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venerdì 22 aprile 2011
Ottimo successo per le Giornate della laicità 2011.
Naturalmente, non sono mancate le polemiche. "Questi laicisti che non vogliono il dialogo", ha tuonato l'Avvenire prontamente sbugiardato dal Flores d'Arcais che ha puntualizzato: "Una menzogna. Abbiamo invitato quindici cardinali da Ruini a Bagnasco a Tettamanzi, il direttore di Avvenire e quello della stampa vaticana, e l'elenco potrebbe proseguire. Tutti hanno risposto di no. Peccato, perché per ognuno degli appuntamenti, ci sarebbe potuto essere un vero dialogo nel senso di due logoi che si confrontano. Non un minuetto diplomatico ma un vero confronto".
Il direttore di MicroMega inoltre ha così spiegato il rifiuto messo in atto dalle alte gerarchie ecclesiastiche: «Dal punto di vista politico, la Chiesa in questi anni è arrivata a detenere un monopolio. Stando così le cose, un qualsiasi confronto non può che arrecarle danno. Se si ha un monopolio senza essere passati dal contraddittorio, non conviene dialogare: è più confortevole il monologo».
E ha concluso: «Anche se risulta difficile capire perché debba avere paura chi da un lato è convinto di avere la Verità in tasca e dall'altro è consapevole del suo monopolio».
Ma cos'è in parole povere la laicità, così aborrita dalla Chiesa? È l’«assoluta indipendenza e autonomia nei confronti della Chiesa cattolica o di altra confessione religiosa» (Dizionario della lingua italiana – G. Devoto, G. Oli).
in Italia, col Vaticano in casa che ricatta la classe politica, questa definizione è blasfema. Per Ratzinger la laicità deve essere «laicità positiva» cioè deve riconoscere come assoluti i valori cristiani sennò si trasforma nel tanto odiato «laicismo».
Quindi nessuna indipendenza e autonomia nei confronti della Chiesa cattolica. Per esempio: pretendere la completa libertà per ciascuno di decidere sulla propria vita è per il papa sfrenato laicismo. Ma per il cittadino laico è puro e semplice diritto democratico, sancito dalla Costituzione.
I cattolici, in uno Stato laico sono sempre liberi di comportarsi secondo coscienza: nessuno li costringe ad abortire, a ricorrere alla fecondazione eterologa, a essere omosessuali, a rifiutare alimentazione e idratazione artificiali in caso di coma vegetativo, a frequentare le scuole statali, a sposarsi secondo il rito civile.
Perché allora la Chiesa, che nello Stato laico gode di tutte le libertà per i suoi fedeli, vuole imporre la sua morale radicale dedotta da un dio inventato e non dalla natura umana e coartare ogni autodeterminazione anche in chi non si riconosce in un credo religioso? Questa è una laicità teocratica, una totale negazione della vera laicità. In parole povere: l'ossimoro degli ossimori.
mercoledì 5 gennaio 2011
“La sfida oscurantista di Joseph Ratzinger” di Paolo Flores d'Arcais
Il titolo della storica serata era “Controversia su Dio”, incontro che viene interamente riportato in appendice al testo. Questo libro, riferendosi alle timide aperture formulate da Ratzinger in quel dibattito, evidenzia la svolta regressiva avvenuta dal Pontefice dopo la sua elezione al soglio papale.
L' accusa più forte che Flores d'Arcais rivolge a Ratzinger, sin dalle prime battute del libro, è quella di avere disfatto come “papa inquisitore” il cammino intrapreso dal “papa buono”.
Se il Concilio Vaticano II è stato, in positivo, lo spartiacque tra il costantinismo teocratico condito dalla svolta reazionaria del Sillabo, e una cattolicità intesa come dialogo con il mondo e recupero dei valori autentici di un vangelo non compromesso con il potere, gli ultimi due pontificati hanno sostanzialmente, in negativo, disatteso le speranze di quanti scommettevano in una nuova primavera di una Chiesa riconciliata con la modernità.
Il termine “oscurantista” che Flores d'Arcais aveva usato in “Etica senza fede” (e ancora ne “L'individuo libertario”), parlando di Karol Wojtyla, definito “il papa di una dichiarata crociata oscurantista contro lo spirito critico e l'eredità dei lumi” viene qui ripetuto nei confronti di Benedetto XVI continuatore della linea del suo predecessore, con l'aggravante non indifferente delle ripetute gaffes imbarazzanti accadute a questo papa in più occasioni.
Nel libro vengono impietosamente ricordate le infelicissime uscite di Benedetto XVI durante il suo viaggio in Camerun il 17 marzo 2009, riguardo al preservativo (che, piuttosto che combattere il problema dell'AIDS, ne aumenterebbe l'incidenza), durante la V Conferenza dell'episcopato latinoamericano ad Aparecida il 13 maggio 2007 (quando affermò che l'arrivo dei Conquistadores e l'annuncio del Vangelo non comportò alcun nocumento per le culture pre-columbiane), le tardive parole di reprimenda sugli innumerevoli casi di pedofilia che hanno coinvolto le gerarchie ecclesiastiche a tutti i livelli dopo decenni di silenzi imposti e muri di gomma di ogni sorta.
Nella sua azione restauratrice, che rimanda al Vaticano I se non al Concilio di Trento, Benedetto XVI ribadisce l'incapacità dell'uomo di autodeterminarsi per cui persino la democrazia viene demonizzata in quanto esposta al nichilismo perché in balia della legge del più forte,
L'uomo senza Dio non è che una caricatura incapace di autentica libertà, proclama senza incertezza questo papa negando quindi ogni validità alla volontà popolare espressa democraticamente. Il libro, appassionato ed insieme raffinato, è una vera e propria summa delle sane ossessioni del filosofo su la democrazia , l'autodeterminazione dell'individuo, la ragione erede dei Lumi, il il disincanto della laicità e l'elogio del relativismo.
mercoledì 21 aprile 2010
La prova schiacciante che comprova l'insabbiamento degli scandali di pedofilia nella Chiesa.
Ciò dimostra in modo lapalissiano la totale omertà della Chiesa e fa capire di "chi" sono le responsabilità per la tragedia di decine di migliaia di bambini violentati da sacerdoti cattolici. Non solo la Chiesa di Wojtyla e di Ratzinger non ha mai denunciato al "braccio secolare" i suoi pastori colpevoli ma li ha sempre perdonati, nascosti, protetti, in taluni casi perfino imboscati, frapponendo tutti gli ostacoli possibili per impedire che venissero perseguiti dalla giustizia, perché la Chiesa è sempre santa anche se i suoi ministri sono indegni.
Non per niente negli Usa è accusata di un reato assai grave che si chiama "ostruzione di giustizia". Le terribili parole di condanna di Gesù: “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare” (Matteo 18:6) sono state proterviamente ignorate da ogni ecclesiastico allo scopo di salvaguardare il buon nome della Chiesa e i suoi immensi patrimoni, minacciati da possibili richieste di risarcimento.
Le sbandierate "linee guida" del 2003, messe online sul sito ufficiale della Santa Sede, secondo cui "si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità", attribuibili all’allora cardinal Ratzinger, si definiscono come ipocrite menzogne dal momento che non hanno dato adito ad una sola denuncia. Se quel documento fosse stato davvero operativo, significherebbe che da sette anni tutti i vescovi del mondo hanno disobbedito al Papa e al suo Prefetto della Congregazione per la difesa della Fede.
In realtà hanno soltanto obbedito al “segreto pontificio” che li obbligava ad insabbiare tutte le prove. La Chiesa gerarchica, anziché gridare al complotto e a contestare la stampa, dovrebbe quindi immediatamente abrogare il famigerato “segreto pontificio”, sostituendolo con l’obbligo per ogni diocesi e parrocchia di denunciare alla giustizia ogni caso di pedofilia di cui vengano a conoscenza.
Anche l’associazione americana delle vittime di abusi (Snap) chiede tramite il suo rappresentante Bill Nash, che "il Vaticano e le diocesi istituiscano un registro online dei preti credibilmente accusati di abusi".
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)