Il
concetto di “homousia” che affermava l’uguaglianza di
sostanza del Figlio col Padre, era contrastato da una parte
dell'assemblea, capeggiata da Ario. Il problema, nato in seguito alla
divinizzazione di Gesù, sorgeva dal quesito se Cristo prima della
sua discesa in terra fosse stato uguale a Dio o un semidio. Fino al
III secolo inoltrato, per la maggior parte dei cristiani Gesù non
venne identificato alla pari con Dio. Paolo, che per primo ne
promosse la divinizzazione, subordinava Gesù a Dio in quanto
considerava il “figlio” in nessun caso identico al “padre”.
Per lui Dio era sempre “theos” (Dio), Gesù sempre “kyrios”
(Signore). Considerava Cristo come sostanza divina, ma un gradino
sotto Dio, una specie di semidio. Dello stesso parere era
l'evangelista Giovanni che nel suo Vangelo fece dire a Gesù: «Il
Padre è più grande di me» (Giovanni 14, 28).
I
Padri e dottori della Chiesa: Giustino (Apologia 1, 13), Ireneo
(Contro gli eretici 2, 28,8), Tertulliano (Adversus Marcionem 2,27) e
Origene (op, cit. 8,15) ritennero Gesù un Dio minore, inferiore al
Padre in potenza. Questa posizione (detta teoria del
subordinazionismo) era condivisa da molti vescovi orientali.
Inoltre, fino al principio del III secolo, era pressoché ignorato
lo Spirito Santo come terza persona della divinità. Ireneo
considerava lo Spirito Santo un’entità interna alla divinità,
Tertulliano e Origene una creatura subordinata al Figlio.
Ario,
il padre conciliare dissidente, non rinnegava la Trinità, ma
rifiutava la identità delle sostanze, la Homousia, cioè
l'uguaglianza del Figlio e dello Spirito con quella del Padre. Per
lui lo Spirito era inferiore al Figlio e costui al Padre. Solo il
Padre era Dio essendo illimitato, immutabile ed eterno. Il Figlio era
stato creato dal Padre. Per Atanasio, il nemico implacabile di Ario
che lo accusava di essere figlio del demonio, Padre e Figlio
costituivano un’unica essenza, un’unità incondizionata. Il
«Redentore» non poteva essere di grado inferiore, doveva esser Dio
nel senso pieno della parola e poteva essere pregato alla pari del
Padre. Costantino, di fronte a questa contrapposizione insanabile,
nonostante in segreto parteggiasse per Ario,
impose alla pavida assemblea conciliare la “homousia”
sostenuta da Atanasio, risolvendo definitivamente la questione.
Nel secondo Concilio ecumenico del 381 anche
lo Spirito Santo ottenne la divinità piena, cioè l’identità di
sostanza con Dio Padre e il Figlio. E così
il dogma della Trinità fu aggiunto al credo
niceno-costantinopolitano e la dottrina trinitaria fu legge dello
Stato. Non senza
contrasti, come sempre nella Chiesa. I Pneumatomachi, che
contrastavano la trinità, dissero sarcasticamente che Dio Padre con
questo dogma diventava anche Dio Nonno dello Spirito Santo. I vescovi
dissidenti che rifiutarono la “homousia” furono destituiti e
cacciati in esilio. Costantino, però, non si limitò ad imporre
l'“homousia” ma fece inserire nel cristianesimo anche molti
riti pagani, cari alla tradizione popolare, conservando di essi la
datazione e modificandone invece l'etichetta esteriore.
Così,
ad esempio, Cristo fu fatto nascere il 25 dicembre, giorno in cui si
festeggiava la rinascita del Dio Sole (Mitra, ma anche Osiride, Adone
e Dioniso). Era per i pagani il "Dies Natalis Solis Invicti",
una festività molto diffusa e popolare che celebrava l'allungamento
delle giornate dopo il solstizio d'inverno e che simboleggiava la
rinascita della vita. Impose inoltre che i cristiani spostassero il
riposo settimanale del sabato (sempre mantenuto dalla Chiesa di
Gerusalemme) nel giorno che i pagani dedicavano al Dio Sole,
denominato domenica. (Ancora oggi gli inglesi chiamano la domenica
"Sun Day", il giorno del sole).
Infine,
fece anche bandire tutti i documenti evangelici non compatibili con
la proclamata divinità di Gesù (quasi un centinaio) e ai quattro
rimasti (i Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni) fece
togliere ogni riferimento agli aspetti troppo terreni di Cristo, come
il probabile matrimonio con Maria Maddalena. Dopo Nicea si successero
ben quattordici concili in meno di vent'anni (molti dei quali furono
mischie sanguinose) per codificare sommariamente le basi
dell'intero cristianesimo.
Da
allora la Chiesa venne guidata dagli imperatori ed
ebbe inizio l’epoca
del vero e proprio cesaropapismo. Gli imperatori si arrogarono il
diritto di sostituire con decreti imperiali la legislazione
ecclesiastica e di interferire pesantemente anche nelle questioni di
fede. I papi furono costretti ad obbedire, pena l'esautorazione.
Nonostante abbia favorito la Chiesa in tutti i modi, assegnandole
donazioni e privilegi, e abbia contrastato il paganesimo, Costantino
non rinunciò mai al titolo pagano di “pontefice massimo” e pare
si sia fatto battezzare solo in punto di morte.
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