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martedì 4 maggio 2010

Santo subito? No, nè subito, nè mai.

La vicenda degli scandali sessuali che scuote il mondo cattolico sta mettendo in luce dei risvolti oscuri del pontificato di Giovanni Paolo II che rischiano di ostacolare anche la sua causa di beatificazione. Si tratta della pesante eredità che l’attuale Pontefice ha ricevuto dal suo predecessore, sui ritardi e le omissioni nella lotta contro la pedofilia: processi insabbiati, vescovi imposti dall’alto e poi costretti alle dimissioni dagli scandali, commissioni di inchiesta arrivati decenni dopo le denunce, ambiguità nelle Linee-guida emanate che, a ben leggere, non prevedevano la denuncia dei preti-predatori alle autorità civili anzi la escludevano.

Prova inconfutabile di tutto ciò il fatto, denunciato pochi giorni fa dalla stampa mondiale, che papa Wojtyla autorizzò nel settembre 2001 il cardinale Castrillon Hoyos (allora prefetto della Congregazione per il Clero) a inviare all’episcopato di tutto il mondo una lettera di elogio e congratulazioni a monsignor Pierre Pican, vescovo francese di Bayeux, per «non aver denunciato un prete all'amministrazione civile» e «aver preferito la prigione piuttosto che denunciare il suo figlio-prete».

Se a queste incrostazioni di omertà, insabbiamenti e sistematica disattenzione verso le vittime da parte dell’istituzione ecclesiastica aggiungiamo anche che papa Wojtyla ha fatto terra bruciata intorno alla Teologia della liberazione e ha contemporaneamente ostentato simpatie fortissime verso dittatori sanguinari come Pinochet, appare chiaro che la sua statura appare così offuscata e compromessa da escludere per sempre la agognata sua santificazione.

Un dossier molto pesante riguarda la nomina di alcuni vescovi, scelti da Wojtyla, affiancato dal suo segretario personale Stanislaw Dziwisz, con superficialità e che sono stati poi travolti dagli scandali. Famoso a questo proposito è il cardinale di Vienna Hans Hermann Groer, costretto a dimettersi nel 1995, con l'accusa di gravi molestie sessuali risalenti a molti anni prima ma sistematicamente offuscate dal papa, come ha rivelato l’attuale arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenbom.

Oggi si è giunti a capire, con ragionevole certezza, che ogni qual volta l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale Ratzinger, decideva di aprire delle inchieste contro preti e prelati accusati di abusi sessuali, veniva prontamente bloccato dalla Curia spalleggiata da Giovanni Paolo II.

Un altro capo d'accusa gravissimo riguarda il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado. Secondo il settimanale tedesco Stern questo prelato, autentico mandrillo, accusato con prove schiaccianti di ripetuti abusi sessuali su molti suoi seminaristi ed anche su un suo figlio naturale, e perfino di concubinato (era palesemente ambosex), fu sempre proterviamente scagionato da Wojtyla che lo considerava “uno dei più efficienti raccoglitori di donazioni della Chiesa cattolica”.

Soltanto con papa Ratzinger, questo orco dalla doppia vita, venne finalmente sospeso 'a divinis', senza ricevere però alcuna punizione per i suoi gravi reati. Tutto ciò congiunto ad altri particolari che stanno emergendo quotidianamente dall’apertura dei vecchi dossier imboscati in Vaticano, potrebbero determinanare l'insabbiamento definitivo della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, con grave scorno per i polacchi che lo venerano come un semidio.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)