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venerdì 9 settembre 2011

In un modo o nell'altro, l' otto per mille degli italiani finisce quasi tutto alla Chiesa Cattolica.

Se non bastasse il sistema proporzionale di distribuzione dei fondi, che finisce per dirottare quasi il 90 per cento del gettito dell'otto per mille direttamente nelle casse della Conferenza episcopale italiana (anche se quelli che scelgono la Chiesa sono il 34,5%) ci pensa poi lo Stato a girare un'altra fetta cospicua alla Cei, prelevandolo direttamente dalla sua quota.

Basta infatti andare a guardare la destinazione dei fondi percepiti dallo Stato con l'otto per mille per accorgersi che almeno un terzo della torta finisce comunque per avvantaggiare il Vaticano.

Questo finanziamento aggiuntivo viene destinato al restauro e alla conservazione di chiese, monasteri e basiliche. La fatica di firmare per lo Stato Italiano perché assegni il suo tesoretto per combattere le calamità naturali (vedi il terremoto all'Aquila) o per la conservazione e il restauro del patrimonio artistico del nostro Paese (in perenne pericolo di crolli come a Pompei), è del tutto ignorato in quanto assegnato per restauri di parrocchie e chiese della provincia italiana che con le opere d'arte non hanno niente da spartire.

Andando a sfogliare il Decreto della Presidenza del Consiglio pubblicato lo scorso dicembre si possono notare degli interventi incredibili che dovrebbero essere a carico della Cei o coperti con gli importi riscossi con la “Legge Bucalossi” (la n.10 del 1997 e successive modifiche) che obbliga i Comuni a destinare dal 7 al 9% degli oneri di urbanizzazione secondaria (pagati da chi effettua interventi di costruzione o trasformazione edilizia) per finanziare la costruzione o il riammodernamento di immobili ecclesiastici.

L'otto per mille frutta alla Chiesa quest'anno ben un miliardo e duecento milioni di euro dei quali appena il venti per cento viene destinato ad opere assistenziali (in barba alla falsa pubblicità televisiva che dimostra i soliti barboni assistiti dalla Cei) e il rimanente ottanta per cento viene utilizzato per il sostentamento del clero (in sensibile calo di anno in anno) e per l'edilizia ecclesiastica. Con la legge Bucalossi la Chiesa riscuote una cifra ingente (che il governo si guarda bene dal far conoscere), comunque più che adeguata alle sue esigenze edilizie.

Perché allora scorrendo l'elenco del Decreto del Presidente del Consiglio vediamo un milione e mezzo di euro speso per la Basilica di Sant'Andrea a Mantova, un milione e 800mila euro per il restauro della Chiesa dei santi Vittore e Carlo a Genova, un milione e 200mila euro per san Raffaele a Pozzuoli e un milione e 400mila euro per le suore Benedettine di Lecce, e una pletora di interventi da 100mila e persino 50mila euro a seguire?

Una lista lunga 52 pagine, in gran parte con nomi di parrocchie e chiese della provincia italiana beneficiate dall'otto per mille destinato allo Stato.

A questo punto una domanda è d'obbligo: perché la Cei col suo otto per mille più che abbondante e con quanto riscuote con gli oneri di urbanizzazione secondaria, altrettanto cospicui, anziché sobbarcarsi per intero il costo delle ristrutturazioni dei suoi beni, continua a mungere pesantemente dalle casse esauste dello Stato? Non vi dà l'idea di una piovra insaziabile?

martedì 6 settembre 2011

L'Avvenire perde le staffe e anziché rispondere tira in ballo laicismo e anticlericalismo.

La Chiesa italiana di fronte alla richiesta di partecipare in prima persona ai sacrifici richiesti per evitare il crac dell’Italia proclama bugiardamente di pagare il dovuto per gli immobili di sua proprietà in cui si praticano attività commerciali di tutti i generi, ma non esibisce nemmeno una prova dell'ICI che avrebbe pagato.

E piglia per il culo gli italiani dicendo che è compito dei comuni fare accertamenti. Ma quale comune di sua iniziativa può osare di ficcare il naso nei misteriosi e lucrosissimi affari ecclesiastici senza rischiare il linciaggio morale e l'ostracismo politico?

L'Avvenire, il giornale sempre all'insegna dell'ipocrisia, nel tentativo di presentare come sprovveduti coloro che pongono domande imbarazzanti li addita come nemici della Chiesa tirando in ballo il laicismo o l’anticlericalismo e si sente forte dell'appoggio di tutti i partiti di destra e sinistra, codardi e felloni, che si guardano bene dall’entrare nel merito, terrorizzati che in campagna elettorale la gerarchia ecclesiastica possa vendicarsi.

Il giornale dei vescovi, anziché perdere le staffe attaccando radicali e giornalisti, colpevoli di “spacciare leggende nere e cifrati anatemi contro la Chiesa” ed evocando il “mobbing mediatico”, dovrebbe avere il pudore di rispondere alle molte domande che la stampa non appecorata al Vaticano ha il coraggio di fare.

La più importante delle quali è: perché la Conferenza episcopale, che riceve finanziamenti statali pari quest'anno a un miliardo e duecento milioni di euro (attraverso l’8 per mille) ora che il bilancio statale è sull’orlo del tracollo, non è disposta a rinunciare a una quota del finanziamento pubblico?

E ancora, perché non è disponibile a ricalcolare – in base allo stesso accordo che istituì l’8 per mille – il gettito percepito che è cresciuto in maniera sproporzionata rispetto alla somma iniziale della “congrua” abolita nel 1989? Se allora corrispondeva a 406 miliardi di lire all’anno, l’attuale miliardo e duecento milioni di euro equivale a quasi 2400 miliardi di lire.

Quindi il gettito dell’8 per mille è aumentato esponenzialmente a un ritmo tale che ha non più nessuna relazione con la struttura della Chiesa cattolica. Il numero dei sacerdoti in Italia va infatti sistematicamente calando. Nel 1978, al momento dell’elezione di papa Wojtyla, erano oltre quarantunmila, oggi sono scesi a trentaduemila e nel 2013 dovrebbero ridursi a ventottomila secondo uno studio del sociologo cattolico Diotallevi.

Insomma la Chiesa italiana più si riduce e più incassa in finanziamenti statali. Senza contare la stortura del doppio conteggio dell’8 per mille, che utilizza anche le “quote” del sessanta per cento di contribuenti che non vogliono dare soldi alle confessioni religiose per versarle assurdamente alla Cei.

Ma un'altra domanda importante riguarda l’obbligo imposto a Stato ed enti locali di pagare due volte la missione dei sacerdoti: una volta con l’8 per mille e un’altra volta ancora con convenzioni per stipendiare il clero in scuole, ospedali, case di cura, esercito e carceri. Per non parlare del terzo stipendio pagato dai fedeli per i servizi religiosi (matrimoni, battezzi, funerali e così via).

Infine, perché le diocesi, che percepiscono il contributo statale, non presentano un bilancio pubblico dei propri beni mobili e immobili come avviene in altri paesi europei? Il vicepresidente del Senato Emma Bonino dichiara che gli atti della commissione parlamentare, incaricata di supervisionare la revisione triennale del gettito dell’8 per mille, sono coperti dal segreto.

Mente il vicepresidente del Senato? E se non mente, Avvenire concorda sull’urgenza di rendere pubblici i dati? Ma non illudiamoci. Nessuna delle domande formulate sopra riceverà una risposta e alla Chiesa e al Vaticano non verrà mai tolto un copeco. Chi osasse farlo, oltre la scomunica, in nome del dio Mammona, riceverebbe l'ostracismo politico vita natural durante.

venerdì 2 settembre 2011

Don Gallo, rispondendo all'Avvenire: “La Chiesa paghi le tasse e sia povera”.

La Chiesa italiana di fronte alla richiesta di partecipare in prima persona ai sacrifici richiesti per evitare il crac dell’Italia proclama bugiardamente di pagare il dovuto per gli immobili di sua proprietà in cui si praticano attività commerciali di tutti i generi, ma non esibisce nemmeno una prova dell'ICI che avrebbe pagato. E piglia per il culo gli italiani dicendo che è compito dei comuni fare accertamenti.

Ma quale comune di sua iniziativa può osare di ficcare il naso nei misteriosi e lucrosissimi affari ecclesiastici senza rischiare il linciaggio morale e l'ostracismo politico?

L'Avvenire, il giornale sempre all'insegna dell'ipocrisia, nel tentativo di presentare come sprovveduti coloro che pongono domande imbarazzanti li addita come nemici della Chiesa tirando in ballo il laicismo o l’anticlericalismo e si sente forte dell'appoggio di tutti i partiti di destra e sinistra, codardi e felloni, che si guardano bene dall’entrare nel merito, terrorizzati che in campagna elettorale la gerarchia ecclesiastica possa vendicarsi.

Il giornale dei vescovi, anziché perdere le staffe attaccando radicali e giornalisti, colpevoli di “spacciare leggende nere e cifrati anatemi contro la Chiesa” ed evocando il “mobbing mediatico”, dovrebbe avere il pudore di rispondere alle molte domande che la stampa non appecorata al Vaticano ha il coraggio di fare.

La più importante delle quali è: perché la Conferenza episcopale, che riceve finanziamenti statali pari quest'anno a un miliardo e duecento milioni di euro (attraverso l’8 per mille) ora che il bilancio statale è sull’orlo del tracollo, non è disposta a rinunciare a una quota del finanziamento pubblico?

E ancora, perché non è disponibile a ricalcolare – in base allo stesso accordo che istituì l’8 per mille – il gettito percepito che è cresciuto in maniera sproporzionata rispetto alla somma iniziale della “congrua” abolita nel 1989? Se allora corrispondeva a 406 miliardi di lire all’anno, l’attuale miliardo e duecento milioni di euro equivale a quasi 2400 miliardi di lire.

Quindi il gettito dell’8 per mille è aumentato esponenzialmente a un ritmo tale che ha non più nessuna relazione con la struttura della Chiesa cattolica. Il numero dei sacerdoti in Italia va infatti sistematicamente calando. Nel 1978, al momento dell’elezione di papa Wojtyla, erano oltre quarantunmila, oggi sono scesi a trentaduemila e nel 2013 dovrebbero ridursi a ventottomila secondo uno studio del sociologo cattolico Diotallevi. Insomma la Chiesa italiana più si riduce e più incassa in finanziamenti statali.

Senza contare la stortura del doppio conteggio dell’8 per mille, che utilizza anche le “quote” del sessanta per cento di contribuenti che non vogliono dare soldi alle confessioni religiose per versarle quasi interamente alla Cei.

Ma un'altra domanda importante riguarda l’obbligo imposto a Stato ed enti locali di pagare due volte la missione dei sacerdoti: una volta con l’8 per mille e un’altra volta ancora con convenzioni per stipendiare il clero in scuole, ospedali, case di cura, esercito e carceri. Per non parlare del terzo stipendio pagato dai fedeli per i servizi religiosi (matrimoni, battezzi, funerali e così via).

Infine, perché le diocesi, che percepiscono il contributo statale, non presentano un bilancio pubblico dei propri beni mobili e immobili come avviene in altri paesi europei? Qualche sacerdote, particolarmente sensibile ai problemi sociali, ha osato mettersi contro l'Avvenire.

“L’emendamento dei radicali sulla richiesta di contribuzione del Vaticano all’economia del Paese”, non solo è “giusto”, ma rappresenta anche “un’occasione per la Chiesa stessa per recuperare la strada maestra della sobrietà e della vicinanza con gli ultimi” ha detto don Andrea Gallo, intervenendo alla festa dell’Anpi a Toirano, in occasione della presentazione del suo libro “Di sana e robusta Costituzione”.

Richiamando la platea ai valori fondanti del testo costituzionale, don Gallo non ha risparmiato critiche a un governo che “colpisce sistematicamente il bene pubblico in tutte le sue forme” (a partire dalla scuola) e nei confronti di “soggetti che ne distorcono il significato”. L’attacco era rivolto soprattutto a Comunione e Liberazione, ribattezzata per l’occasione “Comunione e Lottizzazione”.

Ma Il fondatore della comunità per tossicodipendenti “San Benedetto al Porto”è una delle poche mosche bianche nel mondo conformista e piatto del clero italiano.

venerdì 12 agosto 2011

Lacrime e sangue in arrivo per i soliti noti, non per le due caste più parassitarie: i politici e i preti.

Lacrime e sangue per i soliti noti, vale a dire: pensionati, lavoratori e cittadini a reddito basso e medio ma non per per le classi ricche e nemmeno per le due caste più parassitarie: i politici e i preti.

Allarme rosso per il prossimo Consiglio dei Ministri in cui certamente con Decreti Legge alla traditora saranno trovati i quaranta e passa miliardi necessari per uscire dalla crisi.

Ma alle voragini che alimentano il debito pubblico più alto d'Europa come le inutili province che ci costano più di una decina di miliardi l'anno, l'enorme evasione fiscale, la corruzione pubblica ormai giunta a cifre stratosferiche (60 miliardi), dobbiamo aggiungere quella della nostra famelica casta politica, la più pagata d'Europa e quella che alimenta il fiume di quattrini che Stato, Regioni, Province e Comuni fanno affluire nelle casse del sistema di potere della Chiesa Cattolica.

È significativo il silenzio della Chiesa, sempre pronta a mettere bocca negli affari italiani, a proposito della stangata lacrime e sangue in arrivo. E ha ottimi motivi per farlo. Nessuno degli ingenti tagli che il ministro dell’Economia prevede per pareggiare il disastroso bilancio italiano tocca i contributi economici e gli sgravi fiscali che lo Stato italiano concede al Vaticano ogni anno.

Mentre tutti noi saremo più poveri, ci sobbarcheremo di ulteriori dazi per risanare i conti dello Stato, la teocrazia d’Oltretevere potrà continuare a contare come se nulla fosse sul nostro congruo e fedele finanziamento.

Non c'è solo l'Otto per Mille, che con il suo meccanismo destina quasi il 90% dei fondi ( un miliardo e duecento milioni di euro quest'anno) alla Chiesa cattolica a fronte di poco più del 34% delle firme, ma un fiume infinito di finanziamenti, del valore di svariati miliardi, che Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Consigli di Quartiere, destinano alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana nelle sue molteplici vesti. E poi ci sono le esenzione dalle imposte (Ici, Imu, Irap, Iva, Ires, ecc.), le deduzioni fiscali, e altre mancate entrate, che regalano una cifra di altri miliardi di euro alla “manomorta” della Chiesa.

Circa un altro miliardo va in stipendi per 25.600 insegnanti di religione cattolica, ingombrante presenza confessionale nella scuola pubblica, e ancora ci sono i cappellani nelle caserme, nelle carceri e negli ospedali, gli unici a dare assistenza spirituale-religiosa non come volontari ma in quanto stipendiati in ruolo dallo Stato.

E infine, a pioggia, soldi per le strutture sanitarie cattoliche, per le scuole private cattoliche, per i servizi idrici della Città del Vaticano, per il fondo di previdenza del clero, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per i cosiddetti Grandi Eventi (le visite del S. Padre, il Giubileo, il raduno di Loreto, le Giornate della Gioventù, la beatificazione di papa Wojtyla ecc.). Un meccanismo spesso clientelare che giostra finanziamenti pubblici di proporzioni inimmaginabili, senza paragoni in Europa.

E la maggior parte degli italiani è all'oscuro di questo immorale drenaggio di soldi pubblici erogati in barba alla nostra Costituzione e con pesanti ricadute sui conti pubblici, sempre più in affanno.

mercoledì 20 luglio 2011

L'inghippo dell'otto per mille.

La distribuzione dei fondi dell’otto per mille, scelta dai cittadini all’atto della dichiarazione dei redditi, allo Stato e a varie chiese, nasconde una forma di truffa a vantaggio della Chiesa Cattolica, che quasi nessuno conosce.

I cittadini che scelgono di dare l’otto per mille alla Chiesa cattolica sono, mediamente, il 35 % degli italiani. Ma in base al perverso meccanismo per cui vengono distribuite in proporzione alle scelte espresse anche quelle di coloro che non fanno alcuna scelta (come i cittadini che non devono fare la dichiarazione dei redditi perché possiedono solo la pensione e lo stipendio), alla Chiesa cattolica va circa l’88% dei fondi.

Ma non basta, perché ogni anno la Presidenza del Consiglio dei ministri può decidere come assegnare i fondi arrivati allo Stato. Così nel 2009, ad esempio, il governo Berlusconi decise che l'ammontare dell'otto per mille di spettanza dello Stato, anziché devolverlo ai Beni culturali (come Pompei che sta andando in rovina) e all’Abruzzo devastato dal terremoto, fosse dirottato, sottobanco, alla Chiesa per restauri di chiese ed affini. A questo punto possiamo fare due conti: la Chiesa cattolica riceve direttamente l’88% dei fondi.

Lo Stato italiano circa l'11%. Siccome però il nostro Stato rigira alla Chiesa cattolica il 70% di quanto raccoglie, quest'ultima incassa da sola quasi il 95% dell’otto per mille, pur essendo stata “scelta” dal 35% degli italiani. Ecco svelato uno dei tanti rivoli dai quali la grande piovra, la cui voracità non ha limiti, succhia enormi quantità di denaro pubblico in barba alla nostra Costituzione che lo vieta e a danno del nostro Paese.

Quest'anno l'otto per mille frutterà alla Cei ben un miliardo e duecento milioni che essa userà, quasi esclusivamente, a foraggiare lautamente il suo clero. Per la beneficenza, tanto da essa reclamizzata in TV, solo qualche spicciolo.

venerdì 8 luglio 2011

Nonostante l'assoluto silenzio dei media, la Chiesa Valdese incrementa del 18% il suo otto per mille.

La Chiesa Valdese sta vivendo un momento di notorietà e di espansione ma soprattutto di forte aumento delle sue entrate dell'otto per mille. E se lo merita per tutta una serie di aperture verso alcuni problemi della società attuale.

Anzitutto i valdesi sono contrari all'imposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche e negli edifici pubblici. Secondariamente sono a favore della laicità e della libertà religiosa per tutti perché hanno aperto decine di sportelli dove poter depositare il proprio testamento biologico, benedicono le coppie gay e finanziano alcuni progetti di distribuzione gratuita di profilattici in Africa per arginare la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, e anche sostengono alcuni programmi di ricerca italiana nel campo delle cellule staminali.

In conseguenza di tutto questo i contribuenti italiani che destinano il loro otto per mille all’Unione delle chiese valdesi e metodiste sono aumentati del 18%. Lo ha reso noto in questi giorni la Tavola valdese, l’organo esecutivo della piccola chiesa riformata nostrana che, a fronte dei poco più di 25mila membri, può vantare la simpatia di quasi mezzo milione di italiani.

«Un dato che testimonia un tasso di stima e di attenzione nei nostri confronti che ci sorprende e ci impegna – ha dichiarato la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese -. Questi contribuenti in assoluta maggioranza non evangelici, firmano a nostro favore perché nutrono un’aspettativa particolare nella gestione dei fondi dell’Otto per mille: per parte nostra cerchiamo di garantirla nella massima trasparenza, destinando l’intera somma ricevuta dallo Stato a progetti sociali e culturali realizzati in Italia e all’estero.

"Non un euro va a finalità di culto, all’evangelizzazione, alla costruzione o al restauro delle chiese o agli stipendi pastorali. Questa gestione “laica” dei fondi evidentemente incontra il favore di un numero crescente di italiani».L’assoluta trasparenza sull’utilizzo dei fondi è garantita dal sito www.ottopermillevaldese.org.

La pastora Bonafede non fa mistero del fatto che firmano a favore della Chiesa valdese anche molti cattolici impegnati e praticanti che condividono le loro battaglie civili per la laicità. Un fatto non scontato, se si pensa al presenzialismo politico della Conferenza episcopale, con il variopinto corredo di teocon, teodem e atei devoti, che non aiutano a diffondere una cultura del fondamentale principio democratico della separazione tra lo Stato e le confessioni religiose.

«Nonostante le modeste somme che investiamo in pubblicità e l’assoluto silenzio dei media su noi valdesi e metodisti così come su tutte le altre confessioni diverse dalla cattolica – conclude Maria Bonafede – da questi dati emerge un’Italia che riconosce il valore del pluralismo religioso e lo esprime con una firma».

Ecco perché, come ho scritto in un precedente post, un ateo, come il sottoscritto, devolve il suo otto per mille alla Chiesa Valdese e non allo Stato che, tradendo i suoi principi, lo riversa sottobanco alla Chiesa Cattolica. La quale spende il miliardo e duecento milioni che incassa non per interventi di solidarietà, come falsamente millanta nella sua pubblicità televisiva, ma quasi esclusivamente per foraggiare lautamente il suo clero.

sabato 2 luglio 2011

La Chiesa Valdese e l'otto per mille

I Valdesi non fanno parte della Chiesa di Roma, e dunque non sono cattolici, ma si pongono a pieno titolo all’interno della galassia cristiana con pari dignità rispetto alle altre confessioni.

Sono nati nel 1100 e la loro “eresia” si proponeva di portare una profonda riforma della confessione cattolica. Hanno subito, nel corso dei secoli, durissime persecuzioni su istigazione della Chiesa di Roma e sono sopravvissuti in Italia solo in alcune regioni.

Rispetto ai cattolici, agli ortodossi e alla maggior parte dei protestanti sono fra i più avanzati sul cammino dei diritti umani e civili e dell’uguaglianza. I Valdesi, infatti, hanno sempre rifiutato la teocrazia di tipo cattolico e adottato da sempre una struttura democratica che si riunisce una volta all’anno per prendere decisioni in un’assemblea generale, di tipo sinodale. Sono aperti ai divorziati, al matrimonio tra omosessuali, al sacerdozio femminile, all'autodeterminazione del proprio corpo.

La loro università teologica a Roma è un centro di eccellenza nella preparazione dei pastori sempre pronti a recepire le nuove istanze che la società, nella sua inarrestabile evoluzione, continuamente determina. Non sono quindi dogmatici, antidemocratici, oscurantisti e antiumani come la Chiesa Cattolica.

Infine, sono impegnatissimi sul fronte umanitario, visto che oltre il 90% del gettito dell’otto per mille che a loro viene dedicato se ne va in interventi di solidarietà.

Ecco perché un ateo, come il sottoscritto, devolve il suo otto per mille alla Chiesa Valdese e non allo Stato che, tradendo i suoi principi, lo devolve sottobanco alla Chiesa Cattolica. La quale spende il miliardo e duecento milioni che incassa non per interventi di solidarietà, come falsamente millanta nella sua pubblicità televisiva, ma quasi esclusivamente per foraggiare lautamente il suo clero.

venerdì 18 giugno 2010

L'otto per mille in dettaglio

In questi giorni ci imbattiamo spesso negli spot televisivi con cui la Chiesa chiede l'otto per mille agli italiani. Sono brevi filmati che mostrano come essa, con quel miliardo di euro che riceve dallo Stato, dà assistenza ai disabili e agli anziani, sostegno ai Paesi in via di sviluppo, accoglienza dei senza tetto e via discorrendo: cioè, in estrema sintesi, svolge tutte le attività che nel linguaggio corrente vengono chiamate "opere di carità".

Ma ciò corrisponde al vero? Assolutamente no. All’indirizzo internet della CEI è possibile consultare il rendiconto di spesa dei fondi assegnati alla Chiesa con l’otto per mille che ci riserva alcune sorprese. Ecco come, ad esempio, sono stati spesi i fondi assegnati nell'anno 2005:

Sacerdoti € 315.000.000
Culto e pastorale € 271.000.000
Edilizia di culto € 130.000.000
Carità € 115.000.000
Terzo mondo € 80.000.000
Beni culturali € 70.000.000
Fondo di riserva € 3.000.000
Totale dei fondi € 984.000.000

Come si vede l'importo più significativo si riferisce al sostentamento dei sacerdoti, che attraverso questo meccanismo ricevono il 57% del loro stipendio. Se poi prendiamo in considerazione che un ulteriore 22% del fabbisogno per il mantenimento del clero viene finanziato attraverso gli stipendi dei sacerdoti che lavorano -come ad esempio gli insegnanti di religione-,arriviamo alla conclusione che, in un modo o nell’altro, lo Stato mantiene i sacerdoti per una cifra che sfiora il 70%. Si tratta di una quota decisamente sostanziosa.

La seconda voce di spesa (circa il 28% del totale), è denominata “Culto e Pastorale” e comprende il finanziamento di opere pastorali, quali famiglie religiose, tribunali ecclesiastici regionali, formazione del clero, catechesi, facoltà teologiche e istituti religiosi e così via.

Tirando le somme i risultati sono decisamente sorprendenti, perché oltre il 70% dei fondi ricevuti con l’otto per mille sono stati destinati a utilizzi che non corrispondono affatto a quelli reclamizzati negli spot televisivi, ma al mantenimento dell’apparato della Chiesa Cattolica, dei suoi dipendenti e dei suoi fabbricati.

Solo una piccola percentuale perciò va in beneficenza vera e propria. Quindi per ogni dieci euro di IRPEF che il contribuente decide di versare nelle casse della Chiesa Cattolica, solo un paio vengono effettivamente destinati alle lodevoli finalità proclamate negli spot televisivi.

Se a ciò aggiungiamo che più della metà dei soldi che la Chiesa riceve provengono da persone che neanche sanno di averglieli dati, in quanto non hanno indicato alcuna scelta, vi rendete conto di che sorta di inghippo è questo otto per mille.

sabato 12 giugno 2010

Avviso ai laici: non date l'8 per 1000 allo Stato ma alla Chiesa Valdese.

È tempo della dichiarazione dei redditi. La Chiesa non perde tempo e spendendo circa nove milioni in pubblicità per accaparrarsi l'intero malloppo dell'8 per 1000. trasmette sui nostri teleschermi scenette molto patetiche di bisognosi da essa soccorsi. È una pubblicità falsa e ingannevole.

Dell'oltre un miliardo che con questa ignobile tassa percepisce dallo Stato italiano, la Chiesa ne spende in beneficenza appena duecento milioni, il resto lo usa per se stessa. Dovete sapere che il Vaticano possiede un quinto del patrimonio immobiliare italiano e che una casa su quattro a Roma è sua? Ma che ciononostante il nostro Stato, violando totalmente il principio di laicità stabilito dalla nostra Costituzione, destina alla Cei – Conferenza Episcopale Italiana – quasi l'intero 8 per 1000 delle sua entrate tributarie mentre nel resto d'Europa le varie Chiese, compresa la cattolica, vengono mantenute esclusivamente dai contributi volontari dei fedeli, senza oneri da parte dello Stato, cioè senza spremere i contribuenti.

L’otto per mille, dato alla Chiesa che sguazza nell'oro, è una vergogna italiana e andrebbe quindi abrogato, se fossimo coerenti col dettato costituzionale, come, del resto, andrebbe abrogato il Concordato che è un sacrilego insulto alla memoria dei patrioti che hanno fatto l’Italia, cominciando da Garibaldi, Mazzini e Cavour, nemici irriducibili dello Stato della Chiesa.

Oggi, per nostra mala sorte, non c’è nessuna forza politica disposta a prendere neppure lontanamente in considerazione l’abrogazione dell’otto per mille e ancor meno del Concordato. Al cittadino laico sembra non resti nulla da fare se non rodersi il fegato in isolata e impotente indignazione.

E invece no, qualcosa si può fare, e anche di notevole e materialissima efficacia, contro questa prepotenza clericale. Consapevoli che firmare per lo Stato anziché per la Cei è come cadere dalla padella nella brace, visto che questo, sottobanco, assegna anche la sua quota alla Chiesa, non ci resta che firmare compatti per la Chiesa Valdese, dalle nobilissime origini eretiche, aperta ai diritti civili e impegnata a utilizzare la sua quota di otto per mille esclusivamente per opere di beneficenza o promozione culturale, puntualmente documentate, e di non spendere neppure un euro per i propri pastori d’anime o per le strutture materiali delle proprie chiese.

Con ciò facciamo la scelta più radicalmente laica che si possa fare in questo momento. Un piccolo contributo, ma importante. Se poi sul Web scatenassimo una campagna "dal basso" per invitare tutti i democratici a firmare per i valdesi, sarebbe per gli italiani un bel segnale di alta civiltà e di riscatto morale.

giovedì 10 giugno 2010

La Chiesa Valdese celebra il primo matrimonio religioso gay in Italia

Lo scorso 7 aprile è stato celebrato nel tempio Valdese di Trapani il primo matrimonio omossesuale in Italia. Due donne tedesche, che in Germania avevano stipulato un'unione civile riconosciuta dallo Stato, hanno voluto riconfermare il loro matrimonio con rito religioso al cospetto di una nutrita schiera di amici e parenti (circa 200), arrivati in pullman dalla Germania.

A benedire l'unione delle due donne tedesche è stato Alessandro Esposito, pastore della chiesa Valdese di Trapani insieme ad altri due officianti - donne - della chiesa luterana e mennonita. È la conferma che la Chiesa Valdese, non essendo dogmatica e teocratica come quella cattolica, è molto più aperta sotto il profilo etico ed umano e disposta a dialogare con l’etica di una società sempre più laica e secolarizzata.

I fondamentali diritti civili, appannaggio della democrazia, considerati dalla nostra Chiesa, in nome della sua immaginaria entità soprannaturale, diritti satanici e quindi da essa combattuti ricattando i nostri politici, trovano nella Chiesa Valdese e nelle altre Chiesa protestanti pieno riconoscimento.

Il pastore valdese di Trapani, intervistato da Repubblica, ha sottolineato che il matrimonio da lui celebrato, pur non possedendo effetti civili, va senza dubbio nella direzione del pieno riconoscimento dei diritti umani per le coppie omosessuali, in quanto riconosce la differenza di orientamento sessuale e affettivo.

Concludo ricordando che la Chiesa Valdese, oltre a rispettare i diritti civili, compresa l'eutanasia, è un chiaro esempio di autentica carità cristiana (non cattolica), in quanto distribuisce ai poveri tutto quello che riceve dallo Stato italiano con l'otto per mille. La nostra Chiesa, invece (cattolica ma non cristiana), che sguazza nell'oro, distribuisce solo qualche briciola del miliardo e rotti milioni che riceve allo stesso titolo dallo Stato italiano. Il resto lo spende per se stessa e per incrementare il suo immenso patrimonio.

mercoledì 12 maggio 2010

Rilanciare la riscossa della laicità in tutte le sue articolazioni.

Nel nostro Paese il nuovo clericalismo rappresentato dal regime berlusconian-leghista, nella sua irrefrenabile pulsione di onnipotenza, sta erodendo tutte le conquiste civili faticosamente ottenute nel dopoguerra e avviandoci ad un oscurantismo medioevale su imposizione di una Chiesa sempre più conservatrice e oppressiva.

Più i costumi degli italiani diventano radicatamente e irreversibilmente secolarizzati e si allontanano dalla religione, più i nostri politici si abbarbicano al Vaticano, appoggiando le sue imposizioni obbrobriose. La nostra classe politica, ormai la più arretrata e incolta d'Europa, non vede o finge di non vedere, che non c'è una sola questione attinente alla laicità sulla quale i (dis)valori teo-berlusconiani non siano in abissale minoranza nella nostra società, dall'uso dei metodi contraccettivi, al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni gay, per arrivare alla Tortura Obbligatoria di Fine Vita.

Urge quindi rilanciare a 360 gradi, o se si preferisce ad alzo zero, la battaglia per la laicità in tutte le sue articolazioni, comprese quelle economiche. In questo momento , ad esempio, di grave crisi finanziaria che riduce drasticamente le risorse dello Stato e che impone duri sacrifici ai cittadini più deboli, si dovrebbe denunciare il fiume di danaro alle scuole private, concesso nonostante il tassativo divieto costituzionale e mentre quelle pubbliche vengono lasciate cadere, letteralmente, a pezzi, e si dovrebbe abolire l’assurda spesa (quasi un miliardo di euro) per il pagamento delle migliaia di insegnati di religione nominati dalla Cei e divenuti di ruolo senza concorso, per l'insegnamento di una materia inutile, relitto dei tempi bui di una “religione di Stato”.

Infine, andrebbe ridefinita l'attribuzione dell'otto per mille (più di un altro miliardo di euro) togliendolo alla Chiesa (preti pedofili compresi e sempre scrupolosamente coperti) i 700 milioni di quote non espresse alla Cei, e assegnarli alla ricerca scientifica, praticamente annullata nel nostro Paese.

Tutte battaglie vinte in partenza, se si avesse il coraggio di lanciarle, e che porterebbero enormi benefici al nostro Paese, oberato da un debito pubblico spaventoso. Ma, purtroppo, manca ancora da noi un leader politico, alla Zapatero, che sappia cavalcare questa legittima richiesta di laicità e trasformare l'Italia in un Paese veramente libero e moderno.

sabato 24 aprile 2010

L'indecoroso trucco dell'otto per mille.

La Chiesa cattolica attraverso numerosi spot pubblicitari invita gli italiani a donarle l'otto per mille facendo credere che la somma raccolta sarà destinata ad opere assistenziali, cioè a soccorrere i bisognosi. È una autentica bufala.

La quasi totalità di quanto lo Stato versa alla Chiesa con l'otto per mille, in sostituzione della vecchia “cungrua”, serve a pagare gli stipendi ai sacerdoti e a costruire nuove chiese, visto che in Italia ce ne sono troppo poche. Solo le briciole sono destinate a fini umanitari ed assistenziali.

Ma quanto effettivamente versa lo Stato italiano alla Chiesa con questa tassa? La bella cifra di oltre mille miliardi di euro (due mila miliardi delle vecchie lire) comprensiva della quota che gli italiani le destinano e di quasi la totalità di quella di chi non ha indicato alcun destinatario.

Come si spiega un fatto del genere? Molti contribuenti pensano che, non firmando, non finanzieranno né le istituzioni religiose né lo Stato. Questo, purtroppo, non è vero. Anche se non si firma, l'otto per mille delle tasse dovute verrà comunque prelevato dallo Stato e ripartito fra le istituzioni aventi diritto, tra le quali la Chiesa cattolica In conclusione, la Chiesa, con appena il 36% delle donazioni effettive arraffa quasi tutto il malloppo dell'otto per mille, vale a dire il 90%.

Bisogna quindi negare l'otto per mile a tutte le confessioni religiose, perché per un ateo il principio di laicità non è negoziabile, e destinare la propria quota solo allo Stato anche se, sottobanco, lui la destina in parte alla Chiesa o la usa per scopi impropri, come sovvenzionare la campagna in Iraq. Purtroppo i laici non hanno altra scelta al momento.

E nel resto d'Europa? In Spagna se uno non firma, la sua quota rimane allo Stato. In Germania i contribuenti possono scegliere di destinare una percentuale del loro reddito ad una confessione religiosa e in tal caso lo Stato si limita alla raccolta senza oneri da parte sua. Nel resto d'Europa vige il principio dell'assoluta volontarietà dei contributi a favore di confessioni religiose. Solo il nostro Paese, il più indebitati d'Europa, foraggia generosamente la Chiesa coi soldi dei contribuenti anche atei e non credenti.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)