Visualizzazioni totali

domenica 2 maggio 2010

L'enigma svelato (Il lato oscuro della verità) 16^ Puntata

Un giorno di giugno, dopo un'intensa giornata di lavoro, ebbe fortissimo il desiderio di distendersi, solo coi suoi pensieri, all'ombra di un albero. Salì sull'altopiano, contemplò per qualche attimo il panorama dolce e sereno, si stese sull'erba sotto un antico olivo e, cullato dal canto degli uccelli e dalla fresca aura vespertina, stava quasi per assopirsi, quando fu destato da un lento scalpitio di cavalli.

Si mise a sedere un po' allarmato, perché era la prima volta che gli succedeva, e non tardò a vedere, in lontananza, tre soldati romani che avanzavano nella sua direzione. Procedevano con calma, chiacchierando tra di loro. Forse erano in perlustrazione, ma non parevano particolarmente allarmati perché, di tanto in tanto, quello che sembrava il più giovane, emetteva delle sonore risate. Giunti nelle vicinanze di Davide, notarono il giovane e gli si avvicinarono lentamente. Lui rimase calmo e tranquillo, seduto sotto l'albero, e fece un vago cenno di saluto.

Il soldato più anziano, capelli e barba canuti ma corpo ancora vigoroso, rispose al suo saluto con un gesto della mano, scese da cavallo, gli sorrise amabilmente e gli si accostò, osservandolo con un'attenzione così sfacciata da infastidirlo quasi.
"Chi sei, bel giovane?", chiese in un aramaico discreto. Davide fu in un primo momento tentato di rispondergli in latino, ma una voce interiore glielo impedì.

"Mi chiamo Davide", rispose, alzandosi in piedi. "Sono il figlio di Isacco il falegname".
"Quanti anni hai ?", continuò amabilmente il soldato.
"Diciotto", rispose.
"E tua madre come si chiama?", riprese il soldato, che pareva più incuriosito che mai.
"Giuditta", rispose secco Davide, un po' infastidito per quelle domande piuttosto indiscrete.
"Tua madre ha dei fratelli?", continuò incalzante il soldato. A questo punto Davide parve intuire lo scopo di quelle domande curiose. I soldati erano alla ricerca di qualche zelota dell'età di sua madre.
"Ha soltanto una sorella più giovane di lei", rispose Davide sollevato. Il soldato si era fatto pensieroso e perplesso. Ora l'osservava con maggiore attenzione. Sembrava analizzare ogni lineamento del suo volto.
"Ancora una domanda", fece il veterano con voce che tradiva una certa emozione. "Hai mai sentito dire da tua madre, che molti anni fa, prima ancora che tu nascessi, in casa sua era stato catturato uno zelota di nome Simone?"
"Mi pare di sì", fece Davide molto sorpreso e allarmato.
"E' lui" disse il vecchio soldato, volgendosi agli altri due in latino e indicando il giovane che aveva davanti. "E' il figlio di Larione e della giovane Giuditta. Assomiglia come una goccia d'acqua a suo padre Decio Fabio Larione. Lo avevo intuito immediatamente".
"Il figlio del comandante della legione di Siria?", esclamò sorpreso il soldato di mezza età.
"Proprio così".
"Come mai?"
"E' una storia complicata che vi racconterò dopo. Certo che è un gran bel ragazzo. Farebbe un figurone nel nostro esercito". E riprendendo a parlare in aramaico, con un tono che sembrava quello di un padre affettuoso: "Bel giovane", disse, "sei sprecato in questa terra abbandonata da Dio. Vieni a Cafarnao ad arruolarti nell'esercito romano. Sei destinato ad una fulgida carriera e conoscerai il mondo. Ti aspetto al più presto all'accampamento. Ti accoglierò a braccia aperte. Chiedi di Lucio Ennio Curtato".

Davide aveva perfettamente capito quello che il legionario aveva detto in latino ai suoi commilitoni, perché aveva imparato quella lingua da Marcello finché era in Egitto, ed era rimasto folgorato. Lui figlio di un generale romano? Era una cosa incredibile, assurda.

Eppure lo aveva notato, senza però farci molto caso, che era diverso dagli altri ragazzi del paese e soprattutto dai suoi fratelli. Ma come era potuta accadere una cosa del genere? E Isacco, suo padre, lo sapeva? E perché nessuno mai in famiglia ne aveva parlato? E a chi si sarebbe dovuto rivolgere per sapere la verità? A sua madre no, non aveva abbastanza confidenza con lei. Solo a Lia, la sua unica e vera confidente, con la quale non aveva nessun segreto e che sentiva, quasi, più madre della sua.

Nessun commento:

Posta un commento

Benvenuti nel mio blog

Questo blog non è una testata giornalistica, per cui lo aggiorno quando mi è possibile. I testi sono in regime di COPYLEFT e la loro pubblicazioni e riproduzioni è libera purché mantengano lo stesso titolo e venga citando il nome dell'autore.

I commenti possono essere critici, ma mai offensivi o denigratori verso terzi, altrimenti li cancello. Le immagini le pesco da internet. Qualche volta possono essere mie manipolazioni.

Se volete in qualche modo parlare con me, lasciate la richiesta nei commenti, vi contatterò per e-mail. Dato che il blog mi occupa parecchio tempo, sarò laconico nelle risposte.

Se gli argomenti trattati sono di vostro interesse, passate parola; e, se site studenti, proponeteli al vostro insegnante di religione. In tal caso fatemi sapere le risposte che avete ottenuto. Grazie.

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)