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lunedì 1 marzo 2010

La Sacra Sindone. Le prove della sua falsità.

Della trentina di sudari che millantano di aver avvolto il corpo di Cristo nella sepoltura, il più importante è la Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone. È per la Chiesa la reliquia più preziosa della cristianità da quando fu costretta a ritirare la reliquia delle reliquie, il santissimo prepuzio di Gesù, quella sacra pellicina del pene che Gesù aveva dovuto perdere con la circoncisione nell'ottavo giorno dalla nascita e che fu adorata da tutta la cristianità fin dal Medioevo, mandando in delirio (ma anche in deliquio) gran parte delle vergini consacrate a dio nel chiuso dei chiostri, e molti papi ed ecclesiastici.

Ma nel 1900, la Chiesa, resasi conto della demenziale aberrazione in cui era caduta con quella inverosimile e obbrobriosa reliquia, in un raro momento di resipiscenza, l'aveva tolta di mezzo vietando perfino a chiunque di nominarla, pena la scomunica (Decreto no. 37 del 3 febbraio 1900).

Da allora, e finché un prossimo decreto non dichiarerà anche la Sacra Sindone un colossale imbroglio, tocca a questo sudario il merito di alimentare la morbosa superstizione necrofila, così cara ai cattolici. Perché è chiaro che si tratta di una colossale bufala per allocchi, costruita nel XIV secolo da un abile falsario. Le prove? Ne posso enumerare tre.

La prima, riguarda l'esame col metodo del carbonio 14, effettuato in tre laboratori diversi: quello dell’Università di Oxford, quello dell’Università dell’Arizona e quello dell’Istituto Federale della Tecnologia di Zurigo. La data risultante dalla ricerca dei tre laboratori corrisponde al XIV secolo e non all'epoca di Gesù.

La seconda, recentissima, riguarda i frammenti di un sudario dell’epoca di Gesù trovati pochi mesi fa in una tomba di Gerusalemme. Questi frammenti mostrano un tessuto a trama molto semplice, con l’uso soltanto di due fili intrecciati mentre la Sacra Sindone presenta un ordito molto più complesso, con più fili, e risulta tessuta molti secoli dopo il tempo di Gesù.

La terza, anch'essa recentissima, è opera di un chimico dell’Università di Pavia, il professor Luigi Garlaschelli, il quale è riuscito a costruire una Sindone nuova di zecca, a grandezza naturale, del tutto simile a quella custodita a Torino, imitando il falsario del XIV secolo. Una Sacra Sindone fai-da-te, quindi, che sarà presentata al pubblico in un ciclo di conferenze in modo che possa essere osservata e studiata da tutti.

Non facciamoci illusioni, però. Queste prove, per quanto eclatanti, al popolo bue che vuol credere per credere, non dicono assolutamente niente. Infatti, dal 10 aprile al 23 maggio di quest'anno, almeno due milioni di pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, affluirà a Torino per venerare questo falso lenzuolo esposto per l'occasione nel duomo della città. Un colossale business per il capoluogo piemontese ma soprattutto per la Chiesa.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)