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martedì 25 febbraio 2014

venerdì 21 febbraio 2014

Contrasti tra la Chiesa d'Oriente e d'Occidente sulla validità del canone neotestamentario. 116

Sulla validità del canone neotestamentario fino al IV secolo non ci fu unanimità tra la Chiesa d'Oriente e quella d'Occidente. In Oriente, gli uni annoverando nel «verbo divino» documenti che in Occidente venivano respinti e perfino condannati. Ad esempio, la Chiesa occidentale inseriva l’Apocalisse nel Canone, mentre quella orientale no. D’altra parte, questa accettava il Vangelo degli Ebrei, rifiutato nettamente dalla Chiesa occidentale.

Fu solo intorno alla fine del IV secolo, precisamente nei Sinodi di Roma del 382, di Hippo Regius del 393 e di Cartagine del 397 che vennero definitivamente determinati il contenuto e la dimensione del Nuovo Testamento. Da allora vennero considerati ispirati dallo Spirito Santo, divini e quindi privi di errori, soltanto 27 documenti e si sostenne inoltre,spudoratamente, che la loro origine era apostolica. Col termine di "apocrifo" fu etichettato tutto ciò che non vi era stato compreso ee anche ciò che la Chiesa rifiutava della tradizione scritturale veterocristiana.

Tuttavia, nemmeno in seguito mancarono incertezze e tentennamenti. L’Apocalisse, che in Oriente godeva in principio di grande considerazione, a partire dal IV secolo e fino all’VIII venne messa da parte. Riuscì a stento a occupare l’ultimo posto fra gli scritti neotestamentari perchè rifiutata da figure importanti della Chiesa, quali il vescovo Dionisio di Alessandria, che ne misconosceva totalmente la derivazione giovannea, e il vescovo Eusebio di Cesarea, ciambellano di Costantino e autore di una storia della Chiesa.

Il Nuovo Testamento, quindi, divenne libro canonico e ispirato solo dopo un tormentato percorso durato alcuni secoli. È esso chiaramente una creazione della Chiesa e non la Chiesa una creazione del Nuovo Testamento. Il dottore della Chiesa Atanasio, che la storiografia critica ha smascherato come falsario, fu forse il personaggio più determinante a stabilire con decisione i limiti del Nuovo Testamento, e a sostenere contemporaneamente, ma falsamente, che il Canone fosse stato creato dagli Apostoli e dai Dottori dell’età apostolica.



Anche l’ampiezza del Vecchio Testamento fu incerta per lungo tempo. Nel I secolo d.C. gli Ebrei, soprattutto quelli della casata Hillel e, non ammettevano chee Salomone e il profeta Ezechiele fossero parte della Sacra Scrittura. Anche il Cantico dei Cantici venne posto aspramente in discussione. Le dimensioni e i contenuti del Vecchio Testamento furono stabiliti definitivamente in modo ufficiale nel Sinodo ebraico di Jamnia nel 95 d.C. La defmizione di «Vecchio Testamento deriva, poi, solo ed esclusivamente dal Nuovo Testamento

Dionisio di Alessandria


martedì 18 febbraio 2014

La controversa e leggendaria figura di Pietro.(Parte seconda) 123

Anché il Primato di Pietro Sugli apostoli e il Suo Soggiorno a Roma, conclusosi col Suo Martirio, Sono riscontro Privi di OGNI, Secondo Gli Storici non Cattolici.
Infatti, n é Paolo, il Che scrisse da Roma le denuncio Ultime Lettere citando i Nomi di MOLTI dei Suoi collaboratori, NE Gli Atti degli Apostoli, il Che Arrivano Fini al 62, accennano mai alla Presenza a Roma di Pietro. Anché Gli Scritti Cristiani Fino alla Metà del II Secolo ignorano La Questione.

I l Viaggio di san Pietro a Roma e la SUA Disputa con Simon Mago, la SUA crocifissione ed ALTRI Episodi un lui riferiti, Sono narrati esclusivamente in Libri dichiarati apocrifi dalla Chiesa stessa, vieni Gli Acta Petri.

Quindi ONU gran NUMERO di Storici e di teologi ha negato, i, tout court, la Presenza di Pietro a Roma. Uno di Essi, il teologo K. Heussi, GIA Nel 1936, DOPO accurate antichi Analisi dei testi, l'AVEVA esclusa categoricamente. (K.Heussi, Die roimische Petrustradition. in theologiae . Literaturzeitung 1959, n. 5, 359 sgg.).

Più recentemente lo storico Michael Grant ( San Pietro , Penguin Books, London, 1994) ha Messo in evidenza il Che ci Sono otto incontrovertibili Motivi Che negano Sia la Presenza romana di Pietro, SIA il Suo presunto stato di Vescovo della Città. Uno di Questi, E Che se Pietro SI Fosse Trovato a Roma all'arrivo di Paolo (o il Che Fosse Ancora vivo il Ricordo Di Una SUA precedente Venuta), Luca ne avrebbe Sicuramente Menzione dati nell'ultimo Capitolo degli Atti, vieni AVEVA menzionato Gli ALTRI Tra I Due incontri a Gerusalemme e ad Antiochia.

Anché il presunto ritrovamento del sepolcro di San Pietro, inteso vieni prova archeologica della SUA Sepoltura, E Stato Più Volte Annunciato dal Vaticano e altrettante Volte prontamente smentito, Perchè di Esso non E Stata Trovata Una Traccia sicura. Quindi, la Presenza a Roma e la cattedra pontificia di Pietro costituiscono Uno dei falsi Più Vistosi della Chiesa, finalizzato a suffragare il dogma dell'episcopato universale del Vescovo di Roma. Pietro quindi non fu Né il Primo Vescovo di Una presunta successione apostolica NE, Tanto Menone, Il Primo papa.


Il canone muratoriano del 1740 e altri canoni neotestamentari. 115

Il titolo di "Nuovo Testamento", per definire le scritture cristiane, appare per la prima volta alla fine del 200. Ciò è chiaramente dimostrato dall’abbozzo formalmente più antico degli scritti neotestamentari, cioè dal Canone rinvenuto nel 1740 dal bibliotecario milanese Ludovico Muratori, di cui prese il nome (Canone Muratori).

È questo, sotto molti aspetti il documento più significativo in assoluto della storia del canone neotestamentario. Creato a Roma intorno al 200, esso rappresenta la posizione ufficiale della Chiesa Romana del tempo e attesta, in un latino estremamente rozzo e assai prossimo a forme dialettali plebee, che la comunità cristiana di Roma non annoverava fra gli scritti del Nuovo Testamento i testi seguenti: l’Epistola agli Ebrei, la Prima e la Seconda Epistola di Pietro, l’Epistola di Giacomo e la Terza Epistola di Giovanni, che oggi ne costituiscono parte integrante ma che per la teologia critica sono testi falsi, aggiunti nel IV secolo.

Nel Canone del Dottore della Chiesa e Vescovo di Lione Ireneo, uno dei più importanti teologi del cristianesimo primitivo, redatto all’incirca nello stesso periodo, mancano l’Epistola agli Ebrei, l’Epistola di Giacomo, la Seconda Epistola di Pietro, quasi certamente anche l’Epistola di Giuda e la Terza Epistola di Giovanni, che oggi fanno parte del Nuovo Testamento.



Il Padre della Chiesa Clemente Alessandrino fra il 190 e il 210, annoverava fra le Sacre Scritture il Vangelo degli Ebrei e il Vangelo degli Egizi, la Prima Epistola di Clemente, quella di Barnaba, la Didaché, numerose lettere apostoliche oggi considerate apocrife, e molto probabilmente il Pastore di Erma, che anche Ireneo, Tertulliano, Origene ed altri considerarono parte del Nuovo Testamento.

venerdì 14 febbraio 2014

Nascita del canone neotestamentario. 114

Fino alla metà del II secolo la Chiesa delle origini non possedeva un proprio libro sacro, in quanto i Vangeli erano ancora in formazione, per cui doveva fondare la sua dottrina basandosi esclusivamente sull'Antico Testamento.

La Prima Epistola di Clemente, composta a Roma verso la fine del I secolo e attribuita a un Vescovo romano, conta più di cento citazioni dal Vecchio Testamento e soltanto due riferimenti ai Vangeli che stavano faticosamente emergendo. Infatti, i Vangeli vengono citati per la prima volta
intorno al 140 dal Vescovo Papias, uno dei «padri apostolici», ma solo per affermare che la tradizione orale sugli avvenimenti evangelici era molto più importante di quella scritta.

Verso il 160 Giustino Martire, nei suoi scritti fortemente polemici contro gli ebrei, si richiamava quasi esclusivamente al Vecchio Testamento. Quindi per tutto questo periodo la tradizione orale delle parole di Gesù godeva di maggior autorità dei libri in cui erano riportate.

Solo verso la metà del Il secolo, quando la tradizione orale era ormai diventata sempre più inattendibile, che si cominciò a privilegiare i Vangeli. I quali proliferarono sempre più copiosi e sempre più diversi poiché si adeguavano alle aspettative devozionali delle varie comunità cui erano indirizzati.

Per secoli la Chiesa ha dovuto polemizzare sulla loro validità in quanto contenevano tutti molteplici contraddizioni e incongruenze, e solo col Concilio di Nicea (325) quattro di essi vennero canonizzati e tutti gli altri dichiarati apocrifi.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)