Nel
44, quando Agrippa I, nipote di Erode il Grande, fu nominato
dall'imperatore Claudio re della Giudea e del territorio dello zio,
il tetrarca Filippo, avvenne una dura repressione nei loro confronti.
Appena insediatosi come re di Gerusalemme, costui, già intimo amico
di Caligola, si alleò coi sacerdoti del Tempio nell'intento di
reprimere con durezza ogni gesto d'insofferenza del popolo contro i
romani.
Così,
si diede ad arrestare e a uccidere zeloti e messianisti ed anche i
seguaci di Gesù, equiparati a questi ultimi e sempre odiatissimi
dai grandi sacerdoti e dagli erodiani.
Si
riteneva, infatti, che il loro movimento predicasse la rivolta contro
la casta sacerdotale e il disprezzo verso le autorità costituite,
in quanto affermava che lo stato di cose di allora sarebbe presto
finito per far posto alla realizzazione messianica in cui Gesù
sarebbe tornato come re per governare lo Stato dei Santi.
Tra
i molti arrestati ci furono Simon Pietro e Giacomo, figlio di Zebedeo
e il fratello di costui Giovanni. Giacomo, e forse anche Giovanni,
furono giustiziati di spada (condanna che presupponeva un'accusa
politica) per ordine del re, mentre Pietro riuscì a fuggire dal
carcere.
Il
re non osò toccare l'altro Giacomo, il fratello del Signore, perché
da tutti troppo stimato e considerato un santo. Sia negli Atti sia
nelle Lettere di Paolo, Giacomo fu considerato il principale
esponente della Chiesa di Gerusalemme. Da come ci viene descritto da
Eusebio di Cesarea era senz'altro un esseno ed anche uno che aveva
fatto voto di nazireato.
"Costui
(Giacomo) era santo fin dal grembo materno. Non beveva vino né altre
bevande inebrianti e non mangiava assolutamente carne. Mai forbice
toccò la sua testa; non si spalmava di olio e non prendeva il bagno.
Non indossava abiti di lana, ma solo di lino. Era solito recarsi da
solo nel Tempio. Lì stava in ginocchio implorando perdono per il
popolo talché le sue ginocchia erano diventate callose come quelle
di un cammello, perché stava continuamente genuflesso a pregare
Dio." (Eusebio
di Cesarea, Storia
ecclesiastica, op.
cit., II, 23, 4-18). La
persecuzione non durò molto perché Agrippa I morì poco dopo e
Simon Pietro poté rientrare a Gerusalemme. Da allora i
cristiano-giudei non furono più molestati.
Dobbiamo
tener presente, però, che il cristianesimo in questa prima fase del
suo processo evolutivo, era tutt'altra cosa da quello pacifista,
degiudeizzato, spoliticizzato e salvifico che conosciamo oggi, dopo
la trasformazione teologica operata da Paolo e divenuta definitiva
in seguito alla distruzione della Chiesa di Gerusalemme nelle
guerre giudaiche del 70 e del 135.
Esso era ancora
strettamente legato al messianismo jahvista e in stretta relazione
con la setta degli zeloti e l'essenismo.
Prima
di affrontare l'irruzione di Paolo nel cristianesimo giudaico e la
sua creazione del neocristianesimo, ci soffermiamo brevemente ad
esaminare l'origine dei due nomi coi quali venivano chiamati i
cristiano-giudei: nazirei ed ebioniti. Il termine "nazireo"
deriva dal titolo col quale nei Vangeli è chiamato Gesù: "Iesous
o Nazoraios" in greco, “Jeoshua ha Nozri" in ebraico, che
non significa, come abbiamo già spiegato: "Gesù di Nazareth o
Gesù il Nazareno o il Nazaretano" ma "Gesù che aveva
fatto voto di Nazireato." Sulla nascita del nazireato rimandiamo
il lettore al capitolo su Nazareth.
L'altro
termine: "ebioniti" deriva da "ebionim" i
"poveri", uno dei nomi che si davano gli esseni di Qumran
(L.Moraldi,
I Manoscritti del Mar
Morto, Utet, Torino,
1975, pag. 49)..
Secondo le informazioni
dateci da Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino e confermate dai
Rotoli del Mar Morto, essi rifiutavano la proprietà privata e la
ricchezza e donavano agli altri i loro beni terreni quando
diventavano membri della comunità.
Nella
letteratura qumraniana spesso i membri della setta sono chiamati
così: "i poveri". Leggiamo nel Documento di Damasco:
"allorché Dio visiterà la terra… quelli che gli prestano
attenzione sono i poveri (Ebionim) del gregge; questi saranno
risparmiati nell'epoca della visita, mentre i restanti saranno dati
alla spada, quando verrà il Messia" (Documento di Damasco
19,5-10). Anche nel Commentario ad Abacuc, altro testo esseno, i
seguaci del Maestro di Giustizia sono definiti "ebionim" (i
poveri). Questo termine non era riferito tanto agli indigenti, a
coloro cioè che dovevano vivere in povertà per mala sorte o per un
rovescio di fortuna, ma piuttosto a quelli che avevano scelto la
povertà come libera elezione, come dispregio della ricchezza, e che
ritenevano la frugalità un sovrabbondante benessere. Come appunto
gli esseni (Filone, Quod
omnis probus sit liber,
Utet, Torino, 1998).
Eusebio di Cesarea
ci conferma che gli "ebioniti" erano una setta che derivava
direttamente dagli insegnamenti dell'apostolo Giacomo a Gerusalemme
(M.Black, The
Scrolls and Christian Origins,
Nelson, London, 1961 (ristampa 1983).
Nessun commento:
Posta un commento