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venerdì 10 giugno 2011

Il teologo dissidente Hans Küng in una intervista al settimanale Die Zeit, critica l’assolutismo dogmatico e il sistema di potere del Vaticano.

Hans Küng, uno dei più fieri avversari della restaurazione conservatrice di Wojtyla e Ratzinger, confessa nella intervista al Die Zeit di ricevere molte lettere di persone che non vogliono più far parte della Chiesa e di altre, invece, che vogliono rimanere per lottare perché la Chiesa cambi e dichiarano di far molto affidamento su chi, come lui, si battono allo scopo.

Ecco alcune importanti considerazioni del teologo svizzero, un tempo collega di Ratzinger nella cattedra di teologia, che riassumo in breve. Il Concilio vaticano II aveva aperto molte prospettive, tentando di recuperare alla Chiesa parte delle conquiste dell'Illuminismo e della Riforma protestante ma con l’arrivo di Giovanni Paolo II e del suo fedele collaboratore tedesco Ratzinger è stato introdotto un periodo di restaurazione che ci ha spinto in una crisi sempre più profonda. 

All’epoca c’era chi ammoniva su un inverno ecclesiale, ma ora questa valutazione appare ottimistica, perché non si vede nessuna primavera. La diagnosi odierna è sconfortante: una Chiesa malata e le sue strutture patologiche. Perché la Chiesa non cambia? Purtroppo, la tragedia della Chiesa cattolica è determinata dal fatto che fino ad ora ha mantenuto una struttura medievale e soffre di un sistema assolutistico.

Gli abusi sessuali e la loro copertura non sono causa della crisi, ma una conseguenza. Papa Benedetto intende decidere da solo anche nel ventunesimo secolo se si può prendere la pillola, se i condom sono consentiti o se i preti si possono sposare. Perfino Luigi XIV regnava in modo meno assolutistico.

C'è paura della libertà, senza la quale non ci può essere verità. I tempi del monopolio della Chiesa sulla verità sono finiti. E’ un errore tragico affermare che si può imporre le verità di fede con la forza. Le persone sono diventate critiche su ogni aspetto della società e anche delle ideologie. Anche nella religione vogliono avere diritto di parola.

Ai tempi del Papa conciliare, Giovanni XXIII, non c’è mai stata tanta simpatia come allora per la Chiesa. Allora era una gioia essere cattolici. Avevamo il mondo tutto per noi.

Ma con la restaurazione del papa polacco e tedesco e le loro encicliche sulla pillola abbiamo iniziato a perdere credibilità e questo processo di indebolimento è stato coperto dall’entusiasmo mediatico per le manifestazioni trionfalistiche del vecchio papato. Ma adesso i cattolici ci stanno licenziando.

L’anno scorso in Germania non sono mai uscite così tante persone dalla Chiesa, il doppio rispetto all’anno precedente, una tendenza costante. I principali mali della Chiesa, dunque? La potenza di Roma, il monopolio della verità, il clericalismo, l’ostilità verso le donne e la negazione alle riforme. Ma c'è anche il nepotismo della Curia, gli intrighi di palazzo, gli scandali della banca vaticana, l’inquisizione che permane e infine la copertura degli abusi sessuali.

Le molestie dei preti non hanno nulla a che fare con la liberalizzazione dei costumi e neanche col ’68. Sono brutti eccessi di una sessualità soffocata e di un sistema, che prima provoca certi sviluppi e poi li copre in modo totale. E le riforme più urgenti? Sono almeno quattro: celibato volontario, donne prete, comunione coi protestanti e l’eucaristia ai divorziati risposati.

Alcuni politici della Cdu hanno chiesto l’abolizione del celibato obbligatorio, 300 teologi hanno sottoscritto questo memorandum, e nessuno li ha ascoltati. Così non si può più andare avanti.

Il clero è destinato all’estinzione per via del celibato, ma il Vaticano non se ne interessa. Attraverso la sua politica di restaurazione le nostre comunità vengono inaridite. Parole pesanti come pietre ma totalmente ignorate da che non le vuol sentire.

giovedì 5 maggio 2011

La bufala della Madonna di Fatima

Dal 9 al 13 maggio si terrà a Roma un conferenza su Fatima. All'inizio del terzo millennio, uomini colti, intelligenti, abituati anche a sottili ragionamenti, appecorandosi alla superstizione religiosa, si riuniranno per fare il punto su una delle maggiori Madonne-patacca del mondo cattolico.

Si ribadirà, in contrasto con la più elementare razionalità, che la cinica signora immaginaria di Fatima, che aveva ordinato ai tre bimbetti- veggenti di tenere il cilicio sulle tenere carni e li terrorizzava con visioni infernali, era realmente la Madre di Gesù, la consolatrice degli afflitti.

Con mirabili contorsioni attribuiranno alti valori profetici alle banali e sconcertanti rivelazioni che l'analfabeta pastorella Lucia attribuì alla Madonna.

Non analizzeranno invece il fatto che le Madonne appaiono sempre a bambini analfabeti, caratterizzati da una forte condizione di arretratezza culturale, sociale e religiosa, e mai a gente colta e dotata di una certa apertura mentale. E per di più sempre a cattolici e mai a cristiani di altre tendenze che ne avrebbero quindi più bisogno.

Come spiega Renato Pierri nel suo libro "Il quarto segreto di Fatima", edito da Kaos Edizioni, anche nella Chiesa, esistono persone che alla ragione non rinunciano del tutto.

Nel 1959, Giovanni XXIII prese visione del terzo segreto di Fátima, e non volle divulgarlo perché aveva intuito che si trattava di una ridicola mistificazione. Preferì, quindi, tacere, evidentemente per non creare divisioni in seno alla Chiesa, e per non deludere milioni di fedeli. 

Giovanni Paolo I, nel marzo del 1978, quand’era ancora patriarca di Venezia, andò a trovare suor Lucia, la pastorella sopravvissuta, ed uscì sconvolto dal colloquio. Sicuramente, da uomo saggio e di buon senso, si era reso conto che la veggente era una psicotica visionaria e che la Madonna apparsale era una bufala.

Purtroppo le Madonne-patacca non cessano di nascere nella mente degli psicotici perché, oltre ad incrementare la superstizione morbosa del popolino, si traducono spesso in un grosso business economico, determinando un lucroso indotto commerciale nelle zone in cui avvengono.

La cosa più singolare è che i proclami di queste Madonne sembrano sempre più desunti da rotocalchi femminili e sono di una ovvietà sconcertante. Ad un recente veggente la Madonna ha rivelato: “Il mondo si salverà se saprete tenere i figli lontano dalla televisione” e a Medjugorje oltre a vietare di bere e fumare, per poco non si è fatta promotrice di una dieta di bellezza.

Ma simili banalità non incrineranno minimamente la fede del popolino, troppo abituato per secoli a credere per credere.

giovedì 20 maggio 2010

L'arretratezza spirituale della Chiesa Cattolica.

La religione cattolica è la negazione della vera spiritualità. Ad essa interessa soltanto alimentare un morboso pietismo ipocrita basato su cerimonie pompose e sulla venerazione obbrobriosa di macabre reliquie, vere e autentiche mistificazioni per allocchi.

Lo deduciamo dallo spettacolo inverecondo che in questi giorni vede due milioni di ingenui pellegrini venerare la sindone di Torino, uno dei falsi più spregevoli, autenticato come tale non solo da tutti gli esperti del mondo ma anche da qualche ecclesiastico onesto. Ciò che sta avvenendo a Torino, getta una luce sinistra sulla nostra Chiesa che, ben consapevole di approfittare dell'ingenuità dei fedeli, persiste nell'ingannarli furbescamente per vendere falsa spiritualità e ottenere cospicui interessi economici.

Perché la Chiesa ha voluto dimenticare che fu il cardinal Ballestrero, arcivescovo di Torino, a riconoscere che l’esame al carbonio 14 segnava la parola fine ad ogni disputa sulla veridicità della Sindone e doveva essere accettato da tutti i credenti? Perché si ostina a non riconoscere che la fede non dovrebbe aver bisogno di reliquie, come ammise la Riforma, che stigmatizzava il carattere feticistico e superstizioso di questo tipo di «devozioni popolari?»

Perché continua ad alimentare pellegrinaggi necrofili come quello inverecondo accaduto tempo fa a Portorotondo, dove l'esposizione del cadavere di Padre Pio (un mistificatore secondo papa Giovanni XXIII), imbalsamato e col volto perfettamente ricostruito con una maschera di cera (che il popolino scambiava per vero, gridando al miracolo), ha suscitato forme anacronistiche di delirio superstizioso e di morbosità patologica che hanno messo in ridicolo il nostro Paese di fronte all''Europa, ma che ha comportato per il santuario e la città, visitati da oltre un milione di persone in poco tempo, un business colossale?

Come mai l'opinione pubblica italiana accetta senza scandalo che papa e vescovi approfittino così spudoratamente delle ingenuità dei fedeli sottoponendo alla loro venerazione una falso lenzuolo dipinto, della cui falsità hanno l'assoluta certezza? Non è questo comportamento la negazione di ogni pur minima serietà e dignità da parte di questa religione?

Se poi oltre all'inganno aggiungiamo la beffa, escogitata dal vescovo di Torino, di utilizzare la sua autorità per concedere alle donne che, nei giorni dell'ostensione della sindone, confessano a un prete di aver abortito, l' automatica cancellazione della scomunica, aggiungiamo un nuovo tassello all'aberrazione in cui è caduta la Chiesa.

Approfittare dell'occasione dell'ostensione di un falso per arrogarsi il diritto di condonare una scomunica data arbitrariamente su un tema così delicato che provoca enormi sofferenze alle donne che lo vivono, è la negazione più assoluta di ogni vera e autentica spiritualità e la dimostrazione che il cattolicesimo è ormai si è ridotto ad una colossale menzogna.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)