Visualizzazioni totali

giovedì 25 giugno 2015

S.Filippo apostolo


martedì 23 giugno 2015

63- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta. Il cristianesimo gnostico. 2

Perché lo gnosticismo, largamente diffuso all'inizio del cristianesimo (Valentino, il suo massimo teorico, per poco non venne eletto Papa al posto di Anacleto) fu ferocemente combattuto dalla Chiesa (soprattutto da Tertulliano e Ireneo) al punto da rimanere totalmente cancellato da essa e da restare, dal quinto secolo in poi, completamente sconosciuto al mondo cristiano? Indubbiamente per motivi teologici derivanti dalla negata incarnazione di Cristo Dio, ma anche, come vedremo, per motivi squisitamente politici. Gli gnostici, infatti, avevano la convinzione di poter accedere senza intermediari alla volontà divina tramite rivelazioni, esperienze estatiche e visioni (esattamente come successe a Paolo). Per essi chi riceveva da Dio direttamente una rivelazione, possedeva una autorità incontestabile, come i Profeti della Chiesa delle origini.
Quindi per gli gnostici l'uomo pneumatico veniva condotto all'Essere dallo stesso Padre senza alcuna intermediazione di altro tipo, contrariamente a quanto affermava la Chiesa che ciò poteva avvenire solo tramite la struttura ecclesiale derivata dagli apostoli e dai successori degli apostoli, i vescovi. Solo la Chiesa, infatti, essa predicava, aveva ricevuto direttamente da Gesù, per via apostolica, il compito di condurre l’umanità alla salvezza.
Se l'uomo pneumatico invece poteva giungere in maniera totalmente autonoma alla riscoperta di quella goccia di luce divina che si celava nel suo cuore, scavando da solo nella sua più profonda interiorità, a cosa servivano i “successori degli apostoli”, intesi come intermediari tra l’uomo e Dio?
La risposta è ovvia: a niente. Ecco quindi lo scontro violentissimo delle comunità gnostiche con la gerarchia clericale, chiamata nel Vangelo di Filippo “la setta degli apostolici”, e, conseguentemente, la soppressione sistematica da parte della Chiesa di tutti i documenti gnostici contrari alla sua ortodossia, nonché l'accanita persecuzione, dopo il Concilio di Nicea del 325, dei molti cristiani dissenzienti accusati di eresia.
I Vangeli gnostici scoperti a Nag Hamadi, specialmente quello di Tommaso, chiamato da molti il quinto Vangelo, ci trasmettono di Gesù un'immagine molto diversa da quella che ricaviamo dal cristianesimo ufficiale: un Gesù più maestro di sapienza che Messia jahvista, umanamente saggio e per nulla ossessionato dalla sindrome colpa-peccato tipica del nostro cattolicesimo, poco cristiano quindi in senso tradizionale, e, per di più, estraneo all'atmosfera pregna di miracoli e di prodigi di ogni genere che rende così irrazionali e mitologici i quattro Vangeli canonici, riconosciuti dalla Chiesa. In essi,infine, non si accenna a Pilato, né al rito eucaristico teofagico avvenuto nella “ultima cena”, e tanto meno alla “Resurrezione” (M. Criva, Il Quinto Vangelo, Ed. Marco Valerio, Torino, 2001).
"L'invenzione del cristianesimo " ebook € 1,99 (store: Amazon, LaFeltrinelli, Kobo, Internet Bookshop Italia, Bookrepublic Store, etc...)



venerdì 19 giugno 2015

62- “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta - Il cristianesimo gnostico 1.

Abbiamo detto che il Cristo Gnostico cominciò a svilupparsi nell'ambito cristiano nel secondo secolo. Ad introdurlo a Roma nel 140 fu il filosofo gnostico Marcione di Sinope, sul Mar Nero. Egli portò alla comunità cristiana di Roma il suo vangelo e dieci lettere di Paolo, a quel tempo totalmente sconosciute nella capitale dell'Impero. Il suo vangelo fu accolto molto favorevolmente in un primo tempo ma subito dopo, nel 144, respinto come eretico in quanto presentava Cristo come un salvatore essenzialmente spirituale che non si era mai incarnato sulla Terra e che di uomo aveva assunto solo le sembianze umane.
Questo importantissimo documento, completamente distrutto dalla Chiesa, come il primitivo Vangelo degli Ebrei e gli altri Vangeli gnostici, è stato in parte ricostruito utilizzando le citazioni dei Padri della Chiesa che lo confutarono (Tertulliano, Crisostomo, Atanasio, Ireneo), da due studiosi: Adolf Von Harnack e Paul Louis Cuchoud. Secondo Elaine Pagels (I Vangeli gnostici, Mondadori, Milano, 1981) fu il vescovo di Lione, Ireneo, il primo a selezionare i documenti ritenuti ortodossi e a far distruggere quelli considerati eretici, come il Vangelo di Marcione.
Questo Vangelo cominciava dicendo che nel quindicesimo anno del regno di Tiberio (cioè nell'anno 30 d.C.) ai tempi del procuratore Ponzio Pilato e Caifa Sommo Sacerdote, il Salvatore figlio di Dio, era disceso dal cielo su Cafarnao, città della Galilea, per cominciare da lì le sue predicazioni e, riferendosi alla vita terrena di Cristo, descriveva la sua biografia con tanto di date, di luoghi e di personaggi, fino ad allora a tutti ignoti. Probabilmente fu su questi riferimenti storico-geografici riportati da Marcione che furono poi costruiti i quattro vangeli canonici. Fino ad allora, infatti, su Gesù erano circolate solo delle sentenze, chiamate Logìa, definite “corte e laconiche”. Il Cristo di Marcione si presentava a Cafarnao, in Galilea, in età già adulta, prendendo dell'uomo l'apparenza ma non la sostanza, essendo puro spirito. Crisostomo nella sua Lettera ai Filippesi (2, 7), riportando un passo del Vangelo di Marcione scrive:" Gesù ha preso una somiglianza d'uomo perché se fosse divenuto veramente uomo avrebbe cessato di essere un Dio". Negando di Gesù la nascita terrena, che cioè si è fatto carne come ognuno di noi, veniva negata anche la sua crocifissione e morte, considerate da Marcione del tutto simboliche e virtuali, perché il corpo di Cristo non era di carne. Anche la resurrezione, pertanto, si prefigurava come del tutto virtuale.
L'incarnazione di Cristo, e quindi la sua natura umana, nella prima metà del secondo secolo non veniva negata solo da Marcione ma anche da molti altri teologi e vescovi del tempo, come Papia, Carpocrate, Valentino, Nicola, Basilide e i Doceti.
Ma come nasce il Cristo Gnostico? E' singolare il fatto che Marcione nel 140 porti a Roma il suo vangelo gnostico assieme alle Lettere di Paolo. C'è una connessione tre le due cose? Marcello Craveri, senz'altro uno dei massimi studiosi della materia, ha sottolineato il carattere tipicamente gnostico di alcune importanti Lettere di Paolo di Tarso. A questo proposito basterebbe citare, dalla Lettera ai Filippesi, il seguente versetto: "Cristo, pur essendo di natura divina, spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini ci è apparso in forma umana" (Filippesi. 2, 6). Negazione chiara della sua terrenità.
A collegare Paolo alla gnosi, oltre alle Lettere, ci sono molti altri argomenti. Anzitutto, le ripetute visioni celesti dell'apostolo che alludono all'illuminazione di tipo gnostico; poi, il fatto, rilevato da molti, che Paolo non accenna mai alle origini terrene di Gesù, alle parabole, ai miracoli, ai personaggi e agli eventi più importanti della sua vita, come la Passione; inoltre, evita chiaramente di chiamarlo per nome (25 volte in tutto) ma in compenso lo nomina col nome di “Cristo” 378 volte, e si riferisce esclusivamente a lui come ad una entità spirituale ultraterrena proiettata in un ambito mitico e metafisico (E.Dujardin, Ancient History of the God Jesus, C.A. Watts & Co, London, 1938) I pochi riferimenti storici, riportati nelle epistole, riferibili ad una reale esistenza terrena di Gesù, secondo alcuni studiosi, sarebbero stati aggiunti posteriormente. Tutto ciò potrebbe far supporre che Paolo fosse uno gnostico, ma nelle sue Lettere ci sono anche chiari passi che lo negano. Nel prologo della Lettera ai Romani, come nell'introduzione a tutte le altre Lettere, Paolo scrive: "Io sono Paolo, servo di Dio, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio riguardo al figlio, nato dalla stirpe di David secondo la carne" (Romani 1,1). Con ciò non solo ammettendo l'incarnazione di Gesù ma negando anche che questa sia avvenuta per opera divina. Ciò fa supporre che le Lettere di Paolo, che prefigurano il Cristo terreno e quello puramente spirituale, abbiano subito manipolazioni e interpolazioni da entrambe le Chiese, quella gnostica e quella ortodossa.
"L'invenzione del cristianesimo " ebook € 1,99 (store: Amazon, LaFeltrinelli, Kobo, Internet Bookshop Italia, Bookrepublic Store, etc...)

giovedì 18 giugno 2015

Il battesimo cristiano ricalca fin nei particolari i riti iniziatici delle Religioni Misteriche. 217

Il battesimo cristiano offre un parallelismo preciso con quello di origine pagana.
All’atto dell’iniziazione, consistente in un bagno per immersione, il pagano seguace dei Misteri viveva il destino del suo Dio (Attis, Dioniso, Mitra), la sua morte e resurrezione, esattamente come il cristiano all’atto del battesimo viveva la morte e la resurrezione di Cristo. Durante il battesimo i sacerdoti di Attis dicevano:
«Siate di buon animo, voi Misti! Come il Dio fu salvato, così nasce per noi la salvazione dal dolore».
E Paolo scrive: «Nel battesimo siete stati sepolti con Cristo, e in Cristo siete anche risorti... voi, che eravate morti per i vostri peccati... Dio ha vivificato con Cristo».
Tutta la teologia critica e la dottrina biblica extra ecclesiastica vedono qui un
Paolo che parla in strettissima dipendenza dal pensiero e dai modi espressivi delle
religioni misteriche. La concezione di fondo del battesimo cristiano quale «rinascita», era propria di tutti i culti religiosi precristiani. «Rinato in eterno» si definiva il seguace di Attis; «rinato» si chiamava colui che era stato redento da Iside e una fitta schiera di Misti della religione dionisiaca si autodefiniva «coloro che sono nati dal Dio». La «rinascita» era concetto comune anche ai Misteri di Mitra e alla mistica ermetica.

Secondo Paolo, il battezzando cristiano indossa Cristo come un abito:
«infatti voi tutti, battezzati in Cristo, avete indossato Cristo»; oppure, come scrive nella Lettera ai Romani: «Indossate il Signore Gesù Cristo» (Gal. 3, 272. Rom. 13, 14).

Questa immagine dell’indossare il Cristo» deriva dalla «mistica dell’abito» di
diverse religioni misteriche, particolarmente risaltata nei Misteri Eleusini o nel culto
di Iside, in cui il fedele indossava l’abito della divinità, diventando cosi immortale
egli stesso o addirittura divinizzato. Anche per Paolo il battesimo non è solo un atto simbolico, ma un’azione divinizzante assolutamente reale e sostanziale. Forse i cristiani paolini, come i battezzandi di Iside, indossavano un particolare abito battesimale. In ogni caso i cristiani vedevano nel loro battesimo nient’altro che un’iniziazione misterica collegandola fin dal principio a concezioni magiche, analogamente al carattere magico del sacramento pagano. Dopo il battesimo, per un certo periodo, non era lecito toglier via l’acqua battesimale né farsi il bagno o lavarsi per settimane.


Iside


martedì 16 giugno 2015

61 - “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta - Il Cristo Gnostico

Due furono i grandi miti greci a fondamento del cristianesimo antico: il mito del dio divenuto uomo, che soffre e muore immolandosi per la salvezza dell'umanità come Dioniso, Eracle, Attis, Mitra e così via, e il mito dell’anima prigioniera della materia e della sua liberazione ad opera di un redentore divino: il Logos. Il primo mito diede origine alla teologia paolina di cui abbiamo parlato diffusamente in precedenza, il secondo fu appannaggio della Gnosi e diede origine al Cristo Gnostico.
Finora abbiamo delineato le tre figure assunte da Gesù nei primi secoli della nostra èra. Abbiamo cominciato col Gesù storico, il nazireo-esseno-zelota che si era proclamato Messia davidico ed era finito crocifisso per ribellione armata contro Roma.
Poi siamo passati al secondo Gesù, quello che i suoi seguaci, dopo la sua presunta resurrezione, avevano proclamato come Messia Martirizzato, destinato, secondo la profezia di Daniele, a tornare in tempi brevi sulla Terra per fondare il nuovo regno di Dio.
Infine abbiamo delineato il terzo Gesù, quello teologico, inventato da Paolo di Tarso a seguito delle sue visioni celesti e divinizzato come figlio di Dio. Tutte e tre queste figure implicavano un'origine terrena e carnale di Gesù, affermavano cioè che era nato da una donna mortale, era vissuto come uomo ed era stato crocifisso soffrendo la morte. Ma accanto a questi tre Gesù che abbiamo descritto, dal secondo al quinto secolo della nostra èra se ne era diffuso un altro, il Cristo Gnostico, che a differenza degli altri tre non era di natura terrena, non essendosi mai incarnato, ma puro spirito, inviato come Logos da Dio, sotto parvenze umane, per redimere l'umanità. Di esso la massa dei cristiani, e forse anche molti ecclesiastici, sono completamente all'oscuro perché la Chiesa, fin dal quinto secolo, ha provveduto a cancellare ogni traccia che lo riguardasse.
Oggi, dopo la fortunosa scoperta nel 1945 a Nag Hammadi, in Egitto di una piccola biblioteca di 52 codici, quasi tutti gnostici, risalenti a più di 1500 anni fa, tra i quali importantissimi: il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Maria Maddalena e quello pubblicato recentemente (aprile 2006) come Vangelo di Giuda Iscariota, che forniscono la prova dell'esistenza di un cristianesimo ben diverso da quello che è giunto fino a noi, il Cristo Gnostico è diventato di grande attualità per gli studiosi. Vale le pena perciò di darne un breve cenno. Prima però di delineare questa nuova figura di Cristo è necessario chiarire, sia pure sommariamente, i postulati epistemologici sui quali si fondava lo gnosticismo sviluppatosi alla scuola d’Alessandria per influsso di Filone, filosofo ebreo contemporaneo di Cristo, che interpretò la Sacra Scrittura in forma platonica (vedi il Timeo di Platone) e in chiave allegorica.
Il mito centrale dello gnosticismo filoniano, che derivava da un antico movimento religioso che assommava speculazioni cosmogoniche, riti misterici e mistica devozione, partiva dal presupposto che Dio era una sorgente di luce posta al centro del cosmo da cui si dipartivano miriadi di entità incorporee (scintille divine) essenzialmente spirituali, chiamate “Eoni”.
Questi Eoni, allontanandosi dalla sorgente di luce divina, subivano una specie di collasso ontologico, si rivestivano di materia corruttibile e piombavano nelle tenebre. L'ultimo eone, l'anima umana, incarnandosi nel corpo materiale, dimenticava la sua origine divina e diventava di conseguenza schiavo del dolore, del male e della morte (M. Craveri, Vangeli Apocrifi, Einaudi, Torino, 1990).
Ma la scintilla divina, presente in ogni essere umano, sentiva un anelito possente a ricongiungersi al Dio Padre da cui era partita. Ecco quindi l'esigenza di una fede ragionata (gnosi) che permettesse all'uomo di liberarsi della schiavitù della materia, di riprendere conoscenza della sua natura divina e risalire a Dio attraverso gli insegnamenti di un Logos Salvatore. Secondo gli gnostici ad aiutare l'uomo al ricongiungimento con la luce divina sarebbe sceso in terra un Redentore, primogenito di Dio, che dopo aver insegnato agli uomini la via della liberazione, sarebbe sceso nell'Ade e poi asceso in cielo.
Evidentissima analogia con la cristologia della preesistenza. L’uomo celeste, il Redentore e Rivelatore, venne da molti gnostici dei primi quattro secoli immedesimato nella persona di Gesù, considerato il modello perfetto dell'uomo spirituale inviato da Dio sulla Terra per un puro gesto d'amore e dotato di una natura essenzialmente unica e spirituale. Per il teologo e vescovo Valentino, il massimo maestro gnostico del secondo secolo, anche la carne di Cristi era composta di spirito (Tertulliano, De Carne Christi, XV, 1, Rizzoli, Milano, 2000).
Secondo gli gnostici gli uomini si potevano dividere in tre categorie: gli ilici, nei quali le due nature, quella umana e quelle divina, non si incontravano mai per cui non erano in grado di superare gli angusti limiti della propria natura materiale e rimanevano per tutta la vita a livello dei bruti; gli psichici, nei quali la coscienza, pur essendo potenzialmente in grado di attingere alla fonte interiore della verità, non raggiungeva la liberazione perché offuscata dalla nebbia dell’errore; e, infine, gli pneumatici che erano i pochi in grado di giungere ad una piena conoscenza di se stessi e della propria doppia natura materiale e divina e, quindi, di ricongiungersi al Plèroma, cioè a Dio.
"L'invenzione del cristianesimo " ebook € 1,99 (store: Amazon, LaFeltrinelli, Kobo, Internet Bookshop Italia, Bookrepublic Store, etc...)


venerdì 12 giugno 2015

60 - “L'invenzione del cristianesimo” - Parte quarta - I polemisti anticristiani.

Dal II secolo cominciò a farsi strada in alcuni filosofi pagani una forte avversione verso il nascente cristianesimo e verso l’attendibilità storica delle scritture cristiane. I più importanti polemisti anticristiani furono Celso e Porfirio. Il filosofo platonico Celso. con “Il discorso vero” del 178 mise in luce, molto acutamente, le molteplici contraddizioni del cristianesimo, puntualizzando tutti gli imbrogli che i cristiani stavano facendo “per costruire la figura di un mago che, qualora fosse veramente esistito, poteva tutt'al più essere quella di uno dei tanti ciarlatani che avevano percorso la Palestina imbrogliando la gente”.
E a proposito del fondatore della setta dichiarò esplicito: “Colui al quale avete dato il nome di Gesù era in realtà un capo brigante”, ritenendolo uno zelota violento e non un mistico pacifista.
E per quanto riguarda i racconti evangelici scrisse sarcastico: “La verità è che tutti questi pretesi fatti, non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato; senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto, è il risultato di continui rimaneggiamenti, fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate” (Celso, Contro i Cristiani, I, 62).
Inoltre accusò i predicatori cristiani di scegliere i loro seguaci tra “gli ottusi, gli ignoranti, o gli stupidi» ai quali imponevano: “non chiedere nulla: credi e basta. La tua fede ti salverà”.
Questo libro, puntualmente distrutto dalla Chiesa perché forse conteneva delle rivelazioni troppo imbarazzanti sul conto di Gesù, noi lo conosciamo in parte per merito di Origene, vigoroso polemista cristiano, che scrisse un libello intitolato “Contra Celsum” per confutare le accuse anticristiane dell'autore pagano. Origene, però, nel confutarlo, dovette riconoscere che molte tesi sostenute da costui erano fondate (Origene, Contra Celsum,3,8 op. cit.).
Porfirio (233-304) fu forse il più implacabile polemista anticristiano. Nella sua opera “Contro i cristiani” in 15 libri, con puntigliosa acutezza dialettica e profonda dottrina, accusò gli evangelisti, da lui definiti falsi e bugiardi, di aver mitizzato la vita di Gesù.
Subito dopo Costantino la sua opera fu messa al bando e nel V secolo, sotto Teodosio II, anche gli ultimi esemplari di essa furono messi al rogo per volere della Chiesa, assieme alle molte opere cristiane che polemizzavano col filosofo. Erano troppo pericolose perché contenevano lunghe citazioni di Porfirio, considerate un micidiale veleno. Agostino, uno dei più grandi Padri della Chiesa, trovò nell'opera di Porfirio la fonte principale della sua dottrina e, sottobanco, lo saccheggiò.

"L'invenzione del cristianesimo " ebook € 1,99 (store: Amazon, LaFeltrinelli, Kobo, Internet Bookshop Italia, Bookrepublic Store, etc...)

Benvenuti nel mio blog

Questo blog non è una testata giornalistica, per cui lo aggiorno quando mi è possibile. I testi sono in regime di COPYLEFT e la loro pubblicazioni e riproduzioni è libera purché mantengano lo stesso titolo e venga citando il nome dell'autore.

I commenti possono essere critici, ma mai offensivi o denigratori verso terzi, altrimenti li cancello. Le immagini le pesco da internet. Qualche volta possono essere mie manipolazioni.

Se volete in qualche modo parlare con me, lasciate la richiesta nei commenti, vi contatterò per e-mail. Dato che il blog mi occupa parecchio tempo, sarò laconico nelle risposte.

Se gli argomenti trattati sono di vostro interesse, passate parola; e, se site studenti, proponeteli al vostro insegnante di religione. In tal caso fatemi sapere le risposte che avete ottenuto. Grazie.

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)