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martedì 30 marzo 2010

Le coppie negate. Ovverosia: le famiglie invisibili.

In Italia sono ormai 900 mila le coppie di fatto fra etero e omo. Rispetto al 1994 sono quasi quadruplicate e il loro numero cresce in modo esponenziale a causa della grave crisi economica e degli impedimenti giuridici che non consentono a molte coppie di scegliere il matrimonio.

Di queste 900 mila coppie, oltre 200 mila sono convivenze stabili fra persone dello stesso sesso che vorrebbero regolarizzare giuridicamente la loro unione perché vivono insieme, lavorano e pagano le tasse insieme, si tutelano reciprocamente, ma per lo Stato non esistono e nessuna legge tutela i loro legami affettivi e sociali. Ancora non c’è un istituto giuridico che regoli le loro convivenze.

Le hanno provate tutte: proposte di legge, dibattiti in tv,scioperi della fame. Tutto inutile. La Chiesa non lo vuole e i governi italiani, non importa se di destra o di sinistra, obbediscono solo ai diktat della Chiesa e non si curano affatto dei diritti dei cittadini.

Il grido di giustizia di queste coppie emarginate è stato sempre negato dai veti cattolici. Ora finalmente il problema è approdato alla Consulta che entro il 12 aprile dovrebbe pronunciarsi sul fatto che: «Privare qualcuno della possibilità di fondare una famiglia in ragione dell’orientamento sessuale lede la sua dignità», ma soprattutto i suoi diritti. Dalla decisione della Corte Costituzionale sapremo finalmente se in Italia, come nella stragrande maggioranza dei Paesi occidentali, anche gay e lesbiche potranno aspirare a formare una famiglia giuridicamente valida.

Sono molti gli Stati del mondo occidentale che estendono il matrimonio a tutte le coppie etero e omosessuali. Sono Belgio,Olanda, Spagna, Svezia, Norvegia, Portogallo, Canada, Repubblica Sudafricana, alcuni Stati federali degli Usa, del Brasile, dell'Argentina e del Messico.

Altri 17 Paesi riconoscono, invece, pari diritti a tutti attraverso unioni civili, registri o istituti analoghi non parificati al matrimonio fra eterosessuali. Si tratta di Austria, Francia. Danimarca, Gran Bretagna, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Slovenia,Ungheria, Repubblica Ceca, Finlandia, Islanda, Andorra, Croazia, Colombia, Nuova Zelanda e Uruguay.

Come vedete, nell'elenco degli Stati sopra citati l'Italia non c'è e non si sarà ancora per molto tempo perché da noi la Chiesa riesce ad imporre a tutti la sua morale disumana, schiavista, nemica di ogni sentimento di solidarietà e di mutuo affetto, e i governi italiani, obbedendo agli assurdi precetti religiosi imposti dal Vaticano, negano ai loro cittadini i diritti civili che non si possono negoziare sotto l'aspetto del sesso e ancor meno della religione.

mercoledì 17 marzo 2010

L'ora di religione nella scuola italiana

Il Concordato tra l’Italia e la Santa Sede, ratificato nel 1984, che tanti benefici economici ha riconosciuto alla Cei, tra i quali l'otto per mille, ha anche trasformato l'ora di religione nelle scuole statali da obbligatoria a facoltativa, e ha stabilito l'istituzione di un'attività’ alternative alla religione cattolica per gli studenti che ne rifiutano l'insegnamento.

Questa attività alternativa può essere espletata in vari modi: con attività didattiche e formative nuove (ad esempio, studio della cultura civica); con attività di studio e / o di ricerca individuali, sotto assistenza di personale docente; con libera attività di studio e / o di ricerca, previa garanzia della vigilanza.

Ma tutto ciò è rimasto lettera morta perché lo Stato italiano, unico tra i Paesi liberali d’Occidente, se è riescito a trovare la bellezza di oltre un miliardo di euro per l'insegnamento di una disciplina opinabile ed evanescente come la religione, il cui esoterismo è pari ad un improbabile e assurdo « Seminario sull'Ippogrifo », non ha trovato il becco di un quattrino per garantire l'ora alternativa determinando un ingiusto e anticostituzionale sopruso agli studenti italiani costretti, loro malgrado, a rimanere ugualmente nelle classi ad ascoltarne la lezione rifiutata. E ciò in aperto contrasto con le sentenze della Corte Costituzionale 203\1989,13\1991 e la circolare 9\1991, applicativa della sentenza 13\9.

Ma perchè uno Stato laico come l'Italia deve insegnare, a sue spese (e che spese!) questo insegnamento, abolito in Francia, a Berlino ed in altri Paesi europei? Un insegnamento che pretende di trasmette, come verità assoluta, una conoscenza non oggettiva e non suffragata da alcuna prova, ma inventata da individui che hanno scambiato le loro allucinazioni per visioni celesti, per messaggi divini, e fanno affidamento sulla credulità delle masse facilmente plagiabili.

Il celebre biologo Richard Dawkins, nel libro «L'illusione di Dio», sostiene che l'insegnamento scolastico, oggi impartito nelle scuole occidentali, non trasmettendo una conoscenza oggettiva e provabile ma mitica, come per esempio la creazione biblica, rappresenta una violazione dei diritti dell'infanzia, un vero abuso. Un autentico stupro intellettuale, aggiungo io.

Bisogna, invece, educare i giovani, fin dalla prima infanzia, con metodi scientifici e razionali, rigettando, o evidenziando come tale, tutto quanto sa di mitico, fabuloso e irrazionale. Questo, non per trasformare ognuno di noi in uno scienziato, ma semplicemente in un uomo normalmente razionale, che utilizza alla meglio il cervello che la natura gli ha dato.

Perché un'educazione, basata sulla razionalità, sviluppa la creatività e la democrazia in quanto apre la mente allo studio oggettivo, rigoroso e scientifico della realtà che ci circonda, e porta chi la coltiva a prendere decisioni informate, dedotte dall'osservazione dei fatti esaminati, e n

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)