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venerdì 4 novembre 2011

Il Movimento laico progressista del polacco Janusz Palikot, un modello per l'Italia appecorata al Vaticano.

Janusz Palikot, il leader polacco del movimento laico progressista che porta il suo nome, ha le idee molto chiare in fatto di laicità.

Nella cattolicissima Polonia, nella quale un clero oscurantista e intollerante la fa da padrone come in Italia, si è presentato con un programma elettorale basato soprattutto su parole d’ordine anticlericali, ed è risultato la sorpresa delle recenti elezioni.

Ha ottenuto il 10 per cento dei voti (terzo partito), facendo entrare in Parlamento decine di deputati tra i quali una femminista storica, paladina della libertà d’aborto, un gay dichiarato (che dice: «Se non tolgono il crocefisso dall’Aula del parlamento io ci metto accanto la bandiera arcobaleno») e una transessuale.

In una recente intervista Palikot ha dichiarato: “E la cosa paradossale è questa: tutti pensano che la Chiesa sia un fattore di coesione sociale, cosi vuole il mito e la tradizione. E invece no. Le istituzioni ecclesiastiche hanno contribuito alla disgregazione della nostra società. Hanno favorito le istanze autoritarie. Hanno agito da freno a ogni iniziativa indipendente".

E ha così concluso: "Non capisco la paura che i politici hanno nei confronti della Chiesa, dato che dai miei sondaggi risulta che solo un polacco ogni cinque è davvero praticante”.

Questa affermazione dovrebbe essere presa in grande considerazione dai nostri politici, che si dichiarano tutti ipocritamente cattolici, anche se nella stragrande maggioranza sono esclusi dai sacramenti.

Anziché sempre appecorarsi alla Chiesa per tornaconto elettorale, rendendo il nostro Paese una colonia vaticana, dovrebbero riflettere sul fatto che in Italia i non credenti sono stimati, anche da fonti cristiane, in circa dieci milioni, e che tutti sono concordi nell'ammettere come la secolarizzazione avanzi grandemente, mentre la religiosità dei cittadini è costantemente in calo. La stessa Chiesa cattolica ha più volte lanciato allarmi per l’estensione di questo fenomeno.

Eppure, paradossalmente, più le coscienze si laicizzano, più la società si emancipa da dogmi e precetti religiosi, e più i nostri politici si abbarbicano all'oscurantismo religioso. L’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale in cui, negli ultimi dodici anni, sono stati approvati provvedimenti che hanno negato i diritti civili della nostra Costituzione, e portato l'Italia sempre più distante dagli altri Paesi occidentali.

Quindi da noi urge la necessità che si costituisca un partito che abbia come assoluta preminenza la totale laicità dello Stato e che in nessun caso si lasci condizionare dalla Chiesa.

Forse l'esordio di un simile partito, che purtroppo dovrà assumere una posizione anticlericale stante l'invadenza sempre crescente del clero, potrà essere molto duro, constatando il totale appecoramento ipocrita della nostra società e della nostra classe politica.

Ma, alla lunga, i risultati sarebbero eclatanti perché sono milioni gli italiani che aspirano di vivere in uno Stato laico, libero e sovrano, cioè non più ridotto a protettorato vaticano, nel quale siano salvaguardati tutti i diritti civili e sia premiata la meritocrazia al posto del privilegio e del servilismo, o peggio, della mignottocrazia oggi trionfante e tollerata dalla Chiesa per difendere il suo potere e la sua ricchezza.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)