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martedì 7 giugno 2011
La visita del papa a Zagabria
La visita papale è stata oggetto anche di manifestazione di protesta da parte di associazioni omosessuali e laiche. Ci sono state tre contestazioni, sia pure di scarsa entità.
La prima ha visto un gruppo di manifestanti accusare il papa di non rispettare i diritti umani e mostrare cartelli con scritte quali ‘I preservativi salvano la vita’, ‘La Chiesa senza politica – lo Stato senza prediche’.
La seconda, attuata dai non credenti, si è manifestata con la donazione di sangue nel centro per le trasfusioni di Zagabria. ‘Per la società non c’è atto più umano e socialmente più utile della donazione del sangue’, hanno detto i contestatori, spiegando che ‘l’appartenenza a una religione e la preghiera non possono sostituirsi di per sé alla partecipazione attiva e responsabile alla società”.
Infine, nella terza, l’organizzazione per la difesa dei diritti di gay e lesbiche ‘Queer Zagreb’ ha allestito una mini-rassegna di film che tematizzavano la controversa posizione della Chiesa cattolica verso l’omosessualità.
Benedetto XVI, durante il suo viaggio pastorale in Croazia, si è espresso soprattutto per la difesa del matrimonio tradizionale, contro ogni riconoscimento delle coppie di fatto.
Ha infatti invitato a “non cedere a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio”: un timore dovuto al fatto che, “nella società odierna, specialmente in Europa, va diffondendosi una secolarizzazione che porta all’emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia.
L'omosessualità e le unioni di fatto sono diventate l'ossessione della Chiesa e Ratzinger non perde occasione per ripeterlo. Sposarsi, per lui, è un imperativo categorico, magari anche soltanto civilmente.
Per il papa la convivenza mette a rischio il suo concetto di famiglia, come se un sì pronunciato davanti al prete o davanti al sindaco possa garantire la stabilità di un rapporto. Per quanto, invece, si vede dallo sfascio dei matrimoni, anche nei Paesi cattolici, il sì omologato dalla carta da bollo garantisce solo la stabilità del reddito degli avvocati matrimonialisti.
Comunque ancora una volta il papa nel suo appello alla regolarizzazione del rapporto di coppia nega ogni uguale diritto agli omosessuali. Come sempre è la discriminazione il "valore non negoziabile" quello che conta nella versione cattolica.
Infine, sfidando la riprovazione degli ortodossi della ex Iugoslavia, il papa ha sostato in preghiera sulla tomba del cardinale di Zagabria Alojzije Stepinać, soprannominato “L’arcivescovo del genocidio”, per essere stato dal 1941 al 1942 vicario militare ufficiale delle milizie degli ustascia, guidate dal comandante Ante Pavelić che in quel periodo procedettero alla conversione coatta dei serbo-ortodossi compiendo delle atrocità inaudite.
sabato 4 giugno 2011
La preghiera a Zagabria di papa Ratzinger sulla tomba del card. Stepinać non piacerà ai tedeschi
“Ma Stepinać era coinvolto negli orrori commessi dalle milizie degli Ustascia di Pavelić di stampo cattolico-fascista“, afferma l’associazione “Freie Bürger für demokratische Werter”(cittadini liberi per valori democratici).” per cui “il Bundestag tedesco è alleato a forze che accettano con la propria “benedizione” gli orrori della guerra e pregano per i colpevoli”.
E ricorda ai tedeschi come l'arcivescovo di Zagabria, Stepinać non solo fu una delle massime autorità ecclesiastiche di un regime cattolico-fascista benvisto da Hitler – dal 1941 al 1942 – ma, dal gennaio 1942, fu anche il vicario militare ufficiale delle milizie degli ustascia, guidate dal comandante Pavelić che in quel periodo procedettero alla conversione coatta dei serbo- ortodossi compiendo delle atrocità inaudite.
I serbi allora furono fucilati, uccisi a pugnalate o bastonate, decapitati, annegati, squartati, strangolati, seppelliti vivi, arsi vivi, crocefissi o torturati fino alla morte. Le orrende crudeltà perpetrate sconvolsero perfino le truppe dei fascisti italiani e dei nazisti tedeschi stazionate nel Paese.
Stepinać non si oppose minimamente ai massacri in massa che erano simili a un genocidio; nessuno degli assassini venne mai scomunicato anche perché tra loro c'erano numerosi frati francescani, giudati da Miroslav Filipović-Majstorović, che nel famigerato campo di concentramento di Jasenovac, fece assassinate circa 100.000 serbi ed ebrei. Ancora nel 1943 Stepinać ringraziò espressamente Stepinać e i francescani per i loro “meriti” nella “conversione” (leggi sterminio) degli ortodossi.
Papa Pio XII non solo non deplorò i crimini di guerra del comandante Pavelić, ma concesse più volte a lui e ai suoi generali udienza in Vaticano, definendo il capo fascista un “cattolico praticante” e congedandolo con “i migliori auguri per il lavoro da svolgere”.
Dopo la guerra, Pavelić riuscì a fuggire grazie al “canale dei ratti” organizzato dal Vaticano e morì nel 1959 a Madrid con la benedizione del Papa. Stepinać fu beatificato nel 1998 e ora si attende la beatificazione di Pio XII.
A documentare le atrocità di Pavelić è stato lo scrittore tedesco Karlheinz Deschner (La politica dei papi nel XX° secolo) coetaneo del papa e suo conterraneo.
Secondo “Freie Bürger” la Germania, invitando a tenere un discorso al Bundestag tedesco chi, come il papa, col pregare sulla tomba di Stepinać giustifica gli orrori della guerra fascista, mette a repentaglio, con tanta leggerezza, la buona reputazione che la nazione tedesca si è guadagnata dopo la guerra, e offende i sentimenti più profondi dei Paesi che hanno sofferto inaudite atrocità.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)