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mercoledì 4 maggio 2011

Il vero inventore del cristianesimo (La “mala” religione) 69

L’assemblea degli anziani di Gerusalemme, guidata da Giacomo, fratello di Gesù, sempre più allarmata dal comportamento scismatico di Paolo, decise allora di convocarlo per imporgli una pubblica dichiarazione di colpevolezza, da effettuarsi il giorno della Pentecoste, e sottoporsi ad un rito di purificazione nel Tempio.

Paolo accettò l’invito e accompagnato da Luca, il presunto autore degli Atti e del Vangelo omonimo, da Timoteo, da Tròfimo di Efeso e da alcuni discepoli di Cesarea, giunse a Gerusalemme nei giorni della Pentecoste.

Perché tanti testimoni, per di più di origine pagana, per un rito di espiazione che avrebbe dovuto essere riservato ai soli ebrei? Forse perché voleva, di proposito, provocare i suoi accusatori.

Infatti, il giorno della purificazione si fece platealmente vedere nelle vicinanze del Tempio insieme a Tròfimo, un non-circonciso, scatenando il furore degli ebrei cristiani e non, in quanto con quel compagno al fianco, secondo la legge ebraica, contaminava se stesso, la sua offerta e il Tempio.

La testimonianza di Luca, autore degli Atti, gli era indispensabile perché la sceneggiata fosse tramandata in tutta la sua drammaticità e il suo martirio sancito dalla storia

martedì 3 maggio 2011

‘La dolce morte di Karol Wojtyla’ di Lina Pavanelli.

In occasione della beatificazione di Carol Wojtyla vale la pena di riconsiderare il saggio ‘La dolce morte di Karol Wojtyla’ della dottoressa Lina Pavanelli, diffuso con grande evidenza dalle maggiori testate e televisioni internazionali alla sua uscita, ma ignorato in Italia all'infuori dell’Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale, che lo ha coperto di insulti, la cui tesi centrale dimostra che Giovanni Paolo II ha rifiutato una terapia (la nutrizione artificiale adottata in tempo utile e continuativamente) che la Chiesa considera moralmente obbligatoria (altrimenti è eutanasia).

Infatti la causa della morte del papa polacco deve essere individuata nel grave stato di debilitazione del suo organismo, dovuto ad insufficienza nutrizionale prolungata, facilmente evitabile con l’alimentazione enterale. Confrontando il caso di Karol Wojtyla con le norme espresse nei testi ufficiali della Chiesa cattolica, ne risultava un evidente conflitto tra la linea di condotta tenuta nei confronti del papa e i princìpi espressi.

È un elemento certo, confermato nella sostanza da tutte le agenzie più importanti del tempo, che «il papa nell’ultimo periodo della sua vita era dimagrito di 15 chili». Il suo dimagrimento impressionante appariva a colpo d’occhio a milioni di osservatori e le condizioni cliniche peggioravano assai rapidamente ed in maniera vistosa. Un respiro difficoltoso, una deambulazione ridotta, un eloquio rallentato, ma soprattutto i tremori particolarmente evidenti, richiedevano un'indicazione clinica alla nutrizione artificiale e alla ventilazione assistita, per la difficoltà appunto di deglutire e respirare.

Ma sappiamo da fonti sicure che Wojtyla aveva rinunciato fin dall'inizio a curare la sua malattia. In maniera assolutamente coerente a questa decisione aveva poi rifiutato anche di sottoporsi a terapie di sostegno delle funzioni vitali quali l'alimentazione e la ventilazione. Si può porre in collegamento lo stato di denutrizione con la morte di Karol Wojtyla?

Le informazioni che abbiamo sono sufficienti per rispondere sull’accaduto? La risposta è: sì Per cui possiamo affermare che oggi Wojtyla verosimilmente sarebbe ancora vivo, anche se immobilizzato in un letto e sottoposto a ventilazione meccanica e nutrizione artificiale (come prevede la proposta di legge Calabrò), se avesse fatto scelte diverse.

Ma le parole pronunciate negli ultimissimi giorni dal papa, riferite così dal cardinale Stanislaw Dziwisz: «Forse è meglio che io muoia, se non posso compiere la missione affidatami» congiunte alla famosa frase «lasciatemi andare alla casa del Signore» dimostrano in modo lapalissiano che aveva scelto di lasciarsi morire. Siamo quindi di fronte a un evidente caso di eutanasia.

Nella «Nota di commento» della Congregazione per la dottrina della fede si dichiara esplicitamente che i supporti nutritivi o respiratori non devono essere considerati cure bensì «mezzi naturali» di sostegno a cui non è mai lecito rinunciare nemmeno se questa è la volontà del paziente. Sospensione o rinuncia al trattamento, quando anche consensuali tra paziente e medico, sono definiti eutanasia: «È inaccettabile interromperle o non somministrarle se da tale decisione consegue la morte del paziente».

Dunque la mancanza di queste terapie costituisce sempre, per la dottrina cattolica ufficiale, una forma di eutanasia. E l’eutanasia passiva dal punto di vista etico equivale, secondo la Chiesa, a un’«iniezione letale».

Siccome la tesi della «dolce morte di Karol Wojtyla» non ha avuto finora contestazioni in ambito scientifico, nemmeno oralmente, da parte dei medici che sono intervenuti nelle conferenze e nei dibattiti organizzati sul tema, risulta assurda e contraddittoria la pervicace opposizione della Chiesa gerarchica a una legge sul testamento biologico, che servirebbe proprio per dare ai pazienti la facoltà di scelta su decisioni che potrebbero anticiparne la morte come appunto ha fatto il papa polacco e come è consentito in Germania dal clero tedesco.

Solo in Italia deve essere applicata la norma che toglie ogni libertà di scelta al cittadino in base a norme antiumane, antecivili e anticostituzionali imposte ai nostri politici dal Vaticano e apertamente violate dal suo massimo rappresentante?

Papa Carol Wojtyla

Il vero inventore del cristianesimo (La “mala” religione) 68

D’importanza fondamentale è la prima Lettera ai Corinzi perché ci illustra la nascita del sacramento dell’eucaristia, che è senz’altro una delle invenzioni più significative che contraddistinguono la teologia paolina.

Paolo, che mai aveva conosciuto personalmente Gesù e che quindi non aveva potuto partecipare all’ultima cena, ci spiega in questa Lettera come egli ricevesse direttamente dal Signore, durante una visione celeste (cioè una crisi epilettica), l’istituzione di questo sacramento, inteso come momento mistico della nuova alleanza di salvezza, come memoria della morte e resurrezione del Cristo.

Che l’eucaristia sia quindi un’autentica invenzione di Paolo lo deduciamo dal fatto che i Vangeli sinottici, redatti dai seguaci ellenisti di Paolo molto tempo dopo questa Lettera, quando raccontano l’ultima cena usano le stesse parole dell’apostolo, mentre Giovanni, l’autore del quarto Vangelo, ignora totalmente l’avvenimento, pur riferendo alcuni particolari ignoti ai sinottici, come la lavanda dei piedi.

Come spiegare l’incredibile dimenticanza dell’istituzione dell’eucaristia da parte di questo evangelista, considerato dalla Chiesa il discepolo prediletto di Gesù? Evidentemente col fatto che questa istituzione non venne mai fatta da Gesù ma semplicemente inventata da Paolo.

Anche la Lettera ai Galati è una delle più importanti di Paolo perché ci fa conoscere alcuni avvenimenti fondamentali della sua attività missionaria e documenta il suo scisma dal giudaismo.

Fu scritta quando Paolo, avendo deciso il distacco definitivo dai cristiano-giudei, poté dar libero sfogo alla sua nascente teologia e ribadire con fermezza che la sua autorità di apostolo gli derivava direttamente dallo stesso Gesù Cristo per rivelazione divina (ben superiore alla conoscenza carnale avuta dagli apostoli veri), e che il Vangelo da lui predicato, essendo di ispirazione celeste, era l’unico valido, e quello degli apostoli di Gerusalemme, assolutamente falso.

lunedì 2 maggio 2011

“I sapori della laicità” a Mestre, sabato 30 aprile, hanno avuto pieno successo.

Favorita da un sole ridente e da un clima primaverile la manifestazione interregionale dei circoli UAAR di Padova, Pordenone, Treviso, Trieste, Udine, Venezia Verona e Vicenza, dal titolo vagamente eno-gastronomico, “I sapori della laicità”, svoltasi sabato 30 aprile a Mestre, in Piazza Ferretto, pieno centro storico, è stata un grande successo della militanza condito da un’imponente scenografia di ben otto gazebo, uno per circolo, a tema laico, per restituire alla città, che fra qualche giorno ospiterà il papa, il senso di un’Italia altra, quella che propaga lo Stato laico e che si batte contro le leggi liberticide che il parlamento si accinge ad approvare su imposizione vaticana, e contro tutte le limitazioni che una Chiesa oscurantista oppone alle più elementari libertà civili e democratiche, come il testamento biologico, la 194 è umiliata dall’obiezione di coscienza, la mancata tutela delle coppie di fatto, tanto per citare le più urgenti.

Grande partecipazione tra la gente che finalmente poteva constatare che gli atei sono gente normale, simpatica, aperta, sorridente e amante della vita, quella vera, per intendersi, quella gratificata dalla più ampia libertà e autodeterminazione. Tutto quanto riguarda la laicità dello Stato è stato ampiamente discusso: scuola, evoluzionismo, incompatibilità dogma religioso con costituzione e dichiarazione diritti universali, bonifica dai simboli religiosi degli edifici pubblici, riti civili, bioetica, sessualità, riconoscimento delle unioni civili (etero e omo), concordato Stato-Chiesa, eutanasia, testamento biologico,.... e tanto altro.

C'era ’ proprio bisogno di una simile manifestazione per difendere e accrescere la laicità di questa Italia che ha appena compiuto 150 anni ma che non si è ancora emancipata dal potere e dalle ingerenze religiose. Basti pensare a quanto pesino nei media i discorsi del papa e dei prelati oramai invitati in tutte le trasmissioni tv e opinionisti di molti giornali. Basti pensare a quanto tanti, troppi, politici “peschino” in maniera spregiudicata nei valori cattolici della tradizione per fini elettorali, senza curarsi poi delle contraddizioni delle loro posizioni.

E poi ci sono le ingenti risorse economiche che la straricca Chiesa cattolica drena allo Stato italiano, in barba alla nostra Costituzione e con pesanti ricadute sui conti pubblici, sempre più in affanno. Non c'è il solo l'Otto per Mille, che con il suo meccanismo destina quasi il 90% dei fondi ( un miliardo di euro ogni anno) alla Chiesa cattolica a fronte di poco più del 34% delle firme, ma un fiume infinito di finanziamenti, del valore di svariati miliardi, che Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Consigli di Quartiere, destinano alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana nelle sue molteplici vesti.

Ci sono inoltre le esenzione dalle imposte (Ici, Imu, Irap, Iva, Ires, ecc.), le deduzioni fiscali, e altre mancate entrate, che regalano una cifra di altri miliardi di euro alla “manomorta” della Chiesa. Circa un miliardo va in stipendi per 25.600 insegnanti di religione cattolica, ingombrante presenza confessionale nella scuola pubblica, e ancora ci sono i cappellani nelle caserme, nelle carceri e negli ospedali, gli unici a dare assistenza spirituale-religiosa non come volontari ma in quanto stipendiato in ruolo dallo Stato.

E infine, a pioggia, soldi per le strutture sanitarie cattoliche, per le scuole private cattoliche, per i servizi idrici della Città del Vaticano, per il fondo di previdenza del clero, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per i cosiddetti Grandi Eventi (le visite del S. Padre, il Giubileo, il raduno di Loreto, le Giornate della Gioventù, la beatificazione di papa Wojtyla ecc.).

Un meccanismo spesso clientelare che giostra finanziamenti pubblici di proporzioni inimmaginabili, senza paragoni in Europa. E la maggior parte degli italiani è all'oscuro di questo immorale drenaggio di soldi pubblici.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)