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sabato 4 giugno 2011
La preghiera a Zagabria di papa Ratzinger sulla tomba del card. Stepinać non piacerà ai tedeschi
“Ma Stepinać era coinvolto negli orrori commessi dalle milizie degli Ustascia di Pavelić di stampo cattolico-fascista“, afferma l’associazione “Freie Bürger für demokratische Werter”(cittadini liberi per valori democratici).” per cui “il Bundestag tedesco è alleato a forze che accettano con la propria “benedizione” gli orrori della guerra e pregano per i colpevoli”.
E ricorda ai tedeschi come l'arcivescovo di Zagabria, Stepinać non solo fu una delle massime autorità ecclesiastiche di un regime cattolico-fascista benvisto da Hitler – dal 1941 al 1942 – ma, dal gennaio 1942, fu anche il vicario militare ufficiale delle milizie degli ustascia, guidate dal comandante Pavelić che in quel periodo procedettero alla conversione coatta dei serbo- ortodossi compiendo delle atrocità inaudite.
I serbi allora furono fucilati, uccisi a pugnalate o bastonate, decapitati, annegati, squartati, strangolati, seppelliti vivi, arsi vivi, crocefissi o torturati fino alla morte. Le orrende crudeltà perpetrate sconvolsero perfino le truppe dei fascisti italiani e dei nazisti tedeschi stazionate nel Paese.
Stepinać non si oppose minimamente ai massacri in massa che erano simili a un genocidio; nessuno degli assassini venne mai scomunicato anche perché tra loro c'erano numerosi frati francescani, giudati da Miroslav Filipović-Majstorović, che nel famigerato campo di concentramento di Jasenovac, fece assassinate circa 100.000 serbi ed ebrei. Ancora nel 1943 Stepinać ringraziò espressamente Stepinać e i francescani per i loro “meriti” nella “conversione” (leggi sterminio) degli ortodossi.
Papa Pio XII non solo non deplorò i crimini di guerra del comandante Pavelić, ma concesse più volte a lui e ai suoi generali udienza in Vaticano, definendo il capo fascista un “cattolico praticante” e congedandolo con “i migliori auguri per il lavoro da svolgere”.
Dopo la guerra, Pavelić riuscì a fuggire grazie al “canale dei ratti” organizzato dal Vaticano e morì nel 1959 a Madrid con la benedizione del Papa. Stepinać fu beatificato nel 1998 e ora si attende la beatificazione di Pio XII.
A documentare le atrocità di Pavelić è stato lo scrittore tedesco Karlheinz Deschner (La politica dei papi nel XX° secolo) coetaneo del papa e suo conterraneo.
Secondo “Freie Bürger” la Germania, invitando a tenere un discorso al Bundestag tedesco chi, come il papa, col pregare sulla tomba di Stepinać giustifica gli orrori della guerra fascista, mette a repentaglio, con tanta leggerezza, la buona reputazione che la nazione tedesca si è guadagnata dopo la guerra, e offende i sentimenti più profondi dei Paesi che hanno sofferto inaudite atrocità.
martedì 15 marzo 2011
Benedetto XVI, pubblica il suo secondo libro dedicato a Gesù di Nazaret.
Il vero gruppo degli accusatori di Gesù furono, secondo lui, i circoli contemporanei del Tempio e, nel contesto dell’amnistia pasquale, si associò ad essi la ‘massa’ dei sostenitori di Barabba’. Ciò non toglie che quest'infame accusa, sempre sostenuta dalla Chiesa in passato fin dal secondo secolo, ha procurato ai figli di Israele milioni di vittime.
Nessun cenno però al fatto da lui voluto di ripristinare nelle preghiere l'invocazione a Dio per la conversione dei giudei (pro perfidis iudaeis) che era stata tolto in precedenza.
Ma la cosa che ha colpito molti è che il fine teologo e indiscusso capo del cattolicesimo in questo libro corregge e smentisce se stesso nel giro di neanche un anno affermando di considerare “una reliquia” l'autentica mistificazione per allocchi conosciuta come la Sacra Sindone.
Nel corso del 2010, anno della sua ostensione (o meglio ostentazione) a Torino, aveva smorzato le polemiche tra scettici e sindonologi definendola più volte un’icona. Ma questa icona diventa ora, a chiare lettere, «una reliquia» compatibile con le descrizioni dei Vangeli.
O il vecchio Joseph è improvvisamente regredito a prima del medioevo, oppure usa parole a casaccio ignorandone il significato. Perché che la Sindone fosse una bufala lo sapeva già il vescovo di Troyes, Henri de Poitiers, a metà del Trecento.
Paolo Flores D’Arcais scriveva nel numero n. 4/2010 di MicroMega: “Per chi usa la ragione, non c’è più niente da discutere sulla “autenticità” del lenzuolo. Troppe, veramente troppe, le evidenze che testimoniano come sia uno dei tanti prodotti dell’industria delle reliquie religiose medioevali.
"La lettura attenta dei vangeli, le informazioni sulle sepolture ebraiche, l’analisi del tessuto e della sua lavorazione, il fatto che l’impronta del viso di un uomo su un lenzuolo che lo avvolge deve avere una larghezza doppia di quella della sindone (effetto della maschera di Agamennone) e dulcis in fundo, la regina delle prove: la datazione con il radiocarbonio che attesta inequivocabilmente il lenzuolo come risalente al periodo medioevale tra la metà del Duecento e la metà del Trecento. Prova scientifica di cui ogni tentativo di confutazione è stato pateticamente smentito”.
Una cosa così lapalissiana, a disposizione di tutti coloro che vogliono informarsi. ridotta da questo papa ad una ridicolaggine per creduloni, basata su miracoli, feticci e simbologie infantili.
mercoledì 5 gennaio 2011
“La sfida oscurantista di Joseph Ratzinger” di Paolo Flores d'Arcais
Il titolo della storica serata era “Controversia su Dio”, incontro che viene interamente riportato in appendice al testo. Questo libro, riferendosi alle timide aperture formulate da Ratzinger in quel dibattito, evidenzia la svolta regressiva avvenuta dal Pontefice dopo la sua elezione al soglio papale.
L' accusa più forte che Flores d'Arcais rivolge a Ratzinger, sin dalle prime battute del libro, è quella di avere disfatto come “papa inquisitore” il cammino intrapreso dal “papa buono”.
Se il Concilio Vaticano II è stato, in positivo, lo spartiacque tra il costantinismo teocratico condito dalla svolta reazionaria del Sillabo, e una cattolicità intesa come dialogo con il mondo e recupero dei valori autentici di un vangelo non compromesso con il potere, gli ultimi due pontificati hanno sostanzialmente, in negativo, disatteso le speranze di quanti scommettevano in una nuova primavera di una Chiesa riconciliata con la modernità.
Il termine “oscurantista” che Flores d'Arcais aveva usato in “Etica senza fede” (e ancora ne “L'individuo libertario”), parlando di Karol Wojtyla, definito “il papa di una dichiarata crociata oscurantista contro lo spirito critico e l'eredità dei lumi” viene qui ripetuto nei confronti di Benedetto XVI continuatore della linea del suo predecessore, con l'aggravante non indifferente delle ripetute gaffes imbarazzanti accadute a questo papa in più occasioni.
Nel libro vengono impietosamente ricordate le infelicissime uscite di Benedetto XVI durante il suo viaggio in Camerun il 17 marzo 2009, riguardo al preservativo (che, piuttosto che combattere il problema dell'AIDS, ne aumenterebbe l'incidenza), durante la V Conferenza dell'episcopato latinoamericano ad Aparecida il 13 maggio 2007 (quando affermò che l'arrivo dei Conquistadores e l'annuncio del Vangelo non comportò alcun nocumento per le culture pre-columbiane), le tardive parole di reprimenda sugli innumerevoli casi di pedofilia che hanno coinvolto le gerarchie ecclesiastiche a tutti i livelli dopo decenni di silenzi imposti e muri di gomma di ogni sorta.
Nella sua azione restauratrice, che rimanda al Vaticano I se non al Concilio di Trento, Benedetto XVI ribadisce l'incapacità dell'uomo di autodeterminarsi per cui persino la democrazia viene demonizzata in quanto esposta al nichilismo perché in balia della legge del più forte,
L'uomo senza Dio non è che una caricatura incapace di autentica libertà, proclama senza incertezza questo papa negando quindi ogni validità alla volontà popolare espressa democraticamente. Il libro, appassionato ed insieme raffinato, è una vera e propria summa delle sane ossessioni del filosofo su la democrazia , l'autodeterminazione dell'individuo, la ragione erede dei Lumi, il il disincanto della laicità e l'elogio del relativismo.
sabato 26 giugno 2010
Solo in Italia la “teocrazia debole” perseguita dalla Chiesa ha avuto successo.
Il paradigma del "caso italiano", viene da lui osannato perché essendo «veramente considerevole il ruolo assunto dalla religione» nel nostro Paese, questo si presenta come il luogo provvidenziale in cui sperimentare l'obiettivo che il cattolicesimo gerarchico ha scelto come stella polare: la teocrazia debole, cioè la creazione di una pseudodemocrazia sottomessa al volere del Vaticano.
Infatti, per la Chiesa, l'Italia «costituisce una ricchezza stimolante che altrove manca del tutto». Perché? Perché essendo ridotta, da una classe politica degenere, predatoria e bipartisan ad un cumulo di macerie morali e materiali, la nostra Italietta viene governata con leggi liberticide e oppressive, perfettamente in linea con la Chiesa ma rifiutate in qualsiasi altro Paese europeo.
Secondo Navarro-Valls: qualsiasi legge che prescinda dalla religione, renderebbe illegittima la democrazia trasformandola in un vaso di iniquità. Plateale esautorazione di ogni forma di vera democrazia che si fonda esclusivamente sull'autodeterminazione di tutti i cittadini, singolarmente e collettivamente presi, in quanto essi «si danno da sé la legge» prescindendo da ogni altro potere.
Che l'adeguamento alla religione diventi tassativo e vincolante per la democrazia significa espropriare il cittadino della sua sovranità e riconsegnarla a dio, cioè ad un'immaginaria entità soprannaturale mai dimostrata. Insomma e senza perifrasi: la sovranità di dio (teocrazia) è incompatibile con la sovranità dell'uomo, in cui consiste la democrazia.
Dovrebbe essere una ovvietà accettata anche dal più sprovveduto cittadino di un Paese democratico, ma, purtroppo, non nell'italica «ricchezza stimolante che altrove manca del tutto» diventata ormai protettorato vaticano.
sabato 19 giugno 2010
La “teocrazia debole” della Chiesa opposta alla democrazia
«Una democrazia deve riconoscere il valore di verità, naturale e generale, della religiosità umana, considerandolo un diritto comune, indispensabile cioè per il bene di tutti», ha dichiarato recentemente Joaquìn Navarro-Valls rivelando il programma di "teocrazia debole" che la Chiesa gerarchica di Karol Wojtyla prima, e quella di Joseph Ratzinger oggi, stanno tenacemente perseguendo.
Con ciò rinnegando in modo assoluto la democrazia che si fonda sull'autos nomos di tutti i cittadini, singolarmente e collettivamente presi, cioè sul fatto che essi si danno da sé la legge senza riconoscere nessun altro prima o sopra di loro. Con la logica di questo diritto comune, millantato dalla Chiesa di natura divina, l'ateo, lo scettico, il libero pensatore, insomma il cittadino che non si riconosce in alcuna "religiosità umana", verrebbe irrimediabilmente colpito da ostracismo, e declassato a cittadino di serie B. Il suo ateismo, infatti, non solo non troverebbe posto in questo discriminatorio "diritto comune", ma verrebbe implicitamente tacciato di essere contrario al "bene di tutti".
Ammessa, senza riserve, la sovranità di dio, ne consegue la sua incompatibilità con la sovranità dell'uomo, in cui consiste la democrazia. Quale dio, però? Il biblico Jahvè collerico, sanguinario, vendicativo, estremamente geloso che durante la conquista della Terra Promessa, ordina a Giosuè, successore di Mosè, di attuare i massacri più crudeli contro i nemici e di sterminare, senza pietà: donne, vecchi e bambini? Il dio cristiano dei valdesi - compassionevole - che riconosce ai suoi figli i diritti civili, compresa l''eutanasia? Quello di Ratzinger che ha disseminato la storia di persecuzioni, intolleranze, eccidi e roghi? Quello musulmano che esige mutilazioni sessuali per le bambine? Infine il "Gott mit uns" di hitleriana memoria, molto familiare a Ratzinger? E si potrebbe continuare.
Quale di queste incompatibili verità dovrà assumere lo Stato nella sua legge, per ottemperare alla pretesa di «concepire la religione come un valore assoluto» e trasformare i peccati in altrettanti delitti da perseguire come reati?
Di fronte a simili affermazioni che rinnegano l'intelligenza umana appare nelle sua mostruosa evidenza che la Chiesa, tuttora fedele al Syllabo di Pio IX, resta e resterà sempre la più implacabile nemica della democrazia e della libertà?
sabato 3 aprile 2010
Il teologo svizzero Hans Küng chiede a Joseph Ratzinger di fare un "mea culpa".
"Nessun'altra persona nella Chiesa ha visto passare sulla sua scrivania tanti casi di abusi", spiega il teologo, citando i 24 anni in cui il futuro papa Benedetto XVI ha guidato la Congregazione per la dottrina della fede (l'ex Sant'Uffizio), durante i quali ha trattato tutti i casi di abusi sessuali in seno alla Chiesa del mondo intero "nel piu' assoluto segreto" e senza prendere provvedimenti drastici e risolutivi, unicamente preoccupato di soffocarli.
E continua implacabile: "Cinque anni di pontificato senza mai modificare queste pratiche funeste. La decenza esigerebbe che il principale responsabile della dissimulazione da decenni (di queste vicende), vale a dire Joseph Ratzinger, facesse un "mea culpa", ammettesse di aver fallito come servitore di una religione che mette al primo posto la difesa dei più deboli, e rassegnasse le dimissioni.
E rivolgendosi all'episcopato tedesco prosegue con durezza: "I Vescovi, invece di chiedere perdono alle vittime, non dovrebbero riconoscere di essere dei complici? (...) La protezione dei loro sacerdoti sembra aver contato di piu', per i Vescovi, che la protezione dei bambini". Professore emerito di teologia ecumenica all'Università di Tubinga,
Hans Kueng, 81 anni, noto per le sue critiche al pontificato di Giovanni Paolo II e anche di Benedetto XVI, conclude il suo intenveto rivolgendo un pressante invito affinché all'interno della Chiesa si apra un dibattito sul celibato dei preti, citando numerose "dichiarazioni di psicoterapeuti e psicoanalisti che individuano una relazione evidentissima" tra celibato e pedofilia.
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Informazioni personali
- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)