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venerdì 9 ottobre 2015

90- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte settima. Gli pseudo valori non negoziabili.

Il cristianesimo, soprattutto quello cattolico, non si limita ad opprimere la nostra sessualità ma estende la sua prevaricazione anche in molti altri campi della vita umana. Esso ha elaborato tutta una serie di assurdi principi morali, chiamati pomposamente “valori non negoziabili”, e li ha contrabbandati per  legge naturale onde poterli imporre a tutti i cittadini, anche ai non credenti che li considerano le parti più infondate e bischere della morale cattolica. Fra questi valori non negoziabili, che sono palesemente la negazione di ogni diritto civile e umano e che hanno l'unico scopo di negare all'uomo ogni anelito di libertà e di felicità, due sono particolarmente fondamentali: il matrimonio religioso indissolubile e la sacralità della vita, dal concepimento all'inumazione.
Sono sempre meno condivisi dalla stragrande maggioranza della popolazione ma appunto per questo la Chiesa, coartando in Italia la classe politica ad essa appecorata (che costituisce purtroppo la maggioranza), tenta in tutti i modi di imporli come legge di Stato (trasformando ogni peccato in reato), o di ostacolare la loro violazione.
Per quanto riguarda il matrimonio religioso, ormai ridotto al lumicino (matrimoni civili, divorzi, coppie di fato e conviventi sono una maggioranza in continua crescita), la Chiesa, nel tentativo di impedire le nuove realtà familiari che stanno nascendo, ostacola qualsiasi legge preveda il divorzio breve (costringendo molte coppie a recarsi all'estero per ottenerlo in tempi non biblici), e impedisce il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto che ormai superano il milione.
Ma è in difesa della sacralità della vita che la Chiesa infierisce con particolare ferocia, impedendo agli italiani l'autodeterminazione della propria salute, del proprio corpo e della propria vita.
Per essa la sofferenza fisica, protratta nel massimo degrado e il più a lungo passibile, magari con l'ausilio di strumenti di tortura, quali: canule, ventilatori, sondini e altri mostruosi aggeggi, è un obbligo divino per ottenere la nostra autoredenzione, perché solo sofferenza e dolore producono la salvezza eterna.
Così, rinnegando quella sensibilità comune ad ogni essere umano che distingue la vita puramente biologica da quella biografica (consistente di relazioni e sentimenti), la Chiesa rinnega il principio che «quando la vita biografica diventa intollerabile, come nelle malattie terminali, possa essere presa in considerazione l’eventualità di concedere, a chi lo vuole fermamente, di porre termine alla vita biologica». Ad essa non importa che il 70% (statistica Censis) della popolazione ritenga che “quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede”.
Ma non si limita a questo. In base al concetto antiscientifico che la vita è data dal battito cardiaco e non, invece, dall'attività cerebrale, la Chiesa impone di tenere in vita artificialmente, anche per decenni, quanti sono vittime di un coma irreversibile. Si tratta di corpi ridotti ad un ammasso di cellule puramente vegetative, tenute in vita meccanicamente applicando la nutrizione forzata, ma facendo soffrire le più atroci torture ai congiunti che devono assistere, per anni, un corpo degradato e privo di ogni dignità, dichiarato dai medici psichicamente morto. Una mostruosità che solo una religione disumana può concepire.
La scelta di decidere del nostro corpo è un fondamentale diritto democratico proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, firmata da tutti gli Stati occidentali, all'infuori del Vaticano e da altri Stati totalitari e teocratici.
Se il cittadino è libero nelle sue opinioni e nel suo voto, si deduce che egli è anche sovrano su una sfera privata, dove i suoi valori di coscienza sono insindacabili. Purtroppo questo non avviene in Italia, il Paese dei diritti negati.
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giovedì 8 ottobre 2015

Perché i testi del Nuovo Testamento sono privi di ogni veridicità. (Parte prima) 231

Tre sono le date fondamentali che evidenziano in modo inconfutabile la poca o nulla attendibilità dei 27 documenti che sostituiscono il Nuovo Testamento e che sono quindi a fondamento del cristianesimo: sono gli anni 1859, 1198, e, infine, 1585.
Cominciamo dal 1859. Il 14 febbraio di quell'anno il tedesco Constantin von Tischendorf (1815-1874), un professore di teologia che aveva dedicato tutta la sua vita allo studio delle origini del Nuovo Testamento, scopre nel monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai un codice antico di 346 fogli, scritto in greco su pelli d'asino, che riportava il Vecchio e Nuovo Testamento. Questo codice, datato dagli archeologi tra il 330-350 d.C.  si è subito rivelato un autentico tsunami nei confronti del mondo cristiano. Decretato unanimemente dagli studiosi come il più vecchio e integro Nuovo Testamento del mondo, ha consentito di evidenziare, in modo inconfutabile, le migliaia di falsificazioni intenzionali fatte in tutti i moderni Nuovi Testamenti oggi in circolazione.

La Chiesa cattolica ha rabbiosamente ma inutilmente cercato in tutti i modi, fin dal 1883, di annullarne la validità perché mette in discussione la sua stessa esistenza, accusandolo di scandalosa mutilazione di testi. Ma l'assurdo è che anche questo vecchio codice ci è giunto alterato con sovrabbondanti errori e gravi editazioni del testo originario. Queste anomalie furono svelate dai risultati di mesi di esami all'ultravioletto, eseguiti dal British Museum di Londra, nella cui libreria si trova il documento, a metà degli anni '30.

Le scoperte evidenziarono la sostituzione di numerosi passaggi, ad opera di almeno nove differenti redattori. Le fotografie scattate durante i test hanno rivelato che i pigmenti dell'inchiostro erano rimasti in profondità nei pori della pelle e quindi le parole originali, benché raschiate, erano leggibili sotto la luce ultravioletta. Comunque, è ciò che NON c'è in questo Codice che imbarazza la Chiesa, cioè le sue le molteplici, eclatanti omissioni. La più straordinaria è quella che riguarda la dottrina centrale della fede cristiana: la resurrezione e le apparizione di Gesù Cristo risorto e la sua ascensione in cielo. La Chiesa sostiene che la resurrezione e l'ascensione di Gesù Cristo è condizione essenziale (sine qua,non) della cristianità, come confermano le parole di Paolo: "Se Cristo non è risorto, la nostra fede è inutile" (1 Cor. 5:17).


Ma la resurrezione e le successive apparizioni di Gesù risorto non sono riportate nel Vangelo di Marco, il più antico dei quattro, mentre nelle versioni odierne essa viene raccontata con oltre 500 parole (Marco 16:9-20). Non solo queste narrazioni sono mancanti nel Nuovo Testamento sinaitico, ma sono assenti anche in quello Alessandrino, in quello Vaticano (sesto secolo), nella Bibbia di Beza, e in un antico manoscritto latino di Marco, detto codice "Q" dagli analisti. Mancano anche nella più antica versione Armena del Nuovo Testamento, nei manoscritti del sesto secolo della versione Etiopica, e nella Bibbia Anglosassone del nono secolo. Solo in qualche Vangelo del 12° secolo si trovano le prime narrazioni della resurrezione contrassegnate col segno dell'asterisco, usato dagli scribi per indicare passaggi spuri in un documento letterario.


Quindi i versetti sulla resurrezione nell'odierno Vangelo di Marco sono universalmente dichiarati come falsi e la Chiesa, obtorto collo, è costretta oggi a riconoscerlo, dicendo "la conclusione di Marco è dichiaratamente non genuina ... quasi l'intera sezione è una compilazione successiva" (Encyclopaedia Biblica, vol. II, p. 1880, vol. III pp. 1767, 1781). Quindi, il Vangelo di Marco del Codice Sinaitico trasmette la "prima" narrazione di Gesù Cristo nella storia, completamente diversa da quella che è nei Vangeli moderni. Nel prossimo post verranno esemplificati altri eclatanti manipolazioni attuate nei corso dei secoli con l'aggiunta di migliaia di parole rispetto all'originale Codice Sinaitico.



Constantin von Tischendorf (1815-1874)


martedì 6 ottobre 2015

89- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte settima. La morale sessuofoba.

La quasi totalità dei credenti è fermamente convinta che senza la religione gli uomini sarebbero dei bruti, immersi nella malvagità e nel crimine. Si tratta di uno stupido luogo comune, alimentato ad arte dai capi religiosi, ma sconfessato dal fatto che è proprio la religione che impone all'uomo una morale spesso, falsa, ipocrita e dannosa, costringendolo ad osservare, pena durissimi castighi, cervellotici divieti comportamentali, che negano ogni libertà umana e civile e coartano i sani istinti della natura. La morale religiosa, infatti, non scaturisce dall'essenza genuina dell'uomo e dalla sua progressiva evoluzione, ma è dedotta da un'entità superiore, chiaramente inventata.
È risaputo, anche da individui dotati di modesta cultura, che la civiltà greco-latina, tramite i suoi letterati e filosofi, aveva saputo elaborare una morale rispetto alla quale quella cristiana impallidisce. Quindi, non c’è nessun collegamento tra il senso umano del bene e del male e l’esistenza di una qualsiasi divinità soprannaturale.
La morale cristiana, è di tipo mercantile, un “do ut des”: devi essere buono per meritarti il paradiso, altrimenti vai all'inferno. Un'etica materialistica che fa dire a Einstein: «Se le persone fossero buone solo per timore della punizione e speranza della ricompensa, saremmo messi molto male».
Questa forma di morale sfrutta sistematicamente il senso di colpa che la religione, fin dalla più tenera età, ci inculca nella mente bollandoci come dei peccatori incalliti che debbono chiedere continuamente perdono a Dio. Fin dai tempi di Paolo, come abbiamo visto in precedenza, per la Chiesa il peccato più perverso era ed è, per antonomasia, quello sessuale perché esprime al massimo la libertà individuale.
È noto a tutti che la pulsione sessuale è il motore che spinge la nostra specie a riprodursi e a sopravvivere. Ma il desiderio che essa produce è così forte da superare le finalità biologiche e da determinare gran parte dei desideri, delle emozioni e dei conflitti, che riguardano l'umanità.
Forse saremmo mammiferi migliori se la nostra sessualità non fosse così preponderante e non occupasse tanta parte della nostra vita, ma dobbiamo accettarci come l'evoluzione ci ha fatti. Invece il cristianesimo, campando divieti di origine divina, impone la criminalizzazione di quasi ogni impulso sessuale, e vorrebbe finalizzare il sesso esclusivamente a fini procreativi, escludendo del tutto il piacere fisico, psicologico e affettivo che esso comporta. ritenendolo assolutamente interdetto da Dio .
Le repressioni sessuali che il cristianesimo, specie cattolico, impone con durezza riguardano molti aspetti della vita sociale e vietano categoricamente i divorzi, le unioni di fatto, la libera convivenza, il matrimonio tra omosessuali, ogni forma di contraccezione, l'aborto, la procreazione assistita, l'uso per scopi scientifici delle cellule staminali embrionali, i rapporti sessuali protetti col preservativo onde evitare contagi e perfino l'educazione sessuale dei minori. Arriviamo all'assurdo che un vero cattolico, durante l'intera vita matrimoniale, dovrebbe avere solo sporadici rapporti con la moglie perché, appena essa si rendesse conto di essere incinta, dovrebbe, come dice Sant'Agostino, sospendere ogni contatto sessuale fino al parto, in quanto cessando lo scopo procreativo, esso diventerebbe edonistico e quindi peccaminoso.
Inoltre, dopo la menopausa, non essendo la donna più fecondabile, ogni rapporto coniugale dovrebbe cessare del tutto. E queste assurde proibizioni le attribuisce al suo Dio, visto come un guardone incallito che ficca il naso in ogni angolo del sesso.
Naturalmente, pur ottenebrata dalla sua sessuofobia, la Chiesa Cattolica conosce bene i problemi della famiglia odierna che, per sopravvivere, deve pianificare le nascite, e così per salvare capra e cavoli ha escogitato un metodo, assolutamente ipocrita, che si rifiuta di chiamare anticoncezionale per definirlo eufemisticamente “atto a evitare un concepimento”- come se cambiando le parole si arrivi a modificare la sostanza delle cose - che consente di coitare senza peccare, approfittando dei giorni in cui la donna non è fecondabile.
Per adottare questo metodo i coniugi si devono trasformare in ragionieri della fertilità, e con tanto di termometro, conoscenza del calendario e dell'aritmetica, applicare il metodo Billings o quello Rötzer (entrambi dettagliatamente spiegati dai parroci), per evitare le maternità indesiderate. Quindi niente chimica, o, più banalmente, qualche grammo di lattice, ma calcoli ragionieristici, perché il buon Dio, che a questo punto viene trattato da autentico citrullo, non s'incazzi al momento del coito.
Ma c'è ancora un aspetto molto grave e purtroppo sottaciuto che la sessuofobia della Chiesa determina. Infatti, proibendo l'educazione sessuale dei minori e, soprattutto, ogni forma di contraccezione, essa si rende responsabile di quasi la totalità degli aborti che avvengono nel mondo cattolico.
Per eliminare l'aborto, come essa predica, non serve reprimerlo, criminalizzando la donna che è costretta a farlo, quanto invece prevenirlo, consentendo, magari, la distribuzione gratuita di ogni tipo di contraccezione. Molte donne eviterebbero così un trauma sia fisico che psicologico, a tutto vantaggio della famiglia, e lo Stato risparmierebbe molte risorse. Infatti, dove la contraccezione è libera e non ostacolata gli aborti sono ridotti al minimo e tendono a scomparire.
Non occorre spendere parole per spiegare come le malattie veneree siano oggi, causa la globalizzazione, fra le più diffuse del pianeta. Fortunatamente sono stati trovati efficaci rimedi che consentono di curarle. Ma per impedirne la diffusione, specie nei Paesi più poveri, serve soprattutto la prevenzione che può essere aiutata enormemente dall'uso dei profilattici.
Secondo il cardinal Alfonso Lopez Trujillo, presidente vaticano del Pontificio consiglio per la famiglia, e per ogni altro ecclesiastico, i profilattici non impediscono i contagi perché, secondo loro, vengono fabbricati con molti fori microscopici, attraverso i quali possono passare i virus. Una criminale menzogna, avvallata anche da papa Benedetto XVI nella sua prima visita in Africa il 17 marzo 2009, scatenando le ire di molti governi responsabili dell'Occidente, nonché l'indignazione dell'intero mondo medico e scientifico.
La prestigiosa rivista scientifica londinese “Lancet” lo ha accusato, senza mezzi termini, di aver "pubblicamente distorto le prove scientifiche” per mascherare la criminale decisione della Chiesa di vietare l'uso dei profilattici, considerandoli peccaminosi strumenti anticoncezionali.
La sessuofobia della Chiesa, che si fa sempre più oppressiva per contrastare la secolarizzazione dilagante della società, trova purtroppo in alcuni Stati, come l'Italia, l'incondizionato sostegno delle classi politiche più conservatrici e retrograde.
In ogni Paese democratico e laico, invece, né religione, né Stato dovrebbero occuparsi del problema, lasciando ad ogni cittadino la piena libertà di godere la sua sessualità come meglio gli aggrada, purché nel privato e senza danneggiare nessuno.


venerdì 2 ottobre 2015

83- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte sesta. Le reliquie (Parte seconda)

Altre fantasiose reliquie si aggiunsero successivamente: due asciugamani usati da Gesù per la lavanda dei piedi degli apostoli (uno in Laterano e un altro in Germania ad Acqs), alcuni pannolini del Bambin Gesù (Aquisgrana), la sacra culla e la mangiatoia (Santa Maria Maggiore a Roma), una ciocca di capelli di Maria e ampolle del suo latte (Messina), frammenti del velo della Madonna e della veste di San Giuseppe (Santa Maria di Licodia), frammenti del bastone di San Giuseppe (in molte chiesa di Roma e Bologna).
A Verona si conservano le reliquie dell'asino delle palme e a Colonia pezzi del suo sterco. Nel Medioevo, a Gaming in Austria, nella festa delle reliquie celebrata il 5 novembre, oltre la greppia e i pannolini di Gesù si potevano venerare i resti del pasto dei cinquemila narrato nei Vangeli e frammenti del pane mangiato durante l'Ultima Cena, ampolle col sangue dei bambini uccisi da Erode durante la strage degli innocenti e una ciocca dei capelli della Maddalena.
Nella cappella del castello di Wittemberg, al tempo del principe Federico III, si potevano venerare membra del corpo di Lazzaro, pelli dei bambini uccisi da Erode, il pollice destro di Sant'Anna, alcune ossa di San Paolo, del pane piovuto dal cielo ai figli d'Israele nel deserto durante l'Esodo, tozzi di pane dell'Ultima Cena, alcuni ramoscelli del roveto ardente di Mosè e, perfino, tre ampolline del latte della Vergine Maria. Ma non è finita.
Del Battista conserviamo molte assurde e inverosimili reliquie: la testa decapitata (San Silvestro in Capite a Roma), un braccio (Cattedrale di Siena), il mento (San Lorenzo di Viterbo), un dito (Duomo di Firenze) e le ceneri (San Lorenzo di Genova). Molto venerate fin dal XII secolo le presunte spoglie dei tre Re Magi (dove mai saranno andati a pescarle?) oggi conservate in parte a Colonia e in parte a Milano.
Ma la reliquia delle reliquie, che fino a qualche mezzo secolo fa faceva andare in delirio orgasmico e in deliquio gran parte delle vergini consacrate a Dio nel chiuso dei monasteri, scatenando la loro libidinosa fantasia, nonché molte sante e non pochi papi ed ecclesiastici, fu il santissimo prepuzio di Gesù. Il destino di questa sacra pellicina del pene che Gesù aveva dovuto perdere con la circoncisione nell'ottavo giorno dalla nascita, aveva preoccupato non poco numerosi Padri della Chiesa. Poi Carlomagno risolse il problema rivelando di averla ricevuta direttamente da un angelo e, con somma magnanimità, la offrì in dono a papa Leone III.
A questo punto avvenne il miracolo della moltiplicazione dei prepuzi divini, per cui oggi ben tredici luoghi vantano il possesso di questo prezioso pezzo d’antiquariato prepuziale tra cui Calcata (VT) (dove fino a pochi decenni fa, veniva esposto alla pubblica adorazione nel giorno di Capodanno, ricorrenza della circoncisione, nella Chiesa parrocchiale) e Roma (Laterano) e altre undici città europee.
Il culto di questa “santissima reliquia”, che potrebbe regalarci il Dna di Gesù (ma troveremmo sicuramente tredici Dna diversi), fu molto diffuso nel Medioevo, tanto che nel 1427 venne persino fondata la Confraternita del Santo Prepuzio. La sacra pellicina, cui erano attribuiti effetti miracolosi sul parto, fu oggetto di continui pellegrinaggi di donne incinte e di solenni uffici in suo onore.
Mentre colti Padri della Chiesa e dotti teologi almanaccavano, con somma dottrina, su questa reliquia (Cristo, dopo la resurrezione, era asceso al cielo in corpo e spirito con o senza il prepuzio che gli era stato tolto 33 anni prima?), le giovani vergini rinchiuse nei chiostri, bramose degli abbracci del loro dolcissimo e amatissimo Gesù, la eleggevano a loro anello di fidanzamento. Santa Caterina da Siena, nei suoi momenti mistici mostrava rapita al suo confessore incredulo (perché non lo vedeva) il prepuzio che portava al dito, regalatole da Gesù in persona, affermando che per lei era perfettamente visibile. Un autentico delirio erotico!
Oggi questa santissima reliquia non è più oggetto di morbosa venerazione perché la Chiesa, nel 1900, in un raro momento di resipiscenza, resasi conto dell'aberrazione demenziale in cui era caduta, ha vietato a chiunque di scrivere o parlare del Santo Prepuzio, pena la scomunica (Decreto no. 37 del 3 febbraio 1900), e successivamente ha rimosso dal calendario liturgico la festività della Circoncisione, precedentemente celebrata in tutto il mondo il primo gennaio di ogni anno.
Spesso alle reliquie erano associate particolari indulgenze. Così i pellegrini che nel Duecento si recavano a Roma in San Pietro per venerare l'immagine di Cristo impressa sul presunto sudario di Veronica, guadagnavano da novemila a dodicimila anni di purgatorio.
L’epoca d’oro del culto delle reliquie fu certamente il Medioevo. Il Boccaccio nel suo Decameron, nella novella che vede Frate Cipolla come protagonista, ci illustra in modo memorabile la credulità popolare del suo tempo attorno alle reliquie e l’uso strumentale che gli ecclesiastici senza scrupoli ne facevano. Ma questo culto è sempre perseguito, raggiungendo talora forme inimmaginabili di feticismo necrofilo.
A questo proposito vale la pena di ricordare quanto accadde, quattro secoli fa, al cadavere del cardinale Roberto Bellarmino (il grande inquisitore che condannò Galileo e Giordano Bruno), morto in odore di santità.
Il Vaticano per placare il popolino che, in preda a morbosa esaltazione richiedeva una reliquia dell'ecclesiastico defunto, prima fece distribuire la biancheria del cardinale fatta in minuscoli pezzetti, poi, non bastando questo a placare il fanatismo popolare, ordinò di sezionarne parte del cadavere del futuro santo per consentire a chiunque di avere qualche minuscolo brandello della sua carne. Una forma di delirio collettivo.
A conclusione di questo capitolo risulterà chiaro a chiunque che gran parte delle reliquie e dei luoghi di culto della Terra Santa nonché tutti i miracoli, altro non sono che colossali bufale della Chiesa che alimentano invereconde forme di feticismo, di superstizione e di dabbenaggine ma anche colossali business a tutti i livelli.
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giovedì 1 ottobre 2015

Perfette analogie tra l'eucaristia pagana e quella cristiana. 230

Le coincidenze, quasi perfette, tra l'antica eucaristia pagana delle religioni misteriche e quella cristiana, nata per ultima, non possono essere considerate, come pretende la Chiesa, semplici analogie formali, somiglianze esteriori, puri e semplici parallelismi; al contrario, queste coincidenze evidenziano una derivazione precisa e puntuale dal pensiero e dai i drammi cultuali dei Misteri di Dioniso, di Iside, di Osiride, di Attis o di Mitra.

Nel pasto sacramentale il Miste (così veniva chiamato il fedele delle religioni misteriche) si univa col Dio morto e risorto, si levava a nuova vita e otteneva la garanzia della beatitudine eterna. Lo stesso intendimento sacramentale viene da Paolo inserito nella sua comunione.

Altri esempi eclatanti. Secondo l’insegnamento della Chiesa, i discepoli bevvero dal calice il sangue di Cristo, da lui stesso offerto prima della morte, allo stesso modo Iside, prima della morte di Osiride, ne bevve il sangue ch’egli stesso le porse in un calice. Secondo Paolo, coloro che ricevevano la comunione erano commensali di Cristo, così i fedeli dei Misteri si sentivano commensali del loro Dio. Secondo la Chiesa la comunione cristiana determina la totale congiunzione con Cristo; nello stesso modo col pasto cultuale di Serapide, Dioniso, Mitra e di Iside i Misti si sentivano legati strettamente fra loro in forza della magia sacramentale. Come l'eucaristia di origine paolina si collega al ricordo dell’Ultima Cena di Gesù, così le agapi di Mitra erano chiaramente solenni commemorazioni rituali dell’ultima cena di Mitra e dei suoi compagni, prima del sacrificio.

Le due più antiche manifestazioni cultuali cristiane, il battesimo e la comunione,
non derivarono, come abbiamo dimostrato, da Gesù e dal Vecchio Testamento ma furono create da Paolo e dalle sue comunità ellenistiche in strettissima relazione coi sacramenti corrispondenti delle religioni misteriche dell’Ellenismo. Ovviamente, questi riti, scopiazzati dai pagani, vennere dai cristiani gradualmente «purificati», «rinnovati», elevati su «un piano superiore», in breve, riempiti della«spiritualità cristiana».
L’eucaristia, il «farmaco dell’immortalità» (pharmakon athanasias), come la definì il vescovo Ignazio, copiando Iside, diventerà il sacramento fondamentale per la vita eterna. Già nella Chiesa primitiva veniva somministrata per tre volte ai moribondi e, a partire da Cipriano, persino ai lattanti.
Dalla comunione, per successive altre imitazioni extracristiane di culto e di preghiera, si arriverà ben presto, alla nascita della Messa cristiana. Forse ciò avvenne a partire dal 150, quando l’atto del culto eucaristico fu separato dalle agapi, i pasti serali comunitari, e l’eucaristia venne spostata ad ora antimeridiana e celebrata unitamente alla recita del servizio divino.



Iside


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)