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domenica 12 giugno 2011

L'enigma svelato (Il lato oscuro della verità) 71

All'alba fu svegliato da Lazzaro, impaziente di assistere alla guarigione. Anche Marta volle partecipare. Simone, un importante fariseo della zona, li attendeva con ansia dopo una notte insonne. La malattia del figlio aveva ridotto la sua vita ad un inferno.

“Se libererai mio figlio dal diavolo” disse appena vide Davide, “ti darò la metà dei miei beni”.

Davide sorrise e gli rispose.”Non accetterò alcun compenso perché altrimenti infrangerei il giuramento fatto ai miei maestri che mi impone di operare gratis. Un solo piacere ti chiedo: che quanto accadrà rimanga ignoto a tutti”. Il fariseo lo promise solennemente.

S'avviarono in silenzio in una zona vicina chiamata la Valle dei Sepolcri, riservata alle sepolture. Lì il giovane Giona s'aggirava come un selvaggio, dormendo nelle grotte sepolcrali abbandonate e minacciando chiunque gli si avvicinasse. Nei momenti di maggior esasperazione si abbandonava a gesti estremi, procurandosi gravi lesioni fisiche.

Spesso vagava in quei luoghi solitari coperto di piaghe e di sangue.
Quando Giona vide appressarsi Davide e la piccola turba che lo seguiva, uscì gridando dalla grotta sepolcrale in cui giaceva e cominciò a minacciare i presenti con gesti d'ira e il getto di pietre.

Era, come di consueto, spiritato in volto e tutto lordo di sangue per le ferite che si era inferte. La gente retrocesse impaurita. Davide comprese dubito che si trovava davanti ad una forma di alienazione mentale simile a quella sofferta da Cleone, il fratello di Kabila.

Perciò intuì con precisione la terapia da seguire: si fermò, si raccolse in se stesso per concentrare la sua mente e metterla in sintonia con quella del giovane, poi avanzò sicuro verso di lui, che nel frattempo pareva essersi un po' calmato, fin quasi a toccarlo.

"Non ti avvicinare di più" implorò il giovane con un fil di voce. "Sono posseduto da un demone".
"Si chiama Asmodeo" rispose Davide con dolcezza e per nulla intimorito.
"Come lo sai?"
"Lo vedo dentro di te. È il demone della concupiscenza. Si è impadronito del tuo corpo a causa del tuo peccato. Hai abusato della tua sorellina".

Un urlo raccapricciante, che fece accapponare la pelle a tutti quelli che da lontano osservavano la scena, uscì dal giovane, ora scosso da violenti sussulti.
"Il Signore misericordioso ha visto il tuo pentimento, ti ha perdonato e mi ha incaricato di scacciare il demone che è in te. Ma non dovrai più ricadere nel tuo peccato".

Il giovane ascoltava attonito le parole di Davide, come pietrificato.
"Ed ora guardami negli occhi" riprese Davide con un sorriso dolce e rassicurante.

Il giovane obbedì prontamente. "Asmodeo" gridò allora Davide con voce perentoria, "nel nome del Signore, ti ordino: lascia per sempre questo corpo".
Il giovane gettò un urlo e svenne.

Prontamente soccorso dai suoi, riaprì gli occhi e parve ridestarsi come da un lungo sonno. Appariva sereno e del tutto normale. Tornato a casa fu subito medicato, ripulito e rivestito. Era tornato il giovane di prima della malattia.

Simone, Lazzaro, Marta e gli altri familiari che avevano assistito al prodigio erano sconvolti dalla gioia e dalla meraviglia. La madre del giovane corse a baciare i piedi di Davide, ma egli con gran fatica riuscì ad impedirlo.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)