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giovedì 5 luglio 2012

Peccato e redenzione. Le nequizie morali. 87


Durante le cerimonie religiose c'è tutto un continuo recriminare per i peccati commessi, un continuo recitare il mea culpa per impetrare il perdono divino, un deplorare incessante il degrado morale dell'uomo. Il peccato è visto come la lebbra dell'umanità cui nessuno può sottrarsi.

I non credenti, invece, hanno un sistema etico più equilibrato e sereno, agiscono con migliore riflessività e, evitando di angustiarsi per molti peccati immaginari (dispetti a dio) godono di un migliore equilibrio psichico. Sono anche più morali, perché agiscono senza aspettarsi ricompense, fanno il bene per il bene e basta.

Ora esaminiamo più da vicino alcune delle più inique imposizioni pseudomorali che la religione ci impone.

Cominciamo dalla sessualità, il peccato che il cristianesimo considera ossessivamente il più perverso. La pulsione sessuale è il motore che spinge la nostra specie a riprodursi e a sopravvivere. Ma il desiderio che essa produce è così forte da superare le finalità biologiche e da determinare gran parte dei desideri, delle ambizioni e dei conflitti, che riguardano l'umanità.

Forse saremmo mammiferi migliori se la nostra sessualità non fosse così preponderante e non occupasse tanta parte della nostra vita, ma dobbiamo accettarci come l'evoluzione ci ha fatti. Invece il cristianesimo, campando divieti di origine divina, impone la criminalizzazione di quasi ogni impulso sessuale, e vorrebbe finalizzare il sesso esclusivamente a fini procreativi, escludendo del tutto il piacere fisico, psicologico e affettivo che esso comporta. Quindi niente sesso per puro edonismo.

Perché questa proibizione? Che danno arrechiamo agli altri o a noi stessi se facciamo sesso nell'intimo o con partner consenziente? Nessuno. E allora? Tutto quello che facciamo senza recar danno a noi e agli altri e con reciproco diletto, dovrebbe non solo essere permesso ma anche incoraggiato.

Edonismo? Perché no, se asseconda la gioia di vivere e l'amore coi propri simili. Purché, ovviamente, non si violi né la libertà dell'altro, né il decoro pubblico e lo si svolga esclusivamente in campo privato.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)