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giovedì 12 novembre 2015

Maria Maddalena e il suo legame affettivo con Gesù. 236

Tra le discepole che seguivano costantemente Gesù durante il suo missionariato e che forse si prendevano cura della sua persona fisica e del suo sostentamento, Maria Maddalena è senza alcun dubbio la più importante sotto molti punti di vista. Ma nei Sinottici viene trattata con evidente, profondo imbarazzo, e la sua personalità viene contraffatta sia nel nome sia nei ruoli da essa svolti. Solo l'evangelista Giovanni, evidenzia senza remore il suo vero nome e adombra, con molta verosomiglianza, il fatto di considerarla la compagna o consorte di Gesù e la costante testimone della sua crocifissione e resurrezione .


Malgrado, però, le reticenze dei sinottici, le prove che evidenziano il rapporto affettivo tra Maria Maddalena e Gesù sono evidenti: l'assidua ospitalità notturna di Gesù nella sua casa di Betania (Luca 10,38; Marco 11, 11-20; Matteo 21,17); la risposta di Gesù a Marta che lamentava il fatto che Maria Maddalena non l'aiutava nei lavori domestici per stare ad ascoltarlo: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Luca 10,42); l'esplicita affermazione di Giovanni che Gesù amava Marta, sua sorella (Maddalena) e Lazzaro (Giovanni 11,5) e, soprattutto l'unzione regale di Gesù in casa di Lazzaro da parte della Maddalena (Gv 12,1-3).


Altrettanto significativi sono gli episodi che dimostrano l'appassionata e struggente partecipazione della Maddalena al dramma della crocifissione. Infatti, essa è l'unica discepola di Gesù davanti alla croce, come evidenziano concordi gli evangelisti; è una delle due Marie che partecipano alla deposizione e che con Giuseppe d'Arimatea si prende cura del cadavere di Gesù. Infine, è il testimone fondamentale nel convalidare la resurrezione e l'ascensione di Gesù in cielo scoprendo la tomba vuota, vedendo il Risorto in due dei tre Vangeli in cui appare, avvertendo gli apostoli e il discepolo che Gesù amava (il fratello Lazzaro) della sparizione del cadavere di Gesù e, secondo Giovanni, comunicando agli apostoli l'ascensione . Ecco perchè non sono pochi quelli che ritengono che la resurrezione e l'ascensione siano soprattutto merito suo.


Un personaggio così importante e fondamentale, soprattutto a proposito della resurrezione, avrebbe dovuto avere nel Nuovo Testamento un rilievo di spicco. Invece, no, viene rappresentata con disagio e imbarazzo, considerata quasi uno scheletro nell'armadio. Perché? Perché facendo parte del cerchio magico di Gesù ed esercitando su di lui una certa influenza, probabilmente suscitò negli apostoli una forte ostilità, come viene attestato nei testi apogrifi, come Il Vangelo a lei attribuito, il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Filippo, tutti andati perduti (o meglio, fatti sparire dalla Chiesa) al pari degli altri Vangeli gnostici. In uno di questi: il Vangelo di Filippo, viene espressamente dichiarata la consorte di Gesù. Ecco, quindi, che la causa fondamentale che ha fatto oscurare questo importante personaggio fu il suo legame affettivo col Maestro, che lo avrebbe reso incompatibile con la sua natura divina e sotertica.


La Chiesa poi, nell'intento di confondere al massimo le acque nei suoi confronti, nel Concilio Vaticano II del 1969, contraddicendo papa Gregorio Magno che in un’omelia del del 591 aveva riconosciuto l’identità delle tre Marie collegabili a al nome di Maddalena ha scisso questo personaggio in tre diverse figure: quella a cui Cristo appare dopo la resurrezione, la sorella di Marta e di Lazzaro e la peccatrice dai sette diavoli. Con ciò mostrando la sua chilometrica coda di paglia.


Cristo risorto e Maria Maddalena


martedì 10 novembre 2015

99 - “L'invenzione del cristianesimo” - Parte ottava . La pedofilia. (Parte prima)

Il nuovo crimine, che attualmente sta infangando la Chiesa Cattolica, riguarda le
molestie e le violenze sessuali perpetrate da preti, suore e laici cattolici, su scolari e studenti, minori e non, in orfanotrofi, scuole, seminari e parrocchie da loro gestiti in Europa e in America. Si tratta di stupri e abusi sessuali su bambini, coperti sistematicamente dalla criminosa omertà della gerarchia ecclesiastica la quale, anziché punire i colpevoli, li ha sempre protetti, imboscati, spostati più volte da una parrocchia all'altra, consentendo loro così di iterare le violenze.
Nonostante le molte denunce (solo negli Stati Uniti fino al 2003 ne sono state presentate 11.000), che riguardano quasi tutti i Paesi cattolici, queste, a detta dei conoscitori del fenomeno, rappresentano solo la punta dell'iceberg, tenendo conto di quante vittime, per pudore, vergogna, ricatti e minacce (spesso appoggiate dall'opinione pubblica teocon), hanno subito i soprusi in silenzio e senza reagire.
Ma l'aspetto più grave di questo fenomeno non riguarda solo la violenza sessuale che ha coinvolto, altre che preti e suore, anche decine di vescovi e qualche cardinale, quanto la copertura degli scandali da parte delle gerarchie ecclesiastiche, spesso appoggiate dai partiti politici clericali. La Chiesa, come una piovra ferita, si è battuta con ferocia inaudita per impedire che i suoi colpevoli ministri venissero incriminati e, per di più, con sommo cinismo, ha tentato in tutti i modi di non risarcire le vittime dei soprusi patiti.
A voler imporre il silenzio, anzi il “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, è stato proprio il papa emerito Ratzinger quando, da cardinale era a capo della Congregazione per la dottrina della fede (la vecchia Inquisizione).
Con una ben precisa circolare “De Delictis Gravioribus”, inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001, egli non solo ha imposto il segreto su questi orribili abusi, ma ha rivelato che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa in persona, quel Wojtyla che il popolino, alla sua morte, voleva fosse fatto santo “subito”.
Nel 2005, a causa di questa circolare, Ratzinger è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili presso la Corte distrettuale di Harris County. Ma nel settembre dello stesso anno, il ministero della Giustizia degli Usa, per intervento di Bush e di Condolezza Rice, ha bloccato il processo contro di lui, in quanto, essendo diventato nel frattempo papa, cioè sovrano dello Stato pontificio, aveva diritto all’immunità riconosciuta a tutti i capi di Stato.
Ciononostante, la giustizia statunitense, con somma lealtà, è riuscita a superare i mille ostacoli frapposti dai vescovi locali e dal Vaticano e far risarcire le vittime con circa un miliardo di dollari, portando alla letterale bancarotta cinque diocesi (Tucson in Arizona, Portland in Oregon, Spokane in Washington, Davenport in Iowa e San Diego in California).
I recenti scandali esplosi quasi simultaneamente in molti Paesi cattolici come Germania, Austria, Irlanda, Malta, Italia. Belgio, Olanda e Svezia e perfino Australia ci impongono la domanda: essi sono dovuti ad una recrudescenza della piaga, o piuttosto, sono scandali di lunga durata che soltanto ora, vincendo paure, imbarazzi e vergogna, vengono finalmente allo scoperto? Purtroppo è questa seconda ipotesi a spiegare il fenomeno.
Le stesse gerarchie sono state costrette a riconoscere che, effettivamente, la pedofilia del clero fu ignominiosamente insabbiata per molti decenni come afferma il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato di far luce nello scandalo dei preti pedofili tedeschi.
L'alto prelato ha rivelato che "la Chiesa cattolica" non solo ha "insabbiato", a lungo, i casi di abusi sessuali su minori, ma anziché punire o cacciare i preti colpevoli si è limitata a trasferirli da una diocesi all'altra consentendo loro di iterare gli stessi crimini.
Tanta onestà del clero tedesco nel perseguire “l'operazione trasparenza" non ha trovato l'equivalente nel clero italiano.
Infatti, per il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, la richiesta di far piena luce sulla pedofilia dei sacerdoti è stata considerata come il tentativo di "qualcuno" di "minare la fiducia" nel papa, e per la Cei, “un ricatto per chiudere la bocca alla Chiesa".
Questo negare la gravità del problema dimostra che la sola preoccupazione della Chiesa è sempre stata soffocare lo scandalo e impedire danni ai suoi immensi patrimoni, in conseguenza di eventuali condanne, e non mai la punizione dei colpevoli e tanto meno gli aiuti e i risarcimenti alle vittime innocenti. Queste ultime infatti sono sempre state intimidite, o punite per aver parlato o rivelato ciò che era loro accaduto, spesso con la tacita connivenza di un'opinione pubblica omertosa e plagiata. Una delle cose più atroci rivelate dall'ex primate d'Irlanda, cardinale Sean Brady, è l'aver ammesso di aver partecipato, da giovane sacerdote, ad un tribunale canonico che pretese “il voto del silenzio” da una bambina di 14 anni e un bambino di 10 sulle violenze sessuali subite.
“Voto del silenzio” per non riferire mai alla magistratura o alla polizia i reati commessi su di loro da un sacerdote, nel caso tal padre Smyth, che continuò per venti anni a stuprare minorenni. L'omertà del primate Brandy risale al 1975, vale a dire a tempi immemorabili.
Il vizio della Chiesa è molto antico, anzi antichissimo se già il concilio di Elvira – svoltosi in Spagna nell’anno 305 – condannava duramente i sacerdoti pedofili come "stupratores puerorum".
D'altra parte monsignor Girotti, reggente della Penitenzieria Vaticana, riguardo al reato di pedofilia ha parlato chiaro: le persone consacrate soggette a disordini morali costanti e gravi, potranno venir consigliate di abbandonare la vita ecclesiastica.
Avete capito bene: solo consigliate. Ecco perché nessun prete pedofilo è stato tolto dalla circolazione per essere rinchiuso definitivamente in carcere o per lo meno in un qualche solitario convento.
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venerdì 6 novembre 2015

98 - “L'invenzione del cristianesimo” - Parte ottava . Il proselitismo coatto.

Molti crimini commessi dalla Chiesa attraverso tutta la sua storia, riguardano la sua vocazione al proselitismo, cioè all’obbligo categorico di imporre la sua fede a tutto il genere umano con ogni mezzo, ivi compresa la "guerra santa", che storicamente appartiene anche agli altri due monoteismi: ebraismo ed islam.
Per il cristianesimo questa vocazione missionaria viene giustificata dall'ordine impartito da Gesù stesso agli apostoli, come leggiamo negli ultimi versetti del Vangelo di Matteo (28,18-20) che recitano:"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato".
Chiaro? Chiarissimo! Solo che Gesù queste parole non le ha mai dette e Matteo non le ha mai scritte. Sono stati appiccicate al suo Vangelo dopo il IV secolo. La prova? Duplice. Anzitutto, ai tempi di Gesù nessuno conosceva la Santissima Trinità, perché fu formulata dalla Chiesa appena nel IV secolo e quindi nessuno, al tempo di Matteo, era a conoscenza di essa e poteva invocarla.
In secondo luogo, perché Matteo, in piena contraddizione con questi versetti, aveva scritto in precedenza, proprio nel suo stesso Vangelo, che Gesù aveva esplicitamente vietato il missionariato presso i non ebrei. “Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele.” (Matteo 10, 5-6). Quindi nessun ordine fu impartito da Gesù a convertire i pagani, ma solo il divieto di occuparsi di loro, paragonati in modo sprezzante, in altri passi del Vangelo, ai porci e ai cani.
La Chiesa di Gerusalemme, guidata da Giacomo fratello di Gesù, non si preoccupò mai quindi di diffondere la parusia tra i pagani ma solo tra i giudei della Palestina e della diaspora, che erano sparsi nelle contrade dell'impero romano. Chi allora decise di rivolgersi ai gentili? Fu Paolo, il millantato tredicesimo apostolo, che, durante i suoi viaggi missionari nel Mediterraneo Orientale, non riuscendo a convertire i suoi correligionari ebrei alla parusia si rivolse ai pagani, timorati di Dio, che frequentavano le sinagoghe come uditori e, trovandoli più ricettivi degli ebrei, abbandonò la causa ebraica e si dedicò interamente alla loro conversione, inventando per loro il cristianesimo oggi professato dalla Chiesa. Da lui, chiamato l'apostolo dei gentili, nacque l'esigenza di diffondere la buona novella (la parusia) in tutto il mondo allora conosciuto, per prepararlo al ritorno di Cristo dal cielo, ritenuto allora imminente.
La Chiesa, derivata da Paolo, si prefisse, quindi, la conversione del mondo pagano usando tutti mezzi per attuarla. Dopo Costantino, con l'aiuto degli Imperatori ormai passati al cristianesimo, attuò la conversione coatta dell'intera Europa, ricorrendo talvolta a dei veri e propri eccidi per piegare le popolazioni più restie. Molti dei santi proclamati tali dalla Chiesa durante il Medioevo furono in realtà dei feroci aguzzini che, nel nome del nostro Dio “buono e misericordioso”, attuarono atroci massacri contro i pagani recidivi.
Il proselitismo violento della Chiesa continuò con le Crociate. Papa Urbano II nel 1095 a Clermont, nel discorso di indizione della prima crociata, ordinò ai cristiani di partire in massa contro i musulmani della Terra Santa, al grido: “Cristo lo vuole”, e promise testualmente: “Per tutti quelli che partiranno, se incontreranno la morte in viaggio o durante la traversata o in battaglia contro gli infedeli, vi sarà l’immediata remissione dei peccati”.
Cioè il paradiso garantito. E i crociati partirono come invasati, e strada facendo fecero strage anche degli ebrei che incontrarono nei territori europei, tento erano anch’essi degli infedeli!
Fu dopo la scoperta dell'America e la sua conseguente colonizzazione da parte degli europei che il missionariato esplose in tutta la sua virulenza, in simbiosi con l'apparato militare spagnolo e coi mercanti avidi di impadronirsi dei tesori del Nuovo Mondo. Milioni di indigeni vennero depredati, schiavizzati e costretti, pena la morte, a convertirsi al cattolicesimo.
Una evangelizzazione coatta, quindi, perpetrata con torture, stragi e genocidi di ogni genere. Quanti fiumi di sangue, quanti fiumi di lacrime in nome del Dio, chiamato eufemisticamente dagli aguzzini che infierivano nel suo nome “Padre amoroso e misericordioso”! Alcuni storici hanno calcolato a più di trenta milioni le vittime uccise durante quella forzata conversione. Anche tutte le culture di queste inermi popolazioni furono azzerate e distrutte in pochi decenni. Infatti gli olmechi e i maya avevano sviluppato elaborati sistemi di scrittura, astronomia, agricoltura e avevano scoperto un calendario di 365 giorni ed elaborato il concetto di zero, senza il quale il calcolo matematico è molto difficile.
Oggi stiamo ricuperando, mediante ricerche archeologiche, una parte dell'immenso capitale culturale irrimediabilmente distrutto da questi sanguinari evangelizzatori. Furono alcuni ordini religiosi a prestarsi a questo tsunami cattolico, in special modo i gesuiti e i francescani.
Il proselitismo, attuato con feroce determinazione in America latina, è continuato purtroppo, con l'avvento del colonialismo, anche in Asia e in Africa. I nostri missionari, ma anche quelli protestanti, sulla scia degli eserciti coloniali hanno preso a dilagare in quei Paesi arretrati, rispetto all'Europa, per costringere le loro popolazioni ad aderire al cristianesimo, suscitando spesso violente reazione da parte delle altre religioni e perfino delle autorità locali. Alcuni missionari vennero anche uccisi (e prontamente proclamati santi dalla Chiesa). Questa nuova ondata di proselitismo non attuò i metodi violenti e liberticidi usati dagli spagnoli nell'America latina, ma si camuffò del pretesto di portare anzitutto aiuti umanitari a quelle popolazioni disagiate e secondariamente di divulgare il Vangelo. In realtà, l’evangelizzazione è sempre stata – ed è tuttora – un’arma potente usata dagli Stati occidentali per promuovere il loro dominio sui Paesi arretrati e per sfruttarli meglio economicamente. Quindi, dietro l'intenzione di diffondere il cristianesimo c'è la maschera degli interessi economici e politici dell'Occidente.
Ai nostri giorni il proselitismo cristiano, sia cattolico che protestante, sta ancora operando massicciamente presso popolazioni indigene dell'Africa e del Sud America, continuando a cancellare la diversità culturale di molte etnie. In tal modo distrugge i riti primitivi delle tribù e le deruba di ciò che le Nazioni Unite hanno definito patrimonio culturale mondiale, oltre che a corrompere, instillando il virus del peccato e della redenzione, il loro sereno e gioioso modo di vivere.

Siamo quindi in presenza di un continuo genocidio culturale e religioso, attuato in piena violazione del diritto internazionale che vieta di imporre insegnamenti non richiesti in cambio di beni materiali e assistenza medica. Gli antropologi, constatando come il cristianesimo imponga alle popolazioni evangelizzate una cultura prettamente occidentale, con la conseguente distruzione di quella loro preesistente e con la sovrapposizione ad essa di schemi mentali avulsi dalla loro tradizione, parlano apertamente di atteggiamento etnocida e invocano l'intervento dell'ONU che impedisca un tale sconvolgimento. In conclusione, dobbiamo considerare il proselitismo, da qualsiasi parte provenga, un crimine culturale e religioso non solo della Chiesa ma dell'intero Occidente, perché sempre accompagnato all'asservimento politico ed economico e dalla distruzione sistematica della cultura indigena.

giovedì 5 novembre 2015

Gli autori dei Vangeli? Evangelisti anonimi. 235

La Chiesa ammette di non sapere chi ha scritto i suoi Vangeli e confessa che molte delle 27 scritture del Nuovo Testamento sono nate anonimamente:
" ....,,sembra che gli attuali titoli dei Vangeli non siano attribuibili agli evangelisti stessi ... essi [la raccolta dei testi del Nuovo Testamento] sono provvisti di titoli i quali, benché antichi, non risalgono ai rispettivi autori di quegli scritti." (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. VI, pp. 655-6).
Quindi, secondo la Chiesa: "i titoli dei nostri Vangeli non erano intesi per indicare la paternità", aggiungendo che "l'intestazione ... gli fu aggiunta" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. I, p. 117, vol. VI, pp. 655, 656).


Perciò essi non sono Vangeli scritti "secondo Matteo, Marco, Luca o Giovanni", e non ci sono Vangeli apostolici genuini e la Chiesa, quindi, basa i pilastri della fondazione cristiana e della sua fede su scritture illusorie e che non godono di nessuna autenticità.


Allora cos'è la religione cristiana? Una assoluta invenzione, come più volte ho cercato di dimostrare. E Gesù Cristo? Un avatar derivato dai molti miti che lo precedettero. Questo spiega perché molti brani del Nuovo Testameneto li troviamo, parola per parola, nel poema epico Indiano, il Mahabharata, (per esempio, Matteo 1:25, 2:11, 8:1-4, 9:1-8, 9:18-26); in alcuni brani del Phenomena dello statista Greco Aratus di Sicyon (271-213 a.C.); in alcuni estratti dall'Inno a Zeus, scritto dal filosofo Greco Cleanthes (c. 331-232 a.C.); in 207 parole derivate dal Thais di Menandro (c. 343-291), uno dei "sette saggi" della Grecia.


Se a ciò aggiungiamo che non ci sono documenti storici su Gesù Cristo ci rendiamo conto del perché papa Leone X (morto nel 1521) dichiarò la vicenda di Cristo una "favola". In una lettera al cardinale Bembo scrisse: "Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula"[La storia ci dice quanta fortuna ci abbia arrecato quella favola di Cristo] (Archivi vaticani - Corr. Leone X - Vol. 3° - Scaffale 41 - 2° piano inf. Ovviamente il Vaticano l'ha occultata e oggi ne nega l'esistenza).


Papa Leone X


martedì 3 novembre 2015

97- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte ottava. L'inquisizione

In precedenza abbiamo evidenziato che la Chiesa, una volta istituzionalizzata, divenne la religione più persecutrice e intollerante del mondo. L’apice fu raggiunto nel Medioevo durante l’Inquisizione, quando milioni di cristiani, dissidenti o ritenuti tali, finirono sul rogo.
Fu la bolla “Ad extirpanda”, emanata nel 1252 dal Papa Innocenzo V a segnare l’inizio della carneficina. Il testo di riferimento per questa infame persecuzione, che riguardò l'intero mondo cristiano e imperversò fini al XIX secolo (l’ultimo auto-da-fé si tenne in Messico nel 1850), fu il Deuteronomio (17,12-13) che impone esplicitamente agli ebrei di uccidere chiunque, persino i membri della famiglia, si fosse convertito all'idolatria per venerare un Dio diverso da Jahvè.
Solo che il Deuteronomio, oltre all'uccisione dell'infedele, ordina anche la distruzione del suo patrimonio. Cosa che la Chiesa si guardò bene dall'attuare, decretando, invece, che tutti i beni di proprietà di un eretico condannato, venissero da essa confiscati per spartirli con le autorità locali e con gli accusatori della vittima. Con ciò, facendo crescere a dismisura l'esercito dei delatori.
Dapprima finirono sul rogo tutti coloro che venivano accusati, o solo sospettati, di eresia, anche in base ad accuse anonime e inventate. Ma quando Innocenzo VIII nel 1484 avvallò, con una Bolla papale, la delirante superstizione che il diavolo di notte si univa carnalmente con donne, esplose in tutta Europa la caccia alle streghe.
Da allora, fino al 1782, quando Anna Goeldi, l'ultima donna ad essere condannata a morte per stregoneria, fu decapitata a Glarona in Svizzera, l’Europa fu disseminata di continui roghi che bruciarono una moltitudine di donne innocenti, di tutte le età ed anche bambine.
Queste vittime venivano costrette a confessare la loro unione carnale col diavolo per mezzo di atroci torture. Le più fortunate erano quelle che riuscivano a strozzarsi in carcere per por fine al loro suplizio. Fu un delirio collettivo, una mostruosità dovuta al fatto che la Chiesa aveva avallato la grottesca psicosi demoniaca che il mondo era invaso da spiriti maligni, che si univano alle vergini per procreare mostriciattoli, cioè individui affetti da malformazioni, diffondere malattie, inquinare le acque e così via. Chi rifiutava di ammettere la stregoneria, relegandola a stupida credenza, finiva sul rogo come eretico.
A credere e a propagare simili mostruosità non era solo il popolino incolto ma i massimi dottori della Chiesa, come Giovanni Crisostomo, Agostino, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Bonaventura ecc.. e tutti i papi.
Ancor oggi la Chiesa ha un corpo speciale di sacerdoti, chiamati esorcisti, che ha l’incarico di scacciare gli spiriti maligni. Con l'affermarsi delle cure psichiatriche e della psicanalisi, però, gli spiriti maligni sono oggi in netto calo e, col progredire della scienza, se ne presume una rapida estinzione.
L’esecuzione degli «eretici» e delle “streghe” avveniva nei giorni di festa e nella piazza più importante della città. Era considerata dalla Chiesa un’esibizione della sua illimitata potenza, perciò tutto il popolo era obbligato ad assistervi, e a chi offriva la legna per il rogo veniva concessa l’indulgenza plenaria.
Sulla via che conduceva al luogo dell’esecuzione il condannato, agghindato col berretto dei pazzi, veniva dileggiato e insultato. Si erigevano tribune speciali per godere, a pagamento, la vista migliore. Il popolo vi assisteva con grande gioia, beandosi delle sofferenze delle vittime. I romani antichi si divertivano accorrendo ai giochi crudeli del circo, i cristiani, più modestamente, assistendo all’arrostimento degli eretici e delle streghe. Quanti ne furono bruciati? Una strage. Se potessimo consultare gli archivi segreti del Vaticano vi troveremmo una moltitudine di scheletri. Voltaire ha calcolato che il numero dei cristiani ammazzati per motivi di fede fu di circa 10 milioni.


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)