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mercoledì 5 maggio 2010

L'ennesimo ricatto della Chiesa: l'obiezione di coscienza.

La Chiesa in Italia non solo contrasta i più elementari diritti civili ma mette a repentaglio anche la nostra salute imponendo ai cattolici, addetti alle strutture sanitarie, l'obiezione di coscienza su alcune loro prestazioni. Papa Ratzinger non perde occasione per incitare medici, farmacisti e perfino giudici cattolici a obiettare su anticoncezionali, aborto, divorzio e così via.

I nostri politici berlusconian-leghisti, si guardano bene dal protestare contro questi incitamenti immorali che consentono ai medici di rifiutare l'aborto e ai farmacisti obiettori di non fornire i medicinali per la contraccezione d’emergenza, come la “pillola del giorno dopo”. Si dà il caso, invece, che favoriscano questo comportamento illegale e ipocrita.

È di questi giorni, infatti, la presentazione in parlamento di un disegno di legge che vuol riconoscere legalmente l'obiezione di coscienza dei farmacisti nella dispensa dei farmaci rientranti nella contraccezione di emergenza. Presentato dalla senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani ha il solo scopo di frapporre tutti gli impedimenti possibili all'uso dei contraccettivi.

Si tratta quindi di un ennesimo, inqualificabile incitamento alla sospensione di un servizio pubblico assolutamente legale e spesso d'emergenza. Se andiamo avanti di questo passo potrà succedere che avremo farmacie cattoliche e farmacie laiche. L'obiezione di coscienza, nel caso di un farmacista che si rifiuta di fornire un farmaco legale, ma vietato dalla Chiesa, andrebbe denunciata come rifiuto di un obbligo istituzionale che in uno Stato fondato (fino a prova contraria) sulla laicità delle Istituzioni, non dovrebbe essere tollerato.

Naturalmente molti medici si proclamano obiettori per pura convenienza polica, secondo il costume nazionale che ci rende servili e ipocriti, per poi, magari, praticare l'aborto clandestino in cliniche private, rette da Istituti religiosi. Le cronache hanno più volte denunciato simili episodi. Secondo l'Associazione radicali di Roma, che per due mesi ha monitorato nei fine settimana i pronto soccorso della capitale, niente pillola del giorno dopo in quei giorni nella metà degli ospedali romani.

Se una giovane si presenta al pronto soccorso spiegando che, per la rottura del preservativo, teme una possibile gravidanza e ha bisogno urgente (entro 24 ore) della prescrizione da parte di un medico della pillola del giorno dopo, si sente rispondere: "Ci dispiace, il nostro è un ospedale religioso. Niente pillola, deve rivolgersi altrove".

Ma in questo caso, trattandosi di un farmaco d'emergenza, non si dovrebbe consentire l'obiezione di coscienza o, almeno, garantire in ogni modo la prescrizione attraverso la mobilità del personale. Comunque, se dopo i dinieghi ricevuti da alcuni ospedali, la ragazza ne trova uno disponibile, succede magari che deve passare più di una farmacia per riuscire a comperare la pillola prescritta.

E dire che nella cattolicissima Spagna la pillola del giorno dopo si acquista senza prescrizione medica e le donne possono abortire a 16 anni senza il permesso dei genitori! Ma la Spagna non è una colonia vaticana come l'Italia e a capo del suo governo c'è un certo Zapatero. Il che è tutto dire!

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)