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giovedì 6 maggio 2010

La misoginia di Paolo (“L'invenzione del cristianesimo”) 95

L'odio di Paolo per il corpo, inteso come sede del peccato, probabilmente discendeva da questa sua impotenza fisica e si trasmise ampiamente nel primo cristianesimo. Secondo alcuni Padri e dottori della Chiesa (Basilio, Gregorio di Nissa, Lattanzio, Origene, Tertulliano e così via) il mondo andava inteso come una valle di lacrime e la vita terrena ridotta a un “letamaio”.

Si doveva sempre vivere nel lutto e nella penitenza, vestiti di stracci e coi capelli incolti. Questa ascesi cristiana determinò il disprezzo della donna. Nella Chiesa cattolica dei primi tre secolo la donna è vista come una creatura volgare, carnale e seduttrice dell’uomo: è Eva, la peccatrice per antonomasia e il matrimonio, sempre e comunque, un atto di fornicazione (Tertulliano, De exhortatione castitatis 9,10).

L''affermazione di Paolo che la caduta del primo uomo Adamo doveva essere attribuita ad Eva, fa scrivere a Tertulliano, Padre della Chiesa: "A causa tua (Eva, donna) il Figlio di Dio dovette morire. Tu dovresti sempre essere vestita a lutto con stracci". Agostino, altro Padre della Chiesa, rincara la dose e accentua il disprezzo per il sesso e implicitamente per la donna scrivendo: "inter faeces e urinam nascimur" (nasciamo tra le feci e l'urina).

Questa dura misoginia di Paolo viene sottolineata in più occasioni. "Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la Legge " (Corinzi I, 14,34). E più oltre: "Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia" (Timoteo 2,12),

Probabilmente questa misoginia derivava in lui dall'antica tradizione ebraica, presso la quale la donna aveva sempre goduto di uno stato d'inferiorità rispetto all'uomo. Non dimentichiamo che ancor oggi gli ebrei ortodossi, di sesso maschile, iniziano la loro liturgia mattutina ringraziando Dio di non essere nati femmine.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)