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martedì 6 dicembre 2016

91– Il falso Jahvè. La nuova "Legge" 2

Senza l'obbedienza cieca e incondizionata al suo Dio, Israele è destinato a perire.
"Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, io vi dichiaro oggi che certo perirete" (Deuteronomio 30,15/18).
La legge deuteronomica, come viene dichiarata nel testo, regola tutti gli aspetti della vita quotidiana, anche quelli sociali e familiari, e impone la difesa dei deboli e degli oppressi. Le sue preoccupazioni umanitarie comprendono, ad esempio, la remissione dei debiti ogni sette anni, le leggi antiusura, il rispetto per gli stranieri e la clemenza in guerra verso i nemici sconfitti, il porre un limite alla schiavitù e, a questo proposito, viene ricordato al popolo ebraico come sia stato esso stesso un tempo schiavo e straniero (Deuteronomio, 15, 20 e 23).
Anche i salariati, gli orfani, le vedove e gli indigenti sono trattati con grande umanità e posti sotto la protezione di Jahvè, concepito, finalmente, come un Dio-Signore protettore del debole e dell’umile. Perfino gli animali domestici vengono tutelati da maltrattamenti e da sfruttamenti iniqui: al bue non può essere messa la museruola quando trebbia (Deuteronomio 25,4). Il Deuteronomio, tutelando i diritti umani e la dignità della persona, dava un esempio senza precedenti di attenzione per i deboli e gli indifesi e contemplava leggi morali finalizzate al benessere sociale. Quindi ci presenta un Jahvè molto diverso dal nume sinaitico, crudele e sanguinario della conquista di Canaan che troviamo nella Storia Deuteronomistica.


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)