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mercoledì 3 marzo 2010

L'Italia laica? Ma dove?

Ignorando che l'Italia è una Repubblica democratica e laica, come garantisce la nostra Costituzione (ogni giorno, però sempre più disattesa da una classe politica servile e ignorante), e infischiandosi della recente sentenza della Corte di Strasburgo, il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, ha vietata l’affissione nelle vie della città di un manifesto dell’Uaar, ispirato alla sentenza che vieta l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche che recita: «Crocifisso a scuola? No, grazie. Le aule non sono chiese, le cattedre non sono altari. I diritti umani vanno rispettati sempre, al di là delle fedi religiose o politiche».

Parole sacrosante che in un qualsiasi Paese europeo sarebbero state consentite in base alla più che ovvia libertà di espressione ma che nell'Italia, protettorato vaticano, dove la Costituzione e la sentenza della Corte Europea risultano essere carta straccia, vanno vietate perché il sindaco «come Amministratore e come cristiano», sente il dovere di tutelare «la credibilità di un simbolo storicamente condiviso dall’intera cristianità».

Questo signor sindaco ignora che dal 1984 non vi è più una religione di Stato, che la Corte Costituzionale ha stabilito che «il nostro ordinamento costituzionale esclude ogni differenziazione di tutela della libera esplicazione sia della fede religiosa sia dell'ateismo» (sentenza 117/1979) e che «il principio supremo della laicità dello Stato è uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica» (sentenza 203/1989) .

Egli ignora pure che negli ultimi decenni la società italiana è diventata sempre più plurale e, soprattutto, secolarizzata, e che i non credenti italiani sono ormai diversi milioni, molti di più di tutte le confessioni religiose di minoranza messe insieme.

Purtroppo è a causa di politici e amministratori come lui, sempre disposti a violare sistematicamente le più elementari leggi democratiche per servilismo religioso che le discriminazioni nei confronti dei non credenti sono in sensibile aumento e denotano spaventosi deficit di laicità, se non di civiltà.

È ora che la popolazione italiana, la Chiesa Cattolica, la classe politica, i mass media si rendano finalmente conto che nel nostro Paese vivono (e vivono serenamente anche se spesso discriminati ) milioni di atei e agnostici.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)