per l'Antico Testamento, infatti, non c'era un aldilà dove la parte spirituale dell'uomo avrebbe continuato a vivere, in un paradiso, se buona, o nell'inferno, se malvagia. Nella Bibbia ebraica sta scritto: «La sorte degli uomini e delle bestie è la stessa, come muoiono queste muoiono quelli. C’è un soffio vitale per tutti: non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità» (Qohélet 3,19). Con la morte, quindi, secondo il teologo biblico, tutto finisce, sia l'anima sia il corpo, perché tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere.

Infatti i Sadducei, cioè l’alto clero del Tempio di Gerusalemme detentore dell'ortodossia ebraica, sostenevano che Mosè non aveva mai parlato né dell'immortalità dell'anima, né della "resurrezione dei morti", e non credevano nella perpetuazione dell'individuo dopo la morte, in corpo e spirito. Quindi, per loro, non esisteva un aldilà dove le anime sarebbero state punite con l'inferno o premiate col paradiso.

Invece i culti misterici, diffusi in Occidente alcuni secoli prima del cristianesimo e interiorizzati e moralizzati dai greci, ponevano l'immortalità a base della loro dottrina e la associavano alla redenzione di un Dio che si incarnava in una vergine mortale per redimere l'umanità dalle sue colpe e renderla degna di una vita eterna e beata in un mondo utopistico, collocato nell'aldilà.

L’intero dramma salvifico del cristianesimo - preesistenza, incarnazione, martirio, morte, resurrezione, discesa all’Inferno e ascesa in cielo – risulta, quindi, una contaminazione di concezioni misteriche e di filosofia ellenistica. E si configura come una totale negazione dell'ebraismo.






venerdì 4 luglio 2014

Il cristianesimo di Paolo deriva dal paganesimo. 154

l ritardo della Parusia, con tutte le inevitabili conseguenze negative che comportava. costrinse Paolo a riformulare radicalmente la sua teologia e lo portò ad aprirsi alle religioni misteriche che allora erano diffusissime in tutto l'Oriente e specialmente a Tarso, sua città natale. Egli cominciò allora a elaborare il mito del Figlio di Dio, che muore e risorge per redimere l'umanità, che allora era all'ordine del giorno. Nell’antichità i processi di eroizzazione, di deificazione e di apoteosi erano diffusissimi, e tutti erano alla spasmodica ricerca di Salvatori e di Redentori. Figure storiche vissute ben prima di Gesù erano state venerate come esseri soprannaturali, come Sotéres (Salvatori) e Kyrioi (Signori divini), uomini come Zarathustra o Buddha.

Per Paolo era stato di importanza fondamentale nascere e trascorrere gran parte della sua giovinezza lontano dalla Palestina, fra i gentili, in una città come Tarso, in cui era grande la tensione culturale e religiosa, essendo il centro di convergenza di tutte le teologie escatologiche del vicino Oriente.
In questa città, infatti, era diffusa la tendenza sincretica che portava a fondere e a mescolare i vari culti misterici alla cui base c'era la concezione dell'immortalità dell'anima che veniva redenta dalla morte e dalla resurrezione degli dèi soterici: Mitra, Adone, Attis e Osiride, immolatisi per la salvezza dell'umanità.


Le Religioni Misteriche, dette anche Misteri, erano culti di divinità provenienti dalla Tracia, dall’Asia Minore, dalla Siria, dall’Egitto, diffusi in Occidente molti secoli prima del cristianesimo. Essi, interiorizzati e moralizzati dai greci, non operando distinzioni razziali o di casta, erano diffusi in tutti gli strati sociali e promettevano la liberazione dai vincoli del male e la speranza in un destino felice nell’aldilà, partecipando al banchetto dei beati e vivendo nella perenne gioia dei Campi Elisi. Per il raggiungimento della futura vita celeste e dell'immortalità era necessario ottenere la purificazione, la rinascita e la filiazione divina, e soprattutto, attuare l'ascesi tramite il dominio degli istinti e delle passioni.


È indubbio che Paolo, come ogni altro bambino nato e cresciuto a Tarso, dovette subire il fascino delle grandi cerimonie che si svolgevano in onore degli dèi misterici, considerati salvatori divini, e assimilarne inconsapevolmente i riti e i significati profondi, soprattutto i due sacramenti più importanti, che egli adotterà poi per il suo cristianesimo personale, il battesimo e l’eucaristia.

Infatti, in tutte le Religioni Misteriche ellenistiche esistevano due momenti cultuali dominanti: il banchetto sacro ritualizzato, durante il quale si mangiava la carne del Dio, cioè del dio-animale (agnello, toro o pesce) a lui sacrificato, e si beveva un calice di vino a simboleggiare il suo sangue, e il battesimo, inteso come cerimonia unica di affiliazione ma anche come lavacro di tutte le colpe. I banchetti sacri affondavano le loro radici negli antichissimi riti del cannibalismo rituale, praticato non per istinto ferino ma per acquistare le particolari energie fisiche e spirituali della vittima, mangiandone le carni.


Il quotidiano contatto con questi riti pagani impedì a Paolo di crescere con l'incontrastabile certezza, comune a qualsiasi gerosolimitano di nascita, di essere il centro religioso dell'universo e di considerare i gentili (gli infedeli incirconcisi) nient'altro che rozzi e reietti peccatori e lo portò ad aprirsi alla spiritualità pagana che annoverava anche scuole filosofiche di altissimo livello etico. Le sue Lettere, sono zeppe, infatti di formule tratte dal lessico religioso dei pagani, che in modo sorprendente spesso coincidono anche concettualmente con le idee delle religioni misteriche e con la filosofia greca. Il culto di Mitra, che denota tanti e sorprendenti parallelismi col cristianesimo, proprio a Tarso, patria di Paolo, aveva un santuario già in epoca precristiana. Nella stessa Tarso c'era poi il culto di una divinità agreste che muore e risorge, Sandan, protettrice della città, la cui morte e resurrezione veniva celebrata solennemente tutti gli anni. Ovviamente in quella città erano ben conosciuti Adone, Attis e Osiride, divinità che muoiono e risorgono.



Dio Mitra


martedì 1 luglio 2014

Nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi Paolo rimanda la Parusia a fine die. 153

A poco a poco, col passare degli anni, la speranza di Paolo nell'imminente arrivo della Parusia svanì, e la delusione fu accelerata dalla morte di molti cristiani, ai quali aveva solennemente promesso che sarebbero vissuti fino all’arrivo del Signore. E allora giustificò i casi di morte non previsti assicurando che anche i fratelli defunti sarebbero subito risorti all’arrivo del Cristo e con lui saliti al cielo, mentre tutti i defunti del passato avrebbero dovuto attendere fino alla resurrezione finale.


Ma alla fine lasciò perdere del tutto tale credenza originaria. La Seconda Lettera ai Tessalonicesi, infatti, riguardo alla Parusia dice esattamente il contrario di quanto era stato affermato nella prima. In essa anziché condannare ogni calcolo apocalittico, Paolo prende posizione contro l’idea di un immediato ritorno di Gesù.

Se. Infatti, nella Prima lettera egli dichiarava che quel giorno era inatteso e giungeva improvvisamente, come un ladro nella notte, nella Seconda comunica ai destinatari l’esistenza di tutta una serie di tappe importantissime non ancora compiute che procrastinavano l'evento ( 2 Thess. 2, 3 sgg.). Inoltre, sconfessando la Lettera precedente, prega i confratelli, affnché non si lascino trascinare nella confusione ingenerata da un’epistola che «si millanta dovrebbe provenire dalla mia penna»! (2 Thess. 2, 2).

Evidentemente la Seconda Lettera ai Tessalonicesi si proponeva di svalutare e svuotare di significato la Prima, data la scarsissima credibilità dell'imminente avvento del Parusia ormai sconfessata dai fatti, e di abituare i fedeli all’inevitabile ritardo del ritorno di Cristo.


La Parusia


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)