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venerdì 10 luglio 2015

68- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta. Costantino e il concilio di Nicea. 2

Il concetto di “homousia” che affermava l’uguaglianza di sostanza del Figlio col Padre, era contrastato da una parte dell'assemblea, capeggiata da Ario. Il problema, nato in seguito alla divinizzazione di Gesù, sorgeva dal quesito se Cristo prima della sua discesa in terra fosse stato uguale a Dio o un semidio. Fino al III secolo inoltrato, per la maggior parte dei cristiani Gesù non venne identificato alla pari con Dio. Paolo, che per primo ne promosse la divinizzazione, subordinava Gesù a Dio in quanto considerava il “figlio” in nessun caso identico al “padre”. Per lui Dio era sempre “theos” (Dio), Gesù sempre “kyrios” (Signore). Considerava Cristo come sostanza divina, ma un gradino sotto Dio, una specie di semidio. Dello stesso parere era l'evangelista Giovanni che nel suo Vangelo fece dire a Gesù: «Il Padre è più grande di me» (Giovanni 14, 28).
I Padri e dottori della Chiesa: Giustino (Apologia 1, 13), Ireneo (Contro gli eretici 2, 28,8), Tertulliano (Adversus Marcionem 2,27) e Origene (op, cit. 8,15) ritennero Gesù un Dio minore, inferiore al Padre in potenza. Questa posizione (detta teoria del subordinazionismo) era condivisa da molti vescovi orientali. Inoltre, fino al principio del III secolo, era pressoché ignorato lo Spirito Santo come terza persona della divinità. Ireneo considerava lo Spirito Santo un’entità interna alla divinità, Tertulliano e Origene una creatura subordinata al Figlio.
Ario, il padre conciliare dissidente, non rinnegava la Trinità, ma rifiutava la identità delle sostanze, la Homousia, cioè l'uguaglianza del Figlio e dello Spirito con quella del Padre. Per lui lo Spirito era inferiore al Figlio e costui al Padre. Solo il Padre era Dio essendo illimitato, immutabile ed eterno. Il Figlio era stato creato dal Padre. Per Atanasio, il nemico implacabile di Ario che lo accusava di essere figlio del demonio, Padre e Figlio costituivano un’unica essenza, un’unità incondizionata. Il «Redentore» non poteva essere di grado inferiore, doveva esser Dio nel senso pieno della parola e poteva essere pregato alla pari del Padre. Costantino, di fronte a questa contrapposizione insanabile, nonostante in segreto parteggiasse per Ario, impose alla pavida assemblea conciliare la “homousia” sostenuta da Atanasio, risolvendo definitivamente la questione. Nel secondo Concilio ecumenico del 381 anche lo Spirito Santo ottenne la divinità piena, cioè l’identità di sostanza con Dio Padre e il Figlio. E così il dogma della Trinità fu aggiunto al credo niceno-costantinopolitano e la dottrina trinitaria fu legge dello Stato. Non senza contrasti, come sempre nella Chiesa. I Pneumatomachi, che contrastavano la trinità, dissero sarcasticamente che Dio Padre con questo dogma diventava anche Dio Nonno dello Spirito Santo. I vescovi dissidenti che rifiutarono la “homousia” furono destituiti e cacciati in esilio. Costantino, però, non si limitò ad imporre l'“homousia” ma fece inserire nel cristianesimo anche molti riti pagani, cari alla tradizione popolare, conservando di essi la datazione e modificandone invece l'etichetta esteriore.
Così, ad esempio, Cristo fu fatto nascere il 25 dicembre, giorno in cui si festeggiava la rinascita del Dio Sole (Mitra, ma anche Osiride, Adone e Dioniso). Era per i pagani il "Dies Natalis Solis Invicti", una festività molto diffusa e popolare che celebrava l'allungamento delle giornate dopo il solstizio d'inverno e che simboleggiava la rinascita della vita. Impose inoltre che i cristiani spostassero il riposo settimanale del sabato (sempre mantenuto dalla Chiesa di Gerusalemme) nel giorno che i pagani dedicavano al Dio Sole, denominato domenica. (Ancora oggi gli inglesi chiamano la domenica "Sun Day", il giorno del sole).
Infine, fece anche bandire tutti i documenti evangelici non compatibili con la proclamata divinità di Gesù (quasi un centinaio) e ai quattro rimasti (i Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni) fece togliere ogni riferimento agli aspetti troppo terreni di Cristo, come il probabile matrimonio con Maria Maddalena. Dopo Nicea si successero ben quattordici concili in meno di vent'anni (molti dei quali furono mischie sanguinose) per codificare sommariamente le basi dell'intero cristianesimo.
Da allora la Chiesa venne guidata dagli imperatori ed ebbe inizio l’epoca del vero e proprio cesaropapismo. Gli imperatori si arrogarono il diritto di sostituire con decreti imperiali la legislazione ecclesiastica e di interferire pesantemente anche nelle questioni di fede. I papi furono costretti ad obbedire, pena l'esautorazione. Nonostante abbia favorito la Chiesa in tutti i modi, assegnandole donazioni e privilegi, e abbia contrastato il paganesimo, Costantino non rinunciò mai al titolo pagano di “pontefice massimo” e pare si sia fatto battezzare solo in punto di morte.
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giovedì 9 luglio 2015

Che cosa differenziava il battesimo cristiano da quello pagano. 220

La derivazione del battesimo cristiano da quello pagano era talmente evidente anche ai primi cristiani che essi dovettero compiere incredibili contorsioni teologiche per difendersi dall'accusa di averlo copiato, tale e quale, dalle religioni misteriche.

Alla fine del III secolo Tertulliano, in un’opera specifica intitolata De Baptismo, ricorse ad una speculazione cosmologica sulla natura dell’acqua per giustificare come proprio questo elemento ebbe il dono di un compito così elevato. In primo luogo conclude che l’acqua è particolarmente antica, un’argomentazione che ritorna in altri Padri della Chiesa, tanto che il vescovo Cirillo di Gerusalemme dice lapidariamente: «Al principio del mondo c’é l’acqua, come al principio dei Vangeli il Giordano». Tertulliano continua dicendo che fu l’acqua a produrre i primi esseri viventi «cosicché non c’è nulla di straordinario se nel battesimo l’acqua possiede la capacità di dare la vita».

Ma soprattutto essa fu la sede primigenia dello Spirito, che la riscaldò - così si
esprime pittorescamente il dottore della Chiesa Basilio - come un uccello che covi
le proprie uova (in realtà si tratta della semplice trasposizione dell’idea orfica
dell’uovo cosmico covato dalla Fenice). Così, dunque, l’acqua venne santificata perché, come conclude Tertulliano, «ciò che serviva da sostegno si appropriò di quel che sopra vi aleggiava, la Sacertà», dalla qual cosa deriva senz’ombra di dubbio che l’acqua, santificata da ciò che è santo, ha ricevuto la forza di santificare a sua volta.

In realtà, dietro queste argute riflessioni si cela l’antichissima concezione pagana
e giudaica dell’energia misteriosamente purificatrice e santificante dell’acqua, specialmente di quella corrente, «vivificante», che si immaginava ricolma di energie divine, anzi, discendente dalla divinità stessa o da essa addirittura abitata. Per questo ad acque e fiumi si attribuiva energia terapeutica, non dimenticando di conciliare direttamente tali concezioni col monoteismo.

Ma, argomenta ancora il nostro battagliero Padre della Chiesa, non c’è differenza se uno, per essere battezzato, viene immerso in mare, in un lago, in una palude o in una vasca da bagno, nel Giordano o nel Tevere, perché ogni acqua possiede, in virtù dell’antica prerogativa della sua origine, la misteriosa efficacia di santificare mediante l’invocazione a Dio. Ma è soltanto questa invocazione a Dio, conclude Tertulliano, a determinare la differenza del battesimo cristiano da quello pagano. «Anche i pagani, privi di qualsiasi comprensione delle forze dello spinto, attribuiscono gli stessi effetti ai loro idoli. Solo che si ingannano con volgare acqua»



Tertulliano


martedì 7 luglio 2015

67- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta. Costantino e il Concilio di Nicea. 1

L'imperatore Costantino, che con l'editto di Milano del 313 diede la libertà di culto ai cristiani e pose fine alle loro persecuzioni, era un seguace del culto solare del Dio Mitra, diffusissimo in oriente ed anche a Roma. Dovendo affrontare uno scontro durissimo col suo rivale Massenzio, chiese ed ottenne l'appoggio dei cristiani del suo esercito, e, come contropartita, riconobbe loro la libertà di religione. Ricorrendo alla pia favoletta della visione di Costantino, la Chiesa trasformò la sua vittoria su Massenzio in una vittoria di Dio sul paganesimo. In realtà Costantino, spietato e lucido politico, si era reso conto che il cristianesimo era ormai vincente e che invece di combatterlo, come aveva fatto poco prima Diocleziano inutilmente, conveniva istituzionalizzarlo e in tal modo controllarlo e assoggettarlo all'Impero. Da nemico, trasformarlo in un alleato sottomesso onde togliergli ogni residua carica eversiva. D'altra parte la dicotomia tra il cristianesimo e il giudaismo messianico era ormai conclusa da molto tempo ed era divenuta irreversibile. Secondo l'esortazione paolina i cristiani dovevano sottomettersi alle autorità temporali, accettare le disuguaglianze sociali, obbedire ai magistrati e ai funzionari dell'Impero e riconoscere la schiavitù. Erano quindi totalmente inseriti nell'ordinamento dello Stato e non destavano più preoccupazioni di ordine politico e sociale. Una volta riconciliatosi col cristianesimo, Costantino favorì la Chiesa cattolica con ogni sorta di privilegi e con beni e donazioni. A sue spese fece edificare molte chiese dotandole di vaste proprietà; donò al vescovo romano il palazzo del Laterano, che divenne per molti secoli la sede papale; esentò il clero cattolico da ogni gravame fiscale ed equiparò la legislazione ecclesiastica a quella imperiale.
Nel 321 concesse ai privati il permesso di fare donazioni alla Chiesa, accrescendone possedimenti e ricchezza. La Chiesa, pienamente mondanizzata, perché divenuta ricca e potente, si trasformò rapidamente in una istituzione imperiale, sotto la supervisione dell’Imperatore, e l'alleata più sicura di uno Stato che sfruttava pesantemente i suoi sudditi.
Nel 325, volendo dare una sistemazione definitiva al cristianesimo, Costantino, pur non essendo nemmeno battezzato e rivestendo la massima carica religiosa pagana di Pontifex Maximus (che conserverà fino alla morte), convocò e presiedette personalmente il primo concilio ecumenico della Chiesa che porta il nome di Concilio di Nicea. I vescovi colà convenuti, dai più lontani angoli della cristianità, finirono per redigere un testo, denominato "Credo degli Apostoli", col quale venne codificata l'ortodossia cristiana. Dei trecentotredici vescovi che parteciparono a questo primo grande Concilio della Chiesa solo sette erano occidentali. Si trattava di un vescovo gallico, uno calabrese, uno pannonico, uno spagnolo, uno di Cartagine e due preti romani delegati in rappresentanza del vescovo di Roma, Silvestro. Tutti gli altri erano orientali. Ciò a significare la scarsa importanza numerica e dottrinaria della Chiesa romana e d'Occidente in quel momento. Il livello intellettuale di molti padri sinodali era piuttosto basso se un contemporaneo li bollò come dei veri e propri cretini (Socrate Scolastico, Storia della Chiesa 1,8).
D'altra parte questi padri ebbero un comportamento molto strano: si lasciarono subito plagiare dalla pompa e dalle adulazioni dell'Imperatore, dai suoi appellativi di “amati fratelli” e nel redigere il "Credo degli Apostoli", una specie di "magna charta" del cristianesimo, si lasciarono imporre da Costantino i principi che egli riteneva indispensabili perché la nuova religione fosse una continuazione di quella pagana, cara alla Roma imperiale.
Così Gesù, sulla falsariga degli dèi pagani del vicino Oriente, protagonisti di un'incarnazione terrena e di una morte-resurrezione rituale, con una votazione abilmente pilotata dall'Imperatore, ma nonostante ciò appena risecata, fu proclamato Dio incarnato, partorito da una vergine, esattamente come Horo, l'eroe solare egiziano figlio della vergine Iside, come Adonis, l'eroe solare persiano figlio della vergine Astarte. Il Cristo cessò così, per sempre, di essere l'Unto di Jahvé per diventare definitivamente uguale a Dio nella natura e nella sostanza (“homousia”) e perdere ogni riferimento al Messia delle profezie bibliche.

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venerdì 3 luglio 2015

66- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta. Le persecuzioni. 3

Tutti i Padri della Chiesa hanno enormemente esagerato sia il numero delle persecuzioni, sia quello dei martiri, e hanno inventato anche la favola che i cristiani dovevano nascondersi nelle catacombe per celebrare i loro riti.
Oggi, però, nessun storico serio può avvallare una tale leggenda perché in realtà le catacombe (antichi cimiteri romani in disuso) furono dai cristiani usate solo per praticare i loro misteri separatamente dal “volgo profano” (in quanto si prestavano allo scopo), e per poter seppellire i loro morti con esequie religiose.
In realtà, nei primi due secoli gli imperatori diedero poco peso al fenomeno cristiano e non venne ucciso alcun vescovo. Con Traiano e Adriano e i loro successori è documentato il martirio di Ignazio, vescovo di Antiochia e alcune esecuzioni ordinate da Plinio.
Le dieci persecuzioni vantate dalla Chiesa ebbero tutte breve durata e causarono un numero relativamente basso di martiri autentici. Ce lo confessa Origene quando dichiara che il numero dei martiri cristiani «è piccolo e facile da contare» (Origene op. cit. 3,8). Durante le persecuzioni la maggior parte dei cristiani si salvò spesso con la fuga, molti però abiurarono, soprattutto sotto la persecuzione di Decio. Questa fu la prima persecuzione generalizzata e pianificata.
Decretata nel 250 allo scopo di procedere al sequestro dei numerosi beni ecclesiastici, considerati illegali in quanto la Chiesa non aveva personalità giuridica, suscitò molto panico ma le sentenze capitali furono piuttosto poche. Molti cristiani abiurarono (lapsi) sacrificando davanti ai simulacri degli dei e dell'imperatore, altri si limitarono a gettare l’incenso sulle braci e infine, i più furbi, conosciuti col nome di libellattici, ottennero con la corruzione un falso attestato di sacrificio o fecero sacrificare dai propri schiavi al loro posto. Solo pochi affrontarono il martirio o si mimetizzarono in luoghi solitari. I cristiani infedeli si pentirono e tornarono a schiere nel seno della Chiesa, che si affettò a cancellare il peccato di apostasia.
Neppure la persecuzione di Diocleziano fu grande come attesta la Chiesa. Ci furono dei confessori che vennero banditi o condannati ai lavori forzati nelle miniere, ma le esecuzioni capitali furono pochissime, e invece tante le abiure, come quella dello stesso papa Marcellino.
La Chiesa incitava al martirio affermando che esso equivaleva ad un secondo battesimo che purificava da ogni peccato e consentiva ai martiri di salire dritti al cielo.
Un promessa analoga fu fatta, in seguito, anche per i crociati che morivano in battaglia. Dopo che il Cristianesimo fu riconosciuto e legalizzato da Costantino, la Chiesa si prodigò a redigere gli "Atti dei Martiri" raccogliendoli nel "Martirologio": una sorta di calendario liturgico ufficiale in cui vengono descritte le storie di un numero esagerato di martiri di tutte le epoche. Si tratta di un colossale imbroglio.
Gli episodi persecutori veri e propri furono limitati e mai giustificarono l'ipotesi di un olocausto. Come si spiegherebbe, altrimenti, il fatto che il cristianesimo precostantiniano abbia potuto espandersi in tutte le contrade dell'Impero e consentire il proliferare di comunità di fedeli, della loro gerarchia di diaconi, presbiteri e vescovi e una produzione vastissima di testi teologici e storici da parte di uomini di cultura, come Clemente, Ireneo, Teodoreto, Tertulliano ed Eusebio?
La Chiesa – come abbiamo accennato più volte in precedenza – fin dalle sue origini ha distrutto tutte le opere contrarie alla sua ideologia e ai suoi interessi politici. Così, riguardo alle persecuzioni, ci mancano quasi completamente i testi degli editti anticristiani imperiali. Infatti, la loro raccolta, compilata dal giureconsulto Domizio Ulpiano, è stata fatta sparire dalla Chiesa postcostantiniana in quanto contraddiceva i molti falsi storici, costruiti intorno alle persecuzioni, a cominciare da quelli tramandatici da Eusebio nella sua Storia ecclesiastica, privi di riscontri.
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giovedì 2 luglio 2015

Per i primi secoli il battezzando cristiano doveva essere adulto e veniva immerso nudo nell'acqua a similitudine dei pagani. 219

Per lungo tempo il battezzando dovette essere nudo, e un decreto ecclesiastico obbligava le donne a sciogliere le trecce per evitare che vi si celasse alcunché di «estraneo», eventualmente qualche demonio appostato a corrompere l’efficacia di quel bagno di «resurrezione».

Fu solo a partire dal XIII secolo che nell’occidente latino entrò in uso la semplice aspersione, prima consentita solo per i malati per i quali era consentito un baptismus clinicorum. Ma molti si rifiutavano di riconoscere come cristiani coloro che erano stati battezzati in questo modo. I peccati dovevano essere «lavati» completamente, e in mancanza di un detersivo efficace, occorreva abbondante acqua! Nella Chiesa greca, invece, il battesimo ha luogo ancor oggi mediante immersione.

Il ritorno di antichissime usanze pagane nel cerimoniale cristiano del battesimo
può essere dimostrato da un tratto caratteristico: in Egitto il sacerdote richiamava in
vita una statua ponendole saliva in bocca e soffiando nelle narici; in questo modo il
defunto nella statua poteva di nuovo respirare, parlare e mangiare: cominciava la
sua vita eterna. Questo rituale, col quale si vinceva la morte e si otteneva l’immortalità, viene riprodotto intatto nel battesimo cristiano, nel quale il sacerdote soffia sul battezzando, ponendo saliva sulle orecchie e sul labbro superiore. Il cristiano, che prima del battesimo è ancora «morto», tramite orecchie e bocca riceve la vita eterna, secondo l’uso della rivitalizzazione della statua egizia.



Battesimo nell'antico Egitto


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)