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martedì 18 ottobre 2011

In Italia, l'esigenza di un partito che proclami la laicità come suo primo valore, è sempre più impellente

L'esigenza di una vigorosa e determinata laicità sta prendendo consapevolezza in Europa di fronte alla sempre più oppressiva invadenza delle Chiese, soprattutto di quella cattolica.

Nella cattolicissima Polonia, nella quale un clero oscurantista e intollerante la fa da padrone come in Italia, è già nato il primo partito laico-progressista d'Europa e al suo esordio ha avuto più del 10% dei suffragi.

A ruota, anche in Svizzera, una lista di “senza religione” si presenta alle elezioni politiche che si terranno alla fine di ottobre. Si chiama konfessionslose.ch ed ha come valori “l’autodeterminazione, la libertà, l’uguaglianza davanti alla legge e l’etica laico-umanista”.

Il capolista è il quarantaduenne Andreas Kyriacou, il quale intervistato da Reuters ha detto: “è venuto il tempo che i nostri politici riconoscano che ci sono diverse persone non religiose nel loro elettorato”.

In Italia, l'esigenza di un partito che proclami la laicità come suo primo valore è sempre più impellente perché nel nostro Paese, che ha avuto l'immane sciagura di ospitare per venti secoli il Vaticano, tutti i partiti politici attuali sono profondamente condizionati dalla Chiesa.

Nessuno escluso. Nemmeno i radicali che diventano sempre più inaffidabili, disposti come sono a vendere l'anima per dei pseudo valori che con la laicità non hanno niente da spartire. Non è certo predicando la liberalizzazione delle droghe o l'amnistia di massa o arruolando le Ciccioline di turno, che si difendono i valori laici che la nostra Costituzione ci dovrebbe garantire ma che la nostra casta politica, quasi interamente sotto ricatto permanete della Chiesa, calpesta spudoratamente.

La Chiesa ha capito che il politico italiano, per ottenere il cadreghino in Parlamento e mantenerlo vita natural durante, deve avere appoggiarsi al clero e quindi, per gratitudine, esige da lui non solo privilegi economici sempre più gravosi per l'Italia, ma anche la sistematica negazione dei più elementari diritti civili, come, ad esempio, l'imposizione della tortura obbligatoria a fine vita.

Un partito laico-progressista, totalmente libero da ogni condizionamento religioso, ancorché combattuto aspramente, perché necessariamente anticlericale, da gran parte della società ipocrita e irretita dalla superstizione religiosa, ma anche da pseudo laici e ateo mutandari alla Ferrara, con dura fatica, alla lunga, può innescare nel nostro Paese un nuovo clima politico, imperniato sulla conquista dell'autodeterminazione, della libertà, dell'uguaglianza davanti alla legge e della nascita di un'etica laico-umanista che ponga fine al privilegio, alla corruzione, all'ipocrito appecoramento ai parassitismo religioso.

Milioni di italiani, che in cuor loro aspirano ad uno Stato laico in cui la fede venga considerata una questione esclusivamente privata, aspettano con ansia di uscire allo scoperto.

martedì 26 luglio 2011

“Questa è una Repubblica, non il Vaticano”. L'Irlanda contro il papa sulla pedofilia.

In seguito al Rapporto sulla diocesi di Cloyne la situazione della Chiesa in Irlanda si è ulteriormente aggravata Nel Paese cattolicissimo, infatti, è partito un attacco senza precedenti alla Santa Sede per lo scandalo della pedofilia.

Il primo ministro Enda Kenny, e poi il Parlamento irlandese, hanno censurato il papato dopo che “per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo tre anni fa soltanto, non tre decenni fa”.

Mai prima di oggi il capo di un governo irlandese aveva parlato con tanta forza contro il Vaticano. Kenny, e successivamente il Parlamento, in una mozione approvata all’unanimità, hanno accusato le gerarchie cattoliche romane di aver messo gli interessi della Chiesa davanti a quelli delle vittime degli abusi.

Vicino alle lacrime, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin in televisione ha ammesso che le nuove inchieste sulla pedofilia nelle diocesi rischiano di non arrivare a far luce su quanto è successo “se la gente nella Chiesa Cattolica non è pronta a dire la verità”.

Il premier Kenny ha avvertito il Vaticano che le relazioni tra l’Irlanda e la Chiesa non saranno d’ora in poi più le stesse dopo che la settimana scorsa il rapporto sulla diocesi di Cloyne – nella contea di Cork – ha messo in luce le coperture da parte di Roma nel periodo dal 1996 al 2009 sugli abusi su minori commessi da 19 sacerdoti, mettendo a nudo disfunzioni, elitismo e narcisismo che contraddistinguono a tutt'oggi la cultura del Vaticano.

“Questa non è Roma. Questa è la Repubblica d’Irlanda 2011, una repubblica fondata sul diritto”, ha detto il premier aprendo il voto alla mozione che accusa il Vaticano di aver sabotato la decisione dei vescovi irlandesi nel 1996 di cominciare a denunciare i casi sospetti alla polizia.

Finora l’unico commento arrivato da Roma è stato quello, a titolo personale, di padre Lombardi, secondo cui la pubblicazione del rapporto ‘segna una nuova tappa nel lungo e faticoso cammino di ricerca della verità, di penitenza e di purificazione, di guarigione e di rinnovamento della Chiesa in Irlanda.

Intanto il primo ministro di Dublino, Enda Kenny, ha convocato il nunzio vaticano in Irlanda e alcuni parlamentari hanno ventilato l' ipotesi di richiamare l'ambasciatore irlandese presso la Santa Sede.

Una nuova legge sugli abusi sui minori, che sarà probabilmente pubblicata a breve,dovrebbe prevedere l'obbligo per i preti di rivelare tutti i casi di abuso di cui venissero a conoscenza, anche se questo dovesse avvenire nel segreto del confessionale. Si profilano tempi duri per la Chiesa in Irlanda.

lunedì 11 luglio 2011

Perché in Vaticano piace tanto il ministro Tremonti

Mentre la stella del premier in Vaticano si appanna di giorno in giorno quella del ministro Tremonti rifulge sempre di più. Per la Chiesa è il nuovo premier in pectore.

Se ne parla in Vaticano, con cene riservate tra monsignori,ma soprattutto parlamentari, sindacalisti e intellettuali di area cattolica. Per la gerarchia ecclesiastica una scelta quasi "formale" è stata compiuta qualche giorno fa, a  Roma.

Presenti il cardinale Camillo Ruini e il rettore dell'Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, da poco rieletto alla guida dell'ateneo per 5 anni, il ministro ha ricevuto una sorta di "investitura".

Ruini e Ornaghi, ma anche mons. Rino Fisichella, già cappellano di Montecitorio, nel giorno della festa dell'università hanno infatti premiato il ministro Tremonti "per la sua crescente attenzione ai valori cristiani" che fondono e caratterizzano sia l'agire economico che l'azione politica.

Da molto la Segreteria di Stato vaticana esprime apprezzamenti nei confronti del titolare del Tesoro per molteplici motivi. Anzitutto è un fervente cattolico anche se non slinguazza gli anelli delle eminenze col fervore del premier.

In secondo luogo non ha fatto mai intravvedere scheletri nei suoi armadi (anche se la vicenda dell'on. Marco Milanese, ex suo braccio destro, potrebbe ora far emergere qualcosa in proposito).

Ma soprattutto è sempre stato prodigo a foraggiare in tutti i modi il Vaticano e la Chiesa, cominciando dall'invenzione dell'otto per mille che porta nei forzieri della Cei un miliardino abbondante tutti gli anni.

Il foraggio arriva sotto mille rivoli e costa al contribuente italiano ogni anno una cospicua fetta della finanziaria. Ad essere eufemisti sopra i dieci miliardi. I rivoli non si fermano mai, neanche in tempi di crisi.

Sta per essere varata in questi giorni l'ennesima stangata lacrime e sangue che comporta tagli draconiani al bilancio dello Stato e mette in ginocchio regioni, comuni e welfare.

Ma ciononostante, mentre i ministri, ridotti al lastrico, si stracciano le vesti, il buon Giulio, scrutando il cilindro magico del mago Merlino, è riuscito, pochi giorni fa, a tira fuori tra le pieghe del magro bilancio statale ben 250 milioni di euro per la scuola cattolica, da versare a breve, aggiungendoli agli altrettanti 250 già erogatii.

Questi sì che sono autentici prodigi in barba alla nostra Costituzione che vieta di assegnare contributi alle scuole private, mentre intanto la scuola statale va a rotoli. Ecco spiegato perché il nostro ministro è così ben amato in Vaticano.

sabato 28 maggio 2011

Il professor Gerald Steinacher, ricercatore all’ Università di Harvard, getta una nuova luce sulla fuga dei criminali di guerra nazisti.

È notorio a tutti che migliaia di criminali nazisti, che si erano macchiati dei più efferati delitti contro l'umanità, non solo non hanno pagato per quanto commesso, ma sono stati aiutati a fuggire all'estero da personaggi o Istituzioni insospettabili.

Una nuova luce sull'argomento ci arriva dal professor Gerald Steinacher, ricercatore all’Università di Harvard, al quale è stato dato accesso a migliaia di documenti del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) che dimostrano come e perché gli assassini di massa come Adolf Eichmann, Josef Mengele e Klaus Barbie e migliaia di altri, sono riusciti a sfuggire alla cattura da parte degli alleati.

Confrontando le liste dei criminali di guerra ricercati coi documenti di viaggio rilasciati, Steinacher nel suo libro “Nazis on the run: How Hilter’s henchmen fled justice”, sottolinea come furono soprattutto il Vaticano e la Croce Rossa internazionale a consentire la fuga in massa dei criminali nazisti in Spagna (allora governata da Franco), in Argentina ed in altri Paesi sud americani e perfino nel Medio Orente arabo.

La CICR ha rifiutato di commentare direttamente gli accertamenti del professor Steinacher. Tuttavia, l’organizzazione ha dichiarato sul proprio sito: “La CICR ha già deplorato il fatto che Eichmann e altri criminali nazisti hanno abusato dei suoi documenti di viaggio per nascondere le loro tracce e coprire la propria fuga”.

Il Vaticano si è arroccato nel silenzio più assoluto . Ma c'è un fatto, tenuto all'oscuro e di cui nessuno parla, ma estremamente significativo, che getta una luce sinistra sulla Santa Sede. Esiste in Germania una cittadina chiamata Bad Arolsen nella quale sono custoditi 50 milioni di documenti riguardanti i 17,5 milioni di vittime dell'Olocausto.

Carte, filmati, libretti, schede e documenti vari ricavati dagli archivi della Gestapo, dai ghetti dell'Europa Centrale e dai campi di concentramento nazisti sulla fine dei deportati in Germania.

MA ANCHE I FASCICOLI RIGUARDANTI LA FUGA DEI CRIMINALI DI GUERRA NAZISTI E LE CONNIVENZE CHE IN MOLTI CASI LA AGEVOLARONO.

Questa enorme massa di documenti, diligentemente catalogati e custoditi, attende da molti anni di essere aperta al pubblico, cioè di essere messa a disposizione dei discendenti delle vittime nonché degli storici che vogliono ricostruire gli avvenimenti dell'Olocausto.

Ma c'è uno Stato che, esercitando il diritto di veto, ostacola la pubblicazione di questi documenti, suscitando la disapprovazione e l'irritazione dei governi interessati, soprattutto degli Usa.

Ebbene questo Stato è l'Italia. Perché? Secondo l'opinione di uno storico cacciatore di criminali nazisti Efraim Zuroff, sarebbe la Santa Sede a far pressioni sull'Italia ad opporsi all'apertura degli archivi per coprire i nomi di quegli ecclesiastici, spesso di alto rango, che si resero complici della fuga dei nazisti e di collaborazione con questi.

sabato 5 marzo 2011

Un nuovo scandalo colpisce la Chiesa: religiose messe incinte da sacerdoti e costrette ad abortire.

Il marcio che si nasconde tra le pieghe della Chiesa Cattolica, tenuto nascosto dai sacri palazzi per anni nella più completa omertà, sta venendo fuori in modo sempre più palese costringendo il Vaticano ad ammettere che si sapeva tutto ma non si è mai fatto nulla.

Ai molteplici abusi sessuali contro i minori denunciati in molti Stati cattolici, che sono però solo la punta di un iceberg, si aggiungono ora innumerevoli casi di violenza ed abuso sessuale da parte di membri del clero nei confronti di molte suore costrette poi ad abortire per non fare scoppiare lo scandalo.

In un caso, una suora incinta sarebbe morta per colpa di un aborto; in un altro 29 suore di una congregazione sarebbero tutte rimaste incinte per mano di preti della stessa chiesa. La vicenda arriva dall’America. Il National Catholic Reporter sarebbe venuto in possesso di documenti che proverebbero sia gli stupri alle suore da parte di sacerdoti, sia gli aborti imposti a loro dagli stessi stupratori.

Il Vaticano ieri ha ammesso di essere stato a conoscenza degli incidenti ma ha cercato di tenere bassa l’attenzione. Un portavoce ha attribuito il problema “ad un area geografica ristretta” e ha ricordato ai reporter del buon lavoro effettuato dalla stragrande maggioranza delle suore e dei preti.

Insomma, sarebbero le solite mele marce a rovinare il lavoro di tutti i bravi operatori della Chiesa: il che non rimuove il problema. Anche perché lo scandalo si protrae da molti anni.

Significativo l'episodio accaduto 10 fa ad una suora che aveva deciso di uscire allo scoperto per raccontare del prete che la violentava.

Laura era entrata con tante speranze e ideali in un convento della sua diocesi. Aveva 17 anni quando prese i voti e 27 quando è stata violentata da un prete. “Appena sono uscita dal noviziato - confessò nella sua denuncia - era come un incubo. I preti ci chiedevano sempre sesso. Gli dicevo: “Ma sono una suora”, ho preso i voti; e loro dicevano: “Va tutto bene fino a che non facciamo figli”.Tutto questo era noto fin dal 2001.

Nonostante la sua denuncia a Roma nessuno fece niente: centinaia di donne – prima che suore, donne – continuarono ad essere violentate nelle parrocchie e nei conventi. Oggi escono i rapporti segreti, e dal Vaticano non riescono nemmeno a chiedere scusa.

martedì 8 giugno 2010

Sta per essere approvata in Italia la legge salva preti pedofili

La nuova legge sul blocco delle intercettazioni e sul bavaglio all’informazione che sta per essere approvata dal Parlamento italiano, oltre ad impedire che vengano intercettati i criminali di ogni genere, tra le tante norme scellerate prevede anche di mette al sicuro tutti i preti pedofili.

Essa, infatti, diventata una ghiotta occasione per stipulare patti scellerati tra i nostri politici con le gerarchie ecclesiastiche, stabilisce che se un pubblico ministero vuole intercettare un prete o un religioso, deve prima avvisare l’autorità ecclesiastica. Con ciò ampliando a dismisura un privilegio di cui gli ecclesiastici già godono da molto tempo.

Oggi infatti, nel caso in cui sia avviata “l’azione penale”contro un ecclesiastico, il pubblico ministero deve informarne il superiore diocesano o religioso, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare e che son più volte accadute.

Se verrà approvata la nuova legge, anche nel caso si debba procedere all'intercettazione di un prete diocesano o di un religioso, il pubblico ministero sarà obbligato a informare preventivamente il vescovo della diocesi di appartenenza; e se ad essere intercettato è un vescovo o un ecclesiastico di alto rango, si dovrà informarne il cardinale Segretario di Stato.

Una cosa non solo anticostituzionale ma assolutamente immorale. Tutti gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma che crea un privilegio assurdo solo per la Chiesa Cattolica, sono stati bocciati dalla maggioranza di destra appecorata al Vaticano. Ormai l'Italia sta precipitando nella più assoluta illegalità. Gli effetti di una simile norma potrebbero essere devastanti se già quella attuale ha dato adito a iniqui impedimenti alla giustizia.

Tanto per citare un caso: nel 2004 nel comasco, venne messo sotto inchiesta per pedofilia don Mauro Stefanoni, parroco di Laglio. Come prescrive la legge attuale, il pm avvisò il suo vescovo, mons. Alessandro Maggiolini, che, tramite suoi collaboratori, provvide subito ad avvertire don Stefanoni che la Procura della Repubblica stava indagando su di lui.

Il pm se ne accorse e incriminò per favoreggiamento il vescovo che, però, morì prima di essere processato. Don Stefanoni invece venne condannato a 8 anni per abusi sessuali nei confronti di un minore disabile proprio grazie alle numerose intercettazioni telefoniche che lo inchiodavano, effettuate prima che il vescovo lo mettesse in guardia.

Con la nuova legge sicuramente l’avrebbe fatta franca dal momento che sarebbe stato avvertito dal suo superiore ancor prima che le intercettazioni telefoniche fossero avviate.

Questa legge scellerata che la destra vuole fare approvare per impedire ai preti pedofili di venire scoperti è la prova lampante del degrado morale non solo di gran parte della nostra classe politica ma soprattutto della Chiesa che, sottobanco, l'ha richiesta per salvaguardare la sua prenne immunità.

sabato 6 marzo 2010

Satana in Vaticano

Non è il titolo di un film horror di Dario Argento o di Mario Bava e nemmeno quello, a sensazione, dell'ultimo libro di Dan Brown, ma lo scoop sulfureo di Padre Gabriele Amorth che si proclama uno dei più grandi esorcisti a livello internazionale.

A dire il vero uno dei pochi segugi del diavolo ancora rimasti in circolazione, visto che ormai in Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Portogallo e altri Paesi europei gli esorcisti sono letteralmente scomparsi, sostituiti da psichiatri molto più efficaci a guarire le pseudo possessioni.

L'esistenza di Satana e dell'inferno, il dogma più terribile e devastante della Chiesa, secondo il “sensus fidelium”, cioè l'istinto di fede dei cristiani, non ha oggi molti credenti e in futuro ne avrà sempre di meno. Il suo rifiuto è in progressivo aumento anche da parte di non pochi ecclesiastici, che pur non rinnegando in modo palese l’inferno e Satana, di fatto ne ignorano l’esistenza, non parlandone mai nelle omelie domenicali e nelle catechesi.

“Abbiamo moltissimi preti e molti vescovi che purtroppo non credono a Satana” confessa infatti il nostro esorcista con visibile sconforto. E aggiunge: “Ci sono nazioni intere senza esorcisti: là molti vescovi non credono nel demonio e arrivano addirittura a dire in pubblico: l’inferno non esiste, il demonio non esiste”

Tutto ciò lascia allibito il nostro don Gabriele che afferma perentorio: Satana non è estinto, anzi è vivo e vegeto più cha mai e sta addirittura in Vaticano, nascosto nelle vesti, e sicuramente anche nelle mutande, di preti, vescovi e cardinali. Lì, nonostante profluvi d'incenso e d'acqua santa, allignano sètte sataniche coltivate “da preti, monsignori e perfino cardinali!”.

“Lo so dalle persone che me l’hanno potuto riferire perché hanno avuto modo di saperlo direttamente. Ed è una cosa ‘confessata’ più volte dal demonio stesso sotto obbedienza durante gli esorcismi”. Il Papa ne è informato? “Certo che ne è stato informato! Ma fa quello che può. E’ una cosa agghiacciante”.

Oddio! Considerando tutti gli scandali che recentemente hanno scosso la Chiesa in campo sessuale e di cui ho parlato in precedenti post, quasi quasi comincio a crederlo anch'io, nonostante abbia sempre ritenuto Satana e inferno soltanto bufale per gli allocchi.

É risaputo che nelle organizzazioni monosessuate e sessuofobiche (come seminari, scuole cattoliche, conventi e Vaticano) il desiderio sessuale, fortemente represso, essendo un bisogno fortissimo e insopprimibile, determina una propensione omosessuale dirompente. Molti ecclesiastici, anche delle alte sfere vaticane, presentano infatti atteggiamenti e movenze che individuano una manifesta tendenza gay. Comunque leggete il libro di don Gabriele e farete qualche allegra risata.

giovedì 25 febbraio 2010

Massiccia ingerenza vaticana contro l'uso della pillola RU486 in Italia

Sono più di vent'anni che in tutto il mondo la pillola abortiva RU 486 è d'uso comune perché consente l'aborto farmacologico al posto di un cruento intervento chirurgico, e permette quindi alla donna di interrompere una gravidanza indesiderata in modo indolore e meno traumatico e per di più, da statistiche mondiali, risulta più innocua di un'aspirina.

Ma il Vaticano, appoggiato dalla parte più oscurantista e retriva dei politici italiani, ha ostacolato in passato in tutti i modi la sia introduzione nel nostro Paese adducendo la panzana, sconfessata da tutti i ginecologi, che è pericolosa per la salute delle donne.

La verità, invece, è un'altra. Per la Chiesa l’aborto è un gravissimo peccato e quindi va almeno pagato, e la sofferenza fisica sembra il prezzo più appropriato. Quindi niente aborto terapeutico e indolore. Alla Chiesa non interessa il benessere fisico dei suoi fedeli e nemmeno evitare sofferenze inutili ma soltanto la cieca obbedienza ai suoi principi antiumani, piovuti dall'alto.

Ecco quindi che a pochi giorni dal debutto italiano della pillola abortiva il vescovo Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia della vita, chiede al governo italiano di bloccarne l'uso ben sapendo che molti politici, sempre felici di violare l'artico 32 della nostra Costituzione lo asseconderanno rendendo sempre più il nostro Paese simile ad un protettorato pontificio e a zimbello d'Europa.

Per Sgreccia e per i molti politici traditori della nostra Costituzione, l’autonomia decisionale di uno Stato sovrano (che sarebbe l’Italia) e quella delle istituzioni che per legge hanno la delega alla salute dei cittadini, sono carta straccia. L 'Italia deve sottostare alla teocrazia vaticana e, tra tutti gli Stati d'Europa, vedersi negare i più elementari diritti civili.

lunedì 8 febbraio 2010

Il papa ci impone di morire nel più disumano e ignominioso degrado fisico.

Ad un anno dalla morte di Eluana Englaro, Ratzinger all'angelus di ieri ha ribadito il suo ordine categorico di imporre,come legge di Stato, a tutti i cittadini del nostro Paese, la Tortura Obbligatoria di Fine Vita.

"Nessuno è padrone della propria vita" ha farneticato il sedicente vicario di Cristo. Quindi nessuno di noi ha diritto di decidere sulla propria salute e sul proprio corpo nemmeno quando, oltre a non avere alcuna speranza di guarigione, si trova sottoposto ad atroci e insopportabili dolori e magari è intubato e torturato da sonde e tubicini infilati dappertutto. Si deve morire nella sofferenza e nel più ignominioso e disumano degrado fisico perché dio lo vuole.

Quale dio? Quello crudele e sanguinario che al suo popolo eletto, durante la conquista della Terra Promessa, ordinava di uccidere, senza pietà, tutto quel che respirava, cioè tutti gli uomini, le donne, i vecchi e i bambini e perfino gli animali che si opponevano all'invasione. Chiaro? Chiarissimo.

E quelli, e sono milioni, che sono fermamente convinti che questo dio non è altro che una bubbola per gli allocchi? Anche loro, in base alla laicità positiva, che piace tanto a papa Ratzinger e che consiste nell'imporre coercitivamente anche ai non credenti la morale cattolica, devono sottostare al volere di questa obbrobriosa divinità.

E l'articolo 32 della Costituzione italiana che recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”?

Nefandezza per il papa e carta straccia per la maggioranza dei nostri politici, quasi sempre miscredenti ma ipocritamente proni al Vaticano per garantirsi il voto cattolico e quindi disposti a negare agli italiani i diritti civili e l'autodeterminazione sanciti dalla Costituzione.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)