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domenica 1 luglio 2012

Peccato e redenzione. Le nequizie morali. 86


La quasi totalità dei credenti è fermamente convinta che senza la religione cristiana gli uomini sarebbero dei bruti, immersi nella malvagità e nel crimine. Si tratta di uno stupido luogo comune, alimentato ad arte dai capi religiosi, ma sconfessato dal fatto che è proprio questa religione con le sue intolleranze, coi suoi assolutismi, coi suoi integralismi, a violare i più elementari principi morali e a rendere grama e infelice la vita dell'uomo.

È proprio il cristianesimo che, millantando di aver ricevuto i principi morali da dio, ci impone cervellotici divieti comportamentali che negano le nostre libertà, coarta i sani istinti della natura con la sessuofobia, ostacola ogni sana gioia di vivere e, perfino, mette a repentaglio la nostra salute fisica (divieto dei profilattici, dei contraccettivi, dell'uso delle cellule staminali, della fecondazione assistita e così via) e disturba il nostro equilibrio mentale, inventando maniacali sensi di colpa.

Insomma, con le sue assurde verità di fede, ci impone una morale spesso distorta, falsa e ipocrita, perché non derivata dalla natura genuina dell'uomo, ma dedotta falsamente da un'entità superiore, chiaramente inventata. È risaputo, anche da individui dotati di modesta cultura, che la civiltà greco-romana, tramite i suoi letterati e filosofi, seppe elaborare una morale rispetto alla quale quella cristiana impallidisce. Quindi, non c’è nessun collegamento tra il senso umano del bene e del male e l’esistenza di una qualsiasi divinità soprannaturale.

La morale cristiana è di tipo egoistico e materialista, un “do ut des”: devi essere buono per meritarti il paradiso, altrimenti vai all'inferno. Un'etica mercantile che fa dire a Einstein: «Se le persone fossero buone solo per timore della punizione e speranza della ricompensa, saremmo messi molto male». Questa forma di morale sfrutta sistematicamente il senso di colpa. Difatti, i preti più che incitare il fedele ad agire rettamente, si dedicano ossessivamente a enfatizzare i peccati (e a inventarne sempre di nuovi), per cui i credenti molto rigorosi sviluppano una bassissima autostima e si considerano dei reietti peccatori, spesso con possibili turbamenti psichici.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)