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sabato 3 novembre 2012

Il falso Jahvè. L'esilio e il post esilio. 175


Influì molto sugli esuli israeliti la conquista di Babilonia da parte di Ciro, imperatore di Persia, avvenuta nel 539 circa a.C. Coi persiani, molto più colti ed evoluti dei babilonesi, il nazionalismo si trasformò in universalismo e fu concessa la più ampia tolleranza religiosa a tutti i popoli dell'impero. L'aramaico divenne lingua di Stato e gli stessi ebrei, come abbiamo visto, l'adottarono come loro lingua.

L'universalismo politico dei persiani influì positivamente sul Secondo Isaia e lo spinse ad elaborare un monoteismo universale, stando al quale il Dio unico non poteva essere nazionale o tribale, riservato cioè ad un solo popolo, ma esteso a tutti i popoli della Terra.

Senza l'influenza persiana il monoteismo ebraico sarebbe rimasto sempre solo nazionale e tribale, e quindi riservato unicamente al popolo ebreo. Purtroppo, il monoteismo universale di Isaia non ebbe gran seguito in Israele e dopo l'infelice parentesi ellenistica e la restaurazione politica dei Maccabei, ritornò il monoteismo nazionalistico fautore del messianismo.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)