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martedì 2 marzo 2010

In Spagna, sotto il governo Zapatero, la società diventa sempre più aperta e moderna.

La Spagna sta rapidamente liberandosi del conservatorismo che aveva ereditato dal franchismo e del secolare vassallaggio ad un clero fra i più retrivi del cristianesimo e si sta avviando a diventare uno dei Paesi più aperti, moderni e liberi d'Europa, surclassando di gran lunga la nostra Italia, ridotta ornai a protettorato vaticano.

In questi giorni con 132 voti favorevoli e 126 contrari più un astenuto, il parlamento spagnolo ha varato la legge che consente la liberalizzazione dell'aborto fino alla quattordicesima settimana di gravidanza nei casi normali e fino alla ventiduesima settimana in caso di malformazione del feto e/o rischio per la salute fisica e/o psichica della madre.

Consente per di più di attuare l'aborto gratuito e segreto alle minorenni di età compresa tra i 16 e 18 anni, anche senza il consenso dei genitori. Infine, autorizza la vendita della cosiddetta “pillola del giorno dopo” senza bisogno di presentare la ricetta medica.

Siamo anni luce più avanti dell'Italia dove provvedimenti simili vengono contrastati dalle nostre leggi oscurantiste di imposizione vaticana. Basti considerare l'imposizione del ricovero obbligatorio in ospedale, come sanzione punitiva, per le donne che vogliono usare pillola Ru486, che consente di interrompere la gravidanza senza sottoporsi ai ferri chirurgici, e gli enormi limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004.

Sono infatti migliaia le coppie italiane che ogni anno sono costrette a recarsi in Spagna, con grossi disagi economici e fisici, per avere una libera fecondazione assistita, attualmente resa quasi impossibile nel nostro Paese.

Naturalmente la Chiesa spagnola ha tentato in tutti i modi di ostacolare l'approvazione di questa legge inducendo una marcia antiaobortista a Madrid nel settembre scorso (miseramente fallita con meno di sessantamila partecipanti) e ricorrendo al consueto terrorismo religioso della scomunica non solo per chi abortirà (prevista già latae sententiae dalla Chiesa) ma per i parlamentari che hanno votato la nuova legge.
I quali, non essendo dei caccasotto come i nostri, sempre proni al Vaticano, delle minacce della Chiesa se ne sono altamente fregati perché consapevoli dell'innarestabile secolarizzazione della società spagnola.

Quindi in Spagna una classe politica avanzata e aperta riesce ad interpretare e assecondare le aspettative di libertà civile della popolazione, in Italia una classe politica oscurantista e prona sa solo impedire l'attuazione dei diritti civili già conquistati con le lotte sociali degli scorsi decenni ed imporre leggi liberticide in ogni settore come quella della nutrizione e idratazione forzate, in discussione in questi giorni alla Camera.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)