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martedì 19 aprile 2016

31– Il falso Jahvè. L'Esodo 3

La rozzezza di quel gruppo ancora informe che lo seguiva costrinse quindi Mosè ad una serie inimmaginabile di compromessi e di sotterfugi. Non potendo fare appello alla ragione dei propri seguaci, si vide costretto a rivolgersi ai loro sensi. Dovette anzitutto esigere fede e obbedienza cieca, e ricorrere alle punizioni corporali anche le più spietate. E, per dare credito alle sue promesse, dovette adattarsi a tutti i trucchi della magia che aveva appreso durante il suo tirocinio inferiore (Origene, op. cit., III, pagg. 5-8) e compiere davanti agli occhi dei suoi seguaci molteplici prodigi.
Nonostante questo, e nell'impossibilità di compiere miracoli tutti i giorni, dovette trasformare la concezione del Dio Sublime "Uno e Tutto" in un basso Dio teistico, personale e nazionale, per non dire tribale, e farne l'oggetto di fede cieca e d'obbedienza assoluta. Del Dio dei misteri, del Dio filosofico poté salvare soltanto il concetto d'unità.
Infine, per legare più indissolubilmente questo Dio al popolo eterogeneo che aveva adottato e favorire la sua trasformazione in un'unica etnia, dovette istillare in esso la granitica certezza che dal momento che adorava l'unico vero Dio, costui lo sceglieva come suo popolo eletto fra tutti quelli dell'intera umanità, e gli dava l'eterno possesso della terra di Canaan. In altre parole, dovette creare e trasmettergli gli elementi fondamentali che caratterizzeranno il futuro ebraismo.
Soprattutto il concetto dell'elezione divina diverrà il punto focale, la colonna portante della teologia d'Israele, il motore propulsore del monoteismo e il collante più importante della futura unione etnica. Ma sarà anche la causa principale del rifiuto del popolo ebraico di amalgamarsi con gli altri popoli cui sarebbe venuto in contatto e della propensione a chiudersi in una "enclave" razziale per non contaminarsi religiosamente con genti che non avevano la medesima elezione divina.
Questo peccato d'orgoglio, ancora presente in molti strati della popolazione ebraica, divenne la causa prima dell'odio che perseguitò Israele durante tutta la sua storia e fu la causa dei tanti olocausti che subì dopo la diaspora. Non è tollerabile che un popolo si arroghi il privilegio di possedere, unico sulla Terra, sangue divino. È una forma inaccettabile di razzismo religioso. E chi di spada ferisce, di spada perisce.


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)