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sabato 23 gennaio 2010

Ricorso dell'Italia contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che vieta l'esposizione del crocifisso nella aule scolastiche.

Il 3 novembre 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha detto «no» ai crocifissi in classe, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana, socia UAAR (l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule.

L'Uaar ha promosso e curato tecnicamente tutto l'iter giuridico partendo dal Tar del Veneto, per arrivare alla Corte Costituzionale e al Consiglio di Stato che avevano convalidato la legittimità della presenza del crocifisso in classe, definendolo eufemisticamente “simbolo della laicità dello Stato”.

È stato una grande vittoria per la laicità italiana ma non per la nostra casta politica bipartisan sempre più appecorata al Vaticano la quale, trincerandosi dietro la tradizione, l'identità nazionale e le radici dell'italianità ha unanimemente respinto il verdetto della Corte, senza nemmeno averlo letto.

I pochi italiani che hanno provato a difendere un principio costituzionale in uno Stato che si definisce laico sono stati insultati senza ritegno e molti sindaci leghisti, trasformatisi per l'occasioni in nuovi crociati delle “radici” del cattolicesimo più becero, hanno brandito il crocifisso come arma da usare contro l'invadenza musulmana. Non li ha sfiorati nemmeno l'idea che gli Stati teocratici si combattono “col principio di laicità”,  l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse, e l'unico che viene riconosciuto come valido dagli Stati più civili d'Europa.

In questi giorni il governo italiano nella persona del Sottosegretario Gianni Letta, contornato dal cardinale Bagnasco e da altri gerarchi del Vaticano, ha presentato in forma ufficiale il ricorso alla decisione della Corte di Giustizia Europea di eliminare il crocifisso dalle scuole dello Stato.

Con questo ricorso ancora una volta il nostro Paese perde un'occasione importante per affermare la sua laicità, costantemente erosa dall'invadenza della Chiesa e sconfessa le nostre vere radici democratiche sancite dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che è figlia dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789), formulata da cattolici come De Gasperi e Adenauer e sottoscritta da TUTTI gli stati europei (compresa la Svizzera), ma (guarda caso) non dallo Stato della Città del Vaticano.
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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)