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venerdì 24 giugno 2011

Le assurdità religiose. I sacramenti (La “mala” religione) 112

Lo stato di penitente era all’inizio molto gravoso. Doveva confessare il suo peccato pubblicamente e sottoporsi a dure penitenze che implicavano: severi digiuni, rigorose astinenze e lunghe pratiche di pietà.

Nell’VIII secolo, fu introdotta la “Penitenza tariffata” in basa alla quale per ogni peccato da espiare occorreva pagare un “prezzo” o “tariffa” penitenziale. Gli abusi che ne seguirono furono enormi, per cui dovette essere abolita.

Nel XII secolo la situazione peggiorò perché fu introdotto l’uso della “Compositio”, cioè il riscatto della penitenza con il versamento di una somma in denaro. Questa istituzione si trasformò ben presto per la Chiesa in un affare colossale perché consentì ai ricchi, elargendo terre e somme di denaro, di cancellare in tal modo i loro peccati, e alla Chiesa di arricchirsi e aumentare il suo potere. La penitenza diventò un autentico mercato.

Nel 1477 le indulgenze a pagamento furono estese persino ai defunti. Così, la Chiesa poté lucrare anche sui morti. Lo scandalo della vendita delle indulgenze fu la scintilla che diede origine alla Riforma Protestante che staccò gran parte della cristianità dalla Chiesa Cattolica.

Ma a tutt'oggi a che punto è la confessione in Italia? In caduta libera. Ha scritto l'Osservatore Romano, organo ufficiale del Vaticano: ”Dopo le vocazioni e il matrimonio, anche il sacramento della penitenza deve confrontarsi con un periodo di crisi che si acuisce sempre più e comincia addirittura a varcare le soglie dei seminari, dei collegi e degli istituti ecclesiastici”.

Infatti, circa il 60 per cento dei fedeli, secondo la sua indagine, negli ultimi anni si sarebbe allontanato dai confessionali. E la frana è inarrestabile. Soprattutto i giovani considerano la confessione estranea al loro modo di pensare non avendo più senso, per loro, molti dei cosiddetti peccati (come l'uso del profilattico) considerati tali dalla Chiesa.

Che giudizio si può dare della confessione? Molti secoli prima di Freud la Chiesa ha scoperto una specie di psicanalisi spiccia ma efficace. Confidi al prete i tuoi sensi di colpa, lui li ascolta e poi recita la sua formuletta e voilà, le tue colpe svaniscono e tu ridiventi puro come un angelo. Se poi hai una ricaduta, non c'è problema. La carne si sa è debole ma la confessione si può iterare all'infinito.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)