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domenica 15 luglio 2012

L'enigma svelato 126


Giuda si teneva sempre al corrente degli sviluppi della comunità cristiana ellenista. Il presbitero Demetrio, che incontrava spesso, era molto soddisfatto di come si mettevano le cose a Damasco. La sua piccola chiesa di cristiani ellenisti, totalmente composta di gentili convertiti, cresceva di giorno in giorno ed egli era stato nominato di recente vescovo di gran parte della Siria. Tutte le chiese elleniste tenevano tra di loro frequenti e fraterni contatti perché erano strutturate gerarchicamente, ed erano sempre informate degli spostamenti di Paolo e dei documenti che egli inviava ad Antiochia. Da questa città tutte le notizia venivano trasmesse alle altre comunità dell'Asia. Giuda venne così a sapere che Paolo, dopo due anni di blanda prigionia trascorsi a Cesarea, essendosi appellato a Cesare, era stato mandato dal procuratore Festo a Roma per essere giudicato da Nerone.

Le cose stavano andando male, invece, per i cristiani giudei di Gerusalemme. Le notizie che portava Ptolomeo erano sempre più allarmanti. Il re Agrippa II e il sommo sacerdote Anania avevano rincrudito le persecuzioni contro gli zeloti, sempre più pericolosi e violenti, e contro i cristiani, da loro considerati rivoluzionari e ribelli alla stregua degli zeloti.

Il clima in Palestina si faceva sempre più infuocato e foriero di catastrofi. Re Agrippa e il procuratore romano non riuscivano più ormai a tenere in pugno la situazione. Approfittando del clima di confusione e di tensione, il sommo sacerdote Anania aveva fatto arrestare Giacomo, fratello di Gesù e capo della Chiesa di Gerusalemme, e dopo un sommario processo del sinedrio, lo aveva fatto lapidare e gettare dalle mura delle città. Fu un delitto obbrobrioso, condannato anche dallo stesso procuratore Festo che fece destituire Anania, a sua volta assassinato poco dopo dagli zeloti. Ormai la situazione stava precipitando di giorno in giorno. Ptolomeo non sopportando più il clima violento della capitale si era trasferito nella Decapoli, molto più tranquilla. Si recava in città solo per caricare le pelli da trasportare a Damasco.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)