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venerdì 21 novembre 2014

2 “L'invenzione del cristianesimo” - Parte prima. Gesù: figura storica o mitologica?

Prima di affrontare la vita di Gesù, quale ci viene descritta dai Vangeli, bisogna risolvere il quesito fondamentale che riguarda la sua vera esistenza.
In parole semplici: una persona chiamata Gesù è realmente esistita o è soltanto una figura mitologica? E, se è esistita, quanto ha avuto a che fare col cristianesimo? Infine, i testi canonici che costituiscono il Nuovo Testamento, e che unici ci raccontano la vita di Cristo, hanno una qualche valenza storica o rientrino in quella che fu definita una pia fraus (una pia frode)?
Per un credente queste domande sono semplicemente assurde, ma per uno studioso rivestono, invece, un'importanza fondamentale. La massa dei credenti, spesso indottrinata in modo catechistico e devozionale, non è a conoscenza del fatto che esistono parecchi studi che tendono a dimostrare, in maniera logica ed intelligente, che Cristo è soltanto una figura mitologica, quindi una pura invenzione, priva di un qualsiasi riscontro storico.
Per questo, prima di iniziare a raccontare la vita di Gesù, come ci viene tramandata dai Vangeli. invito il lettore a risolvere un indovinello, a dir poco sconcertante. Consiste in questo: dopo aver letto le caratteristiche, qui sotto riportate, cerchi di dare un nome al personaggio descritto:

. ....... è stato generato da una vergine, il 25 dicembre, in una stalla.
La sua nascita fu annunciata in oriente da una stella.
Fu adorato da tre importanti personaggi.
Da ragazzo insegnò nel Tempio e fu battezzato all'età di 30 anni.
Ebbe 12 discepoli.
Compì miracoli e risuscitò un uomo chiamato El-Azar-us.
Camminò sulle acque.
Si trasfigurò sulla cima di un monte.
Fu crocifisso, chiuso in una tomba e resuscitato dopo tre giorni.
Fu chiamato la via, la luce, il figlio di Dio, il Verbo.
La sua figura fu associata a quella dell'agnello e del pesce.
Il suo sopranome era Iusa, il prediletto figlio del Padre.
Fu chiamato il KRST ovvero l'unto, il Messia.

Chi pensate che possa essere? Ma Gesù, naturalmente. Mettete il suo nome al posto dei puntini iniziali e tutto combacia alla perfezione.
Invece NO! Si tratta della descrizione del dio egiziano Horus che precedette Gesù di molti secoli.
E credete che sia l'unico caso in cui Gesù viene così prefigurato molto tempo prima della sua venuta? Vi sbagliate di grosso.
Ecco un altro Gesù, preso a caso fra i tanti che lo hanno preceduto. Si tratta di Krishna, una delle più popolari divinità dell'antica India.

È stato partorito da una vergine.
Suo padre era un falegname.
La sua nascita fu assistita da angeli, uomini saggi e pastori e gli furono donati oro, incenso e mirra.
Egli fu perseguitato da un tiranno che ordinò l'uccisione di migliaia di bambini.
Era di discendenza regale.
È stato battezzato sulle rive del fiume Gange.
Egli operò miracoli e prodigi.
Risuscitò i morti, guarì i lebbrosi, i muti ed i ciechi.
Usava parabole per insegnare alla gente carità ed amore.
Visse da povero ed amò i poveri.
Si trasfigurò di fronte ai suoi discepoli.
Fu crocifisso tra due ladroni.
Risuscitò dalla morte ed ascese in cielo.
Era nominato il pastore di Dio e il re dei re e fu considerato come il redentore, primogenito, remissore di peccati, liberatore, Verbo universale.
Egli era la seconda persona della trinità e proclamò se stesso come la resurrezione e la via al Padre.
Egli fu considerato come l'inizio e la fine (alfa ed omega) ed anche l'onnisciente, l'onnipresente e l'onnipotente.

Vi basta o devo descrivere le altre divinità, come Mitra, Attis, Marduk, Eracle e così via, nate da una vergine, crocifisse, resuscitate e ascese al cielo, vissute alcuni secoli prima di Gesù, tratte da “The World's Sixteen Crucified Saviors” (I sedici salvatori crocifissi nel mondo) di Kersey Graves?
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giovedì 20 novembre 2014

La posizione gerarchica dei Vescovi venne ulteriormente rafforzata da Cipriano.

Il vescovo di Cartagine Cipriano (morto nel 258), uno dei Padri della Chiesa più letti in Occidente, anche se le opere falsificate dai cristiani e a lui attribuite sono più numerose di quelle autentiche, rafforzò ulteriormente la posizione gerarchica dei vescovi. Lo stile dei suoi scritti, fondato sul linguaggio di un ex retore e avvocato, a seconda dei casi pieno di pathos pastorale o capzioso per i trucchi avvocateschi, diventerà esemplare per la Chiesa.

Secondo lui i vescovi più che guide religiose vengono trasformati in autorità giurisdizionali e tutta la vita della Chiesa si concentra intorno a loro, alti come torri in mezzo alla folla dei laici, dominatori non solo dei fedeli ma anche del clero.

Nel II secolo, e specialmente nel III, il potere del vescovo sull'impronta fissata da Ignazio e Cipriano venne accresciuto e moltiplicato con ogni mezzo, e in tale situazione conquistò grande importanza un artifizio politico-ecclesiastico che solo dal III secolo fa la sua comparsa, e cioè la legittimazione dell’ufficio episcopale mediante la successione apostolica (non riconosciuta dal vescovo Ignazio). I vescovi diventano quel che mai erano stati fino ad allora: successori degli apostoli ed eredi del loro magistero, mediante la costruzione di liste di successione totalmente inventate.

Nel Nuovo Testamento, i cui scritti più recenti ci portano fin quasi alla metà del 1I secolo, non esiste traccia della cosiddetta successione apostolica, cioè dell’affermazione di una ininterrotta successione giuridicamente fondata dei vescovi a partire dall’epoca apostolica. E in realtà una successione simile non è mai esistita. Ma la Chiesa, procedendo a falsificazioni di ogni genere, ha colmato i vuoti tra gli apostoli e i vescovi monarchi inventando tutta una serie di nomi fasulli. Il termine «apostolico» è diventato per essa un collante universale.



Cipriano


martedì 18 novembre 2014

AVVISO. Gentile lettore, da oggi Impegno Laico ripropone la pubblicazione a puntate bisettimanali (circa 110) di "L'invenzione del cristianesimo", ultima edizione, nei giorni di martedì e venerdì. Il post sull'origine del cristianesimo viene spostato al giovedì. Passa parola!

1 “L'invenzione del cristianesimo” - Premessa

Un'approfondita indagine critica del cristianesimo, quale questo libro si prefigge di fare, rende necessarie alcune brevi informazioni preliminari, indispensabili per un suo inquadramento.
Pochi credenti sanno che il cristianesimo si è sviluppato in due tronconi, molto diversi l'uno dall'altro. Il primo, che possiamo chiamare giudeo-cristiano, ha avuto origine dagli apostoli guidati da Giacomo, fratello di Gesù; il secondo, che possiamo chiamare ellenistico-pagano, è stato una creazione personale di Paolo di Tarso, il san Paolo della Chiesa.
Il cristianesimo giudaico, nella sua breve esistenza, è rimasto sempre ligio all'ebraismo più ortodosso e ha praticato, con straordinario zelo, tutte le pratiche del giudaismo rituale: la frequentazione quotidiana del Tempio, la partecipazione ai sacrifici, l'osservanza delle festività e della legge ebraica. Per esso il cristianesimo non era una nuova religione contrapposta all'ebraismo, ma un suo completamento e riguardava soltanto gli ebrei della Palestina e quelli che si erano sparsi nelle molte contrade dell'impero romano.
Tutti gli altri: i romani e i pagani in genere, erano esclusi perché l'etica biblica, ed anche quella evangelica, erano settarie e ostili agli stranieri. Non dimentichiamo che gli ebrei si consideravano il popolo eletto, l'unico in cui scorreva sangue divino, e che Mosè, su preciso comando di Jahvè, aveva condannato a morte e sterminio tutti i nemici di Israele.
Quali aspettative aveva il cristianesimo giudaico? Come vedremo più dettagliatamente in seguito, esso credeva fermamente che Gesù risorto sarebbe tornato quasi subito, in carne e ossa, per creare il Regno di Dio in Terra, come avevano annunciato i profeti, e che avrebbe dato inizio ad un lungo periodo di pace e di armonia per Israele prima e per il resto del mondo poi.
Il cristianesimo ellenistico-pagano, fondato da Paolo, si configurò, invece, come un filone eretico del vecchio ebraismo, e finalizzato alla creazione di una nuova religione. Infatti, Paolo inviterà i suoi seguaci cristiani a rifiutare la Legge, la frequentazione del Tempio e la circoncisione, e quindi a rinnegare, di fatto, l'ebraismo, e tenderà a diffondere il suo cristianesimo personale non tanto tra i suoi correligionari ebrei quanto tra i gentili, cioè tra i pagani. Quali erano le aspettative di Paolo?
In un primo tempo, come i cristiano-giudei, cui inizialmente aderì, anch'egli attese spasmodicamente l'imminente ritorno sulla Terra di Gesù risorto. Poi, quando questa aspettativa andò delusa e i suoi seguaci entrarono in crisi, per salvare il suo cristianesimo, gettò l'ebraismo alle ortiche, abbracciò l'ideologia delle Religioni Misteriche, assimilata da giovane nella sua città natale, che ipotizzava l'immortalità dell'anima, rimandò il ritorno di Gesù al Giorno del Giudizio e trasformò il Messia crocifisso nel Redentore dell'intera umanità. Il nuovo Regno di Dio, non più terreno ma celeste, avrebbe riguardato l'aldilà, dove le anime immortali sarebbero vissute in una eterna beatitudine. Insomma inventò il nucleo fondamentale che costituisce il cristianesimo attuale. La sua nuova teologia fu sempre sconfessata dalla Chiesa di Gerusalemme, rimasta fedele all'ebraismo.
Per alcuni decenni i due cristianesimi convissero tra contrasti più o meno palesi. Le Guerre Giudaiche del 70 e del 135, che portarono alla distruzione di Gerusalemme e della Palestina e alla totale diaspora degli israeliti sopravvissuti, segnarono la fine definitiva del cristianesimo giudaico. Quello di Paolo, invece, già diffuso in gran parte dell'impero romano tra i pagani, rimase l'unico vincente e diede origine alla nuova religione. Quindi il cristianesimo attuale deriva interamente da Paolo.
Ciò premesso, questo libro si prefigge di dimostrare che il cristianesimo non è una religione rivelata ma semplicemente inventata; che Gesù non era il Figlio di Dio, immolatosi sulla croce per redimere l'intera umanità, come ci è stato tramandato dai Vangeli canonici derivati da Paolo di Tarso e dai suoi seguaci, ma semplicemente un Messia jahvista, fatto crocifiggere dai romani per insurrezione armata contro Roma.
La prima parte di questa approfondita indagine prenderà in esame il Gesù storico, quale possiamo dedurre dai Vangeli: un nazireo esseno-zelota che si proclamò Messia davidico e re d'Israele, e finì condannato dai romani alla crocifissione come un ribelle jahvista.
Si esaminerà poi, nella seconda parte, la metamorfosi subita da Gesù all'indomani della sua pseudo-resurrezione, quando i suoi seguaci, che diedero origine alla Chiesa cristiano-giudea di Gerusalemme, lo tramutarono da Messia Crocifisso nel Messia Martirizzato, destinato a tornare in tempi brevi sulla Terra come Figlio dell'Uomo, per liberare definitivamente Israele e creare il Regno di Dio.
Si parlerà della parusia, cioè dell'attesa spasmodica del ritorno dal cielo del Gesù risorto in carne ed ossa, ritenuta imminente dai primi cristiano-giudei di Gerusalemme e anche da Paolo di Tarso in un primo momento, ma poi, non essendosi verificata, da lui rinviata a sine die, cioè al Giorno del Giudizio.
Si arriverà quindi, nella terza parte, all'ultima e definitiva trasformazione di Gesù nel Cristo Figlio di Dio, incarnatosi come uomo e poi immolatosi sulla croce per la salvezza universale, e si scoprirà che fu, in assoluto, una personale invenzione teologica di Paolo di Tarso.
I primi due Gesù, di natura esclusivamente umana, riguardavano il solo popolo ebraico; il terzo, fatto assurgere dai pagano-cristiani al rango divino, consustanziale al Padre, riguardò il mondo intero.
Nelle quattro parti successive verranno analizzati, a brevi linee, la diffusione del cristianesimo paolino, il suo trionfo per opera dell'imperatore Costantino, l'istituzione della Chiesa, la sua successiva mondanizzazione e trasformazione in un apparato oppressivo e criminoso. La nona ed ultima parte, infine, prenderà in esame le fonti che sono alla base del cristianesimo. Sono quelle canoniche, riconosciute dalla Chiesa come rivelate da Dio; quelle apocrife, considerate dalla Chiesa non attendibili; e, infine, quelle storiche di autori ebrei e romani. Nell'esaminare gli stadi delle incredibili metamorfosi cui fu sottoposta la figura di Gesù nei primi secoli della nostra èra, si farà riferimento quasi esclusivamente alle fonti canoniche.


Queste, infatti, ad una lettura non convenzionale ma attenta e rigorosa, nonostante le molte e grossolane manipolazioni messe in opera dalla Chiesa attraverso i secoli, per difendere la teologia inventata da Paolo e da essa ereditata, lasciano trasparire numerose tracce, sia pur velate, che ci consentono di ricostruire parzialmente la vera vicenda terrena di Gesù, come esposta nei Vangeli, e le sue successive trasformazioni.

venerdì 14 novembre 2014

Ignazio di Antiochia 186

Il vescovo antiocheno Ignazio fu un vero e primo assertore dell'episcopato monarchico. Lo deduciamo dalle sue Lettere, sette delle quali, furono composte forse verso la metà deI II secolo. Esse sono oggi giudicate autentiche dalla maggior parte degli studiosi, anche se vennero verosimilmente rielaborate in senso «cattolico» verso la fine del secolo. Le altre sue dieci Lettere, fra cui una indirizzata alla Vergine, con annessa risposta (altro che il nostro servizio postale!) furono falsificate e a lui attribuite dalla Chiesa antica.

Ignazio, il più zelante antieretico del suo tempo, gratificava tutti i cristiani di
differente opinione con epiteti poco evangelici (a similitudine di Paolo di Tarso) :«fiere selvagge», «cani pazzi», «bestie in umane sembianze», e i loro maestri «fetida immondizia». Possiamo definirlo il «classico della dottrina cattolica intorno alla figura del vescovo». Nella sua opera viene attestato per la prima volta il termine «cattolico» (Ign., Smyrn. 8, 2), che non fu creato dalla Chiesa, ma assunto dalla lingua greca. Dobbiamo però precisare che, almeno nella Chiesa antica,la parola «cattolico» non equivaleva a «cattolico romano». Per la prima volta nei suoi scritti viene delineato il quadro complessivo di un’organizzazione gerarchica completamente strutturata: un vescovo, un collegio di presbiteri a lui sottoposto, e in sott’ordine i diaconi.

Ma per il vescovo Ignazio, cui dobbiamo la parola «cattolico», è la carica episcopale la quintessenza della cristianità. «E’ chiaro - afferma nelle sue Lettere - che bisogna rispettare il vescovo come Dio stesso». Il vescovo è per lui l’immagine del Signore, il ricettacolo delle rivelazioni celesti. Senza di lui la comunità cristiana non può sussistere, né può sussistere la coscienza pura, il battesimo effettivo, l’agape e l’eucaristia.

Ha così inizio il collegamento dell’atto sacramentale alla persona del vescovo (o di un suo incaricato), che determinerà ineluttabilmente la costituzione di una contrapposizione fra chierici e laici, totalmente ignota al cristianesimo primitivo. Infatti, la comunione poteva originariamente essere assunta anche nei gruppi più piccoli, come, ad esempio, in una comunità domestica. Si tratta ancora dei primi passi, ma è possibile individuarvi chiaramente l’adeguamento progressivo del culto cristiano al modello pagano delle religioni misteriche.

Il vescovo Ignazio pretende per i vescovi tutti i poteri dottrinali e ordinamentali, la totale sottomissione dei presbiteri e dei diaconi e soprattutto l’obbedienza incondizionata dei fedeli. Dio gradisce solo ciò che il vescovo approva
«Senza il vescovo non dovete fare assolutamente nulla - afferma Ignazio - e chi onora il vescovo, viene onorato da Dio; chi fa qualcosa senza il vescovo, si pone al servizio del demonio». Egli non si stanca di inculcare nelle comunità questi concetti, mettendole contemporaneamente in guardia contro eretici e scissioni: l’ortodossia è come «l’idromele», l’eresia è «un veleno mortifero». «Se qualcuno seguirà uno scismatico, non potrà ereditare il Regno di Dio»; «ma dove c’è il pastore, allora seguitelo come le pecore». Nonostante questa idolatria per l'episcopato, Ignazio, incredibilmente, non fa risalire agli Apostoli questa fondamentale istituzione.


Ignazio di Antiochia


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)