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venerdì 28 novembre 2014

4 “L'invenzione del cristianesimo” - Parte prima. La figura storica che, probabilmente, diede origine al mito di Gesù descritto dai Vangeli

Dall'occupazione romana, avvenuta nel 62 a.C. quando Pompeo conquistò la Palestina e la annise all'Impero quale Protettorato, fino alla caduta definitiva di Gerusalemme nel 135 d.C. per opera di Adriano, Israele fu ripetutamente scosso da continue e spesso sanguinosissime rivolte politiche provocate da ribelli fanatici che si proclamavano dei Messia inviati da Jahvè a liberare la loro terra dal giogo romano.
La rivolta più sanguinosa avvenne nel 7 d.C. al tempo del censimento ordinato dal governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio quando Giuda, detto il Galileo, seguito da una moltitudine di ribelli, devastò l'alta Palestina seminando terrore e morte. Sconfitto dai romani fu crocifisso assieme a due mila dei suoi seguaci.
Nonostante le sempre pronte e spietate repressioni romane, le sommosse degli zeloti (così erano allora chiamati i ribelli) si susseguirono in Israele a ritmo continuo perché il fanatismo era così diffuso che quando qualcuno si proclamava Messia trovava sempre dei fanatici che lo seguivano ciecamente. Leggendo i Vangeli noi scopriamo che Gesù viene più volte proclamato Messia e legittimo re d'Israele (sei in Marco, cinque in Matteo, due in Luca e otto in Giovanni) e che fu condannato alla crocifissione, pena riservata ai ribelli politici.
Da ciò possiamo dedurre, senza ombra di dubbio, che egli è stato storicamente uno dei tanti falliti Messia del suo tempo, il quale, per una serie di circostanze fortuite, che esaminerò nei prossimi capitoli, subì, nei primi quattro secoli della nostra èra, tre incredibili metamorfosi che lo trasformarono da ribelle zelota, crocifisso dai romani, quale fu nella realtà, al ruolo di Messia martirizzato, attribuitogli dai suoi seguaci dopo la sua presunta resurrezione, e, infine, all'ultima e definitiva trasformazione nel Cristo Figlio di Dio, incarnatosi come uomo e poi immolatosi sulla croce per la salvezza universale, secondo la personale invenzione teologica di Paolo di Tarso. Ecco quindi che la figura mitologica di Gesù si formò adattando un fallito Messia crocifisso all'archetipo di un dio soterico già conosciuto in tutto il mondo antico. Il termine aramaico Messia, che in origine indicava solo il liberatore d'Israele, nei testi neotestamentari, scritti in greco, diventò Christòs e diede origine al nome cristianesimo.
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giovedì 27 novembre 2014

La Chiesa, millantando una falsa tradizione, legittimò l'ufficio episcopale mediante una inventata successione apostolica. 188

Per tutto il primo secolo e parte del secondo durante i quali non esistevano vescovi monarchi la Chiesa procedette a falsificazioni d’ogni genere per supportare il principio della tradizione che voleva un'ininterrotta successione episcopale a partire dall’epoca apostolica. Per il cristianesimo egizio, ad esempio, la storiografia ecclesiastica successiva inventò di sana pianta un’intera lista di vescovi.

Nel IV secolo Eusebio, padre della storiografia della Chiesa, introdusse di straforo non meno di dieci, nomi che non sono altro che pure invenzioni. Ad Alessandria la tradizione attendibile, invece, ha inizio solo col vescovo Demetrio (ca. 188-230), passato alla storia per essere stato un uomo brutale e rotto a tutte le infamie.
Anche la lista vescovile antiochena, composta da Giulio Africano nel II secolo sul modello dell’analoga lista egiziana, per colmare le lacune fino all'epoca apostolica ricorse a pure e semplici invenzioni.

Sull'esempio della successione apostolica in Alessandria e Antiochia, i vescovadi più celebri dell’antica Chiesa orientale, anche a Roma, si procedette nello stesso modo per cui il termine «apostolico» diventò il collante supremo ecclesiastico. Divennero così «apostolici»: la dottrina, la carica, il canone e, ovviamente, anche la «Chiesa stessa». Tutto ciò che le serviva era «apostolico» dedotto falsamente dalle Sacre Scritture, a loro volta, naturalmente «apostoliche». Infatti a mano a mano che procedeva nella fissazione dei dogmi e delle forme del culto, recependo usanze e parole chiave del giudaismo e del paganesimo, la Chiesa li rivestiva prontamente con panni apostolici che nessuno si preoccupava di verificare in quanto garantiti dalla tradizione a sua volta inventata. Perchè in verità, nel I secolo una Chiesa non esisteva affatto, e allorché nel II secolo se ne andò costituendo una, essa fu quella di Marcione, la quale, prima di quella cattolica, aveva una carica vescovile «monarchica» e il suo apostolo era Paolo.

L’applicazione alla successione episcopale del termine giuridico "successio" risale
molto verosimilmente all’ex avvocato Tertulliano. Un esempio può fornire un’indicazione del modo in cui egli credette di dimostrare la tradizione apostolica:

«Quel che è stato poi il contenuto della loro [degli Apostoli) predicazione o, con altre parole, della rivelazione loro affidata da Cristo, non si può... dimostrare per altre vie che non siano per l’appunto quelle stesse chiese personalmente fondate dagli Apostoli, in quanto essi stessi vi predicarono... Se è così, ne consegue con certezza che qualsiasi insegnamento che concordi....con quelle Chiese apostoliche dev’essere considerato come verità, in quanto possiede indubbiamente quel che le Chiese hanno raccolto dagli Apostoli, gli Apostoli da Cristo e Cristo da Dio. (Tert,praescr. 21).

Eusebio di Cesarea


martedì 25 novembre 2014

3 “L'invenzione del cristianesimo” - Parte prima. Nessun documento storico certifica l'esistenza di Gesù

Ho appena evidenziato che la figura di Gesù è stata ritagliata da miti che erano molto diffusi in tutto il mondo antico. Come è potuto avvenire un fatto del genere? Una spiegazione plausibile potremmo darla tenendo presente che al tempo di Gesù esisteva una grande biblioteca ad Alessandria d'Egitto, dotata di circa un milione di manoscritti, provenienti dall'Occidente e dall'Oriente, molti dei quali parlavano diffusamente dei principali miti che allora interessavano l'umanità e che erano molto conosciuti anche in Palestina. Quindi è facile supporre che l'archetipo che diede origine alla figura di Gesù, fosse conosciuto da molti, anche a livello popolare. Tanto per fare un esempio, il culto del dio Mitra, che molti studiosi considerano la principale fonte del cristianesimo, calcava perfettamente questo archetipo e in più disponeva di sacre scritture, come i nostri Vangeli, e di sacramenti (battesimo ed eucaristia) riconosciuti dagli stessi primi Padri della Chiesa come identici a quelli cristiani. Solo che erano antecedenti al cristianesimo di qualche secolo.
A suffragare maggiormente la teoria che afferma l'origine mitologica della figura di Gesù si possono elencare altri due fatti importanti. Primo: che dei circa quaranta storici contemporanei di Gesù, nessuno lo menzionò nelle sue opere, nonostante lo scalpore che, secondo i Vangeli, egli suscitò in Galilea e a Gerusalemme.
Il silenzio tombale su di lui riguarda anche i tre massimi storici ebrei che narrano, fin nei minimi dettagli, gli avvenimenti della Palestina da Erode il Grande alla caduta di Gerusalemme. Mi riferisco a Filone Alessandrino, che denunciò la crudeltà di Pilato, a Giusto di Tiberiade, che visse a lungo a Cafarnao in contemporanea di Gesù, e, infine, a Giuseppe Flavio che scrisse opere poderose sulle vicende giudaiche.
Qualcuno potrebbe obiettare che nei suoi scritti Giuseppe Flavio accenna a Gesù e a suo fratello Giacomo. Tutti gli storici, compresi quelli cattolici, oggi ammettono senza ombra di dubbio che questi accenni sono dei falsi inseriti da Eusebio di Cesarea, il ciambellano di Costantino, considerato il più grande falsario degli antichi Padri della Chiesa.
Concludendo: nessun storico ha mai nominato Gesù. Fatto incredibile se consideriamo le sue imprese ampiamente descritte nei Vangeli.
Secondo: i ventisette testi che costituiscono il Nuovo Testamento, e che quindi sono la fonte di tutto quello che sappiamo di Gesù, sono assolutamente inattendibili, cioè privi di ogni valenza storica. Essi sono tutti scritti da autori che mai hanno conosciuto Gesù, che riportano su di lui dei sentito dire, che addirittura non erano ebrei ma pagani convertiti. Infatti sono pieni di contraddizioni, incongruenze, falsità e manomissioni di ogni genere. Nel prosieguo della mia analisi del cristianesimo metterò in evidenza, di volta in volta, citando sempre i testi canonici, alcune di queste incredibili falsità.
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venerdì 21 novembre 2014

2 “L'invenzione del cristianesimo” - Parte prima. Gesù: figura storica o mitologica?

Prima di affrontare la vita di Gesù, quale ci viene descritta dai Vangeli, bisogna risolvere il quesito fondamentale che riguarda la sua vera esistenza.
In parole semplici: una persona chiamata Gesù è realmente esistita o è soltanto una figura mitologica? E, se è esistita, quanto ha avuto a che fare col cristianesimo? Infine, i testi canonici che costituiscono il Nuovo Testamento, e che unici ci raccontano la vita di Cristo, hanno una qualche valenza storica o rientrino in quella che fu definita una pia fraus (una pia frode)?
Per un credente queste domande sono semplicemente assurde, ma per uno studioso rivestono, invece, un'importanza fondamentale. La massa dei credenti, spesso indottrinata in modo catechistico e devozionale, non è a conoscenza del fatto che esistono parecchi studi che tendono a dimostrare, in maniera logica ed intelligente, che Cristo è soltanto una figura mitologica, quindi una pura invenzione, priva di un qualsiasi riscontro storico.
Per questo, prima di iniziare a raccontare la vita di Gesù, come ci viene tramandata dai Vangeli. invito il lettore a risolvere un indovinello, a dir poco sconcertante. Consiste in questo: dopo aver letto le caratteristiche, qui sotto riportate, cerchi di dare un nome al personaggio descritto:

. ....... è stato generato da una vergine, il 25 dicembre, in una stalla.
La sua nascita fu annunciata in oriente da una stella.
Fu adorato da tre importanti personaggi.
Da ragazzo insegnò nel Tempio e fu battezzato all'età di 30 anni.
Ebbe 12 discepoli.
Compì miracoli e risuscitò un uomo chiamato El-Azar-us.
Camminò sulle acque.
Si trasfigurò sulla cima di un monte.
Fu crocifisso, chiuso in una tomba e resuscitato dopo tre giorni.
Fu chiamato la via, la luce, il figlio di Dio, il Verbo.
La sua figura fu associata a quella dell'agnello e del pesce.
Il suo sopranome era Iusa, il prediletto figlio del Padre.
Fu chiamato il KRST ovvero l'unto, il Messia.

Chi pensate che possa essere? Ma Gesù, naturalmente. Mettete il suo nome al posto dei puntini iniziali e tutto combacia alla perfezione.
Invece NO! Si tratta della descrizione del dio egiziano Horus che precedette Gesù di molti secoli.
E credete che sia l'unico caso in cui Gesù viene così prefigurato molto tempo prima della sua venuta? Vi sbagliate di grosso.
Ecco un altro Gesù, preso a caso fra i tanti che lo hanno preceduto. Si tratta di Krishna, una delle più popolari divinità dell'antica India.

È stato partorito da una vergine.
Suo padre era un falegname.
La sua nascita fu assistita da angeli, uomini saggi e pastori e gli furono donati oro, incenso e mirra.
Egli fu perseguitato da un tiranno che ordinò l'uccisione di migliaia di bambini.
Era di discendenza regale.
È stato battezzato sulle rive del fiume Gange.
Egli operò miracoli e prodigi.
Risuscitò i morti, guarì i lebbrosi, i muti ed i ciechi.
Usava parabole per insegnare alla gente carità ed amore.
Visse da povero ed amò i poveri.
Si trasfigurò di fronte ai suoi discepoli.
Fu crocifisso tra due ladroni.
Risuscitò dalla morte ed ascese in cielo.
Era nominato il pastore di Dio e il re dei re e fu considerato come il redentore, primogenito, remissore di peccati, liberatore, Verbo universale.
Egli era la seconda persona della trinità e proclamò se stesso come la resurrezione e la via al Padre.
Egli fu considerato come l'inizio e la fine (alfa ed omega) ed anche l'onnisciente, l'onnipresente e l'onnipotente.

Vi basta o devo descrivere le altre divinità, come Mitra, Attis, Marduk, Eracle e così via, nate da una vergine, crocifisse, resuscitate e ascese al cielo, vissute alcuni secoli prima di Gesù, tratte da “The World's Sixteen Crucified Saviors” (I sedici salvatori crocifissi nel mondo) di Kersey Graves?
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giovedì 20 novembre 2014

La posizione gerarchica dei Vescovi venne ulteriormente rafforzata da Cipriano.

Il vescovo di Cartagine Cipriano (morto nel 258), uno dei Padri della Chiesa più letti in Occidente, anche se le opere falsificate dai cristiani e a lui attribuite sono più numerose di quelle autentiche, rafforzò ulteriormente la posizione gerarchica dei vescovi. Lo stile dei suoi scritti, fondato sul linguaggio di un ex retore e avvocato, a seconda dei casi pieno di pathos pastorale o capzioso per i trucchi avvocateschi, diventerà esemplare per la Chiesa.

Secondo lui i vescovi più che guide religiose vengono trasformati in autorità giurisdizionali e tutta la vita della Chiesa si concentra intorno a loro, alti come torri in mezzo alla folla dei laici, dominatori non solo dei fedeli ma anche del clero.

Nel II secolo, e specialmente nel III, il potere del vescovo sull'impronta fissata da Ignazio e Cipriano venne accresciuto e moltiplicato con ogni mezzo, e in tale situazione conquistò grande importanza un artifizio politico-ecclesiastico che solo dal III secolo fa la sua comparsa, e cioè la legittimazione dell’ufficio episcopale mediante la successione apostolica (non riconosciuta dal vescovo Ignazio). I vescovi diventano quel che mai erano stati fino ad allora: successori degli apostoli ed eredi del loro magistero, mediante la costruzione di liste di successione totalmente inventate.

Nel Nuovo Testamento, i cui scritti più recenti ci portano fin quasi alla metà del 1I secolo, non esiste traccia della cosiddetta successione apostolica, cioè dell’affermazione di una ininterrotta successione giuridicamente fondata dei vescovi a partire dall’epoca apostolica. E in realtà una successione simile non è mai esistita. Ma la Chiesa, procedendo a falsificazioni di ogni genere, ha colmato i vuoti tra gli apostoli e i vescovi monarchi inventando tutta una serie di nomi fasulli. Il termine «apostolico» è diventato per essa un collante universale.



Cipriano


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)