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domenica 1 luglio 2012

L'enigma svelato. 124


Durante uno dei suoi soliti viaggi a Damasco Ptolomeo riferì a Giuda che i capi giudeo-cristiani di Gerusalemme avevano ricevuto rapporti molto duri contro Paolo da parte di giudei dell'Asia e della Grecia e si vociferava che Paolo avesse fatto in quei giorni una veloce e misteriosa visita nella città santa. Quasi contemporaneamente Filippo, il capo dei cristiani giudei, ostili a Paolo, imbattutosi in Giuda, non nascose la sua soddisfazione alludendo al fatto che ormai per Paolo i nodi stavano venendo al pettine con Gerusalemme. La battaglia definitiva tra le due Chiese stava per cominciare. Chi ne sarebbe risultato vincitore? Giuda e Davide attendevano con ansia la prossimo visita di Paolo. Dovettero attendere più di un anno e finalmente Paolo fece visita a Damasco. Era visibilmente preoccupato e volle subito spiegare la causa delle sua afflizione.
"Sono stato convocato perentoriamente da Giacomo e dai sedicenti apostoli a Gerusalemme per essere sottoposto ad un processo per direttissima. Tutti, all'infuori di Cefa da poco deceduto, hanno contestato il mio operato in Asia e in Grecia e mi hanno comminato una pena gravosa e umiliante. Dovrò sottopormi ad un rito di purificazione nel Tempio, della durata di sette giorni, e fare una pubblica dichiarazione di colpevolezza da effettuarsi il giorno della Pentecoste, accompagnata da un cospicuo sacrificio in denaro da versare al Tempio. Se non mi sottoporrò a questa procedura, riceverò la scomunica" esordì Paolo senza preamboli.
"Tu non sei obbligato a farlo" lo interruppe Giuda. "Ignora Gerusalemme e va' per la tua strada".
"Ed io invece lo accetterò" rispose Paolo con determinazione. "Sarà per me una immane sfida".
"Allora rinnegherai tutto quanto hai fatto finora?"fece Davide.
"Nel modo più assoluto, no" rispose Paolo.
"Non ne uscirai vivo. Ti lapideranno" fece Davide scrollando il capo. "Ormai tra il tuo Gesù, che hai quasi deificato come il Cristo Signore, e il Gesù di Giacomo e degli altri giudeo-cristiani, considerato Messia, ma pur sempre e soltanto uomo, c'è un abisso incolmabile. Creando un altro Dio, per di più figlio di mortali, hai contravvenuto al fondamento stesso dell'ebraismo che è il monoteismo. Questo è solo un aspetto di quanto ti contesteranno. Pensa all'altra tua invenzione, cui hai dato il nome di Eucaristia, nella quale hai trasformato, in chiave misterica, l'agape fraterna praticata dalla chiesa di Gerusalemme, a conclusione di ogni incontro di preghiera nel Tempio, in un pasto teofagico. Per Giacomo, e anche per un qualsiasi ebreo, è semplicemente aberrante, oltre che blasfemo, ritenere che Gesù abbia chiesto ai suoi discepoli di mangiare il suo corpo e di bere il suo sangue, sia pure simbolicamente, come praticano i seguaci di Mitra nei loro riti".
"Me l'ha rivelato Gesù stesso in una delle mie visioni" lo interruppe Paolo.
"Nessuno dei cosiddetti apostoli, presenti all'ultima cena, ne è a conoscenza, perciò tutti a Gerusalemme troveranno questo rito ripugnante soltanto frutto della tua fantasia" continuò Davide. "Questo non te lo perdoneranno e ancor meno ti perdoneranno molte altre cose, soprattutto di aver sostituito la Torà col Cristo mistico, di aver detto che la Legge è stata superata e che i credenti ebrei in Cristo Gesù, come i convertiti pagani, sono affrancati dalla circoncisione, dalle regole alimentari e dal riposo del sabato. Ti incastreranno e ti lapideranno senza pietà".
"Io non temo il martirio nel nome del mio Signore Gesù Cristo" rispose Paolo con foga.
"Ma con te perirà anche la tua Chiesa universale e salvifica e con essa la possibile religione del futuro imperniata sulla fratellanza, l'uguaglianza e l'amore tra tutti gli uomini, autentico messaggio di liberazione e di salvezza per l'intera umanità. Al suo posto trionferà la nuova setta ebraica guidata da Giacomo, ancora strettamente legata alla Torà ma priva dell'afflato dello Spirito, fondamentalmente fanatica e xenofoba, figlia del messianismo javista di stampo esseno-zelota e foriera di violenza e di odio tra gentili ed ebrei. Non far perire tutto quello che hai costruito. Piuttosto liberati dalla zavorra che ancora ti appesantisce: la parusia e i residui di messianismo".
"La parusia è imminente; Gesù stesso me l'ha rivelato nelle sue molteplici visioni" rispose Paolo. "Non appena essa sarà stata diffusa a tutto il genere umano, Dio dirà a coloro che non l'hanno voluta accogliere: "Siete inescusabili" e darà inizio alla Fine dei Tempi. Ecco il motivo per cui, dopo Gerusalemme, mi recherò in Spagna, che è da tutti considerata l'estremo lembo del mondo, a compiere il mio ultimo viaggio missionario".
"E allora parti subito per la Spagna e lascia stare Gerusalemme. Ormai il mondo pagano e alcuni ebrei della diaspora sono con te, sono la Chiesa vincente. Quella di Gerusalemme è rimasta e rimarrà soltanto una piccola setta di ebrei bigotti, tagliati fuori dalla storia, che vivono nel ricordo di Gesù Messia. Riflettendo sulla tua opera, che con estremo interesse seguo costantemente, anche attraverso le tue Lettere, mi sto rendendo conto ogni giorno di più che è opera del Potere. Anche se è molto lontana dalla religione perfetta, forse è l'unica possibile in quest'epoca storica. Il fatto che hai interiorizzato Dio e lo stai diffondendo in tutto il mondo come il Signore della fratellanza e dell'amore, determinerà, ne sono certo, la nascita di una nuova coscienza nell'uomo".
"Non ti considero più, come un tempo, un apostata delle Scritture ma un maestro" rispose Paolo commosso. "Da te ho imparato molte cose e i tuoi insegnamenti hanno determinato in me una totale catarsi. Le tue ultime parole, infine, mi gratificano di tutto quello che ho fatto e di tutte le umiliazioni che ho patito in tanti anni di duro apostolato, durante il quale sono stato imprigionato più volte, ho subito percosse, fustigazioni e perfino una lapidazione. Se niente è riuscito a fermarmi è perché mi sono costantemente sentito guidare dall'ispirazione di Gesù Cristo, o dal Potere, come tu ritieni, e dal tuo, spesso implacabile, sprone. So bene che, andando a Gerusalemme, rischio grosso. Ma c'è qualcosa che mi dice che lo devo fare comunque, costi quello che costi. Userò la massima prudenza e mi farò accompagnare da qualcuno che sia fidato. E poi ho la mia arma segreta: la cittadinanza romana. A Gerusalemme i legionari sono sempre all'erta e pronti ad intervenire e, in caso di pericolo, farò valere, per mezzo di loro, i miei diritti".
Si salutarono commossi perché tutti e tre sapevano, in cuor loro, che non si sarebbero incontrati mai più.
"Ce la farà?", si chiese Giuda perplesso.
"Se c'è lo zampino del Potere, senz'altro. Altrimenti....avremo fallito un'altra volta".


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)