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venerdì 5 agosto 2016

AVVISO

AI GENTILI LETTORI SI COMUNICA CHE IL BLOG  RIPRENDERA' LA SUA CONSUETA PUBBLICAZIONE MARTEDI' 30 AGOSTO. 
BUONE FERIE  A TUTTI.

62– Il falso Jahvè. Il regno unito 1

Nel periodo dei Giudici era diffuso un forte sentimento d'ostilità verso il sistema di governo monarchico. Le tribù erano ancora fiere della loro indipendenza e del loro governo patriarcale, guidato dal consiglio degli anziani o da un capo carismatico, e ciò sebbene stesse diventando sempre più stretto tra loro il rapporto religioso imperniato sull'unico Dio e sul Patto dell'Alleanza. Si sentivano sempre più il popolo di Jahvè ma nel contempo vedevano Dio come il Signore delle famiglie, dei clan e delle tribù, non ancora come il sovrano dell'intero popolo d'Israele. Il giudice Gedeone affermava rivolto alla sua tribù: “Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi” (Giudici 8,23).
Tuttavia, quando i cananei divennero una vera minaccia per il popolo ebraico, le tribù dovettero unirsi in maniera più stabile e formare un esercito unito sotto la guida di un re. È il primo libro di Samuele che ci racconta la nascita della monarchia: un giovane di nome Saul riuscì a radunare tre tribù contro gli ammoniti e fu in seguito unto re.
La figura di Saul, il primo re d'Israele, ci è stata tramandata dalla Bibbia in modo distorto a causa dei suoi alterni successi militari e del suo forte antagonismo con David, che ereditò il trono alla sua morte. Certamente fu una figura tragica, che dopo una pesante sconfitta coi filistei, finì suicida sul monte Gelboe.

giovedì 4 agosto 2016

Marcione fu diffamato dalla Chiesa coi più volgari epiteti e con accuse inverosimili. 272

La Chiesa, fin dalle sue origini, fu costantemente travagliata da dure e spesso crudeli lotte interne per motivi di ortodossia religiosa. Cominciò Paolo quando, opponendosi ai cristiano-giudei di Gerusalemme che lo accusavano di menzogna, li coprì di anatemi e di calunnie ignominiose definendoli a più riprese: «cani», «storpi» e «apostoli di menzogne».

Sulla scia di Paolo, gli ortodossi cristiani affibbiarono ai dissidenti eretici gli appellativi più ignobili come «sozzura e vituperio», «figli della maledizione», «bestie prive di intelletto” «figli primogeniti di Satana», «bestie in forma umana», «maiali» e «bestie da macello per l’inferno» Per cui il filosofo pagano Celso poté scrivere che i cristiani: «si assalgono reciprocamente con invettive tanto aspre, che non si possono nemmeno ripetere» (Origene op. cit. 5,63).

Anche Marcione, per secoli avversato con odio implacabile, dovette subire dalla Chiesa le più volgari e inverosimili accuse. Egli e i suoi numerosi seguaci mai reagirono a queste ignobili aggressioni, anzi usarono sempre il massimo rispetto per tutti: cristiani e pagani. Siccome, data la sua condotta irreprensibile non prestava il fianco a facili attacchi, uno dei principali avversari cattolici, prendendo gioco della sua patria sul Mar Nero, scrisse: «In quei luoghi abitano tribù estremamente crudeli, ammesso che si possa usare il verbo abitare per uomini che vivono sui carri. Conducono una forma di esistenza primitiva; l’amore è indecente; i corpi dei genitori vengono fatti a pezzi e divorati insieme con brandelli di carni animali in orge disumane... Ma nel Ponto nulla vi è di più barbarico e infame del fatto che vi sia nato Marcione..., infatti, Marcione è davvero più implacabile e più tristo delle bestie feroci di quella terra barbarica» (Cit. da Buonaiuti, 1,97).

San Giustino, dopo aver accusato Marcione di essersi alleato col demonio (Just., Apol. 1, 26 e 58) e di aver pronunciato insulti contro Cristo e «parole e atti ostili a Dio e biasfemi», insinuò che i marcioniti - vegetariani osservanti, fatta eccezione per la carne di pesce - fossero persino antropofagi (Just., Tiyph. 35, 4 sg.; 80, 3. Apol. 1, 26). San Policarpo, vescovo di Smirne, chiama Marcione «primogenito di Satana» (Iren., adv. Haer. 3, 3, 4). Efrem, dottore della Chiesa del IV secolo, affibbia ai marcioniti e ad altri «eretici» l’appellativo di «lupi razziatori», «sporchi maiali» e «spaventevoli sacrileghi». Oltre ai più eminenti Padri della Chiesa: Giustino, Teofilo, Ireneo, Tertulliano si accanirono contro di lui molti altri, i cui nomi sono oggi appena conosciuti, come Filippo di Gortina, Modesto e Rodone.

La Chiesa lo bollò, quindi, come la quintessenza del male e lo denigrò con infami accuse, usando sistematicamente una tattica, poi adoperata con successo lungo il corso della sua storia, contro chiunque dissentisse dalla sua dottrina, giungendo alle estreme conseguenza condannando al rogo gli eretici e le presunte streghe, sempre in nome del suo Dio buono e misericordioso.

L’odio nei confronti di Marcione da parte di molti Padri della Chiesa può essere giustificato dal fatto che egli era uno spirito eccezionalmente dotato, una personalità intellettualmente e religiosamente superiore, tanto che poteva essere chiaramente sconfitto solo dalla volgarità e dalle accuse più inverosimili. Ancor oggi egli è sottoposto all’attenzione di studiosi, privi dei paraocchi ecclesiastici, in quanto superava di gran lunga i Padri della Chiesa del suo tempo e rispetto ad essi nutriva una comprensione ben più profonda della sostanza dell’insegnamento di Gesù.



martedì 2 agosto 2016

61– Il falso Jahvè. Il sincretismo religioso in Israele prima della riforma di re Giosia 6

Si trattava di un Dio spietato e sanguinario, di origine sinaitica, divenuto la completa negazione del Dio sublime del monoteismo di Akhenaton e per il quale solo il popolo eletto andava tutelato (ma solo finché rimaneva a lui fedele), mentre il resto dell'umanità veniva sempre considerato con crudele disprezzo. Che Jahvè avesse una particolare predilezione per il sangue ci viene confermato dal Levitico, il libro sacerdotale. Gran parte delle norme e dei precetti che lo compongono riguardano i sacrifici da immolare a Jahvè. È una serie ininterrotta di ordini su come "scannare" (la parola è della Bibbia) tori, vitelli, arieti, capri, agnelli, e perfino tortore, davanti all'altare di Jahvè; su come aspergere all'intorno il loro sangue; su come bruciare il loro grasso e le loro carni in modo che Jahvè possa bearsi del "riposante odore" (parole ripetute molto spesso nel testo) da esse emanate bruciando.
I sacerdoti non avevano il compito di predicare al popolo, di illustrare il significato della Legge o dei comandamenti divini, ma soltanto quello di macellare ininterrottamente gli animali da immolare e di aspergere dovunque il loro sangue. Si potrebbe dire che fossero i macellai di Jahvè. Il "riposante odore" di cui Jahvè si compiaceva, stando al Levitico, in realtà era un ripugnate lezzo di sangue, grasso bruciato e incenso, simile a quello che impregnerà il Tempio di Gerusalemme nei secoli successivi nel periodo delle feste pasquali, durante le quali venivano macellate più di ventimila animali.
Com'era visto Jahvè dagli Israeliti? Non come un Dio unico e universale, inteso come Signore dell'intera umanità, ma un Dio scelto da Abramo fra i tanti dèi del mondo per eleggerlo protettore unico del suo popolo. Un Dio nazionale, quindi, per non dire tribale, che tutelava solo il suo popolo eletto e considerava il restante genere umano con ostilità o indifferenza. Non ci troviamo di fronte al vero monoteismo che afferma l'unicità e l'universalità di Dio ma ad una forma di monolatria. Jahvè inteso come uno dei tanti dèi del mondo pagano.

venerdì 29 luglio 2016

60– Il falso Jahvè. Il sincretismo religioso in Israele prima della riforma di re Giosia 5

Abbiamo visto come Mosè fosse partito dal concetto del Dio Uno e Tutto, inteso come sublime divinità dei misteri. Non potendo, però, trasmettere al suo nuovo popolo questa sublime conoscenza, aveva dovuto ridurre la sua idea di Dio alla dimensione di una divinità tutelare, di un Dio nazionale e personale. D'altra parte, che ne avrebbero fatto i suoi ebrei di un Dio filosofico o di un Dio sublime, totalmente al di fuori della loro portata? Invece, con quel Dio nazionale, presentato come un condottiero sotto la cui bandiera poter creare uno Stato e conquistare una terra, avrebbero compiuto miracoli. Del Dio dei grandi misteri dunque Mosè si accontentò di salvare soltanto l'unicità e l'onnipotenza.
Quando il gruppo dell'Esodo, giunto nella terra di Canaan, fu spinto ad amalgamarsi alle altre tribù d'Israele ma dovette convivere, come le scoperte archeologiche ci indicano, con l'idolatria che ancora professavano. Per combatterla e per diffondere il culto del Dio unico dovette far leva sul concetto della potenza e dell'invincibilità del suo Dio Jahvè, presentato come il Dio degli eserciti, e sul Patto dell'Alleanza che elevava il popolo ebraico al rango di popolo eletto e gli assegnava per diritto divino il perenne possesso del territorio. Jahvè doveva diventare pertanto il cemento politico-religioso del futuro Israele. Tale ce lo rappresenta, infatti la Storia Deuteronomistica sia durante la conquista di Canaan, sia nel periodo che precedette la monarchia unita durante il quale era diviso in tribù governate dai Giudici.

giovedì 28 luglio 2016

Marcione rinnegò il materialismo etico della Chiesa Cattolica. 271

Marcione non accettò mai il materialismo etico del cristianesimo, tuttora perseguito sia dai cattolici che dai protestanti, che impone di perseguire il bene per avere la ricompensa del paradiso e di rifuggire il male per evitare il castigo delle pene infernali.Essere buoni solo per essere buoni? Dedicare la propria vita per il bene del prossimo senza paradiso o inferno dietro le quinte? L’ethos della Chiesa ufficiale non può giungere a tanto. Per i cattolici è sempre stato inconcepibile una eticità che escludesse il concetto di premio-punizione.

Per Platone come per la Stoa, per Goethe, per Kant e per la maggior parte dei filosofi e perfino degli atei il concetto che agire nobilmente reca in sé il proprio valore, la propria ricompensa è l'imperativo categorica di una autentica eticità. Ma per l’ortodossia cristiana un egotismo taccagno diventa il motivo morale decisivo: le opere buone si compiono non disinteressatamente, ma nell’interesse della propria salvezza: do ut des è il principio basilare sempre perseguito e vantato dalla Chiesa fin dalle sue origini. Tutto deve accadere - come confessa Gregorio di Nazianzio (or. 17, 11;19, 11) – solo «con riguardo all’altra vita». Autentico materialismo religioso che rinnega l'essenza dello spirito evangelico.

I marcioniti, coerentemente coi loro principi, senza l’aspettazione di una concreta ricompensa, operarono per il bene della comunità offrendo i loro servizi i a tutti, persino ai Pagani, fatto che provocò grande indignazione da parte dei cattolici. Questi accusarono gli «eretici» (i marcioniti) di dissipare la loro dignità, di avvilire l’autorità e la disciplina ecclesiastica e di i gettare «il sacro in pasto ai cani, e le perle, benché non vere, ai porci», come ci conferma Tertulliano. I «porci», nel linguaggio evangelico della Chiesa, erano i non-cristiani e, naturalmente, anche gli eretici.




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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)