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venerdì 18 agosto 2017

Peccato e redenzione n.10


Sono la conferma di quanto si era intuito già alcuni decenni fa esaminando, sotto il profilo medico, la conversione di San Paolo. Questa conversione coincise con una rovinosa caduta del millantato apostolo che possiamo sicuramente attribuire ad un improvviso attacco epilettico su cui la scienza non nutre dubbi. Il neurologo A. Ragot scrive: “Paolo era soggetto a crisi epilettiche: oscuramento, aura luminosa e sonora, caduta, coma, cecità, afasia che regrediscono nei giorni seguenti, paralisi che migliora progressivamente lasciando ogni volta conseguenze emiplegiche definitive”. Tutte cose accadute a San Paolo durante la sua rivelazione.

Spiegava più di un decennio fa Vilayanur Ramachandran, dell'Università San Diego di California, che le crisi epilettiche dei lobi temporali del cervello inducono visioni e voci religiose particolarmente vivide che permangono anche dopo gli attacchi. Ciò, nel caso di San Paolo, spiegherebbe oltre la folgorazione di Damasco, anche le successive sue visioni e i presunti rapimenti al terzo cielo. D'altronde è lo stesso Paolo che nelle Lettere conferma indirettamente la sua malattia scrivendo in Galati: “Voi sapete, fratelli, che fu a causa di una malattia del corpo che vi annunciai il vangelo” (da lui sempre dichiarato una rivelazione divina, cioè una visione) (Galati 4,13). Ai suoi tempi l'epilessia era considerata un morbo sacro che gli dèi riservavano a coloro che sceglievano come loro intermediari. Quindi le odierne scoperte dei neurologi americani confermano quanto si supponeva da tempo, che cioè Dio è solo una creazione del nostro cervello.

Se poi passiamo ad esaminare la storia, constatiamo che molte di quelle che in passato venivano considerate punizioni divine (calamità, epidemie, cataclismi e così via), e quindi prove della sua esistenza, col progredire della conoscenza umana si sono trasformate in evidenze scientifiche, spiegabili razionalmente.


martedì 15 agosto 2017

Peccato e redenzione n.9


Che il "Big Bang", la grande esplosione che ha creato l'universo, non sia avvenuto per intervento divino, ma come conseguenza inevitabile delle leggi della fisica, non è l'unica prova a negare l'esistenza di Dio. Ce n'è un'altra: la certezza scientifica che il nostro universo non è l'unico esistente ma solo uno di una serie di universi nei quali altre forme di vita sono possibili. Ciò «rende meno straordinarie le condizioni del nostro pianeta» ed elimina la certezza che «la Terra sia stata creata apposta a beneficio degli esseri umani», come tutte le religioni ci fanno credere in base al dogma antropocentrico dei creazionisti. Quindi l''universo non ha bisogno di un creatore come afferma perentoriamente Stephen Hawking, l'erede di Newton, e il Big Bang fu "una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica".

Oggi la migliore offerta degli scienziati è la M-Teoria, che comprende in sé la teoria della supergravità e quella delle stringhe, che, secondo Hawking, essendo autosufficiente, di un creatore non ha più bisogno. Già Simone Laplace, due secoli fa, aveva escluso la necessità di Dio per spiegare l'origine dell'universo. Quando egli presentò il suo “Trattato di meccanica celeste” a Napoleone Bonaparte, l’imperatore osservò: «Signor Laplace, mi hanno detto che in quest’opera sull’Universo il Creatore non è citato neppure una volta». «Sire, non ho bisogno di questa ipotesi», fu la risposta di Laplace. E a Napoleone che gli faceva osservare che quella di Dio era una bella ipotesi, che spiegava molte cose, Laplace ribatté prontamente: «Certo, spiega tutto. Ma non permette di predire niente».

Alle stesse conclusioni cui è giunta ora la scienza approda anche la filosofia che si basa sullequazione indeterminista che propone il dilemma: «O c’è Dio e non può esserci il caso, oppure, c’è il caso e non può esserci Dio». In base alla equazione indeterminista si arriva a riconoscere che il caso determina la fisica subatomica, l'astrofisica e la cosmologia e soprattutto la biologia evolutiva. Quindi l'ammissione del caso in tutte queste discipline implica l'impossibilità del divino.

Ma altri studi concordano nell'escludere l'esistenza di Dio. Ricercando le origini della religiosità nella mente umana, alcuni scienziati americani sono arrivati addirittura a concludere che Dio è solo una creazione del cervello. È la nuova frontiera delle neuroscienze negli Usa. A San Diego e in North Carolina, neurologi studiano come l'epilessia e gli allucinogeni producano apparizioni mistiche; e in Canada un neuroscienziato sperimenta un casco magnetizzato, “l'elmetto di Dio”, che provoca in chi lo indossa «esperienze spirituali». Infatti, nel Campus della Laurentian University in Canada, il neuroscienziato Michael Persinger facendo indossare a centinaia di volontari un casco che emette dei campi magnetici complessi a frequenza molto bassa (il casco Koren o elmetto di Dio) è riuscito a provocare nei loro lobi temporali dei micro-attacchi di epilessia che inducono epifanie divine, apparizioni, sensazioni extracorporee ed altre forti allucinazioni. Tutti i partecipanti all'esperimento, in base al loro retroterra religioso, hanno visto Gesù, la Madonna, lo Spirito Santo, Maometto e altre divinità; in taluni casi perfino Satana. Persinger, a seguito di questi suoi numerosissimi esperimenti è giunto a concludere che tutte le esperienze spirituali altro non sono che semplici allucinazioni collegate a forme epilettiche. (Persinger, M.A. e Koren, S.A. “Esperiences of spiritual visitation”, Perceptual and Motor Skills, 2001)


venerdì 11 agosto 2017

Peccato e redenzione n.8


Il mito biblico al vaglio della ragione

Finora abbiamo dimostrato come la favola biblica, scopiazzata dagli antichi sumeri, sia totalmente rinnegata dalla scienza. Ora passiamo ad esaminarla sotto il profilo della razionalità per denunciarne le assurdità, le incongruenze e l'irrazionalità di fondo.

Cominciamo con l'esistenza di Dio che nella Genesi crea il mondo in sei giorni e impasta la statuina di Adamo. Ebbene, non esiste alcuna prova oggettiva che dimostri l'esistenza di questo Dio o di qualsiasi altra divinità. Tommaso d'Aquino, il sommo teologo cattolico, dopo aver scritto poderosi volumi di teologia, condensò tutta la sua fede nel celebre motto “credo quia absurdum”. Credo, cioè, nonostante la religione mi propini delle verità assurde, irrazionali e indimostrate. Riconoscimento lapalissiano che non esiste alcuna prova oggettiva che dimostri l'esistenza di un qualsiasi Dio e che tutti i principi di fede, che costituiscono la religione cristiana (e qualsiasi altra religione), sono in aperto contrasto con la ragione.

Nessuno mai con l’osservazione e la ragione, dato che tutto ciò che possiamo conoscere deriva proprio da queste due cose, è mai riuscito a portare uno straccio di prova dell'esistenza di Dio. Infatti la religione, qualsiasi religione, su cosa si fonda? Soltanto sulla fede. Ma che significa aver fede? Significa credere in qualcosa che non si può dimostrare e comprendere coi mezzi di indagine razionale. Qualcosa che si accetta a scatola chiusa, senza poterla in alcun modo verificare.

Quindi la fede in una qualsiasi religione è un insieme di supposizioni mitiche e fantastiche che, come ci confessa l'Aquinate, sono così irrazionali da sconfinare nell'assurdo e derivano da testi sacri antichi, zeppi di ogni più inverosimile stupidità. Se affermassimo l’esistenza di Dio o degli dèi avremmo l’onere della prova, come dimostra Bertrand Russell con il suo paradosso della Teiera Celeste.

«Se io sostenessi- egli afferma - che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che - posto che la mia asserzione non può essere confutata - dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente».

Il paradosso della Teiera Celeste la dice lunga sulla fede cieca. Oggi, la scienza, e in particolar modo la fisica quantica, sulla base di nuove teorie, spiega che "l'universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente" e dunque "non è stato Dio a crearlo". Da ciò la logica conseguenza: se Dio non ha creato l'universo, non esiste per niente. Lo conferma Stephen Hawking, l'astrofisico più famoso del mondo, che scrive nel suo libro “The Grand Design” (Il grande progetto): "Poiché esiste una legge come la gravità, l'universo può essersi e si è creato da solo, dal niente. La creazione spontanea è la ragione per cui c'è qualcosa invece del nulla, il motivo per cui esiste l'universo, per cui esistiamo noi".

E predice che la fisica è ormai vicina a formulare "una teoria del tutto", una serie di equazioni che possono interamente spiegare la natura dell'universo. La pubblicazione del libro di Hawking è stata accolta come una vittoria della ragione e della scienza sull'oscurantismo religioso ma duramente contrastata da papa Benedetto XVI, che insiste a declassare la scienza ad ancella della fede. Hawking non ha mai creduto che scienza e religione siano conciliabili e tanto meno che la scienza sia subordinata alla fede. "C'è una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sull'autorità (cioè sulla rivelazione piovuta dall'alto e mai dimostrata), e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento" egli afferma categorico. "E la scienza vincerà perché funziona". Non solo, ma prova tutto ciò che afferma, mentre la religione non prova niente di quello che va predicando.


martedì 8 agosto 2017

Peccato e redenzione n.7


Attraverso continui mutamenti, quali ad esempio il bipedismo, si sono trasformati nel primo ominide (australopiteco), quindi circa due milioni di anni fa nell'Homo abilis, successivamente, un milione di anni fa, nell'Homo erectus e, finalmente, appena 200.000 anni fa nell'Homo sapiens.

Questa classificazione è stata possibile esaminando i molti resti fossili trovati nelle varie parti del pianeta. L'evoluzione, evidenziata dalla crescita della calotta cranica e quindi del cervello, ha favorito quegli esseri che sono stati in grado di manipolare l'ambiente, creando i primi utensili (selci lavorate in modo da essere taglienti). Ma al di là dei numerosi fossili (che si accrescono di anno in anno per continui ritrovamenti) per renderci conto che siamo il frutto di un processo evolutivo è sufficiente osservare il nostro corpo. Ad esempio le dita dei nostri piedi sono l'involuzione di una mano prensile, il nostro bacino presenta un abbozzo di quella che era una coda: il coccige, e i biologi affermano che abbiamo anche del ciarpame inutile ereditato da pesci, girini e serpenti.

Eppure, nonostante tutti questi dati di fatto, secondo un sondaggio della CNN del 2010, il 53% degli intervistati negli Stati Uniti d'America crede ancora nel creazionismo, cioè nella favoletta sumerica copiata nella Genesi. Il 31% crede nell'Intelligent Design (Progetto Intelligente) che sostiene che l'uomo si è effettivamente evoluto in milioni di anni partendo da forme primitive, ma secondo un processo guidato da Dio (ma in questo caso si salva Dio come creatore e si butta Adamo e il peccato originale alle ortiche). Soltanto il 12% crede in ciò che afferma la teoria dell'evoluzione.

E in Italia dove il Vaticano la fa da padrone e la classe politica è ad esso totalmente appecorata? Di fatto la teoria evolutiva non viene trattata nella scuola dell'obbligo. Infatti nel 2004 (DL 19 febbraio n.59), l'allora ministra della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti, fece togliere ogni riferimento a Darwin e all'evoluzione nei programmi scolastici del primo ciclo, facendoli scivolare nel pieno Medio Evo. Si doveva tornare al racconto del mitico vasaio, in base al dogma del primato della fede sulla ragione, sostenuto dalla Chiesa. Quando, di fronte alle proteste del mondo scientifico, la ministra fu costretta a fare marcia indietro, obtorto collo concesse agli insegnanti, che lo desideravano, di accennare all'evoluzionismo (come si trattasse di un optional) nella speranza che non lo facessero. Per cui è rimasto spesso vistosamente ignorato. La nostra scuola, come è dimostrato in numerose classifiche europee, è mostruosamente arretrata in campo scientifico.

venerdì 4 agosto 2017

Peccato e redenzione n.6


Questo spiega perché in seguito all'uscita del libro di Darwin vi fu da parte dei teologi cattolici e protestanti una grande demonizzazione della teoria darwiniana e lo stesso Darwin venne tacciato di eresia. La quasi totalità della stampa laica dell'epoca si schierò apertamente con il clero oscurantista ed i vignettisti si scatenarono a ridicolizzare lo scienziato.

Nessuno voleva accettare che l'uomo, ritenuto fino allora creato ad immagine di Dio e posto al centro dell'universo (dogma antropocentrico dei creazionisti) come tutte le religioni lo avevano lusingato a credere, fosse semplicemente il prodotto di un mix di caos e determinismo che lo ha assemblato, con molto ciarpame inutile del resto, ereditato da pesci, girini e serpenti come affermano i nostri biologi. Addirittura, avrebbe potuto essere assemblato in qualcosa di molto diverso da quello che è. Quindi l'evoluzionismo per loro declassava l'uomo da creatura forgiata da Dio, a sua immagine e somiglianza, a mammifero pensante inteso come variazione casuale nell'esplosione del vivente.

La Chiesa anglicana d'Inghilterra in particolare si scagliò contro Darwin cercando in tutti i modi di delegittimare la sua teoria reazionista. Solo dopo quasi un secolo e mezzo si è ricreduta e ha formulato delle scuse postume all'illustre scienziato. Un recente comunicato della Chiesa anglicana afferma “La gente e le istituzioni commettono errori e i cristiani e le Chiese non sono un’eccezione. Quando spunta una nuova grande idea che cambia la visione del mondo, è facile sentire che le vecchie certezze sono sotto attacco e che bisogna combattere le novità”.

Meglio tardi che mai, visto che la Chiesa cattolica si è ben guardata da fare altrettanto e le Chiese pentecostali d'America sono ancora ferocemente abbarbicate al creazionismo biblico. Per loro Adamo ed Eva sono gli unici progenitori dell'intero genere umano e gli ominidi e i cavernicoli sono soltanto bufale inventate dagli scienziati miscredenti e atei, e l'evoluzionismo una teoria satanica.

Oggi nessun scienziato, degno di questo nome, solleva dubbi sulla validità dell'evoluzionismo perché le prove che lo suffragano sono schiaccianti e incontrovertibili. Con la teoria di Darwin si riesce brillantemente a decifrare fenomeni naturali che il creazionismo non può spiegare. Ad esempio, il ritrovamento di fossili di animali non più esistenti. Se è vero, come afferma tassativamente la Bibbia, che l'universo fu creato 6000 anni fa, nessun essere vivente può essere più antico dell'anno 4000 a.C.

Invece coi metodi di datazione per decadimento radioattivo oggi dimostriamo che la nostra Terra geologicamente ha 4.5 miliardi di anni e i primi fossili (monocellulari) risalgono già a 3.5 miliardi di anni fa. Tali metodi di datazione si basano, per la geologia, sul decadimento di isotopi radioattivi di Uranio 238, che possono datare fino a 13.9 miliardi di anni fa. Per i composti organici invece si usa il metodo del carbonio 14, capace di datare fino a 58.000 anni fa. Quindi la teoria di Darwin vanta innumerevoli prove paleontologiche, bio-geografiche, matematico/informatiche nonché prove direttamente osservabili via esperimento sulle attuali forme di vita (ad esempio la resistenza dei batteri agli antibiotici). Chiunque su Internet può approfondire ogni aspetto dell'evoluzionismo.

Anche se oggi milioni di cristiani continuano a credere ciecamente e puerilmente al vecchio creazionismo, è lapalissiano che l'uomo non è stato creato da un Dio ma discende da esseri arboricoli terrestri che, a causa di mutamenti climatici, si sono spostati prima dalla foresta alla savana, colonizzando questo nuovo ambiente e adattandosi (per selezione naturale) ad esso, poi nelle altre zone del pianeta.


martedì 1 agosto 2017

Peccato e redenzione n.5


Un'altra massima impostura della Genesi riguarda la provenienza divina dell'uomo, considerata ancor oggi il dogma più coriaceo della cristianità e difeso ad oltranza da milioni di fondamentalisti. Fu il mitico creatore celeste, seduto al tornio del vasaio, a impastare con le sue mani la statuina di Adamo e a soffiargli in faccia l'alito della vita, recita la favoletta.

Così succede che nei libri di storia sacra troviamo Adamo ed Eva, belli e pimpanti, che scorrazzano felici nel Giardino dell'Eden, ancora ignari dell'amaro destino che incombe su di loro a causa della mela fatale, e nei libri di storia vediamo il cavernicolo con la clava che esce dalla caverna. Come conciliare queste cose lo lascio spiegare a voi.

Per capire l'abissale stupidità dei creazionisti più irriducibili (sono milioni, specie negli Usa, e spesso con tanto di laurea in tasca) basti dire che affermano, con sicumerica certezza, che la Terra, in basa ad una lettura testuale della Bibbia, ha appena 6000 anni di età. Fu creata esattamente, secondo James Ussher, uno di loro, il 22 ottobre 4004 a.C. alle ore 6 del pomeriggio. (Non è stata specificata la marca dell'orologio che ha segnato l'ora esatta). E la massa sterminata di reperti fossili, geologici e paleontologici che dimostrano che il nostro martoriato pianeta, come minimo, ha miliardi di anni e ha visto succedersi milioni di specie diverse? False prove inventate da Satana, affermano con supponenza.

Purtroppo l'impatto del famosissimo libro "L'origine delle specie" di Charles Darwin del 1859 non è riuscito a scalfire nemmeno di una virgola la loro coriacea determinazione a voler credere per credere nella favola biblica.

Il perché ce lo spiega Steven Weinberg: "Non solo perché la teoria dell'evoluzione, come la teoria di una Terra sferica che si muove, era in conflitto con il letteralismo biblico; non solo perché l'evoluzione, come la teoria di Copernico, negava centralità agli esseri umani; e non solo perché l'evoluzione, come la teoria di Newton, forniva una spiegazione non religiosa per fenomeni naturali che fino allora sembravano inspiegabili senza l'intervento divino. Molto peggio: tra i fenomeni naturali che venivano spiegati dalla selezione naturale c'erano quelle caratteristiche dell'umanità di cui andiamo più fieri. Divenne plausibile che il nostro amore per i figli e compagni, e (dopo il lavoro dei moderni biologi evoluzionisti) anche i principi morali più astratti come la lealtà, la carità è l'onestà, abbiano origine nell'evoluzione, anziché in un'anima creata da un essere divino."


venerdì 28 luglio 2017

Peccato e redenzione n.4


Il mito biblico al vaglio della scienza

Un essere umano che si qualifichi Homo sapiens, che abbia superato l'adolescenza, che possieda una minima istruzione di base, che usi appena qualcuno dei mille miliardi di neuroni che contiene il suo cervello, può credere alle immani puerilità implicite nella favoletta della Genesi e regredire intellettualmente allo stadio del troglodita? Purtroppo sì, se intere generazioni di esseri umani basano da secoli la loro esistenza su di esse, nonostante i molteplici tentativi della scienza di dimostrare la loro assoluta irrazionalità e le loro incoerenze logiche.

Diamo ora una breve occhiata alle più macroscopiche assurdità scientifiche che la Genesi biblica ci propina a dimostrazione che se la Bibbia è parola di Dio, questo Dio ha il livello intellettuale di un bambino della scuola materna.

Cominciamo dalla forma della Terra come viene concepita nella Bibbia. Nonostante alcuni antichi sapienti, tra i quali il greco Pitagora, avessero ipotizzato, in ere remotissime, la sfericità del nostro pianeta, avendola dedotta dalla forma degli altri corpi celesti, la Genesi ce lo presenta piatto, come probabilmente era descritto dall'antica mitologia mesopotamica. Questa concezione piatta della Terra, stante l'assoluta autorevolezza del testo biblico, rimase in vigore fino a pochi secoli fa, nonostante le smentite degli scienziati, e per la Chiesa primitiva fu a lungo considerata verità di fede, al punto che disconoscerla poteva implicare l'accusa di eresia, con tutto quello che ne derivava.

A questa macroscopica bufala dobbiamo aggiungere quella ancora più grande che considerava la nostra Terra il centro dell'universo. Il versetto biblico del libro di Giosuè 10:12 «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d'Aialon!» fu una chiara intimazione al Sole di fermare il suo moto, implicando al contrario che la Terra fosse ferma al centro dell'Universo. Le parole di Giosuè erano confermate dal fatto che nella Genesi sta scritto "In principio Dio creò il cielo e la Terra" e solo successivamente il Sole e le stelle. Stelle pensate non come le conosciamo noi (soli distanti e remoti) ma semplici faretti lampeggianti nel cosiddetto "firmamento" notturno, messi a mo' di decorazione per i mortali. Egli creò anche le stelle e le mise esattamente dove più gli piacque. Dio mise tutte queste bellissime luci nel cielo, per far luce sulla terra. Il sole illumina la terra durante il giorno, e la luna e le stelle la illuminano di notte.”

La Chiesa cristiana considerò il geocentrismo come verità assoluta di fede e mandò al rogo Giordano Bruno nel 1600 che la pensava diversamente. Galileo, che osservando le fasi di Venere con il suo rudimentale telescopio dedusse che il pianeta dovesse trovarsi tra la Terra è il Sole, e che quindi fosse il Sole al centro del nostro sistema, non la Terra, dovette rigettare la sua scoperta sotto la pressione dell'inquisizione ecclesiastica per non finire sul rogo come Giordano Bruno nel 1600. Dovette fingere di non credere ai suoi stessi occhi, mentre i suoi inquisitori si rifiutavano di osservare Venere col cannocchiale per il timore di essere smentiti.

"Mantenere una posizione privilegiata della Terra al centro dell'universo era assolutamente necessario perché l'uomo fosse ritenuto apice e fine della creazione", spiega il fisico, premio Nobel, Steven Weinberg. "L'idea che la Terra si muova intorno al sole fu più difficile da accettare. Dopo tutto, la Bibbia colloca l'umanità al centro di un grande dramma cosmico di peccato e salvezza, e quindi come potrebbe la nostra Terra non essere al centro dell'universo? Fino al diciannovesimo secolo, l'astronomia copernicana non si poteva insegnare a Salamanca o in altre università spagnole”.

E nemmeno in quelle italiane dominate dal clero.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)