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domenica 19 giugno 2011

L'enigma svelato (Il lato oscuro della verità) 72

Mentre rientravano alla masseria Lazzaro, in preda a viva eccitazione chiese a Davide: “Ma tu chi sei? Un profeta? Solo i profeti possono compiere questi prodigi”.

Davide sorrise amabilmente e rispose: “Macché profeta, macché prodigi. Io sono uno come te e basta. Ho solo imparato ad aiutare qualcuno ad autoguarirsi. Perché non sono stato io a guarire Giona, l'ho aiutato solo a guardare dentro di sé, a capire la causa della sua angoscia e liberarsene”.

Ma Lazzaro e Marta, pur ammirati della modestia di Davide, non vollero credere alle sue parole e continuarono a considerarlo un essere superiore e un taumaturgo.

Alla masseria trovarono Giuda. Tobia, da autentico segugio, lo aveva scovato mentre faceva colazione in una lussuosa taverna della città e l'aveva prontamente portato a Betania. Davide e Giuda si abbracciarono commossi, con le lacrime agli occhi. Siccome avevano un mucchio di cose da raccontarsi, Lazzaro li fece sedere all'ombra di un sicomoro del giardino in attesa del pranzo, fuori dagli occhi indiscreti della casa.

Davide, per prima cosa, volle osservare il gran cambiamento d'aspetto che era avvenuto nel suo amico. Giuda era vistosamente dimagrito e ciò lo rendeva più gradevole e giovanile. Aveva barba e capelli molto curati e indossava abiti e calzari di pregio. Insomma aveva un'aria raffinata. Anche i suoi modi erano radicalmente cambiati.

Gestiva con compostezza, parlava sommesso e con linguaggio forbito, da intellettuale. Davide ne rimase strabiliato e, naturalmente, volle sapere com'era avvenuta quella specie di metamorfosi. Molto compiaciuto dell'ammirazione ricevuta, Giuda non si fece pregare e raccontò, con dovizia di particolari, gli accadimenti d'Egitto, dopo la sua partenza.

Raccontò che fu personalmente Ciù Quo, con parole strane e sorrisi ambigui, a metterlo al corrente della sua misteriosa e improvvisa sparizione. Lui n'era rimasto annichilito ma Naomi lo aveva prontamente rincuorato, proponendogli di sposarla subito. A nozze avvenute, però, si era ben presto rivelata una donna possessiva e gelosa: l'obbligava a rimanere sempre con lei e gli impediva di svolgere una qualsiasi attività. In compenso era sempre affettuosa e prodiga di carezze e lo assecondava in tutti i suoi capricci.

Fu lei ad imporgli abiti eleganti e ad abituarlo ad una cura scrupolosa del corpo. Pur facendo preparare ogni giorni manicaretti squisiti, riuscì anche a farlo dimagrire insegnandogli, o meglio imponendogli, di mangiare lentamente e di masticare a lungo.

Da principio Giuda aveva trovato quella vita molto confortevole e si era adagiato nel lusso e nella mollezza. Aveva anche scoperto che Naomi era molto più ricca di quanto non volesse far credere e che era un'abilissima donna d'affari. Era riuscita, col suo fiuto, a centuplicare la modesta eredità del marito.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)