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domenica 31 gennaio 2010

"L'enigma svelato" (Il lato oscuro della verità). Terza puntata

Nella casa l'attesa era febbrile. Cleofe camminava irrequieto avanti e indietro per la stanza. Ester, come in preda ad una specie di tic, continuava a stropicciarsi le mani e a portarle alla bocca; le due ragazze se ne stavano mute e assenti. Finalmente, dopo circa un' ora, che a loro era sembrata un'eternità, risuonarono nel giardino i passi di Isacco.

"Che il Signore ci benedica e ci consigli" disse amabilmente, entrando con piglio deciso. Si sedette, guardò con un cenno di sorriso i volti tesi e ansiosi di Cleofe e Ester e quelli, quasi spenti, delle due ragazze e, senza perdersi in convenevoli inutili, cominciò a parlare.

"Forse il Signore mi ha ispirato la soluzione giusta per porre rimedio a tutto" disse. E, di fronte alla sorpresa incredula che leggeva nei loro occhi, accennò ad un mesto sorriso.

"Ascoltatemi bene" continuò poi con calma. "Voi sapete che sei mesi fa ho dovuto, con mio profondo rammarico, ripudiare mia moglie Sara perché, in dieci anni di matrimonio, non era riuscita a darmi un figlio. Naturalmente, era nelle mie intenzioni risposarmi al più presto, e in paese sono nate alcune chiacchiere a questo proposito.

"Ma c'era qualcosa che mi faceva rinviare ogni volta la decisione, come se attendessi un evento che m'indicasse la soluzione più giusta. Ebbene, l'evento è accaduto, e così io chiedo formalmente a voi che Giuditta, la vostra diletta figlia, diventi mia sposa. So bene a cosa state pensando" continuò subito, come ad impedir loro di interromperlo, "che Giuditta potrebbe anche essere rimasta incinta. Questo non cambierà niente. Aggiungo dell'altro: non sposo Giuditta per pietà o per fare un'opera buona. No! Io da tempo la stavo osservando e la trovavo bella, pudica e riservata.

"Non osavo chiederla in moglie, però, a causa di una certa differenza di età. Ora, dopo quanto è accaduto, il coraggio mi è venuto e ho superato ogni perplessità. Sempre che ciò aggrada a voi e a Giuditta".

Un pianto, ma questa volta di gioia, fece subito sussultare Ester e le impedì di parlare, mentre Cleofe, anche lui con le lacrime agli occhi, tentava di baciare le mani all'amico, che le ritraeva con forza.
L'atmosfera mutò. Le lacrime sparirono quasi subito e qualche timido sorriso cominciò ad apparire. Soltanto Giuditta continuava a rimanere assorta nei suoi pensieri, come chiusa in se stessa.

Isacco, dopo aver accettato con gioia l'invito di Cleofe di cenare con loro quella sera, spiegò che al momento non poteva intrattenersi più a lungo, ma che più tardi, durante la cena, in un clima certamente più sereno e disteso, avrebbe chiarito tutti i particolari delle nozze, che intendeva far celebrare il più presto possibile. Ma raccomandò, rivolgendosi a tutti, il silenzio più assoluto.

Prima di andarsene, si avvicinò a Giuditta, che mai aveva aperto bocca fino allora, ed era sempre rimasta seduta in disparte, la abbracciò quasi paternamente e le disse: "Su, non disperare mia diletta. Con l'aiuto del Signore, tutto andrà per il meglio e tu tornerai ad essere felice".

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)