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sabato 16 luglio 2011
Spagna: mobilitazione laica contro la visita del papa a Madrid in agosto
Il governo Zapatero, infatti per dimostrare la sua laicità ha stabilito che non saranno più celebrate messe ed altre liturgie religiose in occasione di manifestazioni ufficiali che riguardino lo Stato spagnolo.
Nuovo straordinario esempio di laicità, che stabilisce che il fatto religioso, pur garantito e tutelato come espressione individuale o collettiva delle varie comunità, deve essere rigidamente separato dalle cerimonie ufficiali dello Stato che non è una istituzione religiosa ma solo civile.
In conformità a questo clima il quotidiano El Pais dà notizia che la visita a Madrid di Benedetto XVI, programmata per le giornate mondiali della gioventù fra il 16 e il 21, agosto sta sollevando in Spagna vivaci proteste . Le associazioni laiche, atee e di libero pensiero hanno stilato un modello di mozione di protesta che vorrebbero far approvare con urgenza da tutti i consigli comunali.
Il testo critica l’appoggio che le amministrazioni verrebbero a dare a un evento di carattere privato: si criticano le esenzioni fiscali di cui godrebbero le donazioni delle aziende, l’appoggio dato da otto ministeri del governo centrale e la collaborazione offerta dal distretto di Madrid e dal comune della capitale.
Gli organizzatori delle giornate della gioventù prevedono un costo di 50 milioni di euro che dovrebbe essere coperto al 70% coi contributi dei pellegrini e per il resto con le donazioni. In tempi di grave crisi economica questa cifra sembra uno sperpero inutile.
La mozione proposta dalle associazioni laiche ai consigli comunali chiede loro di manifestare totale dissenso verso il programma di ricevimento, perché non ci siano celebrazioni ufficiali e non s’investa denaro pubblico. Inoltre, sostiene che si debba richiedere alla Procura di vigilare che il papa non rilasci dichiarazioni pubbliche atte a pregiudicare la salute e l’ordine pubblico.
Non si tratta del primo intervento di organismi municipali sulla questione della visita papale e va messo in risalto che la mozione proposta da laici e atei critica, oltre alle spese, anche i previsti atti di omaggio istituzionale ad alto livello nei confronti d’una ben precisa organizzazione religiosa.
mercoledì 10 novembre 2010
Ratzinger a Barcellona ha subito le contestazioni della Spagna laica.
Gli organizzatori di Morréate ante el Papa hanno così definito Joseph Ratzinger: "Il maggior rappresentante di un'istituzione che da molti anni è l'antagonista, per non dire nemica, delle lotte per i diritti sessuali ed affettivi di coloro che non praticano il sesso solo riproduttivo, o che non amano nel modo ritenuto corretto da questa istituzione”.
Le associazioni gay-lesbiche avevano annunciato nei giorni precedenti l’iniziativa del bacio “collettivo”. Un “bacio di due minuti”, avevano anticipato, “uomini con uomini e donne con donne” per protestare contro le posizioni del Vaticano sull’omosessualità. E così è stato.
Circa 200 gay e lesbiche si sono scambiati un “bacio di protesta” mentre papa Benedetto XVI usciva dall’Arcivescovado di Barcellona, diretto verso la Sagrada Familia. Questo “bacio collettivo” è avvenuto a poche decine di metri dall’auto di Benedetto XVI, Dal gruppo sono partiti anche fischi e grida di contestazione rivolti al Pontefice.
La cattolicissima Spagna, che sotto Francisco Franco, il dittatore cattolicamente feroce e totalitario, aveva goduto un enorme potere e grandi privilegi per mezzo secolo, con l'avvento del governo di Zapatero ha subito una enorme metamorfosi diventando in breve uno degli Stati più laici d'Europa, con leggi molto avanzate sui diritti civili, rispetto alle quali l'Italia è ancora al Medioevo.
Erano da aspettarsi quindi le contestazioni da parte dei circa 60 movimenti laici, atei, anarchici, gay e di liberi pensatori riuniti nel collettivo «Jo no t’espero» (io non ti aspetto, in catalano) contro la linea del Vaticano sugli omosessuali, sui preservativi, sullo scandalo pedofilia.
Il Fronte di Liberazione Gay aveva chiesto al governo di Madrid di dichiarare Benedetto XVI «persona non grata» per la sua «condanna del libero esercizio della sessualita». Per la Chiesa, infatti, omosessualità è sinonimo della massima libertà sessuale ed essa criminalizza questo diritto perché, in nome del libero arbitrio e dell'autodeterminazione, si oppone al controllo e all'assoggettazione delle coscienze. Tutte empietà per la Chiesa oscurantista.
Esaminando la visita di Benedetto XVI in Spagna dobbiamo rilevare una cosa importante: che questo Paese è una vera democrazia dove il dissenso non è represso. Immaginate per un attimo se i nostri gay avessero fatto una cosa simile in una città d'Italia durante una visita del papa.
La repressione della polizia sarebbe stata durissima. A Palermo è bastato uno striscione che riportava una frase evangelica per scatenare polizia e pompieri adducendo i più futili motivi. Forse che questo papa considera il Vangelo un libro blasfemo?
mercoledì 18 agosto 2010
Per il presidente della Pontificia Accademia della Vita, mons. Ignacio Carrasco De Paula : “La legge spagnola sull’aborto è insensata come Zapatero”.
La nuova legge sull'aborto che sancisce il diritto di ogni donna di interrompere la sua gravidanza nelle prime 12 settimane e consente alle minorenni, fra i 16 ed i 18 anni, di decidere liberamente se abortire o meno anche senza il consenso dei genitori, sono la prova della raggiunta indipendenza e apertura ai problemi sociali e civili del governo Zapatero. Un'altra conferma viene dall'autorizzazione alla vendita della cosiddetta “pillola del giorno dopo” senza bisogno di presentare la ricetta medica (obbligatoria, invece, in Italia su volere del Vaticano per renderne meno agevole l'uso).
Ma la Chiesa, che rifiuta sistematicamente di accettare le leggi democraticamente approvate, ritenute in contrasto coi suoi millantati precetti divini (che nessuno è mai riuscito a dimostrare validi), ostacola con violenza la loro applicazione ricorrendo a tutti i modi più ignominiosi: intimidazioni, scomuniche, ricatti ai politici di negar loro l'appoggio dei cattolici, imposizione dell'obbiezione di coscienza, invito alla disobbedienza civile e perfino scomposti e plateali insulti a chi le ha approvate.
Un comportamento totalmente antidemocratico e assolutamente oppressivo che spesso i politici di vari Stati (ma soprattutto in Italia) subiscono passivamente. Un esempio eclatante l'abbiamo avuto in Italia nel caso Englaro. Tutti ricordano con raccapriccio e sgomento le scomposte e demenziali accuse di assassinio (“Fermate quella mano assassina!”) da parte di alti prelati vaticani, come il cardinale Barragan, e di gran parte della della stampa cattolica, contro il padre di Eluana per aver voluto, come gli aveva riconosciuto la Cassazione, mettere fine, dopo diciassette anni, alla vita vegetativa, alimentata con terapia forzata, della figlia.
Un altro caso l'abbiamo avuto pochi giorni fa quando mons. Ignacio Carrasco De Paula, che ha preso il posto di mons. Rino Fisichella alla guida della Pontificia Accademia della Vita, ha scritto nella sua rivista “Il consulente Re” che la nuova legge sull’aborto introdotta in Spagna “è insensata così come lo è il primo ministro Zapatero. Il quale ha un’idea fissa, la questione dei diritti. Tutto ciò che gli viene presentato come un diritto, lui lo promuove, ma è incapace di capire che cosa sia un diritto“.
L'esimio monsignore non ha capito che per Zapatero il diritto è l'applicazione di tutte le libertà che l'uomo ha faticosamente conquistato in millenni di storia lottando ferocemente contro l'assolutismo politico e l'oscurantismo religioso subendo intolleranze, persecuzioni, torture e morte, mentre per la Chiesa teocratica il diritto è reprimere in tutti i modi queste conquiste democratiche e civili per tornare al Medioevo.
giovedì 17 giugno 2010
Ancora una volta la Spagna ci dà una lezione di vera laicità.
Invece avviene tutto l'opposto. In ogni ricorrenza pubblica, in tutte le cerimonie civili celebrate dallo Stato, la Chiesa la fa da padrona e surclassa le autorità politiche, vere rapperesentanti del Paese. L'abbiamo visto, tanto per fare un esempio, anche pochi giorni fa ai funerali delle due vittime del terrorismo afgano.
All'arrivo a Ciampino delle bare, ad attenderle c'era il Presidente della Repubblica, ma a muoversi per primo è stato un Vescovo, subito accorso a benedirle. I solenni funerali che sono seguiti nella basilica di Santa Maria degli Angeli, hanno ancor più palesemente evidenziato che lo Stato abdicava ai suoi compiti lasciando piena libertà d'azione alla religione cattolica, ancora e sempre “di Stato”, annullando ogni significativa presenza e intervento dello Stato laico.
Ancora una volta, come sempre in Italia, protettorato vaticano, lo Stato si è presentato in ginocchio davanti all’Autorità religiosa anche se si trattava di onorare i suoi soldati morti per la Patria e non per il Papa.
Nella cattolicissima Spagna, fino a poco tempo fa, era invalso lo stesso andazzo. Oggi non più. Il governo Zapatero, rispettoso della laicità dello Stato, ha stabilito che non saranno più celebrate messe ed altre liturgie religiose in occasione di manifestazioni ufficiali che riguardino lo Stato spagnolo.
Nuovo straordinario esempio di laicità, che stabilisce che il fatto religioso, pur garantito e tutelato come espressione individuale o collettiva delle varie comunità, deve essere rigidamente separato dalle cerimonie ufficiali dello Stato che non è una istituzione religiosa ma solo civile.
Purtroppo, nel nostro Paese, la mistura tra sacro e profano, si fa sempre più marcata. Tempo fa il Papa è andato a Genova sull’elicottero dell’aeronautica militare.
Non risulta a nessuno che il papa rivesta una qualche carica nel nostro esercito. Per quale motivo allora l’aeronautica militare deve destinare gratis un elicottero al suo trasporto? Almeno pagasse il disturbo, visto che sguazza nell'oro. Invece no. E anche quando il Papa va all’estero, il volo è sempre offerto dall’Alitalia, che usa un intero aereo per lui e i giornalisti al seguito. A spese nostre, s'intende, come sempre.
mercoledì 12 maggio 2010
Rilanciare la riscossa della laicità in tutte le sue articolazioni.
Più i costumi degli italiani diventano radicatamente e irreversibilmente secolarizzati e si allontanano dalla religione, più i nostri politici si abbarbicano al Vaticano, appoggiando le sue imposizioni obbrobriose. La nostra classe politica, ormai la più arretrata e incolta d'Europa, non vede o finge di non vedere, che non c'è una sola questione attinente alla laicità sulla quale i (dis)valori teo-berlusconiani non siano in abissale minoranza nella nostra società, dall'uso dei metodi contraccettivi, al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni gay, per arrivare alla Tortura Obbligatoria di Fine Vita.
Urge quindi rilanciare a 360 gradi, o se si preferisce ad alzo zero, la battaglia per la laicità in tutte le sue articolazioni, comprese quelle economiche. In questo momento , ad esempio, di grave crisi finanziaria che riduce drasticamente le risorse dello Stato e che impone duri sacrifici ai cittadini più deboli, si dovrebbe denunciare il fiume di danaro alle scuole private, concesso nonostante il tassativo divieto costituzionale e mentre quelle pubbliche vengono lasciate cadere, letteralmente, a pezzi, e si dovrebbe abolire l’assurda spesa (quasi un miliardo di euro) per il pagamento delle migliaia di insegnati di religione nominati dalla Cei e divenuti di ruolo senza concorso, per l'insegnamento di una materia inutile, relitto dei tempi bui di una “religione di Stato”.
Infine, andrebbe ridefinita l'attribuzione dell'otto per mille (più di un altro miliardo di euro) togliendolo alla Chiesa (preti pedofili compresi e sempre scrupolosamente coperti) i 700 milioni di quote non espresse alla Cei, e assegnarli alla ricerca scientifica, praticamente annullata nel nostro Paese.
Tutte battaglie vinte in partenza, se si avesse il coraggio di lanciarle, e che porterebbero enormi benefici al nostro Paese, oberato da un debito pubblico spaventoso. Ma, purtroppo, manca ancora da noi un leader politico, alla Zapatero, che sappia cavalcare questa legittima richiesta di laicità e trasformare l'Italia in un Paese veramente libero e moderno.
mercoledì 5 maggio 2010
L'ennesimo ricatto della Chiesa: l'obiezione di coscienza.
I nostri politici berlusconian-leghisti, si guardano bene dal protestare contro questi incitamenti immorali che consentono ai medici di rifiutare l'aborto e ai farmacisti obiettori di non fornire i medicinali per la contraccezione d’emergenza, come la “pillola del giorno dopo”. Si dà il caso, invece, che favoriscano questo comportamento illegale e ipocrita.
È di questi giorni, infatti, la presentazione in parlamento di un disegno di legge che vuol riconoscere legalmente l'obiezione di coscienza dei farmacisti nella dispensa dei farmaci rientranti nella contraccezione di emergenza. Presentato dalla senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani ha il solo scopo di frapporre tutti gli impedimenti possibili all'uso dei contraccettivi.
Si tratta quindi di un ennesimo, inqualificabile incitamento alla sospensione di un servizio pubblico assolutamente legale e spesso d'emergenza. Se andiamo avanti di questo passo potrà succedere che avremo farmacie cattoliche e farmacie laiche. L'obiezione di coscienza, nel caso di un farmacista che si rifiuta di fornire un farmaco legale, ma vietato dalla Chiesa, andrebbe denunciata come rifiuto di un obbligo istituzionale che in uno Stato fondato (fino a prova contraria) sulla laicità delle Istituzioni, non dovrebbe essere tollerato.
Naturalmente molti medici si proclamano obiettori per pura convenienza polica, secondo il costume nazionale che ci rende servili e ipocriti, per poi, magari, praticare l'aborto clandestino in cliniche private, rette da Istituti religiosi. Le cronache hanno più volte denunciato simili episodi. Secondo l'Associazione radicali di Roma, che per due mesi ha monitorato nei fine settimana i pronto soccorso della capitale, niente pillola del giorno dopo in quei giorni nella metà degli ospedali romani.
Se una giovane si presenta al pronto soccorso spiegando che, per la rottura del preservativo, teme una possibile gravidanza e ha bisogno urgente (entro 24 ore) della prescrizione da parte di un medico della pillola del giorno dopo, si sente rispondere: "Ci dispiace, il nostro è un ospedale religioso. Niente pillola, deve rivolgersi altrove".
Ma in questo caso, trattandosi di un farmaco d'emergenza, non si dovrebbe consentire l'obiezione di coscienza o, almeno, garantire in ogni modo la prescrizione attraverso la mobilità del personale. Comunque, se dopo i dinieghi ricevuti da alcuni ospedali, la ragazza ne trova uno disponibile, succede magari che deve passare più di una farmacia per riuscire a comperare la pillola prescritta.
E dire che nella cattolicissima Spagna la pillola del giorno dopo si acquista senza prescrizione medica e le donne possono abortire a 16 anni senza il permesso dei genitori! Ma la Spagna non è una colonia vaticana come l'Italia e a capo del suo governo c'è un certo Zapatero. Il che è tutto dire!
venerdì 23 aprile 2010
L'ateo Nick Clegg, leader dei Liberal democratici, futuro Primo Ministro del Regno Unito?
In tal caso, e ci sono molte probabilità che ciò possa accadere, si verificherebbe quanto auspicato da Anthony C. Grayling, autorevole filosofo inglese, che in un editoriale apparso nel 2008 sul quotidiano britannico “The Guardian”, dichiarava esplicito che “ci sono molte ragioni per cui sarebbe un grande vantaggio per tutti avere un ateo come primo ministro”.
Anzitutto non accetterebbe “di ricevere messaggi dal cielo che gli dicono di andare in guerra” come è accaduto a Bush per l'Iraq. Secondariamente, non sarebbe succube dei gruppi religiosi che ricattano lo Stato pretendendo privilegi, sostanziose prebende economiche, l'immunità dalle critiche e dalle satire e innumerevoli altri benefici. In terzo luogo, salvaguarderebbe meglio i diritti civili, l'autodeterminazione delle persone e la laicità delle istituzioni pubbliche.
Vi sembra poco? Sarebbe l'inizio di una nuova era, di un nuovo illuminismo politico. Il fatto che il leader dei liberali inglesi, entrato in campo da outsider, in appena due settimane di campagna elettorale, secondo i sondaggisti, abbia superato col 33% delle preferenze i Tory e i Labour, ha colto tutti di sorpresa.
In base al sistema maggioritario e alla geografia dei collegi elettorali inglesi, se questa percentuale fosse confermata alle urne il 6 maggio, i Lib-Dem raddoppierebbero gli attuali seggi arrivando a 130, e, diventando essenziali per qualsiasi coalizione di governo, potrebbero aspirare alla guida del Paese.
Ateo dichiarato, europeista convinto, cravatta gialla, modi pacati e disinvolti nel dibattito tv, sorriso accattivante, Clegg è diventata in poche settimane popolare quanto Winston Churchill, l'icona della politica britannica in assoluto.
Sposato con la spagnola Miriam Gonzalez Durantez, che non ha mai preso la cittadinanza inglese, e padre di tre figli, Antonio, Alberto e Miguel, Clegg ha già dettato le sue condizioni per un'eventuale alleanza di governo: abolizione delle imposte per i redditi più bassi, aumento delle spese per l'istruzione dei giovani disagiati, un'economia più «verde», una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale e una maggior difesa dei diritti civili nel rispetto della libertà di pensiero di tutti. Un altro Zapatero dunque!
martedì 23 marzo 2010
La legge sull'eutanasia in Andalusia
Tanto avanza in civiltà la Spagna sotto Zapatero, tanto arretra l'Italia nel campo civile sotto il governo a protettorato vaticano. In questo mese due importanti conquiste civili sono avvenute in Spagna.
Con la prima il Parlamento nazionale ha varato, infischiandosi della scomunica dei vescovi, la legge sulla liberalizzazione dell'aborto, che consente l'interruzione della gravidanza in modo gratuito e segreto alle minorenni di età compresa tra i 16 e 18 anni, senza il consenso dei genitori, e ha autorizzato la vendita della cosiddetta “pillola del giorno dopo” senza bisogno di presentare la ricetta medica.
Con la seconda, il parlamento regionale dell’Andalusia ha approvato, a maggioranza assoluta, un insieme di provvedimenti che consentono ad ogni paziente di rifiutare qualsiasi trattamento che prolunghi la sua vita in modo artificiale e ai malati con infermità degenerative, in stato vegetativo e in avanzato Alzheimer, di rifiutare l'accanimento terapeutico.
Altra cosa importante: ha vietato che i medici possano ricorrere all'obiezione di coscienza. La legge consente anche la sedazione palliativa ai malati terminali anche se questa rischia di «accorciarne la vita». Denominata “Diritti e garanzie della dignità per i pazienti in fase terminale”, questa legge, che entrerà in vigore a Pasqua, è stata approvata anche dalla destra filoclericale. Una analoga legge è stata approvata recentemente anche in Germania con l'appoggio del clero tedesco.
Naturalmente i vescovi del sud della Spagna l'hanno attaccato con violenza perché, eredi morali del torturatore Torquemada, sono da sempre ostili al diritto delle persone di sfuggire al dolore fisico e morale di malattie devastanti e senza speranza di guarigione. Non sono ricorsi però alla scomunica per coloro che l'hanno approvata.
La legge apre la strada all'eutanasia attiva e al “suicidio assistito” (gia approvati in Belgio e Olanda), che dipendono però dal codice penale spagnolo di responsabilità del governo centrale di Madrid. A conclusione di quanto esposto mi chiedo: perché l'Italia è ancora anni luce lontana dall'avere politici così illuminati e coraggiosi come quelli spagnoli e di altri Paesi europei?
martedì 9 marzo 2010
Accuse di ipocrisia nei confronti della Chiesa spagnola
“Il sovrano non si tocca, e basta” ha giustificato in modo poco convincente, per non dire imbarazzante, monsignor Juan Antonio Martínez Camino, segretario dei vescovi spagnoli ai molti giornalisti che lo bombardavano con domande ironiche sulla dispensa dalla scomunica del re.
I teo-con più irriducibili, molto numerosi in Spagna, spingono però il sovrano a rifiutare la firma della legge approvata dal Parlamento. Per impedirgli di macchiarsi dell'obbrobrio di sanzionare con la sua firma questa legge, chiamata da loro “nuovo Olocausto", gli propongono di imitare l’esempio di re Baldovino del Belgio, bigottissimo sovrano, che nel 1990, quando il Parlamento di Bruxelles decise la depenalizzazione dell’aborto, ricorse ad una sorta di abdicazione temporanea (della durata di 36 ore), per obiezione di coscienza, per consentire che il Consiglio dei ministri, vista "l’incapacità momentanea a regnare del rappresentante della Corona", ne assumesse i poteri e firmasse la legge.
Pare però che a Palazzo della Zarzuela (la reggia di Madrid) questa proposta sia poco convincente. Cinque anni fa, infatti, quando fu approvata l’introduzione nella legislazione spagnola dei matrimoni gay, avversati con ferocia dalla Chiesa, re Juan Carlos decise di non sottrarsi ai suoi doveri costituzionali. Tutto questo cancan è nato per il semplice fatto che la legislazione spagnola si è adeguata a quella della maggioranza dei paesi dell’Unione europea.
Ma ogni conquista umana e civile per riuscire ad imporsi nel mondo cattolico deve cozzare duramente contro l'oppressivo potere della Chiesa, sempre irriducibile nemica di ogni libertà. Fortunatamente per la Spagna, il Parlamento e il sovrano finora hanno mostrano di saper resistere ai ricatti dell'oscurantismo ecclesiastico, il che, purtroppo, non avviene mai in Italia.
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Informazioni personali
- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)