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venerdì 5 ottobre 2012

Finalmente, anche in Italia, un partito assolutamente laico.


Più volte, in questo blog, ho lamentato il fatto che nel nostro Paese la stragrande maggioranza dei politici sono in realtà una quinta colonna vaticana per cui legiferano non per i cittadini ma per la Chiesa e calpestano in modo inverecondo i diritti civili sanciti dalla nostra Costituzione. Tutti i partiti attuali sono super inquinati di clericalismo. Non solo quelli di destra e di centro, da sempre appecorati al Vaticano, ma anche quelli di sinistra ormai dominati dai cattopiddini. Perfino i radicali, nonostante il loro fulgido passato anticlericale e le grandi conquiste civili (divorzio e aborto), ottenute per merito loro, non sono del tutto immuni dagli influssi di Oltretevere.

Ora,finalmente, qualcosa di nuovo sta arrivando sotto forma di un partito che offre la massima garanzia di laicità, o meglio di laicismo, perché richiede, come requisiti per essere suoi candidati a cariche pubbliche due cose fondamentali: 1) avere un certificato penale privo di annotazioni; 2) essere in possesso del certificato di sbattezzo. Questo secondo requisito vuol certificare, al di sopra di ogni dubbio, che il candidato ha rescisso ogni legame con le organizzazioni religiose cui aveva aderito precedentemente e quindi ha abbracciato in toto la laicità. L'unica cosa che mi lascia perplesso, riguardo questo nuovo partito, è la sua denominazione: Democrazia Atea che ritengo troppo restrittiva. Avrei proferito: Democrazia Laica.
Qui sotto riporto il primo articolo dello Stato di questo nuovo partito.

DEMOCRAZIA ATEA: STATUTO

La politica e le finalità di Democrazia Atea sono espressi dal suo Statuto, che prevede di riassumere in maniera decisa la storia ed i propositi del libero pensiero attuando una svolta dialettica innovativa.


Articolo 1
Princìpi e scopi
Democrazia Atea è un partito politico che si fonda sul principio di libertà dalla oppressione religiosa, sul principio di uguaglianza, sul principio delle pari condizioni, immune da pregiudizi e preconcetti politici, razziali, sociali e religiosi. Scopo del Partito è quello di dare voce, con rappresentanze istituzionali, agli atei e agli agnostici e a tutte le minoranze penalizzate dalla oppressione religiosa in Italia e in Europa.


DEMOCRAZIA ATEA, consapevole della influenza che le religioni esercitano sull’etica dei popoli, pone tra le proprie finalità, quella di liberare le istituzioni da qualsivoglia ingerenza derivante dalle credenze e dalle superstizioni, con particolare riferimento alle interferenze che possano derivare dalle organizzazioni religiose. DEMOCRAZIA ATEA si propone di tutelare la spiritualità anche dei non atei attraverso iniziative tese alla emancipazione dei credenti dai mediatori della spiritualità. DEMOCRAZIA ATEA si riconosce nei valori, nei principi e nelle regole democratiche sancite dalla Carta Costituzionale e conserverà nelle proprie finalità politiche l’abrogazione dell’art. 7 della Costituzione fino a quando lo Stato del Vaticano non avrà sottoscritto per adesione la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 10.12.1948; la Convenzione delle Nazione Unite sui diritti della persone con disabilità approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006; e infine fino a quando non avrà ratificato con lo Stato Italiano un trattato di collaborazione giudiziaria.

Tra gli scopi di DEMOCRAZIA ATEA c’è l’abrogazione della legge 27.5.1929 n. 810 e 25.3.1985 n. 121. DEMOCRAZIA ATEA si propone di promuovere attraverso i propri rappresentanti, iniziative tese a tutelare la laicità nelle istituzioni pubbliche, con particolare riferimento alle scuole di qualsiasi grado, agli ospedali pubblici ma anche agli ospedali privati se convenzionati con il servizio sanitario nazionale, agli uffici giudiziari, ai ministeri, alle sedi delle amministrazioni pubbliche, centrali e locali, nel rispetto delle diverse concezioni filosofiche, religiose ed etniche.
Per maggiori informazioni, vedi :  http://www.democrazia-atea.it/sezione-8-statuto.htm

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)