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lunedì 2 luglio 2012

Il falso Jahvè. Il ritrovamento del Deuteronomio e il monoteismo rigoroso.128


A far sbocciare in Giosia la determinazione di attuare la sua riforma religiosa fu, a detta dello storico deuteronomistico, il ritrovamento nel 622 a.C., durante un inventario nel tempio di Salomone, di un libro di origine oscura, che fu chiamato Deuteronomio (“libro della seconda legge”) (2 Re 22,8-23,24).

Non sappiamo se il misterioso libro sia stato veramente trovato per caso nel vecchio Tempio o, piuttosto, se non sia stato scritto dai sacerdoti per ordine proprio di re Giosia, come molti ipotizzano; sappiamo però che ebbe un impatto enorme sul futuro del popolo ebraico. Il codice ritrovato fu subito considerato da tutti come il gran discorso di commiato di Mosè prima della conquista della Terra Promessa, e ritenuto quindi di rivelazione divina.

Come autentica parola di Jahvè fu letto dal re durante un'assemblea nel Tempio, tra la commozione generale; l’assemblea si concluse col Patto di una nuova Alleanza tra Jahvè e il suo popolo.(2 Re 23,2-3). Giosia si presenta dunque agli ebrei come il re riformatore per eccellenza. Tutta la legge mosaica venne riveduta e confermata, punto per punto, nonché ampliata e resa assolutamente obbligatoria. Il Tempio e l'intera Gerusalemme vennero considerati la dimora di Dio, quindi dichiarati santi.

Il culto sacrificale fu interamente concentrato a Gerusalemme e nel suo Tempio, e tutti i sacerdoti di Jahvè furono richiamati dal resto del paese e destinati a celebrare, a turno, i sacrifici. "Il re ordinò al sommo sacerdote Chilkjàhu [Hilqiyya], ai sacerdoti aiutanti, ai custodi della soglia di tirare fuori dal santuario del Signore tutti gli oggetti che erano stati fatti per il Baal, per l'ascerà [Ashera] e per tutta la schiera celeste, e li bruciò fuori di Gerusalemme nei campi del Kidron e ne portò le ceneri a Bethel.

Rimosse i sacerdoti idolatri che avevano istituito i re di Giuda per offrire incenso sulle bamoth nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme e quelli pure che offrivano incenso a Baal, al sole, alla luna, allo zodiaco e a tutte le schiere celesti. Trasse dalla casa del Signore la figura di Astarte trasportandola alla valle del Kidron, li la bruciò, la ridusse in cenere gettando la cenere sui sepolcri del popolo. Demoli le case di prostituzione che erano nel tempio del Signore dove le donne tessevano le tende per la dea Astarte" (2 Re 23,4-7).






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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)